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Giornata del Mare: i marittimi siano profeti di pace
“La seconda settimana di luglio, infatti, si apre con la Domenica del Mare, dedicata a una riflessione che porta nel cuore della Chiesa il lavoro, spesso invisibile, di migliaia di marittimi, persone che trascorrono molta parte della loro vita lontano dalle proprie famiglie e comunità, offrendo però un servizio immenso all’economia e allo sviluppo dei popoli. Come espresso in modo indimenticabile nella Costituzione ‘Gaudium et Spes’ del Concilio Vaticano II, della quale quest’anno ricorre il 60° anniversario…
Per questa ragione desideriamo che tutti coloro che lavorano in mare sappiano di essere nel cuore della Chiesa: essi non sono soli nelle loro istanze di giustizia, di dignità e di gioia. Uno sviluppo umano integrale, infatti, include tutti gli esseri umani e ogni loro dimensione fisica, spirituale e comunitario. Là dove il Vangelo è proclamato e la presenza di Gesù risorto è accolta, il mondo non può rimanere così com’è”.
Così inizia il messaggio per la giornata dell’Apostolato del Mare, che è ospitata dalla diocesi di Cagliari fino a domani, perché ‘il mare è fonte di vita e rappresenta una ricchezza per le città costiere. Lo testimonia sia il settore turistico, che d’estate attrae molte famiglie e persone da ogni parte, sia il settore lavorativo’, con due appuntamenti: il primo è il convegno di sabato pomeriggio sul tema ‘CustodiAmo il mare’ con le relazioni di don Bruno Bignami, direttore nazionale dell’Apostolato del Mare, e del prof. Sandro Demuro, geologo del mare. Mentre domenica 13 luglio si svolgerà la Santa Messa presieduta da mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, alla Basilica di Nostra Signora di Bonaria con la benedizione di pescatori e familiari al molo del porto.
Nel messaggio il prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Michael Czerny, ha messo in evidenza il valore ‘liberatorio’ del giubileo: “Così, la Chiesa tutta è chiamata anche a interrogarsi su come oggi si lavora nei porti e sulle navi, con quali diritti, in quali condizioni di sicurezza, con quale assistenza materiale e spirituale. In una creazione ferita e in un mondo in cui conflitti e diseguaglianze aumentano, amare il Dio della vita impegna con la vita.
La vita, infatti, è sempre concreta: vita di qualcuno, vita spesa dentro rapporti che, se non liberano, imprigionano, e se non fanno fiorire, umiliano. Accendiamo dunque l’attenzione su ciò che sta dietro le nostre economie, su chi le fa quotidianamente funzionare, spesso non beneficiandone affatto e anzi esponendosi alla discriminazione e al pericolo”.
Per questo anche i marittimi sono ‘pellegrini di speranza’: “Che lo siano o meno consapevolmente, infatti, essi incarnano il desiderio di ogni essere umano, di qualunque popolo o fede religiosa, di vivere una vita degna, attraverso il lavoro, lo scambio, gli incontri. Essi non stanno fermi: hanno avuto la necessità e l’audacia di partire, come tanti uomini e donne di cui narra la Sacra Scrittura. Gente che viaggia, dentro il viaggio della vita”.
Ecco che la speranza indica un viaggio: “Speranza è la parola che deve sempre ricordarci la meta: noi non siamo vagabondi senza destino, ma figlie e figli la cui dignità nessuno e niente può mai cancellare. Siamo di conseguenza fratelli e sorelle. Veniamo dalla stessa casa e torniamo alla stessa casa: una Patria senza confini e senza dogane, dove non esistono privilegi che dividono ed ingiustizie che feriscono. Siccome questa consapevolezza è salda, indistruttibile, noi possiamo sperare. Già oggi la solidarietà fra di noi e fra tutti gli esseri viventi può essere più forte e più viva”.
Il messaggio è chiuso ad essere pellegrini di speranza e ‘ponti’ fra le nazioni: “…siete pellegrini di speranza ogni volta che lavorate con attenzione e amore, ogni volta che tenete vivi i legami con i vostri familiari e le vostre comunità, ogni volta che davanti alle ingiustizie sociali e ambientali vi organizzate per reagire e rispondere in modo coraggioso e costruttivo. Vi chiediamo di essere ponti anche fra Paesi nemici, profeti di pace. Il mare lega tutte le terre, le invita a guardare l’orizzonte infinito, a sentire che l’unità può prevalere sempre sul conflitto”.
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Card. Czerny: siano rispettati i diritti dei lavoratori marittimi
Nella seconda domenica di luglio, in cui le comunità cristiane celebrano la Domenica del Mare, il prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano integrale, il card. Michael Czerny, ricorda in un messaggio rivolto a cappellani, volontari e sostenitori di Stella Maris, il lavoro essenziale di oltre 1.000.000 di marittimi che, tutti i giorni dell’anno, lavorano sulle navi che trasportano merci nel mondo intero. E lancia un appello perché le loro condizioni siano migliorate e che si evitino forme di discriminazione.
La Chiesa è vicina ai marittimi
Si celebra oggi la Domenica del Mare che ogni anno è occasione per ricordare gli 1.700.000 lavoratori dell’industria marittima, ma anche i tanti cappellani e volontari della Stella Maris che continuano ad offrire il loro supporto, ad ogni latitudine, come ha ricordato il card. Peter K.A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nel Messaggio per la Giornata: “Il mondo si è fermato, ma le navi non hanno mai smesso di trasportare da un porto all’altro attrezzature mediche e medicinali essenziali per sostenere la lotta contro la diffusione del virus





























