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Arriva il gioco ‘Win for Italia Team’: ancora un aumento dell’offerta d’azzardo

Come accade ormai ininterrottamente da oltre 30 anni, quando c’è bisogno di drenare nuove risorse, lo Stato si rivolge all’azzardo. Aumentando l’offerta a disposizione dei giocatori. E’ notizia di alcuni giorni fa che nelle riformulazioni della Legge di Bilancio 2026, giunte in Commissione Bilancio al Senato, è prevista l’introduzione di un nuovo ‘gioco numerico a totalizzatore nazionale’ denominato Win For Italia Team.  La quota di gettito erariale derivante dalla raccolta del gioco sarà destinato al ‘finanziamento del Comitato Olimpico Nazionale Italiano’, in particolare per i progetti del Team Italia impegnato nei Giochi olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026.

Ma c’è da “scommettere” che, una volta terminate le Olimpiadi, questo gioco sarà in qualche modo reso strutturale nella già sterminata offerta d’azzardo a disposizione dei cittadini/consumatori. È già accaduto nel 2009 con il decreto Abruzzo che aprì le porte alle VideoLottery per finanziare la ricostruzione dell’Aquila e dei paesi devastati dal terremoto del 6 aprile. O nel 2024, quando venne introdotta la quarta estrazione settimanale del Lotto per sostenere la ricostruzione della Romagna investita da una pesante alluvione. Tutte offerte d’azzardo – teoricamente temporanee e con uno scopo benefico – rese definitive una volta passata l’emergenza.

Questa volta il ‘paravento’ utilizzato per giustificare l’ennesimo aumento di una già spropositata offerta di gioco d’azzardo non è di natura sociale e solidale, ma sportiva. Un’operazione che tenta di ammantare l’azzardo dei colori dello sport e dei grandi eventi, piegandone il significato a fini puramente economici. Riteniamo invece che il gioco d’azzardo non abbia nulla da spartire con i valori olimpici e sportivi di riferimento: il fair play, la lealtà, la solidarietà, la pace, l’uguaglianza. Valori che promuovono benessere, inclusione e responsabilità collettiva, e che risultano incompatibili con un’attività che produce dipendenza, fragilità sociali e gravi ricadute sulle persone e sulle comunità.

Ancora una volta la legge di Bilancio è terreno per colpi di mano sul settore azzardo. Lo scorso anno la manovra venne utilizzata per cancellare l’Osservatorio sul gioco d’azzardo istituito presso il Ministero della Salute, nonché per eliminare il fondo dedicato al contrasto del gioco d’azzardo patologico, inglobato (con meno risorse) in un generico fondo per le dipendenze patologiche.

E ancora una volta si legifera sull’azzardo in provvedimenti dell’ultimo minuto, sottoposti a voto di fiducia del Parlamento. Dimenticando che, in assenza – ancora oggi – di una legge quadro, si tratta di una materia costituzionalmente sensibile, che meriterebbe tutt’altro genere di approccio. La raccolta di gioco d’azzardo è ormai fuori controllo e la cifra record di 157 miliardi di euro di giocate registrata nel 2024, sarà presto superata dai dati del 2025.

Il governo da oltre due anni non trova il tempo per emanare il decreto legislativo di riordino del gioco d’azzardo su rete fisica, ma nel frattempo – oltre ad aumentare l’offerta – smantella ogni argine e strumento di contrasto al dilagare della dipendenza.

Papa Leone XIV agli sportivi: lo sport aiuta ad incontrare la Trinità

“Vi esorto a vivere l’attività sportiva, anche ai livelli agonistici, sempre con spirito di gratuità, con spirito ‘ludico’ nel senso nobile di questo termine, perché nel gioco e nel sano divertimento la persona umana assomiglia al suo Creatore’: prima della recita dell’Angelus per la solennità della Santissima Trinità papa Leone XIV ha concluso il giubileo degli sportivi sottolineando il valore del gesto ludico.

In questo periodo il papa ha ribadito che lo sport deve servire per costruire la pace: “Mi preme poi sottolineare che lo sport è una via per costruire la pace, perché è una scuola di rispetto e di lealtà, che fa crescere la cultura dell’incontro e della fratellanza. Sorelle e fratelli, vi incoraggio a praticare questo stile in modo consapevole, opponendovi ad ogni forma di violenza e di sopraffazione”.

Ed ha elencato alcune delle molte guerre in atto nel mondo, invocando la fine dei conflitti: “Il mondo oggi ne ha tanto bisogno! Sono molti, infatti, i conflitti armati. Nel Myanmar, nonostante il cessate-il-fuoco, continuano i combattimenti, con danni anche alle infrastrutture civili. Invito tutte le parti a intraprendere la strada del dialogo inclusivo, l’unica che può condurre a una soluzione pacifica e stabile.

Nella notte tra il 13 e il 14 giugno, nella città di Yelwata, nell’area amministrativa locale di Gouma, nello Stato di Benue in Nigeria, si è verificato un terribile massacro, in cui circa duecento persone sono state uccise con estrema crudeltà, la maggior parte delle quali erano sfollati interni, ospitati dalla missione cattolica locale. Prego affinché la sicurezza, la giustizia e la pace prevalgano in Nigeria, Paese amato e così colpito da varie forme di violenza. E prego in modo particolare per le comunità cristiane rurali dello Stato di Benue, che incessantemente sono state vittime della violenza”.

Non ha dimenticato la situazione nel Sudan, in Medio Oriente ed in Ucraina: “Penso anche alla Repubblica del Sudan, da oltre due anni devastata dalle violenze. Mi è giunta la triste notizia della morte del Rev.do Luke Jumu, parroco di El Fasher, vittima di un bombardamento. Mentre assicuro le mie preghiere per lui e per tutte le vittime, rinnovo l’appello ai combattenti affinché si fermino, proteggano i civili e intraprendano un dialogo per la pace.

Esorto la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per fornire almeno l’assistenza essenziale alla popolazione, duramente colpita dalla grave crisi umanitaria. Continuiamo a pregare per la pace in Medio Oriente, in Ucraina e nel mondo intero”.

Mentre nella celebrazione eucaristica il papa ha collegamento lo sport alla solennità della Trinità: “Il binomio Trinità-sport non è esattamente di uso comune, eppure l’accostamento non è fuori luogo. Ogni buona attività umana, infatti, porta in sé un riflesso della bellezza di Dio, e certamente lo sport è tra queste. Del resto, Dio non è statico, non è chiuso in sé. E’ comunione, viva relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si apre all’umanità e al mondo. La teologia chiama tale realtà pericoresi, cioè ‘danza’: una danza d’amore reciproco”.

Quindi ha messo in evidenzia che anche a Dio piace ‘giocare’: “E’ da questo dinamismo divino che sgorga la vita. Noi siamo stati creati da un Dio che si compiace e gioisce nel donare l’esistenza alle sue creature, che ‘gioca’, come ci ha ricordato la prima Lettura. Alcuni Padri della Chiesa parlano addirittura, arditamente, di un Deus ludens, di un Dio che si diverte. Ecco perché lo sport può aiutarci a incontrare Dio Trinità: perché richiede un movimento dell’io verso l’altro, certamente esteriore, ma anche e soprattutto interiore. Senza questo, si riduce a una sterile competizione di egoismi”.

Ed ha segnalato tre parole, di cui la condivisione è importante, perché unisce: “In primo luogo, in una società segnata dalla solitudine, in cui l’individualismo esasperato ha spostato il baricentro dal ‘noi’ all’ io, finendo per ignorare l’altro, lo sport (specialmente quando è di squadra) insegna il valore della collaborazione, del camminare insieme, di quel condividere che, come abbiamo detto, è al cuore stesso della vita di Dio. Può così diventare uno strumento importante di ricomposizione e d’incontro: tra i popoli, nelle comunità, negli ambienti scolastici e lavorativi, nelle famiglie!”

Un secondo elemento riguarda il contatto con la vita: “In secondo luogo, in una società sempre più digitale, in cui le tecnologie, pur avvicinando persone lontane, spesso allontanano chi sta vicino, lo sport valorizza la concretezza dello stare insieme, il senso del corpo, dello spazio, della fatica, del tempo reale. Così, contro la tentazione di fuggire in mondi virtuali, esso aiuta a mantenere un sano contatto con la natura e con la vita concreta, luogo in cui solo si esercita l’amore”.

Infine lo sport insegna a convivere con l’imperfezione, richiamando le parole di san Giovanni Paolo II durante il Giubileo degli sportivi del 2000: “In terzo luogo, in una società competitiva, dove sembra che solo i forti e i vincenti meritino di vivere, lo sport insegna anche a perdere, mettendo l’uomo a confronto, nell’arte della sconfitta, con una delle verità più profonde della sua condizione: la fragilità, il limite, l’imperfezione. Questo è importante, perché è dall’esperienza di questa fragilità che ci si apre alla speranza. L’atleta che non sbaglia mai, che non perde mai, non esiste. I campioni non sono macchine infallibili, ma uomini e donne che, anche quando cadono, trovano il coraggio di rialzarsi”.

Concludendo l’omelia ha ricordato uno sportivo d’eccezione, Pier Giorgio Frassati: “Pensiamo al Beato Pier Giorgio Frassati, patrono degli sportivi, che sarà proclamato santo il prossimo 7 settembre. La sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo. E’ l’allenamento quotidiano dell’amore che ci avvicina alla vittoria definitiva e che ci rende capaci di lavorare all’edificazione di un mondo nuovo.

Lo affermava anche san Paolo VI, vent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ricordando ai membri di un’associazione sportiva cattolica quanto lo sport avesse contribuito a riportare pace e speranza in una società sconvolta dalle conseguenze della guerra”.

(Foto: Santa Sede)

Giochi di Ruolo: ti basta ciò che fai?

Giovedì 8 maggio 2025, alle 17.30, si terrà un nuovo incontro del ciclo “Caffè Filosofici in Biblioteca. Tra un bicchiere di vino e un calice di idee”, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190. Il tema sarà ‘Giochi di Ruolo: ti basta ciò che fai?’

Interverranno la prof.ssa Isabella Becherucci, docente di Letteratura Italiana dell’Università Europea di Roma ed il prof. Giovanni Polizzi, docente a contratto di Teoria, Metodologia e Tecnica del Negoziato dell’Università Europea di Roma. Modererà l’incontro il prof. Guido Traversa, docente associato di Filosofia Morale dell’Università Europea di Roma.

Nella società contemporanea siamo spesso definiti da ciò che facciamo. Il nostro ruolo lavorativo, il nostro posto nella famiglia, il modo in cui ci presentiamo agli altri diventano le lenti principali attraverso cui veniamo percepiti — e, spesso, attraverso cui finiamo per percepire noi stessi. Ma questa identificazione con il ‘fare’ è sufficiente a definire la nostra identità?

L’immagine dei ‘giochi di ruolo’ diventa una metafora efficace, e al tempo stesso inquietante, di questa dinamica. Se tutto ciò che siamo coincide con il personaggio che interpretiamo, che cosa resta quando smettiamo di recitare?

Il dialogo prenderà spunto dal racconto ‘La carriola’ di Luigi Pirandello, per esplorare la possibilità che questa identificazione totale con il ruolo possa condurre a una forma di smarrimento dell’io. Il protagonista del racconto, apparentemente un uomo rispettabile e perfettamente integrato, si scopre fragile e disorientato nel momento in cui si ferma a riflettere su se stesso, al di fuori del ruolo che interpreta ogni giorno.

Questo Caffè Filosofico sarà un’opportunità per interrogarsi su quanto la nostra identità possa (o debba) coincidere con ciò che facciamo. E’ possibile coltivare un senso di sé che vada oltre la funzione, il dovere, la maschera? Un’occasione per riflettere, insieme, su come riconoscere (e forse recuperare) ciò che siamo, al di là dei ruoli che la vita ci assegna. L’incontro è patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma e dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

I Caffè Filosofici dell’Università Europea di Roma nascono da un’intuizione del Prof. Guido Traversa. Sono realizzati con il supporto degli Uffici per la Terza Missione e le Attività Istituzionali e con la collaborazione del Centro di Formazione Integrale della stessa università e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Gli incontri in biblioteca hanno l’obiettivo di attivare un processo di interazione con la comunità cittadina, allo scopo di sviluppare la ricerca e promuovere la crescita sociale, culturale e scientifica del territorio.

Basta spot per l’azzardo camuffati da campagne informative

Mettiamoci in gioco, la Campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo, esprime forte preoccupazione per la recente diffusione di video spot pubblicitari in favore del gioco d’azzardo che si presentano formalmente come campagne informative sul ‘gioco responsabile’, come previsto nel decreto Legislativo 25 marzo 2024 numero 41. Il suddetto decreto, infatti, stabilisce che ‘il concessionario investe annualmente una somma pari allo 0,2% dei suoi ricavi netti, comunque non superiore ad € 1.000.000 per anno, in campagne informative ovvero in iniziative di comunicazione responsabile’.

Di fatto, come denunciato dalla campagna a suo tempo, queste iniziative finiscono per essere chiari messaggi promozionali in favore del gioco d’azzardo e, in particolare, dei concessionari che le commissionano, i cui loghi sono ben presenti negli spot. ‘Mettiamoci in gioco’ sottolinea, ancora una volta, che l’enfasi sul ‘gioco responsabile’, così come sul ‘gioco legale’, non assicura in alcun modo una limitazione degli effetti negativi della diffusione del gioco d’azzardo, soprattutto quando l’offerta dell’azzardo raggiunge livelli abnormi, come accade nel nostro paese, sia nell’online sia nei nostri territori. E la situazione diventerebbe ben peggiore se il governo eliminasse, o riducesse fortemente, il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo introdotto con il decreto Dignità del 2012.

La pressione in favore del gioco, specie nei confronti dei cittadini più fragili, diventerebbe ancora più insostenibile, viste le ingenti risorse che i concessionari sono pronti a investire per promuovere l’azzardo. Spiace, poi, vedere che personaggi ben noti al pubblico si prestino come testimonial per sostenere un settore che crea così tanti e così gravi problemi sanitari, sociali ed economici a un numero sempre più alto di persone in tutto il paese.

Nel 2024 in Italia sono stati ben 160 i miliardi di euro giocati, stabilendo così un nuovo record. Dati allarmanti se correlati con le più accreditate indagini sulla dipendenza da gioco d’azzardo. Lo studio IPSAD del CNR-IFC stima in circa 20 milioni gli italiani tra i 18 e gli 84 anni (43%del totale) che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nel corso del 2022 e in 800mila gli italiani della stessa fascia d’età che presentavano in quell’anno un profilo di gioco a rischio da moderato a severo. L’indagine sottolineava che sono proprio le persone con redditi mensili e titoli di studio più bassi a diventare più frequentemente giocatori problematici o dipendenti.

Lo studio ESPAD del CNR-IFC sugli studenti tra i 15 e i 19 anni stima in 1.300.000 (51% del totale) coloro che hanno giocato almeno una volta nel corso del 2022, in quasi 130mila i giocatori a rischio e in oltre 67mila i giocatori problematici.

Per queste ragioni, la Campagna Mettiamoci in gioco chiede al governo di non modificare quanto disposto nel decreto Dignità e, piuttosto, di cancellare la possibilità per i concessionari di promuovere “campagne informative” inevitabilmente destinate a rafforzare e indirizzare la domanda di azzardo.

Denise Amerini: il gioco d’azzardo incide sulla salute dei minori

Il comparto del gioco di azzardo ha raggiunto la cifra di € 160.000.000.000 giocati in Italia nello scorso anno, arrivando quasi a raggiungere la spesa alimentare. A fronte di questo e di un aumento dei casi patologici in carico e stimati ci si aspetterebbe un intervento a tutela della salute dei cittadini e delle cittadine, con una riduzione reale dell’offerta di azzardo online e fisico e una regolamentazione che fornisca strumenti di prevenzione e contrasto alle dipendenze.

Invece no, è la denuncia della campagna ‘Mettiamoci in gioco’, che segnala un’ulteriore legalizzazione del gioco d’azzardo: “Siamo molto preoccupati per il contenuto della bozza di decreto legislativo sul riordino del settore azzardo ‘fisico’. La bozza istituisce la distinzione tra punti gioco certificati e non. La differenza tra i due risiede nella formazione del personale”.

Ma questo non è l’unico neo della bozza: “La bozza prevede anche punti gioco non certificati, introducendo per questi una distanza di 200 metri dai punti sensibili che essa stessa individua, riducendoli solo alle scuole secondarie di secondo grado e ai SerD (Servizio per le Dipendenze patologiche, ndr.). Viene, quindi, ridotta la distanza anche per questi punti gioco, rispetto alla stragrande maggioranza delle leggi regionali vigenti, in più viene drasticamente ridotto il numero di luoghi sensibili”.

Un’altra questione denunciato dalla Campagna riguarda il rapporto con la criminalità ed il gioco d’azzardo online: “Non c’è traccia, così come era già accaduto per il riordino del gioco d’azzardo online, di una riduzione della pericolosità dei giochi, così come non ci sono provvedimenti per quei giochi d’azzardo che risultano più facilmente infiltrabili dalla criminalità organizzata.

Ancora una volta gli interessi della lobby dell’azzardo prevalgono sulla salute pubblica e per mantenere l’entrata erariale, che sappiamo essere ben poco rispetto al volume di denaro che circola nell’azzardo, si continua a lasciare spazio a possibili e concrete infiltrazioni criminali, anche di tipo mafioso, come diverse inchieste giudiziarie hanno ampiamente dimostrato”.

Alla responsabile dei coordinamenti territoriali della campagna ‘Mettiamoci in Gioco’, Denise Amerini, chiediamo il motivo per cui c’è preoccupazione per la possibile riforma sul gioco d’azzardo: “La preoccupazione è tanta, visto quanto è accaduto in questi anni. Il decreto legislativo 41/2024, ‘Disposizioni in materia di riordino del settore dei giochi, a partire da quelli a distanza’, è intervenuto esclusivamente sul gioco d’azzardo on line, con misure che fin da subito abbiamo contestato, a partire dalle parole utilizzate: si parla di gioco pubblico a distanza, di gioco di abilità, e la parola ‘azzardo’ non compare mai, quando è dimostrato che è l’azzardo a produrre dipendenza. Si parla di gioco responsabile, attribuendo al comportamento della singola persona le eventuali conseguenze in termini di perdita di controllo e di dipendenza.

Sappiamo come sia difficile, per una persona che sta sviluppando comportamenti a rischio di dipendenza, riconoscerlo, e come le tipologie di gioco d’azzardo siano studiate e concepite per essere sempre più additive. A questo provvedimento ha fatto seguito la legge di bilancio, che ha soppresso l’osservatorio sul GAP (Gioco d’Azzardo Patologico, ndr.) istituito presso il ministero della salute, strumento importante di conoscenza e indirizzo, ed ha abrogato le norme che prevedevano un fondo specifico di € 50.000.000 annui per la prevenzione, cura e riabilitazione del GAP.  In più, ha stabilizzato la quarta estrazione settimanale di lotto e superenalotto, aumentando di fatto l’offerta, e prorogato le concessioni in essere, invece di procedere con l’indizione di nuove gare”.

Un altro punto controverso riguarda la distanza delle sale da gioco dai luoghi ‘sensibili’: cosa si prevede?

“Oggi, la proposta di legge di riordino del gioco fisico interviene sulla distanza dai luoghi sensibili, identificati esclusivamente nelle scuole secondarie di secondo grado e nei SerD, ridotta a 200 metri, e solo per i punti gioco non certificati. Si vanifica il lavoro di molte amministrazioni locali, che sono intervenute stabilendo distanze minime e limitazioni orarie, con un indubbio effetto positivo rispetto allo sviluppo di patologie da dipendenza.

La proposta interviene anche sugli orari di chiusura, introducendo due fasce orarie differenziate per esercizi certificati e non, con poche ore di chiusura nella giornata, permettendo l’apertura per tutta la notte, fino alle ore 5 del mattino. Provvedimenti sbagliati, che non vanno affatto nella direzione necessaria, di riduzione e regolamentazione dell’offerta, indispensabili per prevenire le gravi conseguenze sociali ed economiche dell’azzardo e la patologia da dipendenza”.

Ulteriore punto riguarda i punti di gioco certificati: quale distinzione corre tra punti gioco certificati e non?

“La distinzione risiede esclusivamente nella formazione del personale. Già oggi, però, la stragrande maggioranza delle leggi regionali prevede la formazione obbligatoria per il personale: la proposta non aggiunge nulla in termini di qualificazione”.

Per quale motivo sono previste le sale slot anche vicino ai luoghi sensibili?

“Premesso che i luoghi sensibili vengono drasticamente ridotti, l’azzeramento delle distanze si basa sull’assunto, molto caro ai gestori, che i cosiddetti distanziometri non servano a nulla. In assenza di una normativa complessiva, questi non sono certo misure risolutive, ma, laddove applicate, hanno dimostrato la loro efficacia, confermata dagli operatori dei servizi. Allontanare l’offerta dai luoghi sensibili, e ridurre l’offerta, è un concreto disincentivo, soprattutto per quei giocatori che ancora non hanno sviluppato una patologia conclamata”.

Quale volume ha il gioco d’azzardo?

“Le gravi carenze della legislazione in materia hanno fatto esplodere un settore che nel 2023 ha registrato una raccolta di € 147.000.000.000, e nel 2024, in assenza ancora di dati definitivi, si attesterà intorno ad € 160.000.000.000. Doveroso sottolineare che l’80% dei profitti è dato dai giocatori patologici”.

Quanto incide nei minori e nei soggetti fragili il gioco d’azzardo?

“Una recente ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità dice che fra i ragazzi fra i 14 anni ed i 17 anni, i giocatori problematici, che giocano ogni giorno, sono il 4%, e che quelli a rischio importante sono il 5,9%. Il 40% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di non aver mai avuto controlli, nei bar, nelle tabaccherie, ma anche nelle sale da gioco. Sono dati complessivamente in crescita, e ricordiamo che per i minorenni l’azzardo è vietato. Sempre i dati del CNR ci dicono che gioca il 47% degli indigenti, il 56% delle persone con reddito medio/basso, l’80,2% dei lavoratori saltuari o precari”.

Quale vantaggio ha lo Stato nella promozione di questa riforma?

“Quello che si afferma, è che senza i proventi dell’azzardo non si chiuderebbero i bilanci dello Stato, che sono soldi importanti per la finanza pubblica. Ma, come sappiamo, a fronte di una raccolta di € 147.000.000.000 nel 2023, soldi sottratti all’economia reale, allo Stato ne sono andati € 11.000.000.000. Una percentuale molto bassa. E nessuno quantifica i costi in termini di salute individuale e collettiva, in termini sociali, di impoverimento delle persone, e in termini di lotta alla criminalità, che, come dimostrano i dati della Commissione antimafia e della DIA (Direzione Investigativa Antimafia, ndr.), trova nell’azzardo legale terreno fertile e privilegiato per il riciclaggio”.

Papa Francesco: lo sfruttamento minorile è un crimine

“Vorrei ringraziare il circo. Il lavoro del circo è un lavoro umano, un lavoro d’arte, un lavoro che comporta tanto sforzo. Quando tornerà vi chiamo all’applauso”: al termine dell’udienza generale papa Francesco ha ringraziato il circo ‘Rony Roller’, che ha allietato la mattinata, come nella scorsa settimana aveva fatto il ‘Circo Africa’, chiedendo di pregare per le popolazioni colpite dalle alluvioni e dalle guerre:

“L’altro ieri una frana ha travolto abitazioni in Myanmar provocando vittime, dispersi e ingenti danni. Sono vicino alla popolazione colpita da questa sciagura a prego per quanti hanno perso la vita e i loro famigliari. Non manchi il sostegno e la solidarietà della comunità internazionale… Non dimentichiamo l’Ucraina, la Palestina, Israele e tutti i Paesi che sono in guerra; la guerra una sconfitta. Preghiamo anche per la conversione del cuore dei fabbricanti delle armi, perché con il loro prodotto aiutano ad uccidere”.

Mentre nella catechesi si è soffermato sulla piaga del lavoro minorile: “Eppure, ancora oggi nel mondo, centinaia di milioni di minori, pur non avendo l’età minima per sottostare agli obblighi dell’età adulta, sono costretti a lavorare e molti di loro sono esposti a lavori particolarmente pericolosi. Per non parlare dei bambini e delle bambine che sono schiavi della tratta per prostituzione o pornografia, e dei matrimoni forzati. E questo è un po’ amaro. Nelle nostre società, purtroppo, sono molti i modi in cui i bambini subiscono abusi e maltrattamenti”.

Ha affermato che l’abuso sui minori è un crimine: “L’abuso sui minori, di qualunque natura esso sia, è un atto spregevole, è un atto atroce. Non è semplicemente una piaga della società, no, è un crimine! È una gravissima violazione dei comandamenti di Dio. Nessun minore dovrebbe subire abusi. Anche un solo caso è già troppo.

Occorre, dunque, risvegliare le nostre coscienze, praticare vicinanza e concreta solidarietà con i bambini e i ragazzi abusati, e nello stesso tempo costruire fiducia e sinergie tra coloro che si impegnano per offrire ad essi opportunità e luoghi sicuri in cui crescere sereni. Conosco un Paese in America Latina, dove cresce un frutto speciale, molto speciale, che si chiama arandano (una specie di mirtillo). Per fare la raccolta dell’arandano ci vogliono mani tenere e la fanno fare ai bambini, li schiavizzano da bambini per la raccolta”.

E’ una situazione tragica: “Le povertà diffuse, la carenza di strumenti sociali di supporto alle famiglie, la marginalità aumentata negli ultimi anni insieme con la disoccupazione e la precarietà del lavoro sono fattori che scaricano sui più piccoli il prezzo maggiore da pagare. Nelle metropoli, dove ‘mordono’ il divario sociale e il degrado morale, ci sono ragazzini impiegati nello spaccio di droga e nelle più disparate attività illecite.

Bambini ‘sacrificati’, perché non si ha il coraggio della denuncia, come è stato per Loan: “Quanti di questi ragazzini abbiamo visto cadere come vittime sacrificali! A volte tragicamente essi sono indotti a farsi “carnefici” di altri coetanei, oltre che a danneggiare sé stessi, la propria dignità e umanità. E tuttavia, quando in strada, nel quartiere della parrocchia, queste vite smarrite si offrono al nostro sguardo, spesso guardiamo dall’altra parte.

C’è un caso anche nel mio Paese, un ragazzo chiamato Loan è stato rapito e non si sa dov’è. E una delle ipotesi è che sia stato mandato per togliere gli organi, per fare trapianti. E questo si fa, lo sapete bene. Questo si fa! Alcuni tornano con la cicatrice, altri muoiono. Per questo io vorrei oggi ricordare questo ragazzo Loan”.

Ecco l’appello a combattere lo sfruttamento minorile: “Ci costa riconoscere l’ingiustizia sociale che spinge due bambini, magari abitanti dello stesso rione o condominio, a imboccare strade e destini diametralmente opposti, perché uno dei due è nato in una famiglia svantaggiata. Una frattura umana e sociale inaccettabile: tra chi può sognare e chi deve soccombere. Ma Gesù ci vuole tutti liberi, felici; e se ama ogni uomo e ogni donna come suo figlio e figlia, ama i più piccoli con tutta la tenerezza del suo cuore.

Perciò ci chiede di fermarci e di prestare ascolto alla sofferenza di chi non ha voce, di chi non ha istruzione. Combattere lo sfruttamento, in particolare quello minorile, è la strada maestra per costruire un futuro migliore per tutta la società. Alcuni Paesi hanno avuto la saggezza di scrivere i diritti dei bambini. I bambini hanno diritti. Cercate voi stessi su internet quali sono i diritti del bambino”.

E’ stato un invito ad acquisire consapevolezza sulla realtà dello sfruttamento: “La consapevolezza su quello che acquistiamo è un primo atto per non essere complici. Vedere da dove vengono quei prodotti. Qualcuno dirà che, come singoli, non possiamo fare molto. E’ vero, ma ciascuno può essere una goccia che, insieme a tante altre gocce, può diventare un mare.

Occorre però richiamare anche le istituzioni, comprese quelle ecclesiali, e le imprese alla loro responsabilità: possono fare la differenza spostando i loro investimenti verso compagnie che non usano e non permettono il lavoro minorile… Non abbiate paura, denunciate, denunciate queste cose”.

Ha concluso l’udienza generale con una preghiera di santa Teresa di Calcutta: “Santa Teresa di Calcutta, gioiosa operaia nella vigna del Signore, è stata madre delle bambine e dei bambini tra i più disagiati e dimenticati. Con la tenerezza e l’attenzione del suo sguardo, lei può accompagnarci a vedere i piccoli invisibili, i troppi schiavi di un mondo che non possiamo lasciare alle sue ingiustizie. Perché la felicità dei più deboli costruisce la pace di tutti.

E con Madre Teresa diamo voce ai bambini: Chiedo un luogo sicuro dove posso giocare. Chiedo un sorriso di chi sa amare. Chiedo il diritto di essere un bambino, di essere speranza di un mondo migliore. Chiedo di poter crescere come persona. Posso contare su di te?”

In precedenza aveva ricevuto i presidenti ed i direttori nazionali delle Caritas dell’America Latina e dei Caraibi: “E’ per me un grande piacere ricevervi qui oggi, in quello che è il secondo corso di formazione promosso dalla Caritas America Latina e Caraibi. Lo è perché rappresenta il consolidamento di processi volti a creare quella cultura della cura che abbiamo scelto di chiamare salvaguardia”.

Salvaguardia significa anche custodia e protezione: “Il Signore chiede a noi, suoi inviati, suoi angeli nel senso della missione, anche se non della purezza, di porre il segno della sua croce benedetta sulla fronte di tutti coloro che si rivolgono alla nostra Caritas, gemendo e lamentandosi per tante ingiustizie, perfino abominazioni perpetrate contro di loro”.

Il segno è un riconoscimento della propria dignità: “Porre ‘virtualmente’ questo segno su ogni assistito, su ogni professionista, su ogni essere umano che incontriamo, è riconoscere in lui la sua dignità di fratello in Cristo, di redento dal sangue del Salvatore, vedere in Lui la ferita aperta del Redentore che Egli offre la sua mano tesa perché possiamo riconoscere il mistero della sua incarnazione”.

Tale segno di ‘custodia’ è anche un ‘comando’ di Dio: “E’ anche assumere l’imperativo ineludibile del Signore che ci comanda: ‘non toccare il mio consacrato’. In questo senso, custodia è un nome divino, è Cristo stesso scritto sulla fronte di ogni uomo e di ogni donna e, come in uno specchio, nel cuore di ciascuno di noi che, nella nostra fragilità, vogliamo essere portatori del suo amore. in piccoli gesti di carità e di cura”.

(Foto: Santa Sede)

Mons. Sigalini: giocare è sempre un inno alla vita

“Chiarito che sport è gioco e non business, professione e non avventura, gara e non guerra, divertimento e non violenza… e tanti altri elementi che ne conseguono; chiarito che educazione non è operazione idraulica di travasi, imbuti e contenitori, ma offerta di ragioni di vita… è interessante collegare lo sport a tutta quella urgenza che i giovani di oggi hanno di sentirsi offrire ragioni, di vita, cercarle, approfondirle entro una esperienza che le permette, le affina, le fa esaltare, le scrive con determinazione nelle coscienze, le fa trovare nella concretezza dei rapporti, degli sforzi, del superamento di sé”: lo ha scritto mons. Domenico Sigalini, presidente del Centro Orientamento Pastorale (COP), in una riflessione pubblicata sulla newsletter del sito, in cui spiega il significato di sportivo:


“Essere sportivi è avere una meta, è godere di una compagnia, è sentirsi di una squadra. Essere sportivi è allenarsi a vivere la partita della vita, in cui ci vuole tutta la grinta possibile, perché in quella non si può perdere mai. Giocare è sempre un inno alla vita, che arriva dritto al suo Signore”.


Mons. Sigalini offre una riflessione sul valore del gioco: “Chi gioca non si monta la testa, ma la usa. I piedi sono solo per calciare il pallone, o per dare stabilità e slancio al corpo; le gambe solo per scattare e correre, il cuore per pompare sangue e non dimenticare mai che anche lo sport sta in piedi per amore. Le gare misurano le forze; le partite mettono in gioco le relazioni.

Lì nel campo ci stanno giovani con i loro corpi scattanti, ci sono gli altri. Gli altri sono sempre e solo amici, non sono mai solo concorrenti, altrettanto ben allenati, intelligenti e vivaci. Vincere o perdere conta molto, ma non è tutto. Ogni partita è una partita della vita non di un torneo. Ci si mette corpo e anima, personalità e sogni, se stessi e si cresce come uomini e donne. Lo sport inoltre immette ideali laddove c’è la noia, offre compagnia dove vince la solitudine, amicizia dove prevale lo sfruttamento reciproco”.

Però l’obiettivo più importante è far ‘combaciare’ gli obiettivi dello sport con quelli della vita: “Il punto più delicato è far incontrare domande e obiettivi, non ridurre lo sport ad assoluto, per cui comanda l’obiettivo della riuscita della prestazione, della vittoria ad ogni costo, isolandolo dall’obiettivo fondamentale che è quello del vivere aperti e solidali, felici e generosi, entusiasti e sereni”.

Per ‘creare’ un campione occorre considerare importanti anche le ‘esigenze’ del giovane: “Nello stesso tempo è assolutamente oggi necessario che il giovane sia tenuto in conto per quello che è e non per la prestazione che dà. Ha delle domande, dei sogni, delle attese, dei bisogni che devono essere fatti emergere e armonizzati nel corso della preparazione e della prestazione sportiva. Se questo è vero ogni dimensione della vita deve essere tenuta sotto traccia: l’affettività, il progetto del futuro, la religiosità, il lavoro, lo studio, la professione, le amicizie, la salute”.

Per questo lo sport non può essere autosufficiente per formare la personalità di un giovane: “In una società globalizzata anche nel modo di interagire delle risorse e dei problemi non si possono creare isole specialistiche che ignorano il resto e creare mostri o fenomeni che sanno tutto del pallone o dei campi e niente della vita, e del suo Signore.

E’ pure dimostrato che uno sportivo che ha una personalità armonica è più capace di resistere e di qualificarsi. Per questo anche lo sport non è autosufficiente nell’educare alla vita, ha bisogno di entrare in circolo con una sorta di costituente educativa fatta da tutti gli inter-attori della vita”.

E sempre sullo stesso sito il prof. Antonio Mastantuono, direttore di ‘Orientamenti Pastorali’, esamina il valore sociale del gioco: “Indispensabile come l’aria che respiriamo, il gioco è però qualcosa di più di un bisogno. E’ ciò che la tradizione cristiana chiama eutrapelia, la virtù del buon umore, quella forma di distacco e di eleganza spirituale che consente di cogliere e di apprezzare i lati giocosi della vita: virtù di santi, di mistici e di tutti coloro che non esitano a lanciarsi nella danza in risposta all’invito di Cristo. Allora la festa sarà di nuovo comunione, la liturgia un mosaico di canti, di luci e di danze, e la politica sarà restituita all’immaginazione…

Ed una Chiesa che confidi nell’azione dello Spirito, più che nell’ordine delle cerimonie o nel rigore formale e nei paramenti inamidati dei suoi ministri, non può non aprirsi alla dimensione ludica. Anche perché il diavolo (come diceva Friedrich Nietzsche) è lo spirito di pesantezza. Cioè il contrario dell’aerea leggerezza del gioco”.

(Foto:Cop)

Papa Francesco ai comici: l’umorismo è antidoto all’egoismo

“Con piacere do il benvenuto a tutti voi, e ringrazio quanti nel Dicastero per la Cultura e l’Educazione hanno preparato questo incontro. Mi diceva il Prefetto che in Italia si dice che ‘il sorriso fa buon sangue’. Si dice così?”: così papa Francesco questa mattina ha salutato un centinaio artisti del mondo dell’umorismo provenienti da diversi Paesi in un incontro promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dal Dicastero per la Comunicazione.

Il papa ha sottolineato la saggezza dell’umorismo, che è necessario anche nelle situazioni di emergenza: “Guardo con stima a voi artisti che vi esprimete con il linguaggio della comicità, dell’umorismo, dell’ironia. Quanta saggezza c’è lì! Tra tutti i professionisti che lavorano in televisione, nel cinema, in teatro, nella carta stampata, con le canzoni, sui social, voi siete tra i più amati, cercati, applauditi. Sicuramente, perché siete bravi, ma c’è anche un altro motivo: voi avete e coltivate il dono di far ridere.

In mezzo a tante notizie cupe, immersi come siamo in tante emergenze sociali e anche personali, voi avete il potere di diffondere la serenità e il sorriso. Siete tra i pochi ad avere la capacità di parlare a persone molto differenti tra loro, di generazioni e provenienze culturali diverse”.

Eppoi si ride insieme: “A modo vostro voi unite la gente, perché il riso è contagioso. E’ più facile ridere insieme che da soli: la gioia apre alla condivisione ed è il miglior antidoto all’egoismo e all’individualismo. Ridere aiuta anche a rompere le barriere sociali, a creare connessioni tra le persone. Ci permette di esprimere emozioni e pensieri, contribuendo a costruire una cultura condivisa e a creare spazi di libertà. Voi ci ricordate che l’homo sapiens è anche homo ludens; che il divertimento giocoso e il riso sono centrali nella vita umana, per esprimersi, per imparare, per dare significato alle situazioni”.

Ed un grande umorista è stato san Tommaso Moro, che ha consigliato di leggerlo: “Il vostro talento è un dono, un dono prezioso. Insieme al sorriso diffonde pace, nei cuori, tra le persone, aiutandoci a superare le difficoltà e a sopportare lo stress quotidiano. Ci aiuta a trovare sollievo nell’ironia e a prendere la vita con umorismo. A me piace pregare ogni giorno (da più di quarant’anni lo faccio) con le parole di San Tommaso Moro: ‘Dammi, Signore, il senso dell’umorismo’. Conoscete quella preghiera? Voi dovete conoscerla!”

Un altro pregio degli umoristi e dei comici è quello di ‘risvegliare’ nelle persone il ‘senso critico’: “Ma voi riuscite pure in un altro miracolo: riuscite a far sorridere anche trattando problemi, fatti piccoli e grandi della storia. Denunciate gli eccessi di potere; date voce a situazioni dimenticate; evidenziate abusi; segnalate comportamenti inadeguati…Ma senza spargere allarme o terrore, ansia o paura, come fa molta comunicazione; voi svegliate il senso critico facendo ridere e sorridere”.

Anche nella Bibbia si narra che Dio giocava: “Secondo la Bibbia, all’origine del mondo, mentre tutto veniva creato, la Sapienza divina praticava la vostra arte a beneficio nientemeno che di Dio stesso, primo spettatore della storia. Dice così: ‘Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo’ (Proverbi 8,30-31). Ricordatelo: quando riuscite a far sgorgare sorrisi intelligenti dalle labbra anche di un solo spettatore (questo che dirò adesso non è eresia!) fate sorridere anche Dio”.

Quindi il papa ha tratteggiato le caratteristiche del senso umoristico: “L’umorismo non offende, non umilia, non inchioda le persone ai loro difetti. Mentre oggi la comunicazione genera spesso contrapposizioni, voi sapete mettere insieme realtà differenti e a volte anche contrarie. Quanto abbiamo bisogno di imparare da voi! La risata dell’umorismo non è mai ‘contro’ qualcuno, ma è sempre inclusiva, propositiva, suscita apertura, simpatia, empatia”.

Il papa ha concluso l’incontro, affermando che si può ridere anche di Dio, come fece Sara, la moglie di Abramo: “Mi viene in mente quel racconto, nel libro della Genesi, quando Dio promette ad Abramo che di lì a un anno avrebbe avuto un figlio. Lui e sua moglie Sara erano ormai vecchi e senza discendenza. Sara ascoltò e rise dentro di sé. Perché, come le donne, era curiosa e ascoltava dietro la tenda cosa faceva il marito, di cosa parlava il marito, forse per rimproverarlo… Ascoltò che avrebbe avuto un figlio in un anno, e rise dentro di sé. E lo stesso avrà fatto anche Abramo, con un po’ di amarezza…

Si può ridere anche di Dio? Certo, e non è bestemmia questo, si può ridere, come si gioca e si scherza con le persone che amiamo. La tradizione sapienziale e letteraria ebraica è maestra in questo! Si può fare ma senza offendere i sentimenti religiosi dei credenti, soprattutto dei poveri”.

Al termine il papa ha salutato gli artisti, tra cui ci sono Lino Banfi e Christian De Sica, Elio e Giorgio Panariello, Enrico Brignano e Nino Frassica, Massimo Boldi e Jerry Calà, Pif ed Enrico Beruschi, Giacomo Poretti e Giovanni Storti, Geppi Cucciari, Silvio Orlando, Whoopi Goldberg, Jimmy Fallon, Chris Rock. E poi tanti altri. Al termine Luciana Littizzetto recitare la preghiera ‘Del buon umore’ di san Tommaso Moro.

(Foto: Santa Sede)

Dai vescovi un invito ai giovani a vivere la realtà con Cristo

“Infine, la via della pace passa per l’educazione, che è il principale investimento sul futuro e sulle giovani generazioni. Ho ancora vivo il ricordo della Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi in Portogallo nell’agosto scorso. Mentre ringrazio nuovamente le Autorità portoghesi, civili e religiose, per l’impegno profuso nell’organizzazione, conservo nel cuore l’incontro con più di un milione di giovani, provenienti da ogni parte del mondo, pieni di entusiasmo e voglia di vivere… Nei tempi moderni, parte della sfida educativa riguarda un uso etico delle nuove tecnologie. Esse possono facilmente diventare strumenti di divisione o di diffusione di menzogna, le cosiddette fake news, ma sono anche mezzo di incontro, di scambi reciproci e un importante veicolo di pace”.

La Festa degli Oratori Romani a Zoomarine: torna l’appuntamento romano per gli oratori estivi

Oggi torna l’appuntamento tanto atteso per gli oratori estivi: la Festa Ores 2023, giunta alla sua Decima Edizione e che, anche quest’anno, si svolge nel parco acquatico di Zoomarine:

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