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Carlo Manziana: un vescovo antifascista
Carlo Manziana (6 luglio 1902 – 2 giugno 1997) fu un vescovo italiano noto per la sua forte personalità e il suo impegno religioso. Nacque a Urago Mella, quartiere di Brescia. Durante la crescita ebbe vari problemi di salute e fu aiutato da donne della famiglia. Uno dei suoi amici fu Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI. Studiò al collegio Arici dei Gesuiti e frequento l’Università di lettere a Roma. Lì, Carlo studiò anche musica sacra all’istituto di piazza S.Agostino.
Dopo un ritiro spirituale a Gussago, all’età di diciannove anni frequentò anche l’Università Cattolica a Milano, approfondendo la sua conoscenza in campo filosofico. Nonostante non conseguì la laurea, a causa dei problemi di salute, a ventidue anni, insieme all’amico Ottorino Marcolini, entrò a far parte dell’Oratorio San Filippo Neri di Brescia, detto della Pace.
Proprio la pace fu molto caro a Manziana, il quale aderì a svariati gruppi giovanili organizzati nell’immediato dopoguerra, quali il famoso La Fionda. In questo modo, riuscì a venire a contatto con persone illustri e preparate sul piano culturale, come il padre barnabita Giovanni Semeria. Grazie a padre Caresana e padre Bevilacqua, fu ordinato sacerdote nell’Oratorio stesso nel 1927.
Insegnò al liceo scientifico e al classico. Appoggiò indirettamente un movimento antifascista proposto dai suoi studenti e venne arrestato. In seguito fu deportato a Dachau ma sopravvisse. Più precisamente, fu catturato il 4 gennaio 1944, alle nove di sera, da alcuni militi SS della Polizia di sicurezza con sede in Verona, comandati dal maresciallo Leo Steinweinder e rinchiuso nel carcere di Brescia. Cinque giorni dopo fu trasferito al Forte San Mattia e, successiva mente, al Forte San Leonardo a Verona.
Il 29 febbraio, con altri nove bresciani e ad altri venti prigionieri padovani, come il sacerdote Giovanni Fortin fu internato nel campo di concentramento di Dachau. Manziana, matricola 64762, riuscì a sopravvivere venne liberato il 29 aprile del 1945 dalle truppe americane. In Italia rientrò solo il 13 luglio seguente. Nel 1963, Paolo VI lo nominato vescovo di Crema.
Qui condusse il rinnovamento della comunità diocesana secondo quanto detto nel Concilio Vaticano II. Sempre a Crema, istituì la parrocchia di San Carlo. Nel 1981, si ritirò dall’amministrazione della diocesi. Morì a Brescia e fu sepolto nella cattedrale di Crema. Nel 2000, venne istituita la Fondazione Carlo Manziana che gestisce le scuole cattoliche nella diocesi di Crema.
Teresio Olivelli: un partigiano beato
Teresio Olivelli (7 gennaio 1916 – 17 gennaio1945) fu un partigiano italiano e un devoto cattolico che combatté contro il fascismo e il nazismo durante la seconda guerra mondiale. È considerato beato chiesa cattolica.
Nacque a Bellagio da Clelia Invernizzi e Domenico Olivelli. Studiò giurisprudenza all’Università degli Studi di Pavia e divenne assistente alla cattedra di Diritto amministrativo presso l’Università degli Studi di Torino. Olivelli, all’inizio, non era contrario al fascismo ma, dopo due viaggi ufficiali in Germania, cominciò a diffidare del nazismo e, di conseguenza del fascismo.
Nel 1943, si rifiutò di collaborare con i nazifascisti e fu arrestato e deportato in Austria. Riuscì ad evadere e si unì alla Resistenza cattolica. Fondò il giornale clandestino Il Ribelle, ma venne nuovamente arrestato e internato in vari campi di concentramento. Lì diede assistenza religiosa ai prigionieri moribondi e si prese cura dei più deboli Morì a causa delle percosse subite nei campi di concentramento ma, il 3 febbraio 2018, fu beatificato a Vigevano.
Olivelli fu proclamato beato per il suo martirio: si sacrificò per proteggere un compagno di prigionia in un campo di concentramento tedesco. La sua fede e resistenza durante la prigionia, giocarono un ruolo fondamentale per la sua causa di beatificazione.
I Missionari Scalabriniani al fianco della Conferenza episcopale USA: No alle deportazioni
La Direzione Generale dei Missionari di San Carlo Borromeo – Scalabriniani esprime piena solidarietà alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti e al suo presidente, Mons. Timothy Broglio, per la loro chiara posizione in difesa della dignità e dei diritti dei migranti.
In una lettera indirizzata a Mons. Broglio, Padre Leonir Chiarello, Superiore Generale della Congregazione, insieme a Padre Horecio Carlos Anklan, Superiore Provinciale della Provincia di San Carlo Borromeo e a Padre Giovanni Battista Bizzotto, Superiore Provinciale della Provincia di San Giovanni Battista, hanno manifestato forte preoccupazione per le recenti misure restrittive, che colpiscono chi cerca rifugio e nuove opportunità di vita.
“Abbiamo seguito con profonda apprensione la decisione dell’amministrazione Trump di intensificare le deportazioni di massa, autorizzando persino le forze dell’ordine a eseguire retate in chiese, ospedali e scuole, luoghi che la tradizione umana e cristiana riconosce come rifugi sacri per i bisognosi. In questo contesto, ci uniamo alla vostra voce per ribadire che la protezione dei migranti e dei rifugiati non è un’opzione, ma un dovere morale”, ha affermato Padre Leonir Chiarello.
Da 138 anni, i Missionari Scalabriniani operano al fianco dei migranti negli Stati Uniti e in altri 35 Paesi, accompagnandoli nei percorsi di integrazione attraverso parrocchie, centri di accoglienza e assistenza legale e pastorale. “Conosciamo i volti di questi uomini, donne e bambini. Sappiamo delle loro notti insonni, delle paure per il domani, delle lacrime versate per le famiglie divise. Ma sappiamo anche della loro forza, della loro voglia di lavorare, del loro desiderio di contribuire al bene comune”, ha continuato Padre Leonir Chiarello.
Accogliere e governare i flussi migratori con giustizia e umanità è una necessità imprescindibile. “La Chiesa riconosce il diritto e il dovere degli Stati di regolamentare le migrazioni, ma filtrare non significa respingere indiscriminatamente. Un’affluenza incontrollata può creare instabilità sociale, ma una chiusura cieca alimenta solo sofferenza e ingiustizia. Le politiche attuali rischiano di trasformare le famiglie in bersagli, di marginalizzare ulteriormente i più deboli e di minare la coesione della società americana”, ha sottolineato Padre Leonir Chiarello.
Da decenni, i Missionari Scalabriniani partecipano attivamente al dibattito sulle politiche migratorie statunitensi, attraverso il Center for Migration Studies di New York (CMS) e lo Scalabrini International Migration Network (SIMN), promuovendo una governance che tenga insieme legalità, diritti e inclusione.
Richiamando il passo biblico della Genesi, Padre Leonir Chiarello ha ricordato che la domanda di Dio a Caino – “Dov’è tuo fratello?” – interpella le coscienze di oggi. “Oggi la voce dei migranti respinti, perseguitati, deportati, risuona nelle nostre coscienze. Non possiamo restare indifferenti e chiudere i nostri cuori alla sofferenza di chi bussa alle nostre porte”.
In tutto il mondo i Missionari Scalabriniani portano avanti l’insegnamento di San Giovanni Battista Scalabrini, che vedeva in ogni migrante un fratello e una sorella da accogliere, proteggere e accompagnare. Con questo spirito, la Congregazione intende rafforzare la collaborazione con la Chiesa americana, lavorando insieme alla Conferenza Episcopale e alle diocesi in cui è presente per costruire percorsi di integrazione che garantiscano dignità e diritti, offrendo alternative concrete alle politiche di chiusura.
Nel rinnovare la propria vicinanza alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, la Direzione Generale dei Missionari Scalabriniani ribadisce il proprio impegno concreto e sinodale per una società più giusta e solidale, con la certezza che il Signore non abbandona chi opera per la giustizia.
Dal Memoriale della Shoah un monito per ricordare
‘Il Memoriale della Shoah’; ‘Il Giardino dei Giusti’; ‘Il Seme’, comunità per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati, sono le tre sedi dell’iniziativa ‘L’arcivescovo ti invita’, con la quale l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha proposto agli adolescenti tre occasioni per ‘uscire’ dall’ambito parrocchiale e visitare, in sua compagnia, luoghi emblematici del capoluogo lombardo.




























