Tag Archives: cura

Papa Francesco: la speranza di Cristo va annunciata

“Vi do il benvenuto e sono felice che siate riusciti a organizzare questo vostro pellegrinaggio in questo Anno Giubilare, incentrato sulla speranza. E’ un Anno in cui Dio vuole concederci grazie speciali”: con questo saluto papa Francesco ha accolto i bambini ospiti della Clinica di Oncologia Pediatrica di Wrocław in Polonia.

Il papa ha espresso loro la gioia per questo incontro: “Mentre venivo a incontrarvi, sentivo una gioia nel cuore perché abbiamo la possibilità di donarci speranza e amore a vicenda, gli uni agli altri. E c’è anche un altro motivo: voi, cari bambini e ragazzi, per me siete segni di speranza. E perché? Perché sono sicuro che in voi è presente Gesù. E dove c’è Lui, c’è la speranza che non delude! Gesù ha preso su di sé le nostre sofferenze, per amore, e allora anche noi, attraverso il suo amore, possiamo unirci a Lui quando soffriamo”.

Questa è l’amicizia offerta da Gesù: “E questa è una prova di amicizia. Voi lo sapete: quando si è veramente amici, la gioia dell’altro è anche la mia gioia, e il dolore dell’altro è anche il mio dolore. Una volta Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici’. Anche voi siete amici, voi siete i suoi amici, e potete condividere con Lui gioie e dolori”.

Un’altra prova dell’amicizia di Gesù sono i genitori: “E un’altra prova dell’amicizia di Gesù verso di voi è l’amore e la presenza costante dei vostri genitori, è il sorriso gentile e tenero dei medici, degli infermieri, dei fisioterapisti, che vi curano e lavorano per migliorare la vostra salute, perché non perdiate i vostri sogni e le vostre speranze.

Anch’io vi chiamo amici: voi siete amici! E vorrei chiedervi di aiutarmi a servire la Chiesa. E come? Offrendo, qualche volta, le vostre preghiere, le vostre sofferenze per le intenzioni del Papa”.

Infine ha invitato a pregare per quei bambini che non hanno l’opportunità di curarsi: “E poi vi invito a pregare insieme a me per quei bambini – sono tanti purtroppo! – che non hanno la possibilità di curarsi: sono malati, oppure feriti, e non ci sono medicine, non c’è ospedale, non ci sono medici né infermieri. Ricordiamoci di loro, siamo loro vicini! Cari ragazzi, grazie di essere venuti, siete coraggiosi! E così siete testimoni di speranza per noi adulti e per i vostri coetanei”.

In prima mattinata il papa ha ricevuto i promotori del progetto ‘Écoles de Vie(s)’: “Ogni vita umana ha una dignità inalienabile. Con il vostro impegno, voi proclamate che nessuno è inutile, nessuno è indegno, che ogni esistenza è un dono di Dio da accogliere con amore e rispetto”.

Nel suo ministero Gesù ha sempre accolto gli esclusi: “Questo è ciò che Gesù stesso ci insegna con il suo esempio. Nel suo ministero è sempre andato incontro ai malati, ai rifiutati, a coloro che erano esclusi dalla società del suo tempo. E ha toccato i lebbrosi, ha parlato con gli emarginati e ha accolto con amore coloro che sembravano non avere un posto nella società… Questo è importante: il rapporto con Dio sempre fa rifiorire le persone, sempre!”

Per questo il papa ha elogiato l’azione di questo progetto: “Accogliendo tutti con le loro fragilità e mettendo in relazione un gran numero di attori, voi incarnate quella Chiesa in uscita che ho spesso auspicato, una Chiesa aperta, una Chiesa accogliente, capace di farsi vicina ad ognuno e di curare le ferite di chi soffre, di accarezzare con tenerezza chi è privo di affetto e di rialzare chi è caduto a terra. Pensate che in una sola situazione è lecito guardare una persona dall’alto in basso: per aiutarla a sollevarsi. I giovani in particolare, malgrado i loro limiti, sono ricchi di potenzialità insospettate”.

E’ una questione educativa: “Sono lieto che il vostro progetto si collochi decisamente nella visione dell’educazione proposta nel Patto Educativo Globale: un’educazione integrale che non si limita a trasmettere conoscenze, ma cerca di formare uomini e donne capaci di compassione e amore fraterno”.

Solo in questo modo è possibile la costruzione di una società giusta: “In questo anno giubilare della speranza, vi incoraggio a perseverare con determinazione, perché solo restituendo centralità alla persona umana, integrando le sue dimensioni spirituali, potremo costruire una società veramente giusta e solidale. La vostra iniziativa è una risposta concreta a questa aspirazione: restituisce alle persone, a tutte le persone, emarginate dalla disabilità o dalla fragilità il loro posto all’interno di una comunità fraterna e gioiosa”.

Ed ai responsabili ai responsabili di ‘Congrès Mission’ ha sottolineato che Cristo è ‘nostra speranza’; “La gioia, cari amici, è inseparabile dalla speranza ed è anche inseparabile dalla missione; una gioia che non si riduce all’entusiasmo del momento, ma che nasce dall’incontro con Cristo e ci orienta verso i fratelli. Essere pellegrini significa camminare insieme nella Chiesa, ma anche avere il coraggio di uscire, di andare incontro agli altri. E portare la speranza significa offrire al mondo una parola viva, una parola radicata nel Vangelo, che consola e apre strade nuove”.

E’ stato un invito a ‘portare’ ovunque la speranza cristiana: “Questo significa andare dove gli uomini e le donne vivono le loro gioie e i loro dolori. E’ così che voi portate la speranza, sia nelle vostre comunità sia nei luoghi in cui la Chiesa sembra a volte stanca o ritirata. Grazie per tutto quello che fate, grazie per il vostro dinamismo e il vostro entusiasmo, per la fraternità missionaria che tessete con pazienza e con fede attraverso la Francia…

Ma noi cristiani portiamo una certezza: Cristo è la nostra speranza. Lui è la porta della speranza, sempre. Egli è la buona notizia per questo mondo! E questa speranza (è curioso) non ci appartiene: la speranza non è un possesso da mettere in tasca. No, non ci appartiene. E’ un dono da condividere, una luce da trasmettere. E se la speranza non si condivide, cade”.

E’, quindi, stato un invito ad incoraggiare i giovani: “I giovani sono i primi pellegrini della speranza! Hanno sete di significato, di autenticità e di incontri veri. Ma state attenti, cercate che i giovani si incontrino con gli anziani, perché anche gli anziani sono testimoni della speranza. I giovani, quando vanno dagli anziani, ricevano qualche missione speciale. Fate questo lavoro, che è molto importante. Aiutate i giovani a scoprire Cristo, perché Cristo è la risposta.

Aiutateli a crescere nella fede, a osare scelte coraggiose e a diventare anch’essi discepoli missionari di Gesù, testimoni viventi del Vangelo. Trasmettete loro l’audacia di sognare un mondo più fraterno e accompagnateli, affinché diventino artigiani di speranza nelle loro famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro”.

(Foto: Santa Sede)

A Latina grande partecipazione  al Concerto di Natale dell’associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’

Si è tenuto,  sabato scorso, nella splendida cornice della Chiesa Santa Domitilla, a Latina, il tradizionale Concerto di Natale, organizzato dall’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario di Sua Santità Papa Francesco, che ha condiviso con tutta la comunità di Latina tale evento pastorale ed artistico, caratterizzato dall’esecuzione di prestigiosi brani musicali, accompagnati da immagini altamente significative. Il Concerto è stato eseguito dalla Banda Musicale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, diretta dal Maestro Donato Di Martile ed ha visto la partecipazione del Soprano Minji Kang e del tenore Francesco Grollo, quale ospite d’onore.

Diversi gli ospiti e diverse le Autorità presenti, tra cui Vittoria Ciaramella, Prefetto di Latina, il Senatore Riccardo Pedrizzi, le Forze di Polizia, il Comandante dei Vigili del Fuoco, il Sindaco di Latina, Matilde Celentano, impossibilitata a partecipare, ha fatto pervenire parole di condivisione, attraverso il Consigliere Simona Mulé. Tale iniziativa si inserisce nell’attività di Fundraising dell’Associazione, il cui obiettivo è di aiutare i bambini poveri ed ammalati.

Grande rilievo rivestono i progetti dell’Associazione ed, in particolare, l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, già realizzato, che accoglierà 300 bambini e garantirà loro l’assistenza familiare nonché una casa dove trovare cure e protezione, accompagnandoli fino alla crescita per un adeguato sviluppo educativo, l’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’, primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia, in fase di realizzazione che garantirà le cure medico-sanitarie adeguate e specialistiche sia ai bambini dell’orfanotrofio, sia agli altri bambini, nonché l’accompagnamento delle donne durante tutto il periodo della gravidanza e post parto, la Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana, denominata ‘Fratello’, che offre pasti, ogni giorno, a 5000 famiglie egiziane e il progetto denominato ‘Salus’, che consiste nell’attuazione di cliniche mobili finalizzate a visitare e a curare i bambini poveri in quelle zone dell’Egitto in cui mancano le strutture sanitarie.

Papa Francesco guarda con fiducia ai progetti suindicati, sorretti dalla pedagogia dell’amore e della pace ed, ancor più, in quanto finalizzati all’educazione ed alla cura dei bambini, nonché al rispetto della loro sacralità: “Saluto tutti i presenti, le Autorità Civili, militari e religiose, gli amici e i soci. Ritrovo, tra voi, molte persone con le quali ho avuto modo di condividere momenti di grande cordialità, stima e rispetto nel periodo del mio servizio a Latina.

E’ stato, quindi, per me un vero piacere poter accogliere la proposta di Monsignor Gaid di organizzare a Latina il tradizionale Concerto di Solidarietà” con queste parole il Prefetto Pierluigi Faloni, Consigliere per i Rapporti Istituzionali e le Relazioni Esterne dell ‘Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ ha voluto formulare  un messaggio di condivisione e di gioia ai presenti,  sottolineando altresì:

“E’ un evento che ci consente di stare insieme per augurarci buon Natale, che, nel contempo, consolida il rapporto che la nostra Associazione ha instaurato con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco,  con il quale condivide principi, valori e unità d’intenti nel portare aiuto ed essere vicina a chi soffre e ha bisogno. Con i  Vigili del Fuoco desideriamo essere una squadra, unita e compatta,  per il raggiungimento del medesimo scopo, che è la tutela della vita. Sebbene in un contesto di festa, oggi torniamo a riflettere insieme su temi rilevanti, che consentono ad una comunità di sentirsi fattiva, pronta a disegnare un futuro migliore, con una progettualità di ampio respiro, come Latina si accinge a fare nel percorso che la porterà a festeggiare i 100 anni dalla sua Fondazione.

La musica ed il canto che hanno risuonato in questa Città e in questa splendida Chiesa fanno  da cornice al messaggio che la nostra Associazione vuole rivolgere a questa collettività. Partecipare, condividere, decidere, fare, per ridare nuova linfa a chi ha perso la speranza e poter riscoprire la gioia di  vivere. Sento, tuttavia, il dovere di ricordare che, nonostante le note problematiche del momento storico che stiamo vivendo, la nostra missione non si è mai fermata, sicché il nostro cantiere ha continuato a crescere.

All’inizio della nostra avventura i nostri progetti si configuravano come sogni da realizzare e speranze in cui credere, dopo quattro anni, sono diventati  realtà, che, giorno dopo giorno, si realizzano grazie anche alla perseveranza e alla forza di un gruppo di persone determinate a raggiungere gli obiettivi  che ci siamo prefissati ed accomunate dall’intento di  ‘fare’, ma soprattutto dall’intento di  ‘fare bene’. Pertanto, la Vostra numerosa presenza, oggi, in questo luogo,  non può che assumere una grande importanza e un grande significato ed essere per me e per tutta l’Associazione motivo di profondo orgoglio. Tutto questo ci dà forza e ci sprona a fare meglio e di più”.

(Foto: Associazione Bambin Gesù del Cairo)

Papa Francesco: la gente è in attesa di speranza

“La gente chiede a Giovanni il Battista: ‘Che cosa dobbiamo fare?’ Che cosa dobbiamo fare? E’ una domanda da ascoltare con attenzione, perché esprime il desiderio di rinnovare la vita, di cambiarla in meglio. Giovanni sta annunciando l’arrivo del Messia tanto atteso: chi ascolta la predicazione del Battista vuole prepararsi a questo incontro, all’incontro con il Messia, all’incontro con Gesù”: papa Francesco ha concluso il viaggio apostolico in Corsica con la messa nella Place d’Austerlitz.

In questa domenica di Avvento il papa ha sottolineato il desiderio alla conversione: “Chi si ritiene giusto non si rinnova. Coloro invece che venivano considerati pubblici peccatori vogliono passare da una condotta disonesta e violenta a una vita nuova. E i lontani diventano vicini quando il Cristo si fa vicino a noi”.

La conversione ha bisogno di gesti concreti: “Giovanni, infatti, risponde così ai pubblicani e ai soldati: praticate la giustizia; siate retti e onesti. Coinvolgendo specialmente gli ultimi e gli esclusi, l’annuncio del Signore ridesta le coscienze, perché Egli viene a salvare, non a condannare chi è perduto. E il meglio che noi possiamo fare per essere salvati e cercati da Gesù, è dire la verità su noi stessi: ‘Signore, sono peccatore’. Tutti noi lo siamo, qui, tutti. ‘Signore, sono peccatore’. E così ci avviciniamo a Gesù con la verità, non con il maquillage di una giustizia non vera. Perché viene a salvare proprio i peccatori”.

Il papa propone alcuni segni di speranza a questa attesa: “Colui che viene è l’Emmanuele, il Dio con noi, che dona la pace agli uomini amati dal Signore. E mentre ci prepariamo ad accoglierlo, in questo tempo di Avvento, le nostre comunità crescano nella capacità di accompagnare tutti, specialmente i giovani in cammino verso il Battesimo e i Sacramenti; e in un modo speciale anche i vecchietti, gli anziani. Gli anziani sono la saggezza di un popolo. Non lo dimentichiamo!”

Inoltre ha rivolto un pensiero ai giovani: “E pensiamo ai giovani in cammino verso il Battesimo e i Sacramenti. In Corsica, grazie a Dio, ce ne sono tanti! E complimenti! Mai ho visto tanti bambini come qui! È una grazia di Dio! E ho visto solo due cagnolini. Cari fratelli, fate figli, fate figli, che saranno la vostra gioia, la vostra consolazione nel futuro. Questa è la verità: mai ho visto tanti bambini.

Soltanto a Timor-Leste erano tanti così, ma nelle altre città non tanti così. Questa è la vostra gioia e la vostra gloria. Fratelli e sorelle, purtroppo sappiamo bene che non mancano tra le nazioni grandi motivi di dolore: miseria, guerre, corruzione, violenze… Questi bambini non sorridono! Hanno dimenticato il sorriso. Per favore, pensiamo a questi bambini nelle terre di guerre, al dolore di tanti bambini”.

E la Chiesa annuncia questa speranza: “La Parola di Dio, però, ci incoraggia sempre. E davanti alle devastazioni che opprimono i popoli, la Chiesa annuncia una speranza certa, che non delude, perché il Signore viene ad abitare in mezzo a noi. Ed allora il nostro impegno per la pace e la giustizia trova nella sua venuta una forza inesauribile.

Sorelle e fratelli, in ogni tempo e in qualsiasi tribolazione, Cristo è presente, Cristo è la fonte della nostra gioia. È con noi nella tribolazione per portarci avanti e darci la gioia. Teniamo sempre nel cuore questa gioia, questa sicurezza che Cristo è con noi, cammina con noi. Non dimentichiamolo! E così con questa gioia, con questa sicurezza che Gesù è con noi, saremo felici e faremo felici gli altri. Questa dev’essere la nostra testimonianza”.

In precedenza,  nell’incontro con il clero ed le consacrate, aveva sottolineato la necessità della cura spirituale: “Perché la vita sacerdotale o religiosa non è un “sì” che abbiamo pronunciato una volta per tutte. Non si vive di rendita con il Signore! Al contrario, ogni giorno va rinnovata la gioia dell’incontro con Lui, in ogni momento bisogna nuovamente ascoltare la sua voce e decidersi a seguirlo, anche nei momenti delle cadute. Alzati, uno sguardo al Signore: ‘Scusami, aiutami ad andare avanti’. Questa vicinanza fraterna e filiale”.

E’ un invito a non trascurare la preghiera: “Ricordiamoci questo: la nostra vita si esprime nell’offerta di noi stessi, ma più un sacerdote, una religiosa, un religioso si donano, si spendono, lavorano per il Regno di Dio, e più diventa necessario che si prendano cura anche di sé stessi. Un prete, una suora, un diacono che si trascura finirà anche per trascurare coloro che gli sono affidati.

Per questo ci vuole una piccola ‘regola di vita’ (i religiosi già ce l’hanno), che comprenda l’appuntamento quotidiano con la preghiera e l’Eucaristia, il dialogo con il Signore, ciascuno secondo la spiritualità propria e il proprio stile. E vorrei anche aggiungere: conservare qualche momento di solitudine; avere un fratello o una sorella con cui condividere liberamente ciò che portiamo nel cuore (un tempo si chiamava il direttore spirituale, la direttrice spirituale); coltivare qualcosa di cui siamo appassionati, e non per passare il tempo libero, ma per riposarci in modo sano dalle stanchezze del ministero”.

Tale cura conduce alla fraternità: “Impariamo a condividere non soltanto le fatiche e le sfide, ma anche la gioia e l’amicizia tra di noi: il vostro Vescovo dice una cosa che mi piace molto, e cioè che è importante passare dal ‘Libro delle lamentazioni’ al ‘Libro del Cantico dei Cantici’. Lo facciamo poco questo. Ci piacciono le lamentazioni!.. Condividiamo la gioia di essere apostoli e discepoli del Signore! Una gioia va condivisa. Altrimenti, il posto che deve prendere la gioia lo prende l’aceto. E’ una cosa brutta trovare un prete con il cuore amareggiato. È brutto… Chiediamo al Signore di mutare il nostro lamento in danza, di darci il senso dell’umorismo, la semplicità evangelica”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Francesco: la cura illumina il futuro

Questa mattina, nella festa di san Giovanni della Croce, papa Francesco ha ricevuto in Aula Paolo VI l’Associazione Italiana contro le Leucemie Linfomi e Mieloma, in occasione per il suo 55^ compleanno, ricordando loro di non dimenticare la solidarietà e la prossimità per superare l’individualismo e ringraziandoli per l’attività di volontariato:

“Grazie per la vostra visita e soprattutto grazie per quello che fate. Oltre a finanziare la ricerca per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma, e lo sviluppo di centri specializzati sul territorio, offrite accoglienza a pazienti e familiari, cure a domicilio e prossimità a tante persone con migliaia di volontari. Prossimità, è una delle qualità di Dio: prossimo, compassionevole e tenero. E voi fate lo stesso: essere prossimi con tanta compassione e tanta tenerezza. Prossimità, non dimenticatevi questo. La vostra è una testimonianza di solidarietà e di vicinanza, ancora più importante in un mondo segnato dall’individualismo”.

Ed ha ‘consegnato’ loro tre parole, di cui la prima è ‘illuminare’, tema al centro del loro incontro, ‘Insieme illuminiamo il futuro: “Infatti la malattia spesso fa precipitare la persona e la sua famiglia nel buio del dolore e dell’angoscia, generando solitudine e chiusura. A livello sociale, è spesso percepita come una sconfitta, qualcosa da nascondere, eliminare: si scartano i malati in nome dell’efficienza e della forza, si emargina la sofferenza perché fa paura e ostacola i progetti”.

E’ stato un invito a mettere al ‘centro’ la persona: “In altre culture addirittura si eliminano i malati, si eliminano, e questo è brutto! Invece, è urgente rimettere al centro la persona malata, con la sua storia, le relazioni familiari, quelle amicali, quelle terapeutiche per trovare senso al dolore e dare risposta ai tanti ‘perché’. Anche quando tutto sembra perduto, è possibile sperare. Ma ci vuole qualcuno che porti un po’ di luce, una fiamma di speranza, con l’amicizia, la vicinanza e l’ascolto”.

Però per mettere al ‘centro’ la persona è necessario il dono: “La seconda parola è dono. Queste persone che portano un po’ di luce sono i “donatori”. La logica del dono è il principale antidoto alla cultura dello scarto. Ogni volta che si dona, la cultura dello scarto viene indebolita, anzi, annullata; e il consumismo, che apparentemente vorrebbe impossessarsi anche delle nostre vite, viene sconfitto da questa logica virtuosa”.

Da qui l’invito a ‘guardare’ la tenerezza di Dio incarnato in Gesù: “Il primo a donarsi è Dio stesso, nel suo amore creatore; è Gesù, nella sua Incarnazione. Tra pochi giorni sarà Natale: guardiamo a quel Bimbo donato al mondo perché tutti possiamo essere salvati. Traiamo forza dalla sua fragilità, conforto dal suo pianto, coraggio dalla sua tenerezza. Ecco di nuovo la parola tenerezza: non dimenticatela!”

Ed infine la piazza per essere accanto alle persone: “La terza parola è piazza. La vostra Associazione è presente nelle piazze, con un’opera di diffusione capillare. E’ l’impegno di non restare chiusi nel proprio orticello a coltivare solo i propri interessi, ma di animare il territorio, di essere segno tangibile, presenza visibile, mai invadente. Nella piazza si manifesta la volontà di stare con la gente, di condividere il dolore, di essere buoni samaritani. Questo è un dono che fate a tutta la società. Siete visibili ma non per voi stessi, per le persone che ne hanno bisogno”.

Ciò permette anche di sostenere la ricerca scientifica: “E così contribuite a sostenere la ricerca scientifica, ad aumentare la conoscenza che fa parte della migliore tradizione sanitaria italiana, e ad assicurare l’attenzione alle persone che hanno bisogno di sentirsi accompagnate nella terapia. Siete un tassello della costruzione di due speranze: speranza della cura, sempre, e speranza della terapia, nelle modalità più aggiornate”.

Inoltre ha incontrato musicisti e cantanti che nel pomeriggio si esibiscono sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, il papa ha sottolineato  l’importanza di questo concerto di Natale: “Il Natale ci ricorda che la speranza è prima di tutto dono di Dio, e che come tale ‘si fonda sulla fede ed è nutrita dalla carità’. Ha bisogno perciò, da una parte, di affondare le sue radici nel terreno fertile della comunione con il Signore e, dall’altra, di crescere e fiorire in scelte concrete d’amore, così da colmare di senso il presente aprendo nuovi orizzonti per il domani”.

(Foto: Vatican News)

Concerto di Natale dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ a favore dei bambini poveri ed ammalati

L’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, il cui presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario di Sua Santità Papa Francesco, ha organizzato, in occasione delle festività natalizie, il tradizionale Concerto di Natale, la cui finalità è quella di condividere con tutta la comunità di Latina un evento pastorale ed artistico, caratterizzato dall’esecuzione di prestigiosi brani musicali, accompagnati da immagini altamente significative.

Il Concerto si terrà sabato 14 dicembre, alle ore 19.00, nella Chiesa Santa Domitilla, a Latina, in Viale Giorgio de Chirico, 8, e sarà eseguito dalla Banda Musicale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, diretta dal Maestro Donato Di Martile, con la partecipazione del Soprano Minji Kang.

Ospite d’onore sarà il Tenore Francesco Grollo. Tale iniziativa si inserisce nell’attività di Fundraising dell’Associazione, il cui obiettivo è di aiutare i bambini poveri ed ammalati.

Grande rilievo rivestono i progetti dell’Associazione ed in particolare l’ Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’ e l’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’ di cui il primo già realizzato ed il secondo in fase di realizzazione. L’Orfanotrofio ‘Oasi della pietà’ accoglierà 300 bambini e garantirà loro l’assistenza familiare nonché una casa dove trovare cure e protezione, accompagnandoli fino alla crescita per un adeguato sviluppo educativo.

Il suddetto progetto caritativo si prefigge la finalità di garantire una vita dignitosa ai bambini disagiati, di sviluppare le loro capacità fisiche, psicologiche, linguistiche e sociali ed anche di offrire le cure necessarie e la formazione adeguata, con l’intento di versare sulle loro ferite l’olio della carità. Non vi é dubbio che, in tal modo, essi diventeranno buoni samaritani nei confronti di chiunque versi in situazioni simili.

L’obiettivo concreto dell’ ‘Oasi della Pietà’ è, dunque, quello di contribuire a migliorare la vita dei bambini orfani e offrire loro una reale opportunità di crescita, di formazione, di sviluppo umano, spirituale, sociale, educativo e professionale. Inoltre, l’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’, il primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia, garantirà le cure medico-sanitarie adeguate e specialistiche sia ai bambini dell’orfanotrofio, sia agli altri bambini, nonché l’accompagnamento delle donne durante tutto il periodo della gravidanza e post parto. Contribuirà, altresì, a garantire una parte del sostegno finanziario necessario per il mantenimento dell’Orfanotrofio.

Occorre evidenziare che il futuro Ospedale è supportato dall’Ospedale Pediatrico ‘Bambino Gesù di Roma’ (OPBG), noto a livello internazionale per le eccellenze in campo pediatrico, che fornirà forme si collaborazione ed assistenza. I due progetti scaturiscono dalla convinzione che nessuna mamma deve trovarsi sola, soprattutto nel periodo della gravidanza, e sono sorretti dall’assoluta consapevolezza che ogni bambina e bambino ha il sacro diritto di avere una famiglia, una casa e una reale opportunità di inserimento nella vita sociale ed umana.

Viene, mediante i due progetti, assicurato ai bambini il diritto di avere la possibilità di ricevere cure quando essi si ammalano, di ricevere educazione, formazione e, soprattutto, affetto e attenzione e il diritto inviolabile di sentirsi amati e difesi.

I progetti suddetti sono i frutti derivanti dalla sottoscrizione del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’ da parte di Sua Santità Papa Francesco e da parte del Grande Imam di Al- Azhar Ahmad Al- Tayyeb, nella città di Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019. Il Presidente dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, mons. Yoannis Lahzi Gaid, desidera ringraziare le Istituzioni, le Autorità, i Soci e tutte le persone che hanno contribuito a realizzare le opere di cui sopra. Papa Francesco guarda con fiducia ai progetti suindicati, sorretti dalla pedagogia dell’amore e della pace ed, ancor più, in quanto finalizzati all’educazione ed alla cura dei bambini, nonché al rispetto della loro sacralità.

Per informazioni relativamente al Concerto: https://bambinogesu- eg.com/confirm- attendance.php

Chiara Griffini: ritessere fiducia contro gli abusi

“Padre, fonte della vita, con umiltà e umiliazione ti consegniamo la vergogna e il rimorso per la sofferenza provocata ai più piccoli e ai più vulnerabili dell’umanità e ti chiediamo perdono. Signore Gesù, Figlio venuto a rivelare la misericordia del Padre, ti affidiamo tutti coloro che hanno subito

abusi di potere, spirituali e di coscienza, fisici e sessuali, le loro ferite siano risanate dal balsamo della tua e della nostra compassione, trovino accoglienza e aiuto fraterno, i loro cuori siano avvolti di tenerezza e ricolmi di speranza. Spirito Santo, fuoco di amore, ti preghiamo per le nostre comunità ecclesiali, chiamate ad impegnarsi in un discernimento profondo sulle proprie omissioni ed inadempienze, siano case accoglienti e sicure e si rafforzi l’impegno di tutti per tutelare i più piccoli e vulnerabili”.

Questa è la preghiera in occasione della Giornata di preghiera  per le vittime e i sopravvissuti agli abusi sul tema della fiducia, ‘Ritessere fiducia’, come scrive nell’introduzione la presidente del ‘Servizio Nazionale tutela minori ed adulti vulnerabili’, dott.ssa Chiara Griffini: “Al cuore di ogni relazione umana, personale o comunitaria, vi è un atto di fiducia. Affidarsi è anche il movimento che anima la fede di ogni uomo e donna credente. In ogni forma di abuso sappiamo esserci invece un tradimento e una rottura nella fiducia, che investe non solo vittima e abusante, ma tutto il contesto in cui ciò accade”.

Mentre l’immagine scelta per il manifesto di questa edizione è la riproduzione di un’ opera di Alberto Burri, ‘Sacco e oro’ realizzata nel 1956, spiegato ancora dalla presidente: “Ritessere fiducia è tentare di ricucire lo strappo, magari ancora aperto e sanguinante, con il filo d’oro della prossimità e della cura, come evocato dal dipinto ‘Sacco e oro’ di Alberto Burri, cosi che possiamo anche noi rivestire ‘di abiti di lino finissimo’ e porre ‘al collo un monile d’oro’ (Gen 41,42)”.

Con la presidente Chiara Griffini partiamo proprio dalle riflessioni proposte da alcune vittime di abusi e da alcuni genitori di ragazzi abusati: “Le riflessioni sono frutto di un cammino che è partito dall’incontro periodico di queste vittime e di familiari di vittime con la Presidenza e la Segreteria generale della Cei. Non sono testi su commissione, sono vita condivisa nel dolore di strappi ancora presenti che hanno aperto una via per la Chiesa italiana, la via della cura ecclesiale e spirituale, richiesta da chi è stato ferito, per un cammino di conversione della Chiesa italiana. I testi rivelano non solo come le ferite non vanno in prescrizione, ma che hanno tempi di rimarginazione lunghi, non prevedibili a tavolino, che vanno oltre i percorsi di giustizia”.

In quale modo è possibile ‘ritessere fiducia’?

“Riconoscendo ciò che la fiducia rappresenta nella vita di una persona, il motore attraverso cui si esprime l’identità umana di essere in relazione, e della Chiesa, la fede come affidamento e facendo tutto quanto è possibile per custodirla e per riparare quando questa viene tradita, mediante la prossimità, la ricerca della verità, la giustizia, la cura”.

Per quale motivo una giornata di preghiera?

“Una giornata di preghiera perché come ci ricorda papa Francesco nella ‘Lettera al popolo di Dio’ la conversione ecclesiale deve passare attraverso una dimensione popolare, fatta di preghiera e attivazione da parte di tutti. Non sarà solo una giornata di preghiera ma anche di sensibilizzazione culturale, perché la preghiera diventi azione concreta di safeguarding (insieme di procedure e pratiche di tutela)  nella Chiesa che alla luce del Sinodo universale e del cammino sinodale della Chiesa italiana non può non essere attenta alle relazioni come cuore della comunità da rilanciare, al rispetto da promuovere e garantire educando ad esso, partendo dalla coscienza, alla responsabilità come perdono, riparazione, custodia del bene-relazionale”.

Come educare alle relazioni?

“Mettendole al centro dei percorsi formativi di coloro che nelle comunità prestano servizio. Educarci per educare. Non solo contenuti e metodologie, ma stile con cui ci si comunica verbalmente e gestualmente, capacità di ascoltare le proprie e altrui emozioni e bisogni per generare consapevolezza, empatia e responsabilità, possibilità di condividere come si è stati in relazione prima di ogni progettazione futura, educarsi all’affidabilità e alla generatività come paradigmi relazionali propri dell’adulto affettivamente maturo, attento ad attuare quelle capacità adeguate alle persone e ai contesti con cui ci si rapporta, integrando ascolto, riflessione, azione”.

In quale modo la Chiesa può ‘guadagnare’ fiducia?

“Attraverso l’accountability come trasparenza e rendicontazione di quanto si sta facendo per prevenire e reagire agli abusi adeguatamente a livello giuridico, morale e umano. E’ la rendicontazione come riconoscimento della fiducia ricevuta quale valore supremo da tutelare che ogni comunità e chiunque è in posizione di autorità dovrebbero fare. E’ la valutazione condivisa del servizio che si sta attuando, dove gli uni si diventa custodi degli altri e insieme ci si interroga e si vigila su come si è fedeli al Vangelo e all’uomo nella ordinarietà dell’esperienza ecclesiale.

E’ concretamente fare tutto ciò che è possibile perché si imparino a riconoscere nei loro segnali prodromici tutte le diverse forme di abuso che possono insidiarsi negli ambienti ecclesiali ed essere capaci di arrestarli prontamente come contesto, in particolare gli abusi spirituali e di coscienza”.

Nel 2010 papa Benedetto XVI nella lettera ai cattolici irlandesi chiedeva un’azione decisa portata avanti con piena onestà e trasparenza: quali azioni sta portando avanti la Chiesa?

“Le azioni come Chiesa italiana passano attraverso l’attivazione della rete territoriale dei servizi diocesani e dei centri di ascolto. I servizi che promuovono sensibilizzazione e formazione sul tema della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nelle comunità parrocchiali e diocesane, contribuendo ad abbattere la barriera culturale intorno a questi temi nelle comunità ecclesiali e anche nella società.

La notorietà dei centri di ascolto come luoghi a cui rivolgersi per segnalare qualunque abuso accada in ambienti ecclesiali e che mettono al centro la persona ferita con i suoi bisogni, a partire da quello di giustizia e verità.

Le rilevazioni annuali e biennali sulla rete attivata fin dal primo sorgere della rete stessa, così da documentarne quanto si sta effettuando e quando manca ancora in totale trasparenza, affidandole a un ente di ricerca universitario che garantisse il rigore scientifico della valutazione e la serietà data a tale aspetto quale parte integrante dell’intero sistema avviato per essere credibile e coerente”.

(Tratto da Aci Stampa)

Oltre l’assistenza: un’amicizia che trasforma la povertà

C’è un’Associazione che da 191 anni è accanto agli ultimi, ai vulnerabili, agli invisibili: la Società di San Vincenzo De Paoli, che in occasione della VIII Giornata mondiale dei Poveri ha deciso di offrire un segno tangibile.

“In tutto il Paese – dichiara Paola Da Ros, Presidente della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV – si moltiplicano le iniziative a favore dei bisognosi: raccolte di alimenti, pranzi ed altre attività da svolgere insieme come le visite ai musei o la partecipazione a spettacoli teatrali. Quest’anno, insieme agli altri membri della Famiglia Vincenziana Italia consegneremo 1.300 zaini contenenti prodotti per la cura e l’igiene personale ed altri generi di conforto alle persone che parteciperanno al pranzo con Papa Francesco in Vaticano domenica 17 novembre”.

Un dono che rappresenta un’opportunità per farsi prossimi all’umanità ferita. Un beneficio tangibile che viene rinnovato, giorno dopo giorno, attraverso la vicinanza di oltre 11.300 soci e volontari che, in tutta Italia, supportano 30.000 famiglie – più di 100.000 persone -. Questo aiuto va oltre l’assistenza materiale, perché i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli incontrano i più fragili visitandoli nelle loro case, negli ospedali, nelle residenze per anziani, nelle strade e perfino nelle carceri. Portano loro un pacco viveri o un sostegno economico che non è il fine dell’incontro, ma solo un mezzo per instaurare una relazione duratura nel tempo.

Perché il vincenziano rappresenta, per chi gli si affida, un punto di riferimento, un confidente, un amico, una guida saggia e non soltanto una persona che eroga servizi. Così il volontario, coinvolgendo le famiglie in un percorso di crescita personale, diventa anche stimolo a migliorarsi e cercare di acquisire nuove competenze da spendere nel mondo del lavoro, ad adottare stili di vita più consapevoli e a ritrovare il proprio posto nella società. “È un modo di aiutare – prosegue la Presidente Da Ros – che non si limita a risolvere una criticità immediata, ma produce cambiamenti e risultati che si mantengono nel tempo”.

Comunione, condivisione, reciprocità, solidarietà sono le parole del corpo semantico Carità che ben racchiude il significato della Giornata mondiale dei poveri. Ogni gesto quotidiano teso verso gli ultimi è un segno di reciproca Carità che eleva non solo l’indigente ma anche chi accoglie la sofferenza dell’altro e tende la mano per condividerla.

Uno scambio che consente di vedere “nei volti e nelle storie dei poveri che incontriamo nelle nostre giornate” (Papa Francesco nel messaggio per l’VIII Giornata mondiale dei poveri) un momento unico e propizio per stare accanto a chi è nel bisogno ed aiutarlo ad elevarsi dalla condizione di povertà, proprio come raccomandava il fondatore della Società di San Vincenzo De Paoli, il beato Federico Ozanam: «L’assistenza umilia quando si preoccupa soltanto di garantire le necessità terrene dell’uomo, ma onora quando unisce al pane che nutre, la visita che consola, il consiglio che illumina, la stretta di mano che ravviva il coraggio abbattuto, quando tratta il povero con rispetto» (da “l’assistenza che umilia e quella che onora”, L’Ere Nouvelle, 1848).

“La Giornata Mondiale dei Poveri è per tutta la Chiesa un’opportunità per prendere coscienza della presenza dei poveri nelle nostre città e comunità, e per comprendere le loro necessità”, afferma Padre Valerio Di Trapani CM, Visitatore della Provincia d’Italia dei Padri della Missione. Il 17 novembre 2024 ogni uomo è chiamato a vivere un momento di riflessione attorno al tema “La preghiera del povero sale fino a Dio” (cfr Sir 21,5) con cui il Papa ha voluto ribadire che i poveri hanno un posto privilegiato nel cuore di Dio, che è attento e vicino a ognuno di loro. 

Per la Società di San Vincenzo De Paoli questo rappresenta la quotidianità: “Accanto ai vincenziani che svolgono la visita a domicilio – conclude la Presidente Paola Da Ros – da nord a sud, le nostre strutture si fanno carico delle sfide sociali più complesse: accoglienza temporanea, condomini, negozi ed empori solidali, mense, dormitori, ambulatori, borse lavoro, laboratori di cucito e cucina, centri per il doposcuola e altre iniziative di sostegno allo studio e persino una stireria solidale”.

Papa Francesco: il Cuore di Gesù apre alla gioia dell’annuncio

“Ci ha amati, dice san Paolo riferendosi a Cristo, per farci scoprire che da questo amore nulla ‘potrà mai separarci’. Paolo lo affermava con certezza perché Cristo stesso aveva assicurato ai suoi discepoli: ‘Io ho amato voi’. Ci ha anche detto: ‘Vi ho chiamato amici’. Il suo cuore aperto ci precede e ci aspetta senza condizioni, senza pretendere alcun requisito previo per poterci amare e per offrirci la sua amicizia: Egli ci ha amati per primo. Grazie a Gesù ‘abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi’.

Per esprimere l’amore di Gesù si usa spesso il simbolo del cuore. Alcuni si domandano se esso abbia un significato tuttora valido. Ma quando siamo tentati di navigare in superficie, di vivere di corsa senza sapere alla fine perché, di diventare consumisti insaziabili e schiavi degli ingranaggi di un mercato a cui non interessa il senso della nostra esistenza, abbiamo bisogno di recuperare l’importanza del cuore”.

Con queste parole papa Francesco inizia l’enciclica ‘Dilexit nos. Sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo’, pubblicata mentre sono in corso le celebrazioni per il 350° anniversario della prima manifestazione del Sacro Cuore di Gesù, nel 1673, a Santa Margherita Maria Alacoque, fino al 27 giugno prossimo.

L’invito dell’enciclica è un ritorno al ‘cuore’: “In questo mondo liquido è necessario parlare nuovamente del cuore; mirare lì dove ogni persona, di ogni categoria e condizione, fa la sua sintesi; lì dove le persone concrete hanno la fonte e la radice di tutte le altre loro forze, convinzioni, passioni, scelte. Ma ci muoviamo in società di consumatori seriali che vivono alla giornata e dominati dai ritmi e dai rumori della tecnologia, senza molta pazienza per i processi che l’interiorità richiede”.

Ed il cuore non è mai stato al centro del pensiero umano: “Si sono preferiti altri concetti come quelli di ragione, volontà o libertà. Il suo significato è impreciso e non gli è stato concesso un posto specifico nella vita umana. Forse perché non era facile collocarlo tra le idee “chiare e distinte” o per la difficoltà che comporta la conoscenza di sé stessi: sembrerebbe che la realtà più intima sia anche la più lontana per la nostra conoscenza.

Probabilmente perché l’incontro con l’altro non si consolida come via per trovare sé stessi, giacché il pensiero sfocia ancora una volta in un individualismo malsano. Molti si sono sentiti sicuri nell’ambito più controllabile dell’intelligenza e della volontà per costruire i loro sistemi di pensiero. E non trovando un posto per il cuore, distinto dalle facoltà e dalle passioni umane considerate separatamente le une dalle altre, non è stata sviluppata ampiamente nemmeno l’idea di un centro personale in cui l’unica realtà che può unificare tutto è, in definitiva, l’amore”.

Però il cuore è importante: “Se il cuore è svalutato, si svaluta anche ciò che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore. Quando non viene apprezzato lo specifico del cuore, perdiamo le risposte che l’intelligenza da sola non può dare, perdiamo l’incontro con gli altri, perdiamo la poesia. E perdiamo la storia e le nostre storie, perché la vera avventura personale è quella che si costruisce a partire dal cuore. Alla fine della vita conterà solo questo”.

Il cuore è importante perché è capace di unire i ‘frammenti’ della vita, cioè di custodire: “Il cuore è anche capace di unificare e armonizzare la propria storia personale, che sembra frammentata in mille pezzi, ma dove tutto può avere un senso. Questo è ciò che il Vangelo esprime nello sguardo di Maria, che guardava con il cuore. Ella sapeva dialogare con le esperienze custodite meditandole nel suo cuore, dando loro tempo: rappresentandole e conservandole dentro per ricordare”.

L’enciclica è un invito ad affidarsi al cuore di Gesù: “Abbiamo bisogno dell’aiuto dell’amore divino. Andiamo al Cuore di Cristo, il centro del suo essere, che è una fornace ardente di amore divino e umano ed è la massima pienezza che possa raggiungere l’essere umano. E’ lì, in quel Cuore, che riconosciamo finalmente noi stessi e impariamo ad amare”.

Il papa chiede di pregare il cuore di Gesù: “Davanti al Cuore di Cristo, chiedo al Signore di avere ancora una volta compassione di questa terra ferita, che Lui ha voluto abitare come uno di noi. Che riversi i tesori della sua luce e del suo amore, affinché il nostro mondo, che sopravvive tra le guerre, gli squilibri socioeconomici, il consumismo e l’uso anti-umano della tecnologia, possa recuperare ciò che è più importante e necessario: il cuore”.

Per questo è necessaria l’adorazione: “La devozione al Cuore di Cristo non è il culto di un organo separato dalla Persona di Gesù. Ciò che contempliamo e adoriamo è Gesù Cristo intero, il Figlio di Dio fatto uomo, rappresentato in una sua immagine dove è evidenziato il suo cuore… E’ indispensabile sottolineare che ci relazioniamo con la Persona di Cristo, nell’amicizia e nell’adorazione, attratti dall’amore rappresentato nell’immagine del suo Cuore. Veneriamo tale immagine che lo rappresenta, ma l’adorazione è rivolta solo a Cristo vivo, nella sua divinità e in tutta la sua umanità, per lasciarci abbracciare dal suo amore umano e divino”.

Si adora il Cuore di Gesù, in quanto è inseparabile da Dio: “Pertanto, ogni atto d’amore o adorazione del suo Cuore è in realtà ‘veramente e realmente tributato a Cristo stesso’, poiché tale figura rimanda spontaneamente a Lui ed è ‘simbolo e immagine espressiva dell’infinita carità di Gesù Cristo’.

Per questo motivo nessuno dovrebbe pensare che questa devozione possa separarci o distrarci da Gesù Cristo e dal suo amore. In modo spontaneo e diretto ci indirizza a Lui e a Lui solo, che ci chiama a una preziosa amicizia fatta di dialogo, affetto, fiducia, adorazione. Questo Cristo dal cuore trafitto e ardente è lo stesso che è nato a Betlemme per amore; è quello che camminava per la Galilea guarendo, accarezzando, riversando misericordia; è quello che ci ha amati fino alla fine aprendo le braccia sulla croce. Infine, è lo stesso che è risorto e vive glorioso in mezzo a noi”.

Ecco il motivo per cui la Chiesa ha scelto il cuore: “Si comprende allora che la Chiesa abbia scelto l’immagine del cuore per rappresentare l’amore umano e divino di Gesù Cristo e il nucleo più intimo della sua Persona. Tuttavia, benché il disegno di un cuore con fiamme di fuoco possa essere un simbolo eloquente che ci ricorda l’amore di Gesù, è conveniente che questo cuore faccia parte di un’immagine di Gesù Cristo. In tal modo risulta ancora più significativa la sua chiamata a una relazione personale, di incontro e di dialogo”.

E’ il cuore l’organo che mette in contatto con Gesù: “Il cuore ha il pregio di essere percepito non come un organo separato, ma come un intimo centro unificatore e, allo stesso tempo, come espressione della totalità della persona, cosa che non succede con altri organi del corpo umano. Se è il centro intimo della totalità della persona, e quindi una parte che rappresenta il tutto, possiamo facilmente snaturarlo se lo contempliamo separatamente dalla figura del Signore. L’immagine del cuore deve metterci in relazione con la totalità di Gesù Cristo nel suo centro unificatore e, contemporaneamente, da quel centro unificatore, deve orientarci a contemplare Cristo in tutta la bellezza e la ricchezza della sua umanità e della sua divinità”.

In conclusione il cuore di Gesù invita alla missione: “Egli ti manda a diffondere il bene e ti spinge da dentro. Per questo ti chiama con una vocazione di servizio: farai del bene come medico, come madre, come insegnante, come sacerdote… Se ti chiudi nelle tue comodità, questo non ti darà sicurezza, i timori, le tristezze, le angosce appariranno sempre.

Chi non compie la propria missione su questa terra non può essere felice, è frustrato. Quindi è meglio che ti lasci inviare, che ti lasci condurre da Lui dove vuole. Non dimenticare che Lui ti accompagna. Non ti getta nell’abisso e ti lascia abbandonato alle tue forze. Lui ti spinge e ti accompagna”.

La missione consiste nell’annuncio dell’amore di Gesù: “In qualche modo devi essere missionario, missionaria, come lo furono gli apostoli di Gesù e i primi discepoli, che andarono ad annunciare l’amore di Dio, andarono a raccontare che Cristo è vivo e vale la pena di conoscerlo… Questa è anche la tua missione. Ognuno la compie a modo suo, e tu vedrai come potrai essere missionario, missionaria.

Gesù lo merita. Se ne avrai il coraggio, Lui ti illuminerà. Ti accompagnerà e ti rafforzerà, e vivrai un’esperienza preziosa che ti farà molto bene. Non importa se riuscirai a vedere dei risultati, questo lascialo al Signore che lavora nel segreto dei cuori, ma non smettere di vivere la gioia di cercare di comunicare l’amore di Cristo agli altri”.

(Foto: Vatican News)

Papa Francesco commemora cardinali e vescovi defunti

Questa mattina papa Francesco ha celebrato nella basilica di san Pietro la messa in suffragio dei cardinali e dei vescovi defunti nel corso dell’anno, sottolineando il valore delle parole di uno dei due ‘ladroni’ crocifissi insieme a Gesù (‘Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno’): “Queste sono le ultime parole rivolte al Signore da uno dei due crocifissi con Lui. Non è un discepolo a pronunciarle, uno di coloro che hanno seguito Gesù per le strade della Galilea e hanno condiviso con Lui il pane nell’Ultima Cena. Invece l’uomo, che si rivolge al Signore, è invece un malfattore. Uno che lo incontra solo alla fine della vita; uno del quale non sappiamo neppure il nome”.

Tali parole sono importanti perché sottolineano il valore della memoria: “Gli ultimi respiri di quest’estraneo, però, nel Vangelo diventano un dialogo pieno di verità. Mentre Gesù è ‘annoverato tra gli empi’, come aveva profetizzato Isaia, si leva una voce inattesa che dice: noi ‘riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male’. E’ proprio così. E questo condannato ci rappresenta tutti, possiamo dirgli il nostro nome, possiamo dargli il nostro nome. Soprattutto, possiamo fare nostra la sua supplica: ‘Gesù, ricordati di me’. Tienimi vivo nella tua memoria”.

E’ stato un invito a ricordare: “Meditiamo su questo atto: ricordati, ricordare. Ricordare significa ‘portare ancora al cuore’ (ri-cordare), rimettere nel cuore. Quell’uomo, crocifisso con Gesù, trasforma un estremo dolore in una preghiera: ‘Portami nel tuo cuore, Gesù’. E non lo chiede con voce straziante, quella di uno sconfitto, bensì con tono pieno di speranza. E questo è tutto ciò che desidera il delinquente che muore come discepolo dell’ultima ora: cerca un cuore ospitale”.

Ricordare significa che Dio ascolta l’uomo: “E questo è tutto ciò che conta per lui, ora che è nudo davanti alla morte. E il Signore ascolta la preghiera del peccatore, fino alla fine, come sempre. Trafitto dal dolore, il cuore di Cristo si apre per salvare il mondo (un cuore aperto, non chiuso): accoglie, morente, la voce di chi muore. Gesù muore con noi, perché muore per noi. Muore con noi, perché muore per noi”.

Dio risponde alla domanda che pone la persona (‘In verità io ti dico, oggi con me sarai nel paradiso’): “Il ricordo di Gesù è efficace, la memoria di Gesù è efficace, perché è ricco di misericordia, per questo è efficace. Mentre la vita dell’uomo viene meno, l’amore di Dio sprigiona libertà dalla morte. Allora il condannato è redento; l’estraneo diventa compagno; un breve incontro sulla croce durerà per sempre nella pace. Questo ci fa riflettere un po’. Come incontro Gesù? O meglio ancora, come mi lascio incontrare da Gesù? Mi lascio incontrare o mi chiudo nel mio egoismo, nel mio dolore, nella mia sufficienza?”

Dio ricorda perché ha misericordia: “La memoria del Signore custodisce infatti l’intera storia. La memoria è custodia. Egli ne è il giudice compassionevole e ricco di misericordia. Il Signore è vicino a noi come giudice; è vicino, compassionevole e misericordioso. Sono i tre atteggiamenti del Signore. Io sono vicino alla gente? Ho il cuore compassionevole? Sono misericordioso?”

Per questo il papa ah ricordato i cardinali ed i vescovi defunti nell’ultimo anno: “Membra elette del popolo di Dio, sono stati battezzati nella morte di Cristo, per risorgere con Lui. Sono stati pastori e modelli del gregge del Signore: possano ora sedere alla sua mensa, dopo aver spezzato in terra il Pane della vita. Hanno amato la Chiesa, ognuno nel suo modo, ma tutti hanno amato la Chiesa: preghiamo perché possano godere in eterno la compagnia dei santi. E noi attendiamo, con ferma speranza, di gioire con loro nel Paradiso”.

Mentre prima della celebrazione eucaristica il papa aveva ricevuto i partecipanti al terzo incontro di ‘Chiese ospedali da campo’, promossi dall’associazione ‘Mensajeros de la Paz’ di p. Ángel García Rodríguez, ricordando tre cose fondamentali affinché una Chiesa sia ospedale da campo: “Prendersi cura dei più vulnerabili è prendersi cura del Signore stesso.

‘Ciò che hanno fatto per uno di questi, l’hanno fatto per me’. Ogni volta che abbiamo l’opportunità di avvicinarci a loro, di offrire loro il nostro aiuto, è l’occasione che abbiamo per toccare la carne di Cristo, perché portare il Vangelo non è una cosa astratta, un’ideologia, che si riduce a indottrinamento. No, la cosa non va lì, ma portare il Vangelo si concretizza lì, nell’impegno cristiano verso i più bisognosi; Esiste una vera evangelizzazione”.

(Foto: Santa Sede)

151.11.48.50