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Cecilia Brighi: nel Myanmar guerra contro l’umanità

Da alcuni mesi nel Myanmar la giunta militare ha intensificato gli attacchi aerei contro i civili, cercando di distruggere i centri abitati che non può controllare, poiché in questi 4 anni dal colpo di stato, decine di migliaia sono i soldati morti, feriti, che si sono arresi o che hanno disertato a favore delle forze della resistenza democratica, rendendo possibile la perdita di controllo di molte basi militari e della maggior parte del territorio, a favore delle forze di opposizione che, nonostante la totale assenza di sostegni internazionali, continuano a lottare per far vincere la ‘Rivoluzione di Primavera’ e costruire uno stato democratico e federale.

Con la strategia ‘brucia tutto, uccidi tutti’, oltre 100.000 abitazioni sono state distrutte dai raid della giunta, provocando 3.600.000 persone sfollate interne, 18.000.000 persone necessitano di assistenza umanitaria e 13.300.000 persone hanno gravi livelli di insicurezza alimentare; oltre 27.694 dissidenti sono stati arrestati, oltre 50.000 sono i morti, di cui oltre 8000 civili, secondo l’Acled che ha affermato come il panorama del conflitto in Myanmar sia ‘diventato il più frammentato al mondo con oltre 2600 nuovi attori non statali, che dal 2021 partecipano al conflitto rappresentando il 21% del totale dei gruppi armati non statali attivi in tutto il mondo’.

Inoltre nell’anno scolastico, iniziato in questo mese, molti bambini non potranno frequentare le lezioni, perché l’aiuto internazionale è inadeguato, come ha dichiarato Abdurahman Sharif, direttore umanitario senior di Save the Children International: “Nonostante l’enorme portata della crisi in Myanmar la risposta della comunità internazionale è stata tristemente inadeguata. In una crisi come quella che sta vivendo il Paese, i bambini hanno bisogno di aiuti salvavita e tra questi di istruzione, che è davvero un intervento salvavita”.

Per capire meglio la situazione nel Myanmar abbiamo chiesto delucidazioni alla segretaria generale dell’associazione ‘Italia-Birmania. Insieme’, Cecilia Brighi: “Dal 1^ febbraio 2021, la giunta militare birmana, tiene sotto assedio il paese. Il suo capo, Generale Min Aung Hlaing è accusato dalla Corte Penale Internazionale di crimini di guerra e contro l’umanità, mentre alla Corte Internazionale di Giustizia è pendente una richiesta di accusa per genocidio nei confronti della popolazione Rohingya.  Il presidente Win Myint, la consigliera di Stato, Aung San Suu Kyi, i membri del governo precedente e decine di migliaia di democratici sono tutt’ora in carcere in condizioni di estrema precarietà, spesso vittime di torture e maltrattamenti. 

La giunta militare ha così posto fine a un decennio di governo semi-democratico. Oltre 3.600.000 sono sfollati interni. L’’UNOCHA ha dichiarato che il numero di persone bisognose in Myanmar arriverà a oltre 20.000.000 entro l’anno. Ovvero più di un terzo della popolazione del Paese. Tra loro 6.300.000 bambini e 7.100.000 donne, che stanno pagando un prezzo straordinario visto che sono spesso vittime di stupri e violenze, usate come arma di guerra. Secondo l’UNDP quasi la metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà rispetto al 27% nel 2017. La giunta militare in realtà controlla solo un terzo del Paese, con le principali città: Yangon, Mandalay e la capitale, Naypyidaw. Nonostante questo, la giunta, non vuole cedere il proprio strapotere, e per potersi legittimare a livello internazionale, ha deciso di organizzare a fine 2025 elezioni politiche illegali, che potranno tenersi solo in alcune città ancora sotto il controllo militare”.

A ciò anche il terremoto non ha risparmiato la popolazione?  

“Il devastante terremoto che ha colpito il cuore del paese  ha causato 4.345 morti, 7,890 feriti e 210 dispersi.  Oltre 300.000 edifici sono stati distrutti come pure quasi 5.000 km di strade e oltre 1.800 scuole, che hanno subito vari gradi di danni strutturali. Ma non basta. La giunta, anziché interrompere la sua brutalità di fronte a tanto immane dolore e disastro, ha continuato a bombardare i villaggi dell’area del sisma e nel resto del paese. . Centinaia di monasteri, pagode e moschee si sono letteralmente sbriciolati o gravemente danneggiati, come pure monumenti storici e culturali. Molti di questi monumenti sono sopravvissuti per centinaia di anni, ma nonostante le richieste, come per le moschee di Mandalay, nel corso degli anni non è stato fatto nessun intervento di messa in sicurezza sismica.

Il Paese non ha un sistema avanzato di allarme e di pianificazione sismica. Pochissimi  sono gli strumenti scientifici operativi,  tanto che le stime iniziali dello slittamento della faglia sono state calcolate utilizzando solo letture di sismografi lontani. La corruzione endemica ha poi autorizzato uno sviluppo urbanistico di cartone, concausa del crollo generalizzato di palazzi e case, compresa la nuova scintillante capitale, crollata come se fosse di burro, perchè pur essendo stata inaugurata nel 2005 è stata costruita senza rispettare alcuna misura antisismica pur sapendo che era al centro di una faglia importantissima. Non solo la giunta bombarda ma vi sono evidenze certe di distrazione degli aiuti umanitari. La corruzione che domina nell’esercito ha fatto il resto”.

Per quale motivo la situazione del Myanmar è invisibile in Occidente?

“Il paese è al centro di straordinari interessi geopolitici da parte di Cina e Russia che intendono controllare il Mar delle Andamane garantendo la sicurezza dei loro traffici commerciali e il controllo militare con un occhio all’Oceano Pacifico che è dietro l’angolo. L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin e il conflitto mediorientale ha distolto l’attenzione globale e se si guarda all’Europa si è ritenuto di non voler disturbare la Cina, nei confronti della quale ci sono enormi interessi commerciali.

Se si aggiunge il fatto che Cina e Russia da sempre hanno bloccato l’adozione di misure vincolanti al Consiglio di Sicurezza Onu, il risultato è una paralisi e una indifferenza molto pericolosa, soprattutto perché ormai i tempi stringono e se la giunta come ha dichiarato intende indire le elezioni per il prossimo dicembre, pur in una parte residuale del paese, il risultato sarà che i paesi ASEAN e Cina,  Russia  e India le ratificheranno, garantendo una nuova legittimità ad una giunta in abiti civili. Oggi e non chi sa quando, l’Europa e i paesi democratici dovrebbero svegliarsi e sostenere con risorse economiche robuste l’opposizione democratica di quel paese.  

Già da gennaio 2026 sarà troppo tardi. In Italia ricordiamo sempre la lotta della resistenza al nazifascismo,  e il coraggio dei nostri partigiani. In Myanmar oggi vi è una situazione simile, una lotta non violenta del Movimento di Disobbedienza Civile e una resistenza armata non solo degli eserciti degli stati etnici ma anche degli oltre 100.000 giovani e ragazze che fanno parte delle People Defence Forces, coordinati dal Governo di Unità Nazionale che, senza aiuti internazionali, sta cercando di sconfiggere la giunta e costruire un paese democratico e federale, nel rispetto delle differenze etniche, religiose e con un ruolo forte delle donne”.

Quali problemi sta causando alla popolazione il congelamento degli aiuti imposto dal presidente statunitense?

“Se per esempio si guarda alla Birmania, nel 2024 USAID aveva destinato al paese sotto una delle più violente dittature al mondo circa 238.000.000 di dollari. Il 47% per aiuti umanitari. Immediati sono stati gli impatti negativi. Gli ospedali che servivano oltre 100.000 persone nei campi profughi in Thailandia hanno sospeso a tempo indeterminato il lavoro. Joe Freeman, ricercatore di Amnesty International per la Birmania ha dichiarato: ‘La decisione ha bruscamente chiuso gli ospedali nei campi profughi, ha messo a rischio di deportazione i difensori dei diritti umani in fuga e ha messo a repentaglio i programmi che aiutano le persone a prevenire le atrocità della giunta, a sopravvivere nelle zone di conflitto e a ricostruire le proprie vite in mezzo alle continue ondate di violenza’.

Il blocco dei fondi a sostegno dei progetti per la promozione della democrazia, pari a 39 milioni ha immediatamente prodotto danni spesso irrecuperabili. Moltissime piccole associazioni locali che beneficiavano dei contributi USA per e la tutela dei dissidenti, il sostegno ai rifugiati interni, l’assistenza sanitaria dei rifugiati interni, sono state costrette a chiudere. I media e le agenzie di stampa indipendenti birmane (dal colpo di stato ad oggi oltre 200 giornalisti sono stati arrestati) sono a rischio di sopravvivenza. Molti media democratici che si erano organizzati al confine tra Thailandia e Birmania sono stati costretti a tagliare personale e stipendi. Ko Nyan Lin Htet, caporedattore della Mekong News Agency, ha affermato che la macchina della propaganda del regime e i media statali cinesi ne trarranno vantaggio; la Cina è sempre in osservazione. Se i media indipendenti si restringono, la propaganda sostenuta dalla Cina si espanderà.

Allora per quale motivo la Cina appoggia la dittatura del Myanmar?

“Come ho accennato prima, la Cina ha straordinari interessi geopolitici, economici e commerciali. Il controllo del Mar delle Andamane, di fronte all’india è un primo motivo. La possibilità di trasportare le merci e il gas verso la provincia dello Yunnan che non ha sbocco al mare è un secondo motivo per il quale ha costruito un gasdotto e oleodotto che attraversa la Birmania. Ora sta realizzando una ferrovia una mega zona industriale e un porto profondo nello Stato Rakhine che dovrebbe avere la possibilità di dual use. Moltissimi sono gli investimenti infrastrutturali e industriali in corso.  

Se si guarda alle terre rare,  la Birmania è uno dei più grandi produttori di alcune terre rare pesanti la cui estrazione nel nord del paese  è stata fino ad oggi in mano alla Cina. Ovviamente il primo problema per Pechino è garantire la stabilità del paese che è alle sue porte.  Per questo sta attuando la politica dei due forni. Da una parte, quella prevalente, sostiene la giunta, ma aiuta anche alcuni gruppi etnici che vivono alla sua frontiera e oggi sostiene le elezioni illegali  per  rafforzare la giunta, visto che i paesi democratici sono deboli, divisi e scarsamente interessati ad avere una Birmania democratica”.

Quale spazio occupa la questione dei diritti umani nel Myanmar in Occidente?

“La questione dei diritti umani in generale gode di una attenzione altalenante e spesso legata ad approcci ideologici e vecchi come un vecchio approccio antimperialista legato agli USA che oggi bisogna ammettere con Trump alla Casa Bianca ha motivo per ritornare sulla cresta dell’onda, mentre poco si guarda alle  aggressive politiche predatorie di Cina e Russia soprattutto in Africa, ma non solo”.

E’ possibile assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini contro l’umanità?

“Come si è visto recentemente anche chi è accusato di genocidio o di crimini di guerra ottiene spesso un salvacondotto per viaggiare indisturbato, anzi viene rispedito a casa tranquillamente. Bisognerebbe lavorare per una revisione e rafforzamento del sistema multilaterale e per un maggiore riconoscimento internazionale e un migliore funzionamento della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia. Stiamo invece scivolando verso quello che Cina e Russia vogliono: Un sistema multipolare, dominato dalle autocrazie e da paesi vassalli, che ha l’obiettivo di sgretolare le regole internazionali, soprattutto quelle legate ai diritti umani.

Ci dovremmo tutti svegliare prima che sia troppo tardi.

I diritti conquistati non sono inviolabili e soprattutto non sono garantiti per sempre. Quindi bisognerebbe mettere al centro delle politiche europee la dimensione sociale, dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. Maggiore coesione europea, voto a maggioranza, saranno centrali, senza dimenticare però che serve anche una politica di sicurezza e difesa comune. Comune e non moltiplicata per 27. Solo una Europa più forte e coesa sarà in grado di tutelare quanto abbiamo conquistato sino ad oggi  sul terreno dei diritti umani”.

(Tratto da Aci Stampa)

Attentato di Damasco: il papa esprime vicinanza

“Domenica scorsa è stato compiuto un vile attentato terroristico contro la comunità greco-ortodossa nella chiesa di Mar Elias a Damasco. Affidiamo le vittime alla misericordia di Dio ed eleviamo le nostre preghiere per i feriti e i familiari. Ai cristiani del Medio Oriente dico: vi sono vicino! Tutta la Chiesa vi è vicina! Questo tragico avvenimento richiama la profonda fragilità che ancora segna la Siria, dopo anni di conflitti e di instabilità. E’ quindi fondamentale che la comunità internazionale non distolga lo sguardo da questo Paese, ma continui a offrirgli sostegno attraverso gesti di solidarietà e con un rinnovato impegno per la pace e la riconciliazione”.

A conclusione dell’udienza generale di mercoledì scorso papa Francesco Leone XIV, a conclusione dell’udienza generale, ha espresso preoccupazione per la situazione tra Iran e Israele, auspicando che ci si adoperi per seguire ‘la via del dialogo, della diplomazia, della pace’, con l’invito ad ascoltare il profeta Isaia: “Si ascolti questa voce, che viene dall’Altissimo! Si curino le lacerazioni provocate dalle sanguinose azioni degli ultimi giorni. Si respinga ogni logica di prepotenza e di vendetta e si scelga con determinazione la via del dialogo, della diplomazia e della pace”.

Infatti domenica 22 giugno a Damasco è stata compiuta una strage durante una messa celebrata nella chiesa greco-ortodossa di Mar Elias. La chiesa colpita è uno dei luoghi di culto più frequentati della comunità greco-ortodossa di Damasco. E l’attentato rappresenta uno dei più sanguinosi contro un luogo di culto cristiano negli ultimi anni, riaprendo ferite di una comunità che ha già sofferto persecuzioni, emigrazione forzata e isolamento sociale nel contesto della guerra civile iniziata nel 2011.

In una dichiarazione di lunedì 23 giugno, l’Assemblea degli Ordinari cattolici della Terra Santa, con sede a Gerusalemme, ha espresso “profondo sgomento e profonda riprovazione» per quanto accaduto. Non esiste alcuna giustificazione per il massacro di innocenti, tanto meno in un luogo sacro”.

I vescovi cattolici hanno denunciato l’attentato come ‘un crimine contro l’umanità e un peccato davanti a Dio’: “Non esiste alcuna giustificazione (religiosa, morale o razionale) per il massacro di innocenti, tanto meno in uno spazio sacro. Una tale violenza, sotto il pretesto della fede, è una grave perversione di tutto ciò che è sacro. E’ un atto di indicibile malvagità, un crimine contro l’umanità e un peccato davanti a Dio”.

Richiamando il Documento sulla fraternità umana, firmato ad Abu Dhabi nel 2019 l’Assemblea dei vescovi cattolici hanno sottolineato il dovere di protezione dei luoghi di culto: “La protezione dei luoghi di culto (sinagoghe, chiese e moschee) è un dovere garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi e dagli accordi internazionali. Ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli con assalti violenti, attentati o distruzioni, è una deviazione dagli insegnamenti delle religioni”.

Questa non è fede: “Condanniamo fermamente questo atto barbarico e rifiutiamo le ideologie che cercano di giustificare la violenza in nome della religione. Estendiamo le nostre più sentite condoglianze al Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente ed esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le comunità cristiane della Siria, che hanno sopportato anni di persecuzioni e sfollamenti e che ora si trovano ad affrontare una nuova paura e insicurezza”.

Ed hanno chiesto ‘misure’ per tutelare la libertà religiosa dei cristiani: “Chiediamo alle autorità siriane di prendere tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la libertà dei cristiani in tutto il Paese, affinché possano vivere in sicurezza e contribuire pienamente alla vita della loro patria”.

Per questo Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha attivato una raccolta fondi per fornire aiuti di emergenza alle vittime e sostenere le comunità cristiane duramente colpite. Infatti ACS è impegnata da anni in Siria con numerosi progetti a favore delle comunità cristiane di varie confessioni, in particolare con il Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia, suo storico partner. La Fondazione supporta la ricostruzione dei luoghi di culto, le attività pastorali e interventi umanitari urgenti, con l’obiettivo di garantire la presenza cristiana in un Paese segnato da anni di conflitto.

In questa drammatica fase, ACS rinnova il proprio appello alle autorità competenti affinché intensifichino gli sforzi per proteggere tutte le comunità religiose in Siria. La Fondazione si unisce inoltre all’invito urgente di Sua Beatitudine il Patriarca Giovanni X a tutelare i luoghi sacri e a porre fine a ogni forma di violenza.

(Foto: Vatican News)

Denise Amerini: il gioco d’azzardo incide sulla salute dei minori

Il comparto del gioco di azzardo ha raggiunto la cifra di € 160.000.000.000 giocati in Italia nello scorso anno, arrivando quasi a raggiungere la spesa alimentare. A fronte di questo e di un aumento dei casi patologici in carico e stimati ci si aspetterebbe un intervento a tutela della salute dei cittadini e delle cittadine, con una riduzione reale dell’offerta di azzardo online e fisico e una regolamentazione che fornisca strumenti di prevenzione e contrasto alle dipendenze.

Invece no, è la denuncia della campagna ‘Mettiamoci in gioco’, che segnala un’ulteriore legalizzazione del gioco d’azzardo: “Siamo molto preoccupati per il contenuto della bozza di decreto legislativo sul riordino del settore azzardo ‘fisico’. La bozza istituisce la distinzione tra punti gioco certificati e non. La differenza tra i due risiede nella formazione del personale”.

Ma questo non è l’unico neo della bozza: “La bozza prevede anche punti gioco non certificati, introducendo per questi una distanza di 200 metri dai punti sensibili che essa stessa individua, riducendoli solo alle scuole secondarie di secondo grado e ai SerD (Servizio per le Dipendenze patologiche, ndr.). Viene, quindi, ridotta la distanza anche per questi punti gioco, rispetto alla stragrande maggioranza delle leggi regionali vigenti, in più viene drasticamente ridotto il numero di luoghi sensibili”.

Un’altra questione denunciato dalla Campagna riguarda il rapporto con la criminalità ed il gioco d’azzardo online: “Non c’è traccia, così come era già accaduto per il riordino del gioco d’azzardo online, di una riduzione della pericolosità dei giochi, così come non ci sono provvedimenti per quei giochi d’azzardo che risultano più facilmente infiltrabili dalla criminalità organizzata.

Ancora una volta gli interessi della lobby dell’azzardo prevalgono sulla salute pubblica e per mantenere l’entrata erariale, che sappiamo essere ben poco rispetto al volume di denaro che circola nell’azzardo, si continua a lasciare spazio a possibili e concrete infiltrazioni criminali, anche di tipo mafioso, come diverse inchieste giudiziarie hanno ampiamente dimostrato”.

Alla responsabile dei coordinamenti territoriali della campagna ‘Mettiamoci in Gioco’, Denise Amerini, chiediamo il motivo per cui c’è preoccupazione per la possibile riforma sul gioco d’azzardo: “La preoccupazione è tanta, visto quanto è accaduto in questi anni. Il decreto legislativo 41/2024, ‘Disposizioni in materia di riordino del settore dei giochi, a partire da quelli a distanza’, è intervenuto esclusivamente sul gioco d’azzardo on line, con misure che fin da subito abbiamo contestato, a partire dalle parole utilizzate: si parla di gioco pubblico a distanza, di gioco di abilità, e la parola ‘azzardo’ non compare mai, quando è dimostrato che è l’azzardo a produrre dipendenza. Si parla di gioco responsabile, attribuendo al comportamento della singola persona le eventuali conseguenze in termini di perdita di controllo e di dipendenza.

Sappiamo come sia difficile, per una persona che sta sviluppando comportamenti a rischio di dipendenza, riconoscerlo, e come le tipologie di gioco d’azzardo siano studiate e concepite per essere sempre più additive. A questo provvedimento ha fatto seguito la legge di bilancio, che ha soppresso l’osservatorio sul GAP (Gioco d’Azzardo Patologico, ndr.) istituito presso il ministero della salute, strumento importante di conoscenza e indirizzo, ed ha abrogato le norme che prevedevano un fondo specifico di € 50.000.000 annui per la prevenzione, cura e riabilitazione del GAP.  In più, ha stabilizzato la quarta estrazione settimanale di lotto e superenalotto, aumentando di fatto l’offerta, e prorogato le concessioni in essere, invece di procedere con l’indizione di nuove gare”.

Un altro punto controverso riguarda la distanza delle sale da gioco dai luoghi ‘sensibili’: cosa si prevede?

“Oggi, la proposta di legge di riordino del gioco fisico interviene sulla distanza dai luoghi sensibili, identificati esclusivamente nelle scuole secondarie di secondo grado e nei SerD, ridotta a 200 metri, e solo per i punti gioco non certificati. Si vanifica il lavoro di molte amministrazioni locali, che sono intervenute stabilendo distanze minime e limitazioni orarie, con un indubbio effetto positivo rispetto allo sviluppo di patologie da dipendenza.

La proposta interviene anche sugli orari di chiusura, introducendo due fasce orarie differenziate per esercizi certificati e non, con poche ore di chiusura nella giornata, permettendo l’apertura per tutta la notte, fino alle ore 5 del mattino. Provvedimenti sbagliati, che non vanno affatto nella direzione necessaria, di riduzione e regolamentazione dell’offerta, indispensabili per prevenire le gravi conseguenze sociali ed economiche dell’azzardo e la patologia da dipendenza”.

Ulteriore punto riguarda i punti di gioco certificati: quale distinzione corre tra punti gioco certificati e non?

“La distinzione risiede esclusivamente nella formazione del personale. Già oggi, però, la stragrande maggioranza delle leggi regionali prevede la formazione obbligatoria per il personale: la proposta non aggiunge nulla in termini di qualificazione”.

Per quale motivo sono previste le sale slot anche vicino ai luoghi sensibili?

“Premesso che i luoghi sensibili vengono drasticamente ridotti, l’azzeramento delle distanze si basa sull’assunto, molto caro ai gestori, che i cosiddetti distanziometri non servano a nulla. In assenza di una normativa complessiva, questi non sono certo misure risolutive, ma, laddove applicate, hanno dimostrato la loro efficacia, confermata dagli operatori dei servizi. Allontanare l’offerta dai luoghi sensibili, e ridurre l’offerta, è un concreto disincentivo, soprattutto per quei giocatori che ancora non hanno sviluppato una patologia conclamata”.

Quale volume ha il gioco d’azzardo?

“Le gravi carenze della legislazione in materia hanno fatto esplodere un settore che nel 2023 ha registrato una raccolta di € 147.000.000.000, e nel 2024, in assenza ancora di dati definitivi, si attesterà intorno ad € 160.000.000.000. Doveroso sottolineare che l’80% dei profitti è dato dai giocatori patologici”.

Quanto incide nei minori e nei soggetti fragili il gioco d’azzardo?

“Una recente ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità dice che fra i ragazzi fra i 14 anni ed i 17 anni, i giocatori problematici, che giocano ogni giorno, sono il 4%, e che quelli a rischio importante sono il 5,9%. Il 40% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di non aver mai avuto controlli, nei bar, nelle tabaccherie, ma anche nelle sale da gioco. Sono dati complessivamente in crescita, e ricordiamo che per i minorenni l’azzardo è vietato. Sempre i dati del CNR ci dicono che gioca il 47% degli indigenti, il 56% delle persone con reddito medio/basso, l’80,2% dei lavoratori saltuari o precari”.

Quale vantaggio ha lo Stato nella promozione di questa riforma?

“Quello che si afferma, è che senza i proventi dell’azzardo non si chiuderebbero i bilanci dello Stato, che sono soldi importanti per la finanza pubblica. Ma, come sappiamo, a fronte di una raccolta di € 147.000.000.000 nel 2023, soldi sottratti all’economia reale, allo Stato ne sono andati € 11.000.000.000. Una percentuale molto bassa. E nessuno quantifica i costi in termini di salute individuale e collettiva, in termini sociali, di impoverimento delle persone, e in termini di lotta alla criminalità, che, come dimostrano i dati della Commissione antimafia e della DIA (Direzione Investigativa Antimafia, ndr.), trova nell’azzardo legale terreno fertile e privilegiato per il riciclaggio”.

Il presidente Mattarella: ricordare è un sentimento civile

Sono trascorsi 76 anni dal 27 gennaio 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, una data che l’Assemblea dell’Onu decise di ricordare ogni anno, istituendo nel 2005 il Giorno della Memoria, per fare in modo che quel dramma non si ripeta mai più, come ha detto papa Francesco al termine dell’udienza generale di ieri: “Ricordare è una espressione di umanità, ricordare è segno di civiltà, ricordare è condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità,… State attenti a come è incominciata questa strada di morte, di sterminio, di brutalità”.

Da Napoli il card. Sepe chiede la protezione di san Gennaro

Sabato scorso si è ripetuto a Napoli il prodigio del ‘miracolo’ di san Gennaro: l’annuncio della liquefazione del sangue è stato dato alle 10.02 in un Duomo vuoto per la festa del santo, per le misure anti Covid-19: “Con gioia e commozione il sangue del nostro santo patrono è sciolto”. Il compimento del rito è considerato di buon auspicio per Napoli e tutta la Campania.

8 febbraio giornata mondiale di preghiera e di riflessione contro la tratta

Il denaro che alimenta la tratta delle persone è ‘macchiato di sangue’: così si è espresso papa Francesco nel videomessaggio mensile per le intenzioni di preghiera per denunciare la piaga del traffico di persone: ‘Il denaro dei loro affari sporchi, subdoli, è macchiato di sangue’.

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