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Papa Leone XIV: varcate la soglia delle ‘cose nuove’

“E’ per me una grande gioia rivolgermi a voi in questa Università Cattolica dell’Africa Centrale, luogo di eccellenza per la ricerca, la trasmissione del sapere e la formazione di tanti giovani. Esprimo la mia gratitudine alle Autorità accademiche per la loro calorosa accoglienza e per il loro costante impegno al servizio dell’educazione. E’ motivo di speranza che questa istituzione, fondata nel 1989 dall’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale, sia un faro al servizio della Chiesa e dell’Africa, nella sua ricerca della verità e nella promozione della giustizia e della solidarietà”: .nel pomeriggio papa Leone XIV ha incontrato il mondo universitario nell’ateneo cattolico dell’Africa centrale a Yaoundé, individuando nel continente africano ‘il lato oscuro’ delle devastazioni causate ‘dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare’ per le tecnologie.

E’ uno sprone per le università a diventare comunità di ricerca: “Oggi più che mai è necessario che le Università, a maggior ragione gli Atenei cattolici, divengano vere e proprie comunità di vita e di ricerca, che introducano studenti e docenti a una fraternità nel sapere, «per fare esperienza comunitaria della gioia della Verità e per approfondirne il significato e le implicazioni pratiche. Ciò che il Vangelo e la dottrina della Chiesa sono chiamati oggi a promuovere, in generosa e aperta sinergia con tutte le istanze positive che fermentano la crescita della coscienza umana universale, è un’autentica cultura dell’incontro, una cultura anzi, possiamo ben dire, dell’incontro tra tutte le autentiche e vitali culture, grazie al reciproco scambio dei propri rispettivi doni nello spazio di luce dischiuso dall’amore di Dio per tutte le sue creature”.

Citando san Newmann il papa ha esortato il corpo docente universitario ad essere un luogo per l’amicizia: “Difatti, mentre molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia, l’Università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione. Alle sue origini, nel Medioevo, i suoi iniziatori le diedero come meta la Verità”.

Ed anche l’Africa può contribuire a realizzare questa nuova amicizia: “Carissimi, l’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare. Nel vostro magnifico Continente la ricerca è particolarmente sfidata ad aprirsi a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali. Ed oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede all’interno degli scenari culturali e delle sfide attuali, così da farne emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti, specialmente in quelli più segnati da ingiustizie, diseguaglianze, conflitti, degrado materiale e spirituale”. 

Riprendendo il motto dell’Università il papa ha sottolineato il compito della formazione delle coscienze: “La grandezza di una Nazione non può essere valutata solo in base all’abbondanza delle sue risorse naturali e neppure per la ricchezza materiale delle sue istituzioni. Infatti, nessuna società può prosperare se non si fonda su coscienze rette, educate alla verità. In questo senso, il motto della vostra Università: ‘Al servizio della verità e della giustizia’, vi ricorda che la coscienza umana, intesa come il santuario interiore ove uomini e donne si scoprono interpellati dalla voce di Dio, è il terreno su cui poggiare le fondamenta giuste e stabili per ogni società.

Formare coscienze libere e santamente inquiete è condizione affinché la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare una ricerca di Dio sempre ulteriore, mai sazia”.

Ecco l’invito a sperimentare ‘cose nuove’ con particolare riferimento ai giovani: “I cristiani, e in modo del tutto speciale i giovani cattolici africani, non devono avere paura delle “cose nuove”. In particolare, la vostra Università può formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare. Non guardate dall’altra parte: è un servizio alla verità e all’intera umanità. Senza questa fatica educativa, l’adattamento passivo alle logiche dominanti verrà scambiato per competenza, e la perdita di libertà per progresso”.

E’ un invito ad essere ‘reali’: “Ciò vale tanto più in rapporto alla diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale, che organizzano sempre più pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali. Come ogni grande trasformazione storica, anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale.

Negli ambienti digitali, strutturati per persuadere, l’interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l’incontro reale, l’alterità delle persone in carne e ossa viene neutralizzata e la relazione ridotta a risposta funzionale. Carissimi, voi invece siete persone reali! Anche la creazione ha un corpo, un respiro, una vita da ascoltare e da custodire. ‘Geme e soffre’ come ognuno di noi”.

E’ un invito particolare a non vivere in una bolla: “Quando la simulazione diventa norma, l’umana capacità di discernimento si atrofizza e i nostri legami sociali si chiudono in circuiti autoreferenziali che non ci espongono più al reale. Viviamo allora come dentro bolle impermeabili le une alle altre, ci sentiamo minacciati da chiunque sia diverso e ci disabituiamo all’incontro e al dialogo. Così dilagano polarizzazione, conflitti, paure, violenza. Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità”.

In ciò consiste la responsabilità dell’Università Cattolica: “E’ proprio in quest’ambito che l’Università cattolica ha il dovere di assumere una responsabilità di primo piano. Non si limita, infatti, a trasmettere conoscenze specialistiche, ma forma menti capaci di discernimento e cuori disposti all’amore e al servizio. Prepara soprattutto i futuri dirigenti, i funzionari pubblici, i professionisti e gli altri futuri attori sociali a svolgere con rettitudine gli incarichi che saranno loro affidati, a esercitare le loro responsabilità con probità, a inserire la loro azione in un’etica al servizio del bene comune”.

In questo processo è fondamentale il ruolo degli insegnanti: “Perciò vi incoraggio a incarnare i valori che desiderate trasmettere, anzitutto la giustizia e l’equità, l’integrità, il senso del servizio e della responsabilità. L’Africa e il mondo hanno bisogno di persone che si impegnino a vivere secondo il Vangelo e a mettere le loro competenze al servizio del bene comune. Non tradite questo nobile ideale! Oltre che guide intellettuali, siate modelli il cui rigore scientifico e la cui personale onestà educhino la coscienza dei vostri studenti”.

Per questo ha chiesto agli africani di liberarsi dalla corruzione: “L’Africa ha infatti bisogno di essere liberata dalla piaga della corruzione. E per un giovane tale consapevolezza deve consolidarsi fin dagli anni della formazione, grazie al rigore morale, al disinteresse e alla coerenza di vita dei propri educatori e insegnanti. Giorno dopo giorno, ponete le fondamenta indispensabili per la costruzione di una coerente identità morale e intellettuale. Testimoniando la verità, specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode, create un ambiente in cui l’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana”.

(Foto: Santa Sede)

L’omertà dei buoni’ nel nome delle armi

Era ciò che più dispiaceva a Norbert Zongo, giornalista del Burkina Faso barbaramente ucciso a causa del suo impegno per smascherare la violenza della menzogna nel suo Paese. Temeva l’omertà dei buoni, il loro colpevole silenzio, più che le azioni dei malvagi. Difficile dargli torto, soprattutto dopo la pubblicazione del recente rapporto realizzato dall’Istituto di Ricerca sulla Pace di Oslo. L’anno scorso, nel mondo, sono stati registrati 61 conflitti, divisi in 36 Paesi. L’Africa resta il continente più toccato con 28 conflitti che implicano almeno uno Stato. Seguono l’Asia, il Medio Oriente, l’Europa e le Americhe. Il numero dei morti è stato, sempre secondo il documento, di circa 129.000.

L’omertà appare come una forma di solidarietà tra consociati, volta alla copertura di condotte delittuose celando l’identità di chi ha commesso un reato o comunque tacendo circostanze utili per le indagini. In altri termini possiamo parlare di riserbo assoluto per complicità, spesso per timore di vendetta. Norbert Zongo non aveva torto a temere l’omertà dei buoni, consociati a proteggere soprattutto la propria innocua e banale tranquillità di vita. Essa non va confusa con chi è preso come ostaggio dai gruppi armati che operano nel Sahel, designato come il teatro della violenza di gruppi “islamisti” militanti, più letale in Africa per il quarto anno consecutivo. Si parla di 10.400 morti.

Resta da evidenziare, rispetto all’aumento dei conflitti armati nel mondo, la lista aggiornata dei Paesi produttori di armi che – non casualmente – sono membri del Consiglio di (In)Sicurezza delle Nazioni Unite “per grazia divina”: Stati Uniti (43 per cento della produzione mondiale), Francia, Russia, Cina e Regno Unito. In questo ambito l’omertà diventa assoluta e coinvolge i partiti politici, i sindacati, la società civile, i credenti, i cittadini qualunque e le autorità religiose. Si coprono condotte delittuose come l’anti-etico e vergognoso aumento delle spese per gli armamenti che coinvolge Paesi e continenti senza differenze politiche, ideologiche o religiose.

L’amico Ouoba di Makalondi, a un centinaio di chilometri da Niamey, non ha potuto raggiungere la capitale perché gli autisti temono attacchi dei gruppi armati. Qualche giorno fa un veicolo è stato bruciato e la gente viaggia ormai solo con la scorta armata. Droni, aerei, blindati, nuove reclute formate alla guerra e armi per combattere e “neutralizzare” il nemico sembrano l’unica narrazione del momento nel Paese. Lo ribadisce peraltro anche il testo del nuovo inno della Confederazione degli Stati del Sahel: «Soldati lo siamo tutti… Intrepidi e sovrani… per la parola e per le armi… col sangue e il sudore tu scriverai la storia». Come comprovato dall’esperienza, proprio questa è una storia che si ripete da troppo tempo. Come abbandonare definitivamente il mito della violenza sacrificale?

Spezzare la copertura di azioni delittuose, ossia l’omertà dei buoni non è impossibile. Un esempio è il celebre discorso d’addio del caporedattore del New York Times, John Swinton, nel 1880. Affermò che i giornalisti non sono altro che «marionette e vassalli di magnati che si nascondono dietro la scena. Tirano le fila e noi danziamo… Il lavoro del giornalista consiste nel distruggere la verità, mentire senza limiti, pervertire i fatti e gettarsi ai piedi di Mammona: siamo delle “prostitute intellettuali”». L’omertà era spezzata.

Intanto l’amico Ouoba scrive in un sms che farà di tutto per arrivare domani a Niamey.

Papa Francesco prega per la pace in Ucraina

Al termine dell’udienza generale odierna nell’aula Paolo VI papa Francesco ha chiesto di recitare una preghiera composta dall’arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia, per la pace in Ucraina, la cui guerra è giunta al 20^ giorno, mentre l’esercito russo sta preparando un’invasione anche dal mare:

Camille Eid: in Afghanistan è fallita la democrazia

Ad un mese dal ritiro degli eserciti occidentali dell’Afghanistan i taleban hanno scoperto un’altra delle loro carte, ripristinando le esecuzioni dei condannati per omicidio e le amputazioni delle mani e dei piedi dei condannati per furto, applicando con severità le pene previste dalla sharia, come Arabia Saudita e Iran.

A Kabul torna il terrore

I membri del Consiglio di sicurezza Onu hanno invitato “a intensificare gli sforzi per fornire assistenza umanitaria all’Afghanistan e a tutte le parti per consentire l’accesso immediato, sicuro e senza ostacoli alle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e ad altri attori umanitari che forniscono assistenza, anche attraverso le linee di conflitto, per garantire che l’assistenza raggiunge tutti i bisognosi”.

Papa Francesco rinnova lo Stato Vaticano

“Secondo la Costituzione conciliare ‘Lumen Gentium’, nella Chiesa tutti sono chiamati alla santità e hanno ugualmente la bella sorte della fede per la giustizia di Dio; infatti, ‘vige tra tutti una vera eguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il Corpo di Cristo’.

Papa: Cristo risorto è gioia che si annuncia

“In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: ‘Salute a voi!’. Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: ‘Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno’. Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto… Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi”.

Conversazione Costantiniana sul rapporto tra la Fede e la Legalità con Raffaele Cantone

Il dott. Raffaele Cantone, Procuratore della Repubblica in Perugia, sarà ospite relatore di una Conversazione Costantiniana sul rapporto tra la Fede e la Legalità, curata dalla Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, che si svolgerà online martedì 19 gennaio 2021 alle ore 17.00.

Per Libera aumenta la corruzione nella sanità

Negli ultimi tre anni il 13% degli episodi corruttivi ha riguardato il settore della sanità, perché dall’inizio della pandemia al 17 novembre, secondo Autorità nazionale anticorruzione (Anac), sono stati messi a bando per affrontare la crisi sanitaria oltre € 14.000.000.000. A fronte di questa enorme cifra le stazioni appaltanti hanno comunicato soltanto importi aggiudicati per € 5.055.000.000.

Papa Francesco prega per chi è spaventato dalla pandemia e non reagisce

La settimana, che precede quella Santa, è aperta dalla Messa in streaming da Santa Marta, in cui papa Francesco ha pregato per chi è spaventato dal coronavirus e non è capace di reagire: “Preghiamo oggi per tanta gente che non riesce a reagire, rimane spaventata per questa pandemia, che il Signore li aiuti a alzarci a reagire per il bene di tutta la società e comunità”.

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