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Papa Leone XIV ringrazia chi annuncia il Vangelo
“Come sapete, ogni mese, dopo attento discernimento, i miei predecessori ed io abbiamo condiviso con voi diverse intenzioni che riguardano le sfide che l’umanità deve affrontare, nonché la vita e la missione della Chiesa. Sono grato per i vostri sforzi di diffonderli alle decine di milioni di persone in questa rete mondiale che ogni giorno presentano tali bisogni dinanzi a Dio. Questa preghiera non è estranea all’opera evangelica del Corpo di Cristo, bensì ne è parte integrante”: lo ha detto papa Leone XIV durante l’incontro con i rappresentanti della Rete Mondiale di Preghiera del Papa.
La sottolineatura importante è il fatto che tale preghiera è nel ‘Cuore di Cristo’: “La spiritualità del vostro apostolato di preghiera è radicata nel Cuore di Gesù, che vi permette di conoscere nostro Signore più intimamente e di essere più compassionevoli ed empatici mentre offrite il vostro sostegno orante per quanti sono nel bisogno. A tale riguardo, il vostro percorso di formazione, Il Cammino del Cuore, è una guida utile per come vivere questa spiritualità nella vita quotidiana. E’ mia speranza che attraverso il vostro apostolato continuiate ad aiutare i battezzati a comprendere che sono amici e apostoli di Cristo”.
L’incontro è stato un incoraggiamento a dare più diffusione alla Rete, specialmente tra i giovani: “Vi incoraggio inoltre a promuovere una partecipazione ancora più grande a questa Rete, che unisce differenti culture, lingue e carismi nella missione comune. E’ particolarmente importante invitare i giovani a partecipare, di modo che possano costituire la prossima generazione di intercessori per i bisogni del mondo intero. Poiché molti di loro sono alla ricerca di una relazione più profonda e personale con Gesù Risorto, il vostro Movimento Eucaristico Giovanile può essere un cammino particolarmente fecondo per aiutarli a crescere in un’intimità più profonda con nostro Signore”.
Poi ha incontrato i vescovi del Perù in visita ‘ad limina apostolorum’, che è combinata con l’anniversario della canonizzazione di san Turibio de Mongrovejo: “Mi appare provvidenziale che questa visita si svolga nel quadro del 300° anniversario della canonizzazione di san Turibio de Mogrovejo. Voi, cari fratelli, siete frutto del seme evangelico che questo santo vescovo piantò in quelle terre. Perciò desidero proporvi che, sostenuti dal suo esempio, leggiamo con sguardo di fede la realtà che oggi affrontiamo, che è stata ben descritta nei resoconti che mi avete fatto pervenire. Siate certi che sono stati letti con attenzione”.
Ed ha ripreso un consiglio dei primi missionari in America con l’invito a vivere ‘alla maniera degli Apostoli’: “Vivere così significa, anzitutto, custodire e promuovere l’unità e la comunione. Gli Apostoli, sparsi nel mondo, restavano uniti in uno stesso sentire e in una stessa missione. Anche oggi, la credibilità del nostro annuncio passa per una comunione reale e affettiva tra i pastori, e tra questi e il popolo di Dio, superando divisioni, protagonismi e ogni forma di isolamento”.
Ciò è stato ricercato sempre da san Turibio: “Una comunione come quella che ricercava san Turibio promuovendo i Concili di Lima. Questo incontro è un segno eloquente della comunione viva che ci unisce nella fede e nella missione, e mi permette di accogliere con gratitudine l’adesione a Cristo e al Successore di Pietro che voi esprimete nel vostro ministero”.
Una sfida per annunciare la Parola di Dio: “Al tempo stesso, le sfide attuali esigono una rinnovata fedeltà al Vangelo, che deve essere annunciato in maniera integra. San Turibio non proclamò una parola propria, ma una Parola ricevuta, confidando nella sua forza trasformatrice. Quella stessa fedeltà ci chiede oggi un annuncio chiaro, coraggioso e gioioso, capace di dialogare con la cultura senza perdere l’identità cristiana”.
Ciò significa vivere come gli Apostoli: “Vivere alla maniera degli Apostoli implica anche una dedizione totale al ministero che ci è stato affidato. Essi non hanno risparmiato nulla per sé, giungendo fino al martirio. In questa stessa linea si situa la testimonianza di san Turibio, che affrontò pericoli e sofferenze per un solo motivo: amore per le anime, per portare l’amore di Cristo fino ai luoghi più inaccessibili”.
Nel ricordo del suo impegno missionario in Perù li ha ringraziati: “Cari fratelli nell’episcopato, il Perù occupa un posto speciale nel mio cuore. Lì ho condiviso con voi gioie e fatiche, ho imparato la fede semplice della sua gente e ho sperimentato la forza di una Chiesa che sa attendere anche in mezzo alle prove. Per questo grande affetto, vi incoraggio a far fruttificare nell’oggi della Chiesa in Perù l’eredità che avete ricevuto dai santi Turibio, Rosa, Martino e Giovanni, tra tanti altri.
Vi ringrazio per questo incontro e per tutto ciò che fate affinché la Buona Novella risuoni in ogni cuore. Vi affido all’intercessione materna della Santissima Vergine Maria della Mercede e vi imparto volentieri la Benedizione Apostolica, che estendo ai sacerdoti, alla vita consacrata e a tutto l’amato popolo peruviano, specialmente a quanti hanno più bisogno di forza e consolazione”.
(Foto: Santa Sede)
XIV Domenica del Tempo Ordinario: Tutti apostoli nella chiesa del Signore!
Gesù aveva scelto i Dodici come suoi collaboratori; nel Vangelo oggi si parla di 72 discepoli che Gesù invia a due a due a predicare ed annunciare il suo messaggio di amore. Il n. 72 è un numero significativo: secondo la tradizione ebraica il mondo risultava costituito da 72 nazioni; Gesù invia perciò 72 discepoli per convertire il mondo. La Chiesa è per natura una realtà dinamica, è evangelizzatrice, è aperta a tutti i popoli: ‘Come il Padre ha mandato me, dice Gesù, io mando voi; andate in tutto il mondo; la messe è molta, gli operai sono pochi’.
Da qui le istruzioni precise di Gesù: pregate, andate, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; la prospettiva è chiara: la salvezza da realizzare. La missioni assegnata da Gesù alla sua Chiesa è chiara: è una missione itinerante che richiede distacco e povertà; una missione che non mira al proselitismo ma Annuncio della Parola e Testimonianza con la vita. Se la missione è vissuta in questa chiave reca solo gioia.
La conversione delle anime rimane sempre opera divina; voi sarete lieti perchè il vostro nome sarà scritto nel libro della vita. Ogni cristiano è chiamato ad essere un vero missionario e, come tale, deve essere animato non da spirito di conquista ma da spirito di dolcezza, di amore e di pace; l’invio infatti dei 72 discepoli nel mondo presenta la Chiesa come comunità missionaria dove tutti siamo coinvolti in forza del battesimo ricevuto.
La pace annunciata da Gesù è il frutto della sua vittoria sul peccato e sulla morte; essa è portatrice di concordia con tutti gi esseri creati anche sul piano sociale. Questa pace deve regnare nei cuori, nelle famiglie, nella società; una pace che porta al rispetto di tutti e di tutto. Allora solo si è veramente popolo di Dio e si realizza la auspicata pace universale. Da qui la necessità di una riforma di vita integrale: morale, spirituale, religiosa perchè l’uomo salvato da Cristo Gesù possa guardare il cielo come sua patria attuando il comandamento dell’amore: unica legge valida perchè Dio è amore.
Dove regnano egoismo e passioni non si ha il regno dell’amore ma solo un serraglio di lupi: ‘homo homini lupus’; dove regna amore si ha il rispetto di Dio, del prossimo e del creato. Gesù inoltre manda i suoi ‘a due a due’ per evidenziare che la missione affidata da Dio al suo discepolo non è un compito che può assolvere un ‘navigatore solitario’ ma è compito riservato alla Chiesa e solo dove sono due o più riuniti nel nome di Cristo è presente il Signore con la sua grazia. il suo amore, la sua misericordia.
Il Signore esige che si viva in comunione l’uno con l’altro; se ci separiamo, se siamo orgogliosi ed individualisti, l’amore di Dio non è con noi. Il discepolo è uno strumento nelle mani di Dio, che è amore. L’unica forza di cui il discepolo dispone è la fede e con essa la grazia. Gesù aggiunge: ‘Beati i poveri di spirito’, beato chi confida solo in Cristo Gesù vero uomo e vero Dio. La missione alla quale siamo chiamati non è una impresa personale, dalla quale scaturisce carriera e successo; da qui a necessità di una vera autocritica e la conversione all’amore, consapevoli che ‘dei piccoli è il regno dei cieli’.
E’ necessario ridestare il “fanciullo” che dorme dentro di noi, prendere coscienza dei propri limiti per dire a Dio: ‘Padre nostro che sei nei cieli”. Ogni discepolo di Cristo, sacerdote o laico, deve essere un vero missionario di speranza, ma di quella speranza che non delude perché basata su Gesù che disse: ‘le porte degli inferi non prevarranno’.
I 72 discepoli ritornarono meravigliati: ‘Signore, nel nome tuo anche i demoni si sottomettevano a noi’; Gesù rinfranca i suoi e ci dà Maria, sua madre, come ancora di salvezza. La Chiesa tutta prega oggi Maria: ‘Rivolgi a noi, madre, gli occhi tuoi misericordiosi!’
Terza domenica di Pasqua: Pietro è vicario di Cristo Gesù
Gesù, dopo la sua risurrezione, per la terza volta si presenta agli Apostoli. Questi, alquanto sbandati per non avere in mezzo a loro Gesù, decidono di tornare al loro consueto lavoro. Pietro va a pescare, gli altri lo seguono. Avevano lasciato tutto per seguire Gesù, ora la solitudine li avvolge e la ripresa dell’antico lavoro appare l’unica alternativa. Era l’alba quando, dopo avere lavorato tutta la notte inutilmente, si presenta Gesù sulla riva e chiede loro qualcosa da mangiare. Non lo riconoscono e subito rispondono i sette discepoli che erano con Pietro sulla barca: abbiamo lavorato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Gesù li invita a gettare le reti sulla destra e, quasi per incanto, la rete si riempie di pesci.
Gli apostoli erano ancora tristi e delusi; Pietro aveva amaramente pianto per avere rinnegato il suo Signore ma, all’invito dello sconosciuto, quasi per incanto, obbedisce ed ecco la pesca miracolosa: 153 grossi pesci da riempire la barca e le reti non si squarciarono. Irrompe subito una luce nuova: Giovanni riconosce nello sconosciuto, fermo sulla spiaggia, l’amato Maestro, e si rivolge a Pietro dicendo: ‘E’ il Signore’. Gioia e stupore s’intrecciano: la presenza del Signore risorto trasforma il momento: il buio è vinto, il lavoro inutile e la notte insonne lascia il posto ad un nuovo slancio di amore per la certezza che il Maestro risorto è di nuovo in mezzo a loro.
Entrare in relazione con Gesù risorto è la chiave della vera felicità. Inizia il pranzo e Gesù rivolge a Pietro per ben tre volte la domanda: ‘Simone, figlio di Giovanni, mi ami?’; sulla base della triplice affermazione di Pietro: ‘Certo, Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti voglio bene!’, Gesù gli affida la missione: ‘Pasci i miei agnelli, pasci la mie pecorelle’, il compito formidabile di pascere il suo gregge, la sua Chiesa, quanti avrebbero creduto in Lui. L’incontro era avvenuto dove gli Apostoli vivevano e lavoravano; Gesù non disdegna la nostra fatica, il nostro lavoro, ma va oltre: Egli penetra il nostro intimo per offrire la sua misericordia e cogliere il nostro amore.
L’amore con amore si paga: Pietro aveva rinnegato Gesù per ben tre volte, ora, dopo la sua risurrezione, gli offre il suo perdono e gli affida la missione: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Proprio sull’amore Gesù interpella Pietro e, oggi, ciascun discepolo: ‘Simone di Giovanni, mi vuoi bene?’
Debolezza ed infedeltà si possono riscattare solo con l’amore. Il dialogo di Gesù con Pietro sottolinea il bisogno della misericordia divina per guarire le ferite spirituali, le ferite del peccato. Oggi la stessa domanda Gesù rivolge a me, a ciascuno di noi: ‘Mi ami?’ Amiamo Cristo Gesù non a parole ma con i fatti? Come l’apostolo Pietro abbiamo il coraggio di rispondere: ‘Sì, Signore, tu sai tutto; tu sai che io ti amo!’?
Dio ama ciascuno di noi intensamente, ma amore con amore si paga. Quando ci richiama sul nostro comportamento, non ci rifiuta mai, desidera che ci purifichiamo dai nostri errori, rafforziamo le nostre virtù; ci invita alla conversione: ‘Convertitevi’. Così ha fatto con Pietro e gli affidò la missione: ‘Pasci le mie pecorelle’. Amici carissimi non dobbiamo avere paura di aprire il nostro cuore a Gesù; il Cristo ci invita oggi a vivere cristianamente e nell’amore la nostra vocazione qualunque essa sia.
Vivere da cristiani veri è amare, amare è servire. Il vero cristiano non può non rispondere con fermezza e prontezza ai progetti che Dio ha su ciascuno di noi. Sostenuti dall’amore materno di Maria, madre e regina della Chiesa, proclamiamo con le parole e le opere la ricchezza del suo amore misericordioso. Allora e solo allora è Pasqua di risurrezione.
Assisi ha celebrato il decennale di papa Francesco
Nel decimo anniversario dell’elezione di papa Francesco che ha voluto assumere il nome del Santo d’Assisi, sabato 4 marzo si è svolto alla Porziuncola di Assisi un incontro per comprendere questo tratto di strada della Chiesa di Cristo e la celebrazione eucaristica di preghiera per il Pontefice. Presiedendo tale appuntamento il francescano messicano p. Agustín Hernández Vidales, rettore della Pontificia Università Antonianum, ha evidenziato che l’ansia missionaria del primo papa latinoamericano ricorda quella dei primi dodici frati minori, noti anche come i dodici apostoli, che nei primi decenni del XVI secolo sbarcarono in Messico per annunciare il Vangelo.
Papa Francesco: la missione nasce dallo stare con Gesù
Lunedì 28 novembre papa Francesco ha incontrato i membri del Pontificio Collegio Pio Latino Americano, sottolineando che ‘il clericalismo è una forma di mondanità, è una delle peggiori perversioni’. Infatti nel discorso ‘a braccio’ papa Francesco ha ribadito che è necessario “stare con i poveri, con i migranti, con i malati, con i più piccoli e dimenticati della società, per condividere con loro la vita ed annunciare l’amore incondizionato di Dio”.
Pentecoste: ‘Vieni, Santo Spirito!’
L’anno liturgico è scandito da tre feste: Natale, Pasqua e Pentecoste. Si è concluso il tempo pasquale, inizia oggi la Pentecoste, termine greco che significa 50 giorni dalla Pasqua di risurrezione. Una festa già nota anche al mondo ebraico nella quale si celebrava la festa dell’abbondanza del raccolto.
Ascensione di Gesù al cielo: festa della nostra umanità
Oggi in Italia si celebra l’ascensione di Gesù al cielo; la ricorrenza si sarebbe dovuta celebrare il 40° giorno dalla Pasqua, ma in Italia è stata differita alla domenica successiva. Con l’ascensione si conclude il tempo della Pasqua: Gesù esce dallo spazio terreno ed entra, a pieno titolo, nella pienezza della sua gloria.
Kerygma, l’educazione religiosa con il ‘Gioco degli Apostoli’
Si chiama ‘Kerygma!’ ed è il prototipo di un gioco, non ancora in produzione, presentato al ‘Lucca Comics& Games’, il festival del fumetto e del gioco, che si ispira alla narrazione degli Atti degli Apostoli ed è stato creato in collaborazione con l’arcidiocesi di Lucca, Lucca Crea e dV Giochi, da un’idea di Mauro Granducci:
Grecia: l’esarca apostolico invita a gioire per la visita del papa
“Visitarvi mi darà anche l’opportunità di abbeverarmi alle sorgenti antiche dell’Europa: Cipro, propaggine della Terra Santa nel continente; la Grecia, patria della cultura classica. Ma anche oggi l’Europa non può prescindere dal Mediterraneo, mare che ha visto il diffondersi del Vangelo e lo sviluppo di grandi civiltà. Il mare nostrum, che collega tante terre, invita a navigare insieme, non a dividerci andando ciascuno per conto proprio, specialmente in questo periodo nel quale la lotta alla pandemia chiede ancora molto impegno e la crisi climatica incombe pesantemente”.
Domenica XXIX- Una meta: essere grandi nel servizio!
Il brano del Vangelo ha due momenti: l’episodio dei due fratelli Giacomo e Giovanni e la missione di Cristo Gesù che offre la dimensione vera del regno di Dio. Nella prima parte è l’uomo che agisce con le sue candidature, aspirazioni, sogni che evidenziano l’uomo ancora legato alla terra. Lungo questa strada che porta a Gerusalemme c’è di tutto: da una parte Gesù che va a Gerusalemme nella piena consapevolezza che finirà in mano ai suoi avversari, sarà crocifisso e realizzerà la missione affidatagli dal Padre, quella di dare la vita in riscatto per tutti e realizzare il Regno dell’amore.





























