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Papa Francesco benedice le cliniche mobili ‘Salus’ destinate ai bambini ammalati e ai loro familiari in Egitto
Nei giorni scorsi papa Francesco questa mattina ha ricevuto una delegazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, costituita dal presidente mons. Yoannis Lazhi Gaid, già suo Segretario personale, dal Presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dal Presidente della Fondazione Policlinico Universitario ‘Agostino Gemelli’ IRCCS, dal Presidente della Società italiana RI Group, del Presidente della Fondazione Hospitals Without Borders, dal Presidente della Fondazione Fratellanza Umana in Egitto, dai rappresentanti della Società Teladoc e della Società Butterfly e da alcuni membri e benefattori che hanno contribuito a questa iniziativa.
Papa Francesco ha benedetto le due Cliniche Mobili, posizionate in Piazza dei Protomartiri romani, che verranno inviate e messe a disposizione per le cure dei bambini ammalati e vittime della guerra e dei loro familiari, nei posti dove mancano strutture sanitarie. Le due Cliniche Mobili rientrano nell’iniziativa denominata ‘Salus’, promossa dall’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, dalla Fondazione della Fratellanza Umana in Egitto e dalla Fondazione Hospitals Without Borders.
Sua Santità Papa Francesco ha espresso la sua gioia e benedizione verso questa iniziativa: “Ringrazio tutte le persone e gli enti che hanno lavorato e contribuito alla realizzazione di queste due Cliniche Mobili che daranno assistenza e cure a numerosi bambini e ammalati e rispecchiano lo spirito del Documento sulla Fratellanza Umana. Mi fa piacere vedere insieme l’Ospedale Bambino Gesù, il Gemelli, le autorità italiane e altre associazioni e fondazioni a cooperare insieme in questo bel progetto Salus. Vi incoraggio di continuare a sostenere queste concrete iniziative caritatevoli che don Gaid, con voi, riesce a portare avanti. Con affetto saluti tutti voi presenti e le delegazioni dagli USA, dal Regno Unito, dall’Egitto, dall’Argentina e dall’Italia. Il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca sotto il Suo manto materno e per favore pregate per me!”
Mons. Gaid ha espresso la sua gratitudine al Santo Padre e a tutti i benefattori che hanno reso possibile questo progetto che rappresenta una piccola luce in un mondo sconvolto da troppi dolori e sofferenza e sostiene il motto dell’Associazione: “Tutto l’oscurità del Mondo non può spegnere la luce di una piccola candela”. Un’iniziativa che unisce tutti per servire tutti senza distinzione o preferenza nello spirito del Documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune sottoscritto da Sua Santità Papa Francesco il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi.
La notizia è stata diramata in Italia e all’estero dal giornalista Biagio Maimone, Direttore della Comunicazione Associazione Bambino Gesù del Cairo. Dott. Fuad SWEISS, Presidente e Fondatore di (HWB) ha espresso la sua gioia e la sua gratitudine al Santo Padre assicurando l’impegno della (HWB) a proseguire e a collaborare per le altre iniziative umanitarie.
Gli altri progetti dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’ sono l’Orfanotrofio ‘Oasi della Pietà’, che è stato inaugurato il 5 maggio 2024 nella città del Cairo; la ‘Catena dei Ristoranti della Fraternità Umana’, denominata ‘Fratello’, che offre pasti gratuiti per le famiglie bisognose egiziane, inaugurata il 9 gennaio 2024.Il prossimo anno saranno avviati i lavori per la costruzione dell’Ospedale ‘Bambino Gesù del Cairo’, il primo ‘Ospedale del Papa’ fuori dall’Italia.
Alla cerimonia hanno preso parte anche una delegazione egiziana guidata da Sua Eccellenza Nabila Makram, Responsabile della Segreteria tecnica e Direttore esecutivo dell’Alleanza nazionale per il lavoro di sviluppo civile, Sua Eccellenza Mahmoud TALAAT, Ambasciatore della Repubblica Araba di Egitto presso la Santa Sede, S.Ecc. Enas MEKKAWY, Ambasciatrice della Lega Araba a Roma, S.Ecc. Kais Abu Dayyeh, Ambasciatore della Giordania in Italia, S.E. Luciano Pezzoti, Ambasciatore d’Italia in Giordania.
Papa Francesco: missione e sinodalità essenza della Chiesa
“Questo è certamente un giorno di gioia nella lunga storia delle nostre Chiese, perché è la prima volta che il Santo Sinodo della venerabile Chiesa Siro-malankarese Mar Thoma visita la Chiesa di Roma per scambiare l’abbraccio di pace con il Vescovo. Grato per la vostra presenza e per le vostre parole di amicizia, porgo a ciascuno di voi il benvenuto e vi chiedo di trasmettere i miei migliori auguri di buona salute al vostro Metropolita, Sua Beatitudine Teodosius Mar Thoma; così come i miei saluti vanno a tutti i fedeli”: così papa Francesco ha salutato in apertura di settimana i membri del Santo Sinodo della Chiesa Siro-Malankarese Mar Thoma, sorta grazie all’azione evangelizzatrice dell’apostolo Tommaso.
Il papa ha ricordato l’eredità di questa Chiesa: “La vostra Chiesa, erede sia della tradizione siriaca dei cristiani di San Tommaso sia di quella riformata, si definisce giustamente una ‘Chiesa ponte’ tra Oriente e Occidente. Come Vostra Grazia ha sottolineato, la Chiesa Mar Thoma ha una vocazione ecumenica e non è un caso che si sia impegnata ben presto nel movimento ecumenico, stabilendo molti e vari contatti bilaterali con cristiani di diverse tradizioni. I primi incontri con la Chiesa di Roma sono stati ripresi al tempo del Concilio Vaticano II, al quale Sua Grazia Philipose Mar Chrysostom, futuro Metropolita, partecipò come osservatore. E’ l’avvicinamento dei piccoli passi che si fanno”.
Ed ha messo in evidenza le relazioni instaurate: “In questi ultimi anni la Provvidenza ha permesso che si sviluppassero nuove relazioni tra le nostre Chiese. Ricordo in particolare quando nel novembre 2022 ho avuto la gioia di riceverLa, caro Metropolita Barnabas. Questi nostri contatti hanno portato all’avvio di un dialogo ufficiale: il primo incontro si è tenuto lo scorso dicembre in Kerala e il prossimo avrà luogo tra qualche settimana. Mi rallegro per l’inizio di tale dialogo, che affido allo Spirito Santo e che spero possa affrettare il giorno in cui potremo condividere la stessa Eucaristia”.
Tale cammino può avvenire nella prospettiva della missione e della sinodalità, che si realizza attraverso il battesimo: “Riguardo alla sinodalità, è significativo che abbiate voluto compiere questa visita come Santo Sinodo, perché la vostra Chiesa è per tradizione essenzialmente sinodale. Come forse sapete, pochi giorni fa la Chiesa Cattolica ha concluso un Sinodo sulla sinodalità, al quale hanno partecipato anche Delegati fraterni di altre tradizioni cristiane che hanno arricchito le nostre riflessioni. Una delle convinzioni espresse è che la sinodalità è inseparabile dall’ecumenismo, perché entrambi si basano sull’unico Battesimo che abbiamo ricevuto, sul sensus fidei a cui tutti i cristiani partecipano in virtù del Battesimo stesso”.
Quindi è un cammino verso l’unità, che coinvolge le Chiese, riprendendo una frase del vescovo ortodosso Ioannis Zizioulas: “La vostra Chiesa, ne sono sicuro, può aiutarci in questo cammino di sinodalità ecumenica. E mi viene in mente quello che il grande Zizioulas diceva sull’unità dei cristiani. Era un grande quell’uomo, un uomo di Dio. Diceva: “Io so bene la data dell’incontro totale, dell’unione totale fra le Chiese. Qual è la data? Il giorno dopo il giudizio finale”. Così diceva Zizioulas. Ma nel frattempo dobbiamo camminare insieme, pregare insieme e lavorare insieme. All together. All together”.
Per questo la missione non può essere estranea alla sinodalità: “Infatti, sinodalità ed ecumenismo sono inseparabili anche perché entrambi hanno come obiettivo una migliore testimonianza dei cristiani. Tuttavia, la missione non è solamente il fine del cammino ecumenico, ne è anche il mezzo. Sono convinto che lavorare insieme per testimoniare Cristo Risorto sia il modo migliore per avvicinarci.
Per questo, come ha proposto il nostro recente Sinodo, mi auguro che un giorno si possa celebrare un Sinodo ecumenico sull’evangelizzazione, tutti insieme. E questo Sinodo sarà per garantire, per pregare, per riflettere e impegnarsi insieme per una migliore testimonianza cristiana, ‘affinché il mondo creda’. Anche in questo caso, sono certo che la Chiesa Mar Thoma, che porta in sé questa dimensione missionaria, possa offrire molto. Ma tutti insieme, all together”.
Anche nel saluto ai membri del ‘Catholic Philanthropy Network’ il papa ha sottolineato la ‘natura’ del Sinodo: “Recentemente, come sapete, la Chiesa è stata impegnata in un processo di riflessione sulla sua natura di comunità ‘sinodale’, fondata sulla nostra comune dignità di battezzati e sulla corresponsabilità per la sua missione; e questo mentre affrontiamo un momento di cambiamento epocale, con le sue conseguenze per il futuro della famiglia umana.
Sono particolarmente grato del sostegno che date agli uffici della Santa Sede, che cercano di discernere i segni dei tempi e di aiutare la Chiesa universale a rispondere con sapienza, carità e lungimiranza ai bisogni e alle sfide del presente. Al tempo stesso, vi ringrazio per il vostro silenzioso appoggio a tante iniziative che arricchiscono la vita e l’apostolato della Chiesa negli Stati Uniti”.
La giornata ‘papale’ è proseguita con il saluto ai tecnici ed ai partners della Fabbrica di San Pietro: “A proposito, ricordiamo che il nucleo originario della Basilica è la tomba di Pietro, il discepolo che il Signore Gesù ha eletto come primo tra gli Apostoli, affidandogli le chiavi del Regno dei cieli. Lo testimoniano le enormi iscrizioni greche e latine che dall’alto accompagnano i fedeli all’altare della Cattedra.
I lavori in progetto dovranno avere lo stesso scopo: accompagnare gli uomini e le donne di oggi; sostenere il loro cammino di discepoli, sull’esempio di Simon Pietro. Perciò vorrei lasciarvi tre criteri, che guidino la vostra opera: l’ascolto della preghiera, lo sguardo della fede, il tatto del pellegrino. Siano questi sensi, al contempo corporei e spirituali, a ordinare con intelligenza le iniziative da compiere”.
Infine ha chiesto che ci siano i confessori: “E c’è un’altra opera d’arte che si svolge nella Basilica, nascosta: i confessori. Per favore, che ci siano sempre, a portata di mano, i confessori. La gente va, sente qualcosa, anche i non cristiani si avvicinano per chiedere una benedizione… In questo mondo così artistico e bello, c’è anche l’arte della comunicazione personale. E per favore, dite ai confessori di perdonare tutto, tutto! Tutto va perdonato… Perdonare, non tanto predicare; qualche parola si deve dire, ma perdonare; che nessuno vada fuori (senza benedizione)… Date la benedizione sempre a tutti, e coloro che vogliono confessarsi, perdonare tutti, tutti, tutti!”
Infine alla delegazione della diocesi di Aosta ed a quella dei canonici del Gran san Bernardo ha ricordato le caratteristiche dell’arcidiacono di Aosta: “Prima di tutto l’annuncio. Bernardo, arcidiacono della diocesi di Aosta, era un predicatore capace di toccare anche i cuori più induriti, aprendoli al dono della fede e alla conversione”.
Altra caratteristica era l’accoglienza: “L’avventura caritativa che lo avrebbe reso famoso è però legata a un’altra missione affidatagli dall’obbedienza: quella di prendersi cura dei pellegrini e dei viandanti che traversavano i passi alpini vicini al Monte Bianco (valichi che ancora oggi portano il suo nome) per venire in Italia dalla Francia e dalla Svizzera e viceversa, in un cammino di viaggi internazionali. Il viaggio era impervio e comportava il rischio di perdersi, di essere assaliti e di morire tra i ghiacci. Per prendersi cura di queste persone, Bernardo fondò i due noti Ospizi, raccogliendo attorno a sé la vostra comunità di Canonici, che ancora oggi si dedica a tale servizio, fedele al motto: Qui Cristo è adorato e nutrito”.
La terza caratteristica riguarda la pace: “Annuncio, accoglienza e, terzo punto, operatore di pace. Bernardo operatore di pace. L’episodio emblematico, in proposito, è il suo viaggio a Pavia, già malato, per cercare di convincere l’Imperatore Enrico IV a desistere dal proposito di far guerra a Papa Gregorio VII. Fu un viaggio che gli costò la vita. Sarebbe infatti morto poco tempo dopo il ritorno… Promuovere la pace, senza scoraggiarsi, neanche di fronte agli insuccessi. E quanto c’è bisogno anche adesso di questo coraggio!”
(Foto: Santa Sede)
XXXII Domenica Tempo Ordinario: Grazie, Dio grande e misericordioso!
Oggi la Chiesa celebra in tutto il mondo la 74^ Giornata di ringraziamento a Dio; tale ricorrenza ci sollecita a riconoscere il creato e le sue ricchezze come dono di Dio all’uomo, creato a sua immagine; da qui il canto: ‘Laudato sii, o mio Signore’. E’ doveroso essere riconoscenti al Signore per i frutti della terra e del lavoro dell’uomo; da qui il dovere del rispetto dell’ambiente naturale, risorsa preziosa affidata alla responsabilità dell’uomo.
Da qui la necessità di educare al consumo più saggio e responsabile, promuovere la responsabilità personale in ordine alla dimensione sociale dell’uomo, fondata sull’accoglienza, la solidarietà, la condivisione perchè a nessuno manchi il lavoro, il pane, l’acqua e tutte le altre risorse primarie, veri beni universali offerti da Dio all’uomo per il bene i tutti. Dal brano del Vangelo ascoltato si evidenzia come Gesù guarda e critica in modo forte quanto avviene attorno a Lui.
Aspramente evidenzia il comportamento degli scribi e dei farisei ed esorta i Suoi dicendo: ‘Guardatevi dagli Scribi e dai Farisei, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo solo per farsi vedere’. Ciò che Gesù critica è la loro arroganza, ambizione, desiderio di essere serviti, onorati e persino venerati. Gesù li paragona a sepolcri imbiancati, belli di fuori e fradici di dentro.
Gli Scribi e i Farisei erano gente che amavano apparire davanti al popolo come osservanti scrupolosi della legge; gente che si preoccupava di apparire osservante della legge ma dentro, diceva Gesù, sono veri lupi rapaci. La loro vita è solo colma di ipocrisia: divorano il sangue della gente, vere sanguisughe dei poveri e pensano solo al loro portafogli.
Mentre Gesù stava seduto di fronte al tesoro del Tempio, dove la gente entrando gettava monete, evidenzia ai suoi discepoli come molti ricchi signori gettano grosse monete per attirare l’attenzione dei presenti; all’improvviso entrò nel Tempio una povera vedova e gettò nel Tesoro solo pochi spiccioli, frutto di risparmi e sacrifici. Gesù subito chiama i Suoi lodando questa che nella sua povertà era stata la più generosa davanti a Dio.
Gli altri avevano gettato nel tesoro del Tempio ‘parte del loro superfluo’, la vedova nella sua indigenza aveva gettato quanto aveva per vivere. Dio non guarda la quantità ma guarda il cuore. Agli occhi di Gesù quella vedova incarna una logica diversa, quella del Vangelo. Dio legge nel cuore e non sta a pesare l’offerta. Gesù invita ad imitare la povera vedova perchè ogni offerta a Dio deve essere solo espressione di amore e di sacrifici offerti a Dio.
Non fare nulla per essere visto, ammirato, additato; non basare mai la vita sull’apparenza, sull’esteriorità, nè su quello che pensa o potrà pensare la gente; preoccuparsi piuttosto di quello che pensa Dio, che legge nel cuore della sua gente. Verità e mai ipocrisia se vogliamo essere grati a Dio: non sappia la tua destra quello che compie la tua sinistra: aspetta solo da Dio la giusta ricompensa.
Guardarsi sempre da quanti usano la religione per curare i propri affari sfruttando i poveri e gli ingenui. Tutte le parole che finiscono con gli ‘ismo’ sono pericolosi; noi diremmo oggi. guardatevi anche dal ‘clericalismo’: da coloro i quali anche oggi – sacerdoti o laici – vorrebbero usare la religione per curare i propri affari politici o sociali sfruttando i poveri e gli ingenui. Gesù ancora oggi ci invita a guardare il gesto della povera vedova.
Ringrazia sempre Dio per quello che sei, per quello che hai ricevuto dalla bontà divina; ama Dio e il prossimo in nome di Dio e sarai veramente felice. Oggi è la giornata del ringraziamento: con l’episodio della vedova povera Gesù non propone un modello di generosa carità, ma va oltre perchè ci insegna ad avere sempre immensa fiducia in Dio creatore e padre, sicuri che Dio non abbandona mai i suoi figli perchè figli dell’amore. La Vergine Maria, madre di Gesù e nostra, ci accolga sotto il suo manto e ci guidi nel nostro cammino di vita e di testimonianza cristiana.
Finanziata dal GAL ‘Capo di Leuca’ la mensa sociale della parrocchia ‘San Giovanni Bosco’ di Ugento
Tutto pronto per l’apertura della nuova mensa sociale della Parrocchia “San Giovanni Bosco” presso l’Oratorio di Ugento, in via Alcide De Gasperi. Sarà un luogo di incontro e condivisione aperto alla comunità, fortemente voluto dalla parrocchia e dalla Caritas diocesana di Ugento-Santa Maria di Leuca.
Per la realizzazione della mensa sociale è stato determinante un finanziamento a fondo perduto attuato dal GAL Capo di Leuca nell’ambito del PSR Puglia 2014/2020 – Misura 19 – Sottomisura 19.2 – Azione 3: Servizi per la popolazione rurale nel Capo di Leuca – Bando Intervento 3.2 ‘Mense Collettive’ – Piano di Azione Locale ‘Il Capo di Leuca e le Serre Salentine’.
Grazie al bando pubblicato dal GAL Capo di Leuca, infatti, sono state acquistate attrezzature tecnologicamente avanzate: una cucina a 4 fuochi con forno statico a gas, un tavolo in acciaio inox con ripiano e alzatina, una cappa auto aspirante a parete con regolatore di velocità, un forno a microonde con funzione grill, un lavello in acciaio inox a sbalzo con 2 vasche, una lavastoviglie, due armadi refrigerati, 4 tavoli realizzati artigianalmente in legno, e 32 sedie in legno di faggio con seduta impagliata.
La parrocchia ‘San Giovanni Bosco’, nella cittadina meglio conosciuta come ‘l’Oratorio di Ugento’, è la più grande per estensione e numero di abitanti (circa 5000 persone, più di 1400 famiglie) dell’intero paese, che conta 5 parrocchie. Comprende circa metà del territorio di Ugento e circa la metà della sua popolazione. Il 18 settembre 1960 fu inaugurata la ‘Casa del Giovane Mons. Giuseppe Ruotolo’, data che sancisce ufficialmente il varo dell’oratorio, fortemente voluto dal primo parroco mons. don Leopoldo De Giorgi. Questo luogo è stato amato anche da don Tonino Bello, che, pur essendo impegnato nel seminario vescovile, aveva frequenti contatti con l’attività sportiva dell’oratorio.
La parrocchia ha acquistato attrezzature, strumenti, arredi e impianti per allestire una mensa nei locali dell’oratorio a Ugento. La riuscita del progetto sarà possibile grazie al contributo di gruppi di volontari, provenienti anche da altre parrocchie di Ugento, che permetteranno di offrire a tutti un’accoglienza calorosa e rispettosa, facendo funzionare le mense, la cucina e il magazzino al meglio. Questo allevierà le sofferenze del prossimo, soprattutto in questo momento di crisi economica, in cui le persone fragili sono ancora più bisognose di aiuto e conforto.
Il progetto di realizzazione della mensa, oltre alla Parrocchia “San Giovanni Bosco” di Ugento, annovera altri due partner: l’Associazione Sportiva Dilettantistica Eventi e Sport di Ugento e la Società Agricola “Oro del Salento” Srl di Ugento. La prima, attiva da circa 15 anni, ha come finalità lo sviluppo e la diffusione di varie attività sportive senza scopo di lucro. I componenti dell’associazione si adopereranno volontariamente per cucinare e servire nella mensa della parrocchia, con particolare attenzione alla qualità dei cibi e alle azioni in contrasto allo spreco alimentare.
La Società Agricola ‘Oro del Salento’ Srl di Ugento svolgerà anche il ruolo di fornitore di prodotti ortofrutticoli in eccesso alla mensa sociale. “Oro del Salento” è un’azienda del Sud Salento specializzata nella trasformazione di prodotti ortofrutticoli in prodotti alimentari salentini e pugliesi tutti lavorati a mano, dalle olive alle mandorle, dalle olive al peperoncino piccante alle cime di rapa e vini tipici pugliesi.
Presentati gli appuntamenti giubilari
“L’attesa per l’apertura della Porta Santa, il prossimo 24 dicembre, diventa ormai febbrile. E’ una scadenza che darà inizio a un Anno Santo che porterà a Roma milioni di pellegrini. La città si è preparata per offrire un volto ancora più bello di quanto Roma già lo sia e poco alla volta si vedranno scomparire i cantieri che in questi mesi hanno messo a dura prova la pazienza di tutti”: così ha esordito mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per le Questioni Fondamentali dell’Evangelizzazione nel Mondo, presentando gli eventi culturali, concerti e mostre, in programma a Roma prima dell’apertura ufficiale del Giubileo, il prossimo 24 dicembre, e del Padiglione della Santa Sede a Expo Osaka del prossimo anno.
Ed ha scadenzato gli appuntamenti per l’apertura della Porta Santa: “Alle ore 19.00 del 24 dicembre, papa Francesco presiederà la Santa Eucaristia in Piazza San Pietro e a seguire procederà con il rito per l’apertura della Porta Santa. Oltrepasserà per primo la soglia della Porta e inviterà a seguire il suo esempio a quanti giungeranno nel corso dell’Anno, per esprimere la gioia dell’incontro con ‘Cristo Gesù, nostra speranza’. L’annuncio dell’apertura della celebrazione sarà dato da un breve Concerto di campane a opera della Pontificia Fonderia di Campane Marinelli. Le campane sono il suono più caro al popolo e in questo caso diventano l’espressione dell’annuncio gioioso di un evento atteso da tempo e finalmente giunto”.
Mentre nella festa di santo Stefano, quindi il giorno dopo il Natale, papa Francesco si recherà a Rebibbia per aprirvi la Porta santa: “Papa Francesco per primo intende farsi “Pellegrino di speranza” e, in questo modo, come ha scritto nella Bolla, il 26 dicembre, festa di Santo Stefano, sarà nel carcere romano di Rebibbia per aprire anche in quel luogo, simbolo di tutte le carceri sparse per il mondo, la Porta Santa, segno tangibile dell’annuncio di speranza… A partire da questo orizzonte, nelle scorse settimane, abbiamo firmato un’Intesa con il Ministro di Giustizia della Repubblica italiana, l’On. Carlo Nordio, e il Commissario Governativo, l’On. Roberto Gualtieri, per rendere effettive, durante l’Anno Giubilare, forme di reinserimento per diversi detenuti attraverso il loro impiego in attività di impegno sociale”.
Inoltre ha presentato altre iniziative culturali previste in queste settimane prima dell’apertura della Porta Santa: “L’avvicinarsi dell’apertura dell’Anno Giubilare ci spinge a presentare nuove iniziative che consentiranno di immettersi con maggior efficacia nel cammino dell’Anno Santo. Il primo evento sarà il concerto nella sede dell’Auditorium di via della Conciliazione, la prossima domenica 3 novembre, alle ore 18. Per l’occasione l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia eseguirà la Quinta Sinfonia del compositore russo Dimitri Shostakovich (1906-1975), diretta dal Maestro Jader Bignamini, attualmente direttore musicale della Detroit Symphony Orchestra. La Sinfonia, realizzata nel 1937, forse è poco conosciuta al grande pubblico, ma colpisce per la sua intensa drammaticità e apre a un orizzonte di speranza. Presenterà in modo più esteso questo evento il dottor Davide Mambriani.
Il 22 dicembre p.v., alle ore 18.00, presso la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, si potrà assistere al secondo evento musicale. A esibirsi sarà il Coro della Cappella Musicale Pontificia ‘Sistina’ che, sotto la guida del direttore, don Marcos Pavan, eseguirà diverse composizioni polifoniche di Palestrina (1525-1594; di cui il prossimo anno si celebreranno i 500 anni della nascita), Perosi e Bartolucci. Questo momento consentirà di vivere i giorni che precedono l’immediata apertura del Giubileo alla luce di una genuina contemplazione del mistero della fede”.
E dopo la musica anche l’arte: “Mi fa particolarmente piacere annunciare che oltre a questi due momenti musicali ci saranno altri tre eventi espositivi: il prossimo 27 novembre sarà aperta al pubblico, fino al 27 gennaio 2025, la mostra con la ‘White Crucifixion’ di Marc Chagall. Siamo riusciti a ottenere dal The Art Institute di Chicago l’opera così suggestiva e unica, che per la prima volta giunge in Italia, a Roma, e sarà ospitata nel nuovo Museo del Corso – Polo museale, nella sede di Palazzo Cipolla, con ingresso gratuito e libero, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00. Sono particolarmente grato al Direttore James Rondeau per la sua piena disponibilità alla mia richiesta fatta nel giugno scorso e sono certo che troverà un grande riscontro di pubblico…
Il secondo evento vede l’esposizione di alcune rare icone di proprietà dei Musei Vaticani che saranno esposte nella magnifica sagrestia del Borromini nella Chiesa di sant’Agnese a Piazza Navona, dal 16 dicembre al 16 febbraio 2025. Perché un’esposizione di icone? Perché l’icona rappresenta non solo un dipinto. Essa diventa un’autentica scrittura dove leggere la storia della salvezza.
Il simbolismo dell’icona riflette la vita della Chiesa; una storia di tradizioni che di generazione in generazione ha saputo trasmettere non solo la fede, ma insieme ad essa la tecnica, i colori, le sembianze… e quanto serviva per rendere l’icona oggetto di preghiera, di culto e di venerazione. L’icona per questo diventa uno strumento di evangelizzazione universale, evocatrice di una santità che rimanda sempre al mistero centrale della fede. Era necessario che il Giubileo accogliesse anche questa esperienza che è il frutto di due anni di lavoro tra gli esperti.
Il terzo evento sarà la ormai tradizionale Mostra dei 100 Presepi in Vaticano. Nel suggestivo Colonnato del Bernini, sall’8 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025, troverà spazio l’VIII edizione dell’Esposizione internazionale che ogni anno si arricchisce di nuovi Presepi e sempre più numerosa partecipazione. Come si sa, ogni anno un Paese diverso, a seconda del momento storico, diventa partner di questa Mostra. Quest’anno, Anno del Giubileo, sarà Roma ad essere direttamente coinvolta perché per più di dodici mesi sarà al centro dell’attenzione del mondo”.
Infine ha sottolineato la partecipazione della Santa Sede all’Expò di Osaka, in Giappone nel prossimo anno: “Il tema del Padiglione della Santa Sede sarà: ‘La Bellezza porta Speranza’. rappresenta un messaggio universale che si intende condividere con tutti i visitatori. La bellezza è una forza che trasforma, è capace di toccare il cuore delle persone, di risvegliare il desiderio per un mondo migliore.
Abbiamo utilizzato intenzionalmente il verbo ‘porta’ che possiede in questo caso un duplice significato: da un lato, indica un movimento dinamico, perché trasmette l’accesso alla speranza; dall’altro, intende richiamare la Porta Santa del Giubileo, la ‘porta’ che si apre per accogliere chiunque cerchi la pace e la riconciliazione. Sappiamo che abbiamo giocato con un termine difficilmente traducibile in altre lingue; in ogni caso, almeno in italiano veicola il messaggio che si è voluto esprimere”.
Ed ad Osaka sarà esposta anche l’unica opera del Caravaggio presente nei Musei Vaticani: “E’ stato direttamente Papa Francesco a desiderare che l’opera rappresentativa dell’Expo fosse l’unica opera del Caravaggio conservata nei Musei Vaticani: La Deposizione del Caravaggio. Paradossalmente si intende veicolare un messaggio di speranza. Davanti al dramma della morte, sappiamo che esiste la fede nella risurrezione, vita vera e reale che viene donata ai credenti in Cristo”.
Mentre il dott. Davide Mambriani, curatore della rassegna culturale ‘Giubileo è cultura’, per i concerti e le mostre, ha illustrato con dovizia di particolari i concerti e le mostre del giubileo, soffermandosi particolarmente sull’opera artistica di Chagall: “Conservata all’Art Institute of Chicago negli States, la pittura del 1938 intitolata ‘Crocifissione Bianca’ rappresenta un punto di svolta fondamentale per Chagall: è infatti la prima di un’importante serie di composizioni che presentano l’immagine di Cristo come martire e richiamano drammaticamente l’attenzione sulla persecuzione e sulla sofferenza del popolo ebraico negli anni ’30”.
Il dipinto è l’emblema della sofferenza degli ebrei e di Gesù: “Vengono rappresentati conflitti violenti, come l’incendio delle sinagoghe. Al centro dell’immagine, Gesù è raffigurato, crocifisso e simbolicamente rappresentato come ebreo, ornato con uno scialle da preghiera. La Crocifissione Bianca rivela importanti influenze dell’arte italiana del XIV secolo e costituisce un elemento dal valore coloristico importantissimo. Questo dipinto ha legami tematici con la pittura religiosa del Rinascimento, in particolare con le opere di Michelangelo, ma porta anche riferimenti all’elezione della Croce di Rembrandt.
Nella ‘Crocifissione Bianca’, Gesù crocifisso è circondato da tre patriarchi biblici e una matriarca, vestiti con abiti tradizionali ebraici. Ai lati della croce, Chagall ha illustrato la devastazione dei pogrom: a sinistra, un villaggio è saccheggiato e bruciato, costringendo i rifugiati a fuggire in barca, mentre le tre figure barbute sotto di loro, una delle quali stringe la Torah, scappano a piedi. A destra, una sinagoga e l’arca della Torah sono in fiamme, mentre in basso una madre conforta il suo bambino”.
Ed ha concluso sottolineando che l’opera dell’artista russo è una delle più alte espressioni della pittura del secolo scorso: “Insieme a Guernica di Pablo Picasso, la Crocifissione bianca è una delle più eloquenti condanne della guerra e dell’odio del XX secolo ed il suo messaggio è ancora drammaticamente attuale. Il profondo significato spirituale dell’opera permette al visitatore di immergersi in un momento di straordinaria meditazione che renderanno la fruizione dell’opera un momento non solo di eccezionale valore artistico ma ancor più di introspezione e riflessione sul mistero della croce che è arbor vitae e portatore di speranza di redenzione, resurrezione dopo le atrocità e vittoria sulla morte”.
(Foto: Vatican Media)
Presentato il Rapporto Immigrazione ‘Popoli in cammino’
Mercoledì 16 ottobre a Roma è stata presentata la XXXIII edizione del Rapporto Immigrazione ‘Popoli in cammino’, realizzato dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes, sottolineando che sono oltre 5.300.000 i cittadini stranieri residenti in Italia (+3,2% rispetto allo scorso anno), di cui oltre 200.000 hanno conseguito la cittadinanza lo scorso anno ed in media rappresentano il 9% della popolazione residente in Italia. Questa edizione è stata integrata da 4 ricerche inedite, frutto delle reti territoriali dei due organismi pastorali della Conferenza episcopale italiana su lavoro, scuola e appartenenza religiosa.
Tra coloro che hanno conseguito la cittadinanza lo scorso anno, un dato in linea con gli anni precedenti, prevale la modalità di acquisizione ‘altro’ (46,1%) rispetto alla residenza continuativa (45,1%) e al matrimonio con un/a cittadino/a italiano/a (8,8%). Si tratta prevalentemente dei neomaggiorenni nati in Italia.
Lo scorso anno il tasso di occupazione dei lavoratori non-Ue si è avvicinato maggiormente (60,7%) a quello della totalità dei lavoratori (61,5%). Tra il 2019 e il 2023, la domanda di lavoratori immigrati è aumentata significativamente e la quota di lavoratori stranieri sulle assunzioni totali è salita dal 13,6% del 2019 al 19,2% del 2023. I servizi sono l’ambito che ne assorbe di più, e in cui l’aumento delle assunzioni è stato nell’ordine del 58,9%, in particolare, nel settore della cura alle persone e del lavoro domestico (10,6% delle attivazioni). In generale, però, le attivazioni che hanno riguardato i cittadini stranieri sono state come ‘personale non qualificato’; le donne presentano tassi occupazionali inferiori a quello delle italiane e degli stessi lavoratori stranieri e un tasso di disoccupazione più elevato.
Il tasso di occupazione più alto è tra i giovani non comunitari (42%), seguito dai comunitari (38,6%) e dagli italiani (34%). Ma non si tratta necessariamente di un dato incoraggiante: si ricollega, almeno in parte, all’alto tasso di abbandono scolastico (quasi un terzo di loro, lascia prematuramente la scuola, tre volte di più rispetto ai giovani italiani).
A proposito di scuola il totale degli alunni con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2023/2024 è stato di quasi 915.000, e la percentuale dei nati in Italia cresce sempre più fino ad arrivare al 65,4%. Tra le principali difficoltà si segnalano la ridotta frequenza della scuola dell’infanzia; il ritardo scolastico; la difficoltà nel completamento e proseguimento degli studi; l’abbandono scolastico, in particolare dopo la scuola secondaria di primo grado.
L’impatto dei doposcuola diocesani nel supporto alla didattica dei minori stranieri, già strutturato in particolare nel periodo della pandemia, è stato pressoché mantenuto e nel 36% dei casi anche ampliato sia nella tipologia dei destinatari (giovani con un’età media più elevata e maggiore partecipazione delle ragazze), sia per il tipo di supporto offerto.
La popolazione di cittadinanza straniera è nettamente più giovane rispetto a quella italiana: nella prima, la classe di età prevalente è quella fino a 17 anni (20,6%), seguita dalla fascia opposta; ovvero quella dei 60enni e over (10,8%); dai 35-39enni (10,7%) e dai 40-44enni (10,2%). La totalità dei permessi di soggiorno validi fino ai primi 3 mesi del 2024 è di 4.244.521, in leggero aumento dal 2023 (+0,4%). Quanto alle prime dieci nazionalità dei titolari, il primato spetta ancora al Marocco, seguito da Albania e Ucraina. Nella stessa graduatoria riappare al decimo posto la Tunisia, che lo scorso anno era stata sopravanzata dalla Moldavia.
Per quanto riguarda la salute nel 2022, su 7.002.779 dimissioni per acuti registrate, relative sia ai ricoveri ordinari che a quelli in Day Hospital, 6.536.427 riguardavano cittadini italiani e 458.890 cittadini non italiani (il 6,6% del totale). Tra i cittadini stranieri si mostra una predominanza di pazienti provenienti dall’Europa, il 50,7% del totale. I pazienti di origine africana costituiscono quasi un quarto del totale, con il 23,2%, mentre gli asiatici sono il 15,9%.
Le complicazioni legate alla gravidanza, al parto e al puerperio hanno rappresentato la diagnosi principale (24,03% dei casi). Le interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) notificate sono state 63.653 (-4,2% rispetto a quelle notificate nel 2020). Le IVG relative alle donne di cittadinanza straniera sono state il 27% di tutte quelle praticate in Italia (28,5% nel 2020), pari a 17.130. Nel Sistema informativo per il monitoraggio e la tutela della salute mentale (SISM) è riportata la distribuzione per diagnosi degli utenti di nazionalità non italiana che hanno avuto almeno un contatto con i Dipartimenti di salute mentale (DSM), pari nel 2022 a 39.584.
All’inizio del 2024 i cristiani tornano ad incidere sul totale della popolazione straniera iscritta nelle anagrafi dei comuni italiani per il 53,0% sul totale, mantenendo il proprio ruolo di maggioranza assoluta; quello di maggioranza relativa passa per molto poco ai musulmani, col 29,8% d’incidenza (1.582.000). Nella pratica religiosa comunitaria il ruolo dei cattolici immigrati (consacrati e laici, provenienti da Paesi extra-europei e in massima parte più giovani rispetto agli autoctoni) appare fondamentale, sebbene ancora oggi non pienamente espresso, anche a causa del perdurare di alcuni stereotipi sull’immigrazione.
Presentando il rapporto il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha invitato a superare una visione emergenziale: “Spesso assistiamo al perdurare di un approccio orientato soltanto all’emergenza, che trascura promozione e integrazione: dimentichiamo che l’immigrazione, se ben gestita, può essere una risorsa per la società… L’eccessiva politicizzazione del fenomeno migratorio, fondata sulla ricerca del consenso e sulle paure, impedisce la creazione di un sistema di accoglienza autentico e non opportunistico. Ed è invece di questo che abbiamo bisogno, per la sicurezza reciproca, di chi parte e di chi accoglie”.
Mentre il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, ha auspicato che i migranti possano diventare ‘soggetti attivi’ nella società italiana: “Non è possibile realizzare un’efficace e autentica accoglienza dei migranti (né una loro protezione, promozione e integrazione) se si curano solo gli aspetti economici o lavorativi, ignorando le dimensioni sociali e relazionali…
Qualsiasi concezione di accoglienza che concepisse quest’ultima solo come impegno materiale sarebbe una pericolosa riduzione. Un’autentica inclusione della persona migrante può dirsi compiuta quando da ospite (spesso considerato passivo oppure costretto alla passività) diventa soggetto partecipe e attivo, offrendo un contributo personale alla crescita del tessuto sociale, del quale fa parte”.
Manuela De Marco, una delle curatrici del Rapporto, ha evidenziato un aumento dei cittadini stranieri residenti in Italia nel 2024 rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto al calo registrato nel periodo Covid, “con una significativa volatilità nella prevalenza di una nazionalità rispetto a un’altra, che è cartina di tornasole delle vicende politiche che spingono le popolazioni a migrare dai loro Paesi”.
Sul piano del lavoro ha affermato che è in aumento la richiesta anche di operai stranieri qualificati: “Pur continuando a dominare i settori del lavoro domestico, turistico e delle costruzioni e nonostante continui ad essere prevalente l’assunzione con qualifica di operaio qualcosa si sta muovendo: aumenta la richiesta di lavoratori con profili sempre più specializzati ed emerge un fabbisogno di lavoratori stranieri aumentato in 4 anni del 20%, con aumenti importanti anche nel settore dei servizi e dell’industria.
Occorre andare oltre la rappresentazione di una richiesta dell’occupazione straniera che riguarda solo lavori a basso profilo. C’è una richiesta di miglioramento dei profili professionali che dovrebbe essere recepito nei percorsi di formazione per creare un matching virtuoso tra chi cerca lavoro e i datori di lavoro”.
(Foto: Fondazione Migrantes)
Papa Francesco alla Gendarmeria: gli angeli ci proteggono
Ieri pomeriggio papa Francesco ha presieduto all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro la messa per il Corpo della Gendarmeria Vaticana, in occasione della ricorrenza di san Michele Arcangelo, patrono del Corpo della Gendarmeria Vaticana, che ricorre il 29 settembre, chiarendo che la lotta è quotidiana: “La lotta è una realtà quotidiana nella vita cristiana: nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nella nostra Chiesa. Se non si lotta, saremo sconfitti”.
Questa lotta contro il maligno è stata affidata da Dio agli angeli per la protezione dell’umanità: “Il Signore ha affidato questo ufficio principalmente agli angeli: lottare e vincere. Il diavolo cerca sempre di distruggere l’uomo, presenta le cose come se fossero buone, ma la sua intenzione è distruggere.
Per fortuna, abbiamo la certezza di non essere soli in questa lotta, perché il Signore ha affidato agli arcangeli il compito di difendere l’uomo. E gli angeli ci difendono. Tutti abbiamo accanto un angelo che non ci lascia mai soli e ci aiuta a non sbagliare strada. È proprio il ruolo degli angeli. E anche voi, sull’esempio di San Michele Arcangelo, siete come angeli, che custodiscono e sono al servizio”.
Ed ha sottolineato il ‘prezioso’ lavoro della Gendarmeria vaticana: “Il vostro è un lavoro, un prezioso lavoro, ma soprattutto un inestimabile servizio alla Chiesa, per il quale desidero ringraziarvi: grazie, grazie tante. Ogni giorno accogliete in Vaticano e nelle zone extraterritoriali numerose persone e pellegrini; molto spesso siete il primo e anche l’unico volto che incontrano. Per questo, chiedo a Dio che vi doni sempre la grazia di essere il riflesso della tenerezza di Dio”.
Ma tale lavoro è possibile grazie anche al sostegno delle famiglie: “Alla luce della Parola di questa domenica, voglio anche rivolgermi alle vostre famiglie. Grazie per la vostra pazienza. Il lavoro dei Gendarmi e dei Vigili del fuoco non è possibile senza la pazienza e la comprensione delle rispettive famiglie, alle quali voglio chiedere scusa per tutte le ore in cui i vostri mariti, i vostri papà, i vostri figli o fratelli non sono presenti a casa perché in servizio.
Davvero, scusate. So che non è facile e per questo affido le vostre famiglie e tutti i vostri cari alla protezione della Vergine, Regina delle famiglie, ed a san Michele Arcangelo, perché l’uomo non divida quello che Dio ha unito”.
Infine una riflessione sulle letture offerte dalla liturgia: “E su questo abbiamo visto che le Letture di oggi sono Letture di unità: la prima Lettura dalla Genesi, quando Dio crea l’uomo e la donna, è in unità; e il Vangelo ci chiama alla unità, non alla divisione. Per favore, ricordate che l’unità è superiore al conflitto, sempre. L’unità è superiore al conflitto. Grazie per il vostro servizio, perché cercate l’unità. E che Dio, il Signore, vi dia saggezza e pazienza. E anche, per favore, non perdere il senso dell’umorismo”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: lo Spirito Santo accompagna la Chiesa
“Da quando la Chiesa di Dio è stata convocata in Sinodo, nell’ottobre 2021, abbiamo percorso assieme una parte del lungo cammino al quale Dio Padre chiama da sempre il suo popolo, inviandolo tra tutte le genti a portare il lieto annuncio che Gesù Cristo è la nostra pace e confermandolo nella missione con il Santo Spirito. Questa Assemblea, guidata dallo Spirito Santo, che ‘piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò che è sviato’, dovrà offrire il suo contributo perché si realizzi una Chiesa sinodale in missione, che sappia uscire da sé stessa e abitare le periferie geografiche ed esistenziali avendo cura di stabilire legami con tutti in Cristo nostro Fratello e Signore”.
Dopo la messa celebrata stamane in piazza san Pietro, papa Francesco con queste parole ha dato inizio alla prima congregazione generale della XVI assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, davanti a 350 invitati, citando Macario Alessandrino: “La riflessione di questo autore spirituale ci aiuta a comprendere che lo Spirito Santo è guida sicura, e nostro primo compito è imparare a distinguere la sua voce, perché Egli parla in tutti e in tutte le cose e questo processo sinodale ce ne ha fatto fare esperienza”.
Per questo lo Spirito Santo accompagna la Chiesa nel cammino: “Lo Spirito Santo ci accompagna sempre. E’ consolazione nella tristezza e nel pianto, soprattutto quando (proprio per l’amore che nutriamo per l’umanità) di fronte alle cose che non vanno bene, alle ingiustizie che prevalgono, all’ostinazione con cui ci opponiamo a rispondere con il bene di fronte al male, alla fatica di perdonare, all’assenza di coraggio nel cercare la pace, siamo presi dallo sconforto, ci sembra che non ci sia più niente da fare e ci consegniamo alla disperazione. Così come la speranza è la virtù più umile ma più forte, la disperazione è il peggio, più forte”.
La riflessione del papa è un inno allo Spirito Santo, che accoglie tutti: “Lo Spirito Santo asciuga le lacrime e consola perché comunica la speranza di Dio. Dio non si stanca, perché il Suo amore non si stanca. Lo Spirito Santo penetra in quella parte di noi che spesso è tanto simile alle aule dei tribunali, dove mettiamo gli imputati alla sbarra e formuliamo i nostri giudizi, per lo più di condanna. Proprio questo autore, nella sua omelia, ci dice che lo Spirito Santo accende in quanti lo ricevono un fuoco, il ‘fuoco di tanta gioia e amore, che se fosse possibile prenderebbero nel loro cuore tutti, buoni e cattivi, senza distinzione alcuna’.
Questo perché Dio accoglie tutti, sempre, non dimentichiamo: tutti, tutti, tutti e sempre, e a tutti offre nuove possibilità di vita, fino all’ultimo momento. E’ per questo che noi dobbiamo perdonare tutti e sempre, consapevoli che la disposizione a perdonare nasce dell’esperienza di essere stati perdonati. Soltanto uno può non perdonare: colui che non è stato perdonato”.
Ed ha invitato a meditare sulla Chiesa ‘semper reformanda’: “Infatti, da quando, in principio, Dio trasse dalla terra l’uomo e la donna; da quando Dio chiamò Abramo a essere benedizione per tutti i popoli della terra e chiamò Mosè a condurre attraverso il deserto un popolo liberato dalla schiavitù; da quando la Vergine Maria accolse la Parola che la rese Madre del Figlio di Dio secondo la carne e Madre di ogni discepolo e di ogni discepola di suo Figlio; da quando il Signore Gesù, crocifisso e risorto, effuse il suo Santo Spirito nella Pentecoste: da allora siamo in cammino, come dei ‘misericordiati’, verso il pieno e definitivo compimento dell’amore del Padre. E non dimentichiamo quella parola: siamo misericordiati”.
Ed ha evidenziato la bellezza e la fatica del cammino: “Lo percorriamo assieme, come popolo che, anche in questo tempo, è segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano. Lo percorriamo con e per ogni uomo e ogni donna di buona volontà, in ciascuno dei quali lavora invisibilmente la grazia. Lo percorriamo convinti dell’essenza relazionale della Chiesa, vigilando affinché le relazioni che ci sono donate e che sono affidate alla nostra responsabilità e alla nostra creatività siano sempre manifestazione della gratuità della misericordia. Un sedicente cristiano che non entri nella gratuità e nella misericordia di Dio, è semplicemente un ateo travestito da cristiano. La misericordia di Dio ci fa affidabili e responsabili”.
Ed ha chiesto di individuare forme di collegialità: “Si devono individuare, in tempi adeguati, diverse forme di esercizio ‘collegiale’ e ‘sinodale’ del ministero episcopale (nelle Chiese particolari, nei raggruppamenti di Chiese, nella Chiesa tutta), sempre rispettando il deposito della fede e la Tradizione viva, sempre rispondendo a quello che lo Spirito chiede alle Chiese in questo tempo particolare e nei diversi contesti in cui esse vivono. E non dimentichiamo che lo Spirito è l’armonia. Pensiamo a quella mattina di Pentecoste: era un disordine tremendo, ma Lui faceva l’armonia, in quel disordine. Non dimentichiamo che Lui è proprio l’armonia: non è un’armonia sofisticata o intellettuale; è tutto, è un’armonia esistenziale”.
Aprendo i lavori sinodali il card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, ha espresso preoccupazione per i conflitti: “Mentre celebriamo questa Assemblea, in tante parti del mondo si combattono guerre! Siamo sull’orlo di un allargamento del conflitto… Quante generazioni dovranno passare prima che i popoli in guerra possano tornare a ‘sedersi insieme’ e parlarsi, a edificare insieme un futuro di pace?”
E l’assemblea sinodale è una ‘testimonianza credibile’: “Il fatto che uomini e donne siano convenuti da tutte le parti della terra per ascoltare lo Spirito ascoltandosi gli uni gli altri è un segno di contraddizione per il mondo… Una Chiesa sinodale è una proposta alla società di oggi” e il discernimento è un “ponte attraverso cui credenti e non credenti possono ascoltarsi e comprendersi utilizzando una grammatica comune”.
(Foto: Santa Sede)
Papa Francesco: servire con gioia la missione
Papa Francesco è arrivato in Belgio, dopo l’ultimo incontro con la comunità cattolica di Lussemburgo nella Cattedrale di Notre Dame, in cui ha ripreso un tema dell’Antico Testamento: “la vedova, l’orfano e lo straniero. Avere compassione, dice il Signore, già nell’Antico Testamento, degli abbandonati. A quel tempo le vedove erano abbandonate, gli orfani pure e così gli stranieri, i migranti. I migranti rientrano all’interno della rivelazione. Grazie tante al popolo e al governo lussemburghese per quello che fanno per i migranti, grazie!”
L’incontro con la comunità cattolica lussemburghese avviene in un momento particolare: “Il nostro incontro avviene in concomitanza con un importante Giubileo mariano, con cui la Chiesa lussemburghese ricorda quattro secoli di devozione a Maria Consolatrice degli afflitti, Patrona del Paese. A tale titolo ben si intona il tema che avete scelto per questa visita: ‘Per servire’. Consolare e servire, infatti, sono due aspetti fondamentali dell’amore che Gesù ci ha donato, che ci ha affidato come missione e che ci ha indicato come unica via della gioia piena”.
Ed ha pregato la Madre di Dio in questa apertura dell’Anno mariano per essere missionari della gioia del Vangelo: “Consolare e servire, infatti, sono due aspetti fondamentali dell’amore che Gesù ci ha donato, che ci ha affidato come missione e che ci ha indicato come unica via della gioia piena. Per questo tra poco, nella preghiera di apertura dell’Anno mariano, chiederemo alla Madre di Dio di aiutarci ad essere ‘missionari, pronti a testimoniare la gioia del Vangelo’, conformando il nostro cuore al suo ‘per metterci al servizio dei nostri fratelli’. Possiamo allora fermarci a riflettere proprio su queste tre parole: servizio, missione e gioia”.
Quindi il servizio: “Poco fa è stato detto che la Chiesa lussemburghese vuol essere ‘Chiesa di Gesù Cristo, che non è venuto per essere servito ma per servire’. Ed è stata pure richiamata l’immagine di San Francesco che abbraccia il lebbroso e ne cura le piaghe. Io, del servizio, vorrei raccomandarvi un aspetto oggi molto urgente: quello dell’accoglienza… Vi incoraggio, dunque, a rimanere fedeli a questa eredità vostra, a questa ricchezza che voi avete, continuando a fare del vostro Paese una casa amica per chiunque bussi alla vostra porta chiedendo aiuto e ospitalità”.
Più che servizio è questione di giustizia: “E’ un dovere di giustizia prima ancora che di carità, come già diceva San Giovanni Paolo II quando ricordava le radici cristiane della cultura europea. Egli incoraggiava proprio i giovani lussemburghesi a tracciare il cammino per ‘un’Europa non solo delle merci e dei beni, ma dei valori, degli uomini e dei cuori’, in cui il Vangelo fosse condiviso ‘nella parola dell’annunzio e nei segni dell’amore’, ambedue le cose. Lo sottolineo perché è importante: un’Europa, e un mondo, in cui il Vangelo sia condiviso nella parola dell’annuncio unita ai segni dell’amore”.
Questi elementi porta ad una Chiesa in missione: “Non si ripiega su sé stessa, triste, rassegnata, risentita, no; accetta piuttosto la sfida, nella fedeltà ai valori di sempre, di riscoprire e rivalorizzare in modo nuovo le vie di evangelizzazione, passando sempre più da un semplice approccio di cura pastorale a quello di annuncio missionario – e ci vuole coraggio. E per fare questo è pronta ad evolvere: ad esempio nella condivisione di responsabilità e ministeri, camminando insieme come Comunità che annuncia e facendo della sinodalità un ‘modo duraturo di relazionarsi’ tra i suoi membri”.
Ha lodato i giovani per lo spettacolo ‘Laudato sì’: “E del valore di questa crescita ci hanno mostrato un’immagine bellissima i giovani amici che hanno interpretato, poco fa, alcune scene del musical ‘Laudato ìi’. Bravi, hanno fatto bene! Grazie per il dono che ci avete fatto! Il vostro lavoro, frutto di uno sforzo comunitario che ha coinvolto molti nell’Arcidiocesi, è per tutti noi un segno doppiamente profetico! Ci ricorda, in primo luogo, le nostre responsabilità nei confronti della ‘casa comune’, di cui siamo custodi e non despoti. Poi però ci fa anche riflettere su come tale missione, vissuta insieme, costituisce in sé un meraviglioso strumento corale per dire a tutti la bellezza del Vangelo”.
Ed infine la gioia: “La nostra fede è così: è gioiosa, ‘danzante’, perché ci dice che siamo figli di un Dio amico dell’uomo, che ci vuole felici e uniti, e che di nulla è più contento che della nostra salvezza. E su questo, per favore: alla Chiesa fanno male quei cristiani tristi, noiosi, con la faccia lunga. No, questi non sono cristiani. Per favore, abbiate la gioia del Vangelo: questo ci fa credere e crescere tanto”.
Ha concluso l’incontro ricordando una tradizione di questo Stato, la processione di primavera ‘Springprozession’: “Ricordiamo che il re Davide danzava davanti al Signore e questa è un’espressione di fedeltà. Grandi e piccoli, tutti ballano insieme verso la Cattedrale (quest’anno perfino sotto la pioggia, ho saputo), testimoniando con entusiasmo, nel ricordo del santo Pastore, quanto è bello camminare insieme e ritrovarci tutti fratelli attorno alla mensa del nostro Signore. E qui, soltanto una parolina: per favore, non perdere la capacità di perdono. Sapete che tutti dobbiamo perdonare, ma sapete perché? Perché tutti siamo stati perdonati e tutti abbiamo bisogno di perdono”.
(Foto: Santa Sede)
Alla scoperta della spiritualità delle Marche con il Cammino dei Cappuccini
Il Cammino dei Cappuccini nelle Marche è un percorso molto ricco sotto il profilo spirituale, storico, artistico e naturalistico, e molto impegnativo dal punto di vista fisico, a causa della fisionomia dell’entroterra delle Marche che presenta un continuo alternarsi di saliscendi, con numerose tappe dai dislivelli importanti. Esso attraversa da nord a sud la dorsale interna della Marche con un percorso di quasi 400 km che ripercorre i luoghi delle origini dell’Ordine cappuccino. E’ percorribile in molti mesi dell’anno, ma nei mesi invernali (in particolare dicembre, gennaio, febbraio) è sconsigliato, perché diverse tappe sono montuose e potrebbero essere innevate.
Inizia a Fossombrone, dal Colle dei Santi, dov’è il convento dei Cappuccini, da cui dare il via con una liturgia iniziale insieme ai frati lì presenti. Si prosegue nell’incantevole Gola del Furlo, in cui tra le imponenti pareti rocciose si insinua il fiume Candigliano, per giungere nella terza tappa alla storica città di Cagli, dove si può visitare lo storico convento dei Cappuccini, tra i pochi ad aver mantenuto l’architettura originale e zona in cui trovò riparo al termine della sua vita fra Ludovico da Fossombrone.
Da Cagli il cammino prosegue facendo tappa nell’antico monastero di Fonte Avellana, e da lì, passando sotto il corno del Monte Catria continua verso il ‘borghetto’ di Pascelupo, in cui è possibile scorgere l’Eremo di San Girolamo, dove il beato Paolo Giustiniani diede asilo ai primi cappuccini. Il cammino prosegue verso Fabriano, città della carta, e da Fabriano sale a Poggio San Romualdo, passando per l’Eremo dell’Acquarella, in cui nel 1529 si ritrovarono i cappuccini a celebrare il primo capitolo dell’Ordine.
Nella tappa successiva si scopre l’abbazia romanica di Sant’Urbano e l’Eremo dei Frati Bianchi, dove i promotori della riforma cappuccina trovarono rifugio, fino ad arrivare a Cupramontana, e da lì si riparte per arrivare a Cingoli, il ‘balcone delle Marche’, da cui si gode un ampio panorama sulla Regione e conduce a San Severino Marche ed il giorno successivo a Camerino, dove nacquero i Cappuccini e in cui è il primo convento dell’Ordine, il convento dei Cappuccini di Renacavata.
Da Camerino riprende la seconda parte del cammino e la tappa successiva conduce a San Lorenzo al Lago, sul lago di Fiastra. Il tracciato prosegue poi per la città di Sarnano e da lì, passando per il Santuario della Madonna dell’Ambro, un’incantevole luogo di spiritualità incastonato nei Monti Sibillini, si giunge a Montefortino. Il giorno successivo si riparte per Montefalcone Appennino, da cui si può ammirare in un solo colpo d’occhio il multiforme paesaggio delle Marche.
Ripartendo dal Convento degli Osservanti di san Giovanni Battista, luogo che segna l’importante evento della fuga di fra Matteo da Bascio, il cammino conduce a Rotella e in ripartenza a Capradosso, borgo che custodisce la memoria del Venerabile fra Marcellino. Da lì il percorso continua per Offida, dov’è custodito il corpo del beato Bernardo da Offida e giunge alla sua meta ad Ascoli Piceno, nel santuario di san Serafino da Montegranaro, il santo dei Frati Cappuccini delle Marche.
A fra Sergio Lorenzini, ministro della Provincia Picena dei Frati Minori Cappuccini ed autore del volume ‘Il cammino dei Cappuccini’, chiediamo di spiegare questo percorso nelle Marche: “I cappuccini: tutti sanno chi sono ma nessuno da dove vengono. La gente è abituata a vederli, la loro presenza è capillare in tutta Italia e ormai diffusa nel mondo intero, ma le loro origini sono sconosciute. Perciò il Cammino dei Cappuccini con un percorso di quasi 400 km che si snoda da nord a sud nell’entroterra della regione Marche porta il pellegrino alla scoperta della storia e della spiritualità della riforma francescana che avvenne in quei luoghi nel triennio tra il 1525 e il 1528, facendolo attraversare i luoghi più importanti delle origini dei cappuccini e incontrando i religiosi di oggi”.
Quale è la spiritualità di tale cammino?
“Il cammino ripercorre le orme dei primi cappuccini, i quali vollero riformare l’Ordine francescano per riappropriarsi della spiritualità di san Francesco che essi ritenevano perduta. La loro vita, caratterizzata dall’itineranza, ha fatto loro conoscere la fatica della strada, ricordando quello che il Santo di Assisi diceva ai frati: ‘Noi siamo pellegrini e forestieri in questo mondo’. Camminare sul cammino dei Cappuccini significa perciò agganciarsi al loro desiderio di autenticità che può valere per ogni uomo e donna di questo mondo come stimolo a recuperare le radici più profonde della propria storia.
Il cammino diventa perciò alleggerimento non solo da ciò che appesantisce ma anche da ciò che svia dalla verità di noi stessi. Esso permette il recupero della più profonda identità di ciascuno, che nell’ottica cristiana si ottiene non solo con un ritorno a se stessi ma ancor più con un ritorno a Dio, che da Padre ci fa riconoscere figli, figli amati, figli accompagnati. La spiritualità del cammino è fatta anche dall’incontro con i cappuccini di oggi che vivono nei conventi lungo il cammino e li aprono all’accoglienza dei pellegrini, che possono così sperimentare in concreto la vita di un convento cappuccino e condividere i vari momenti che caratterizzano la giornata dei religiosi”.
Per quale motivo ci si mette in cammino?
“La domanda andrebbe rivolta ad ogni singolo pellegrino perché i motivi possono essere tanti e preconfezionare la risposta rischia di essere una semplificazione della realtà. Tuttavia, per non sottrarsi alla fatica della risposta, suddivido i motivi nelle seguenti categorie: motivi di salute (chi lo fa perché ama il trekking e la natura); motivi esistenziali (chi avverte il bisogno di una parentesi dall’ordinarietà per vivere un’esperienza che lo porti a ricentrare e riorientare la propria vita); motivi spirituali (chi intende il cammino come un’esperienza per aprirsi all’incontro con Dio e sperimentarne la vicinanza). In ogni caso, per chiunque si metta in cammino, l’attitudine necessaria è l’apertura e l’accoglienza: vivere un cammino infatti spesso sorprende e concede regali inattesi, che cambiano le prospettive di un’intera esistenza proprio perché non erano programmati né prevedibili”.
Cosa è la credenziale?
“La credenzialeè il passaporto ufficiale che accompagna il pellegrino ed attesta che egli sta compiendo il Cammino dei Cappuccini. E’ di grande importanza averla con sé perché con essa si accede alle ospitalità pellegrine, cioè a tutte quelle strutture recettive e di ristoro che riservano dei prezzi agevolati ai pellegrini. Ad ogni tappa, nella credenziale vanno apposti i relativi timbri che attestano il cammino percorso e al termine del pellegrinaggio consentono il rilascio del ‘testimonium’, la pergamena conclusiva che certifica il compimento del pellegrinaggio. Perciò è importante ricordarsi di far timbrare la credenziale ogni giorno. E’ anche un piacevole ricordo da conservare nel tempo per richiamare alla mente l’esperienza del cammino”.
Il cammino si conclude ad Ascoli Piceno nel santuario di san Serafino da Montegranaro: in quale modo esso emanava il profumo di santità?
“La santità di san Serafino da Montegranaro profuma del più gradevole profumo francescano: quello dell’umiltà. Fu figura dimessa di frate cappuccino, lavoratore indaffarato nei più umili servizi del convento: ortolano, portinaio, cuoco, questuante, i piccoli servizi di coloro che raramente vengono applauditi. Maldestro nell’adempiere al proprio dovere, andò incontro a molte umiliazioni che divennero per lui la strada maestra per una vera umiltà del cuore. Incapace di far leva sulle proprie abilità, non potendo confidare in se stesso confidò pienamente nel Signore che per mezzo di lui operò una quantità smisurata di miracoli, tanto che tutti ad Ascoli Piceno accorrevano a lui per essere guariti. San Serafino è l’esempio di come l’umiltà sia condizione essenziale per l’apertura del cuore al Signore e per un pieno affidamento a Lui, senza il quale l’uomo rimane ancorato a se stesso ma privo della grazia di Dio”.
(Tratto da Aci Stampa)




























