Card. Scola: i Magi sono cercatori di Dio

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Il card. Angelo Scola ha celebrato sabato 5 gennaio nella chiesa di San Bartolomeo a Brugherio la solennità dell’Epifania: “E’ con una gioia commossa che celebro con voi questa sera la santa Eucaristia nella solennità dell’Epifania, che tra voi assume una tonalità del tutto speciale. Grazie al grande antichissimo dono della presenza delle reliquie dei Magi a cui vedo, da questo grande concorso di folla che la chiesa non riesce a contenere, quanto voi siate affezionati e legati”. Infatti in questa chiesa sono conservate le reliquie dei Magi, che dall’Oriente portarono doni a Gesù Bambino e in questo anno si celebra il 400’ anniversario della traslazione delle reliquie dalla chiesetta di Sant’Ambrogio alla chiesa di San Bartolomeo, avvenuta il 27 maggio 1613. Nell’omelia il card. Scola ha sottolineato che nel pellegrinaggio terreno “noi abbiamo bisogno nel modo più assoluto che Qualcuno ci assicuri soprattutto davanti alle nostre contraddizioni e ai nostri peccati, alle nostre fragilità, al passaggio della morte. I Magi rappresentano questo e voi l’avete colto molto bene. Brugherio  senza le reliquie non sarebbe la città che è. Questa presenza ha fatto e fa la vostra storia e voi lo testimoniate”.  I Magi sono santi “che si sono messi in cammino dietro a una stella, segno che Colui che cerchiamo, in realtà è venuto a cercarci Lui”.

 

 

Il card. Scola ha sottolineato che le reliquie sono dette dai fedeli milanesi ‘umitt’ (ometti) per la forma del reliquiario; è una bella assonanza con il motto dei Borromeo, ‘humilitas’, i cardinali che con la loro visita favorirono il ritrovamento delle reliquie: “La condizione in cui Dio si è lasciato sprofondare (‘umiliò se stesso’) è la grande condizione di cui ciascuno di noi ha bisogno per accogliere il Dio bambino stasera e nei giorni a venire come principio della nostra salvezza e del nostro cambiamento”. Richiamandosi all’Anno della Fede, il cardinale ha richiamato lo stile di vita che oggi il cristiano deve imitare “nel quotidiano della vita nelle case, famiglie, al lavoro, a scuola, negli ambiti espressivi dell’umano, a uno stile di vita che vede la capacità dell’uomo di interrogarsi sul senso dell’esistenza, sulla sua destinazione e di lasciarci abbracciare da Dio che si è fatto bimbo.

Lo stile di vita che i Magi ci ricordano ha un benefico influsso anche sulla società civile. Voi siete un popolo vivo in una terra lombarda che come tutte le realtà italiane hanno bisogno di rinnovamento, di rinascita. Ce lo indica la crisi, che sentiamo mordere anche nelle nostre terre. Per costruire un cittadino capace di vita buona a tutti i livelli a chi dobbiamo guardare se non a Dio? Come è possibile edificare la città per un uomo che non abbia un rapporto adeguato ogni giorno con Dio, con gli altri e con se stesso?”.

In occasione dell’anniversario della traslazione è stato pubblicato anche un libro,  ‘Una città nel segno dei Magi’, a cui anche il card. Scola ha attinto per l’omelia preziose informazioni.  Nel 1592 l’allora arciprete di Monza Camillo Aulario rinviene nell’oratorio delle monache di Sant’Ambrogio (tra Brugherio e Carugate) alcune reliquie, attribuite ai Santi Magi. Ma è solo 20 anni dopo, il 27 maggio del 1613, che le preziose ossa trovano la loro collocazione definitiva nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, dopo molte dispute con la più importante parrocchia monzese di San Giovanni, che riteneva di avere maggiori titoli per la conservazione dei resti: pare che gli animali si fermarono sul confine e non ne vollero sapere di avanzare oltre, segno del ‘volere divino’ che i resti dei Magi rimanessero a Brugherio.

Dal 1621 (a quella data risale il primo accenno all’attuale reliquiario, negli atti di una visita del cardinale Federico Borromeo) il rito ricorrente di ‘baciare gli umitt’ si ripete ogni 6 gennaio, quando le reliquie sono esposte davanti all’altare. I tre ossicini sarebbero stati donati nel IV secolo da sant’Ambrogio alla sorella Marcellina, residente in una villa posta nelle campagne, diventate la città di Brugherio. Su quel terreno sarebbe sorto un monastero femminile dedicato a Sant’Ambrogio con una cappella che è ancora presente. In quella cappella sarebbero state custodite le reliquie.

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