Il processo Becciu e la giustizia vaticana. Le parole di un vaticanista fuori dal coro
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 13.01.2026 – Vik van Brantegem] – Il vaticanista di lunga corsa, Giacomo (Mimmo) Muolo, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una riflessione sul processo Becciu e la giustizia vaticana, a seguito dell’ordinanza di ieri della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano (Ulteriore tegola sulla testa del Promotore di Giustizia Vaticano, Alessandro Diddi: fuori dal processo Becciu). Di seguito riprendiamo le parole di Muolo, perché vale la pena di essere lette e diffuse. Non solo per l’alto contenuto della riflessione, ma perché Muolo è una pecora nera nel recinto delle pecore vaticanisti.
Soprattutto, con Muolo dell’innocenza del Cardinal Becciu «sono convinto anch’io fin dal primo giorno», come scrive. L’ho scritto dal 25 settembre 2020 [QUI e QUI] e da allora l’ho ripetuto innumerevoli volte. Ripeto oggi quello che ho scritto allora: «Considero il Cardinale Giovanni Angelo Becciu una grande e bella persona. Ritengo che è stato un eccellente Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato (dal 2011 al 2018). Lo conosco bene, avendo lavorato con lui direttamente – come Nunzio Apostolico in Angola e a Cuba, e come Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato – nelle mie funzioni alla Sala Stampa della Santa Sede. Stima e rispetto reciproco. Che da parte mia rimangono tale».
Condividendo il post di Muolo, lo stimato curatore della Rassegna stampa sul “caso Becciu”, Andrea Paganini, si chiede «come mai la stampa “cattolica” – a meno che mi sia sfuggito qualcosa – non ha detto che Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia e ha comprato case da mafiosi/massoni pagando in nero? Il giudice vaticano è quindi ricattabile, se non ricattato… Come mai la stampa “cattolica” non ha parlato della condanna di Nicola Giampaolo per calunnia a tre anni e mezzo di carcere? Come mai la stampa “cattolica” non parla delle porcherie compiute dalla magistratura e dalle forze dell’ordine vaticane (dossieraggio illecito in stato estero, registrazioni illegali, occultamento delle chat di Chaouqui, ecc. ecc.)?»
Il processo Becciu e la giustizia vaticana
di Mimmo Muolo
Facebook, 13 gennaio 2026
Il 3 febbraio prossimo riprenderà il processo di appello a carico del Cardinale Angelo Becciu e degli altri imputati, per la compravendita di un immobile a Londra e altri fatti. Ma proprio in questi giorni si sono verificati sviluppi importanti della vicenda processuale, destinati ad avere ripercussioni sicuramente sul suo svolgimento, forse anche sul suo esito.
Come si ricorderà, dei dieci imputati complessivi in questo processo, nove furono condannati in primo grado a varie pene (ma inferiori a quanto richiesto dall’accusa; il cardinale in particolare a cinque anni e sei mesi) e solo Don Mauro Carlino venne assolto del tutto. Era il 16 dicembre 2023. All’inizio di settembre del 2025, quando è cominciato l’appello, le difese di quattro imputati (tra cui appunto il porporato) hanno avanzato istanza di ricusazione nei confronti del Promotore di Giustizia (in pratica il pm vaticano, sostenitore dell’accusa), Alessandro Diddi. Nel frattempo, infatti, alcuni organi di informazione avevano diffuso il contenuto delle chat intercorse tra Francesca Immacolata Chaouqui, Genoveffa Ciferri (in alcune delle quali lo stesso Diddi è tirato in ballo), dal cui tenore trasparirebbe che il principale testimone d’accusa, Monsignor Alberto Perlasca (all’inizio del procedimento egli stesso indagato), fosse stato “teleguidato” e pesantemente influenzato, specie contro il Cardinale Becciu. Il contenuto di quelle chat, ben noto a Diddi anche nel processo di primo grado, era stato in larghissima parte omissato dallo stesso pm vaticano e quindi reso inaccessibile alle difese. Anche per questo motivo è arrivata la richiesta di incompatibilità di Diddi. Il quale in questi giorni si è visto praticamente costretto a fare un passo indietro, rinunciando a esercitare il ruolo di pm in questo processo di appello e rendendo di fatto superfluo il pronunciamento sul punto da parte della Cassazione vaticana.
Una pronuncia però è arrivata. Quella sul ricorso presentato a suo tempo sempre da Diddi contro le assoluzioni nel processo di primo grado. La Cassazione lo ha dichiarato inammissibile e dunque il secondo grado potrà confermare la sentenza o riformarla solo in senso favorevole agli imputati, fino alla loro eventuale assoluzione.
Non sono cose di poco conto quelle successe in questi giorni. E confermano che il processo di primo grado non ha tenuto in debita considerazione tutti gli elementi emersi, giungendo a conclusioni rivedibili. Suscitano interrogativi soprattutto gli omissis sulle chat. E appaiono inquietanti i loro contenuti, dato che farebbero pensare a un quadro di cospirazione ai danni del Cardinale Becciu, che si è sempre dichiarato innocente e della cui innocenza, per quello che conta, sono convinto anch’io fin dal primo giorno. Ora l’appello potrà continuare recuperando quegli elementi per un esame più sereno e oggettivo della vicenda.
Certamente contribuisce a questo nuovo clima la scelta di Leone XIV di non voler entrare in alcun modo nel procedimento. È lo stesso atteggiamento tenuto a suo tempo da Benedetto XVI quando a processo finì il suo aiutante di camera, reo di aver sottratto dalla scrivania del Papa alcuni documenti poi diffusi da alcuni operatori dell’informazione. Papa Francesco, invece, ritenne di regolarsi diversamente sia dando la stura all’intera vicenda con il “licenziamento in tronco” di Becciu, la sera del 24 settembre 2020, dopo aver letto una ricostruzione giornalistica, sia intervenendo con alcuni rescritti che cambiarono le regole a procedimento ormai avviato.
Al di là di come andrà a finire l’appello, alcune considerazioni si possono fare fin d’ora. La prima riguarda la scelta dei profili che hanno gestito il procedimento finora, sia nella fase delle indagini, sia nel processo di primo grado. E ci si chiede come sia stato possibile affidare l’incarico di Promotore di Giustizia a un avvocato penalista e non a un magistrato di sicura esperienza e quello di presidente del Tribunale a un magistrato inquirente come Giuseppe Pignatone (ahi, la separazione delle carriere, ma questo è un altro discorso). Un po’ come se nel calcio al portiere venisse chiesto di fare la mezzala e al centravanti di giocare in porta.
L’intervento della Cassazione vaticana ha rimesso un certo ordine. Ma è chiaro (e qui è auspicabile che il Papa o chi per lui intervenga) che la giustizia penale in Vaticano dovrà essere sottoposta a una bella riforma. Contando su profili professionali adatti e non riciclando da altri ordinamenti persone che alla prova dei fatti hanno ottenuto i risultati ora sotto gli occhi di tutti.
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