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Card. Bassetti: lo sguardo della Chiesa nel mondo

“Ci ritroviamo insieme mentre alle porte dell’Europa una guerra devastante sta seminando terrore, morte e distruzione. Il nostro pensiero va alle vittime, ai loro cari e a quanti sono costretti a lasciare le proprie case per cercare un luogo sicuro: uniamo la nostra voce a quella del Santo Padre, affinché ‘in nome di Dio, si ascolti il grido di chi soffre e si ponga fine ai bombardamenti e agli attacchi’. La nostra voce sale a Dio perché questa «inutile strage» del nostro tempo sia fermata. L’umanità implora un’alba nuova”.

19 Marzo: la Chiesa festeggia san Giuseppe

Un augurio vivo va a quanti portano il nome di questo grande patriarca, patrono della famiglia e dei morenti, icone perfetta di giustizia ed amore. Unica fonte storica della sua vita sono i due Vangeli di Matteo e Luca, che evidenziano in modo chiaro il ruolo di san Giuseppe: padre legale di Gesù e sposo di Maria.

VIII Domenica: Gesù invita alla purificazione del cuore

Gesù con parabole brevi e significative esorta i suoi discepoli a guardarsi bene dall’ipocrisia; è il male terribile che impedisce di prendere consapevolezza dei propri limiti e rende l’uomo giudice implacabile degli altri. Dopo aver dimostrato la misericordia del padre, Gesù invita la sua Chiesa ad una vera conversione del cuore per vivere una fede viva e coinvolgente. Le quattro brevi parabole del vangelo sono assai efficaci e sono dirette sia ai pastori che al popolo di Dio. 

Papa Francesco racconta la bellezza della misericordia e della preghiera

“Dammi o Signore, una buona digestione ed anche qualcosa da digerire. Dammi la salute del corpo, col buonumore necessario per mantenerla. Dammi o Signore, un’anima santa, che faccia tesoro di quello che è buono e puro, affinché non si spaventi del peccato, ma trovi alla Tua presenza la via per rimettere di nuovo le cose a posto. Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri e i lamenti, e non permettere che io mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo invadente che si chiama ‘io’. Dammi, o Signore, il senso dell’umorismo, concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia e possa farne parte anche ad altri”.

Papa Francesco: san Giuseppe è padre nella tenerezza

“Il mio pensiero va alle popolazioni delle Isole di Tonga, colpite nei giorni scorsi dall’eruzione del vulcano sottomarino che ha causato ingenti danni materiali. Sono spiritualmente vicino a tutte le persone provate, implorando da Dio sollievo per la loro sofferenza. Invito tutti a unirsi a me nella preghiera per questi fratelli e sorelle”: al termine dell’udienza generale odierna, svoltasi nell’aula Paolo VI, papa Francesco ha pregato per le popolazioni delle Isole di Tonga, colpite il 15 gennaio dal vulcano sotterraneo Hunga Tonga-Hunga Ha’pai.

Papa Francesco: Giuseppe padre essenziale

A conclusione dell’udienza generale odierna nell’aula ‘Paolo VI’ papa Francesco ha ricordato che domani si svolge la Prima Giornata nazionale italiana di preghiera per le vittime di abusi: “Domani in Italia si celebra la prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, promossa dalla Conferenza episcopale un’occasione di riflessione, di sensibilizzazione e di preghiera per sostenere cammini di recupero umano e spirituale delle vittime”.

Ed ha ricordato il dovere di tutelare i minori: “E’ dovere imprescindibile di quanti hanno responsabilità educative in famiglia, in parrocchia, nella scuola e negli ambienti sportivi proteggere e rispettare gli adolescenti e i ragazzi loro affidati, perché proprio in quei posti la maggioranza di queste situazioni succede”.

Il secondo pensiero è rivolto ai lavoratori di Borgo Valbelluna, in provincia di Belluno, dove c’è stata una manifestazione a difesa dei due stabilimenti della ex Zanussi Elettromeccanica, oggi Acc e della ex Ceramica Dolomite, oggi Ideal Standard:

“Il mio pensiero va ai lavoratori preoccupati per il loro futuro lavorativo, mi unisco ai vescovi, ai parroci dei territori, rivolgo un accorato appello affinchè in queste situazioni non prevalga la logica del profitto, ma quella della condivisione, al centro di ogni questione lavorativa va sempre posta la persona, quando non si guadagna il pane si perde la dignità”.

Mentre nella catechesi odierna papa Francesco ha iniziato un nuovo ciclo dedicato a san Giuseppe per ricordare la proclamazione del padre putativo di Gesù a patrono della Chiesa universale, avvenuta l’8 dicembre 1870, da parte di papa Pio IX:

“Mai come oggi, in questo tempo segnato da una crisi globale con diverse componenti, egli può esserci di sostegno, di conforto e di guida. Per questo ho deciso di dedicargli un ciclo di catechesi, che spero possano aiutarci ulteriormente a lasciarci illuminare dal suo esempio e dalla sua testimonianza. Per alcuni settimane parleremo san Giuseppe”.

Dopo un excursus del nome biblico papa Francesco ha tratteggiato la personalità di Giuseppe di Nazaret: “Egli è un uomo pieno di fede i, nella sua provvidenza. Ogni sua azione narrata dal Vangelo è dettata dalla certezza che Dio ‘fa crescere’, ‘aumenta’, ‘aggiunge’, cioè che Dio provvede a mandare avanti il suo disegno di salvezza.

E, in questo, Giuseppe di Nazaret assomiglia molto a Giuseppe d’Egitto. Anche i principali riferimenti geografici che si riferiscono a Giuseppe: Betlemme e Nazaret, assumono un ruolo importante nella comprensione della sua figura”.

E Dio ha scelto Giuseppe, perché vive nelle periferie: “Nell’Antico Testamento la città di Betlemme è chiamata con il nome Beth Lechem, cioè ‘Casa del pane’, o anche Efrata, a causa della tribù insediatasi in quel territorio. In arabo, invece, il nome significa ‘Casa della carne’, probabilmente per la grande quantità di greggi di pecore e capre presenti nella zona. Non a caso, infatti, quando nacque Gesù, i pastori furono i primi testimoni dell’evento”.

Inoltre da Betlemme proviene la dinastia di Giuseppe: “Betlemme è citata più volte nella Bibbia, fin dal Libro della Genesi. A Betlemme è anche legata la storia di Rut e Noemi, narrata nel piccolo ma stupendo Libro di Rut. Rut partorì un figlio chiamato Obed dal quale a sua volta nacque Iesse, il padre del re Davide. E proprio dalla discendenza di Davide viene Giuseppe, il padre legale di Gesù…

In effetti, il Figlio di Dio non sceglie Gerusalemme come luogo della sua incarnazione, ma Betlemme e Nazaret, due villaggi periferici, lontani dai clamori della cronaca e del potere del tempo”.

Ecco le periferie scelte da Dio: “Gesù non nacque a Gerusalemme con tutta la corte… no: nacque in una periferia e ha trascorso la sua vita, fino a 30 anni, in quella periferia, facendo il falegname, come Giuseppe. Per Gesù, le periferie e le marginalità sono predilette. Non prendere sul serio questa realtà equivale a non prendere sul serio il Vangelo e l’opera di Dio, che continua a manifestarsi nelle periferie geografiche ed esistenziali…

Sempre Gesù va verso le periferie. E questo ci deve dare tanta fiducia, perché il Signore conosce le periferie del nostro cuore, le periferie della nostra anima, le periferie della nostra società, della nostra città, della nostra famiglia, cioè quella parte un po’ oscura che noi non facciamo vedere forse per vergogna”.

Infine un invito a compiere i passi fatti da Giuseppe per ‘scoprire’ Dio: “Sotto questo aspetto, la società di allora non è molto diversa dalla nostra. Anche oggi esistono un centro e una periferia. E la Chiesa sa che è chiamata ad annunciare la buona novella a partire dalle periferie.

Giuseppe, che è un falegname di Nazaret e che si fida del progetto di Dio sulla sua giovane promessa sposa e su di lui, ricorda alla Chiesa di fissare lo sguardo su ciò che il mondo ignora volutamente”.

Un invito all’essenzialità della fede: “Egli ricorda a ciascuno di noi di dare importanza a ciò che gli altri scartano. In questo senso è davvero un maestro dell’essenziale: ci ricorda che ciò che davvero vale non attira la nostra attenzione, ma esige un paziente discernimento per essere scoperto e valorizzato.

Scoprire quello che vale. Chiediamo a lui di intercedere affinché tutta la Chiesa recuperi questo sguardo, questa capacità di discernere, questa capacità di valutare l’essenziale. Ripartiamo da Betlemme, ripartiamo da Nazaret”.

Un invito ad affidarsi a san Giuseppe con una preghiera: “San Giuseppe, tu che sempre ti sei fidato di Dio, e hai fatto le tue scelte guidato dalla sua provvidenza, insegnaci a non contare tanto sui nostri progetti, ma sul suo disegno d’amore.

Tu che vieni dalle periferie, aiutaci a convertire il nostro sguardo e a preferire ciò che il mondo scarta e mette ai margini. Conforta chi si sente solo e sostieni chi si impegna in silenzio per difendere la vita e la dignità umana”.

(Foto: Santa Sede)  

Mons. Pompili: sant’Emidio è padre della speranza

‘L’Annunciazione con sant’Emidio’, detta anche ‘Annunciazione di Ascoli’, è un dipinto eseguito nel 1486 da Carlo Crivelli. Insieme ad altri capolavori del Rinascimento italiano è visibile nella National Gallery di Londra. Concentrandosi sulla tela si resta colpiti dal fatto che il santo vescovo, collocato accanto all’Angelo, all’esterno della stanza della Vergine, abbia tra le mani il plastico della Città. Il dettaglio è sufficiente ad intuire l’Ascoli del Cinquecento. E ciò basta a persuadersi che sant’Emidio è ben più che il patrono. E’, in realtà, il padre. La qual cosa è rilevante per il fatto che oggi ad essere in crisi è proprio la paternità, col rischio di perdere il senso della comunità e di una comune appartenenza”.

Papa Francesco racconta la conversione di san Paolo

Anche nell’udienza generale odierna papa Francesco ha continuato la catechesi sulla lettera ai Galati di san Paolo, sottolineando come egli risolva i conflitti all’interno delle comunità cristiane, facendo prima un giro a piedi tra i fedeli e scambiando qualche parola con loro:

Papa Francesco: in Gesù c’è la salvezza

Con l’udienza generale odierna nel cortile di san Damaso si è concluso il ciclo dedicato da Papa Francesco alla preghiera, rilevando l’intensità della preghiera di Gesù nei colloqui con il Padre, soprattutto durante la Sua passione:

5^ domenica: Io sono la vite, voi i tralci

Dopo essersi autodefinito ‘Buon Pastore’, Gesù, parlando di sé, utilizza una seconda immagine presa dal mondo dell’agricoltura: ‘Io sono la vite, voi i tralci’. Gesù si qualifica coma la vera ‘vite’ ed identifica la sua Chiesa come i suoi tralci. E’ una immagine assai significativa: la vite è simbolo di benedizione, di felicità, di fecondità; è simbolo soprattutto di comunione.

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