32ª Udienza del processo 60SA in Vaticano. Il Presidente del Tribunale Vaticano: così non si può andare avanti, abbiamo raggiunto il livello di saturazione

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 21.10.2022 – Vik van Brantegem] – Oggi, nella trentaduesima udienza del processo 60SA (ufficialmente procedimento penale n. 45/2019 RGP) vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, sono proseguite le escussioni dei testimoni dell’accusa, chiamati dall’Ufficio del Promotore di Giustizia

In riferimento alla ricostruzione dell’impiego del sussidio erogato dalla Segreteria di Stato nei confronti della Caritas della Diocesi di Ozieri in Sardegna, effettuata nell’Udienza odierna, il collegio difensivo del Cardinale Angelo Becciu ha diffuso nel tardi pomeriggio un Comunicato Stampa, che riportiamo di seguito: «Riteniamo che, con l’udienza odierna, si sia completata la dimostrazione dell’assoluta correttezza del Cardinale anche in questa vicenda, e parimenti dimostrato l’ineccepibile impiego dei contributi benevolmente concessi dalla Segreteria di Stato, effettivamente impiegati per finalità caritatevoli».

Ricordando che per il 23, 24 e 25 novembre 2022 è calendarizzata l’escussione di Mons. Alberto Perlasca (originalmente indagato, poi non imputato, “pentito” e “collaboratore di giustizia”, costituitosi parte civile, elevato al rango di “teste chiave” contro il Cardinal Becciu), il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, ha chiesto alle difese di presentare entro il 10 novembre eventuali eccezioni ostative alla sua testimonianza, in modo tale da assicurare che il 23 novembre, primo giorno di interrogazione, sia già stata fornita una risposta. «Il rischio altrimenti è quello di dover bloccare tutto all’ultimo momento e per un cospicuo numero di giorni». Sono udienze molto attese perché molto si comprenderà dalla testimonianza di Mons. Perlasca, che si preannunciano molto dense di eventi e di domande.

Il Presidente Pignatone ha sollecitato a trovare nuova collocazione anche per l’Arch. Giuliano Capaldo, Consulente della Segreteria di Stato e prima ancora collaboratore di Gianluigi Torzi, che non si era presentato l’11 ottobre come previsto e aveva persino chiesto di essere sentito a Londra, richiesta rigettata dal presidente Pignatone.

A metà del prossimo mese, forse, ma più probabile non prima di dicembre si svolgerà anche l’escussione del Direttore generale dello IOR, Gian Franco Mammì, la cui segnalazione all’Ufficio del Promotore di Giustizia ha fatto scoppiare il caso. Dovrà spiegare, tra l’altro, come mai lo IOR rispose positivamente ad una richiesta di prestito della Segreteria di Stato per l’affare 60SA, per poi cambiare idea pochi giorni dopo.

«Quello che ti aspetti è l’errore,
non la giustizia»
(Franz Kafka, Davanti alla legge, 1914).

«Cadono una ad una le accuse a Becciu e gli inquirenti annaspano. Quella perquisizione a Ozieri che la Gendarmeria non poteva effettuare. Il processo per il Palazzo di Londra assume un carattere sempre più surreale, ad opera dell’Ufficio del Promotore di Giustizia che vede cadere una ad una le accuse formulate sulla base di una tesi colpevolista precostituita (e probabilmente nata da una congiura di palazzo contro il Cardinale Giovanni Angelo Becciu)», scrive oggi sul sito Faro di Roma [QUI] il Direttore Sante Cavalleri, facendo diversi appunti in riferimento alle testimonianze di oggi, che riportiamo di seguito.

Poi, nel processo ci sono «troppe vicende tenute in vita da un filo sottile, che hanno come punto comune le sole indagini condotte dall’Ufficio del Promotore di Giustizia vaticano ed eseguite dai gendarmi», ha osservato Andrea Gagliarducci sull’agenzia ACI Stampa [QUI], formulando anche lui delle osservazioni sulle testimonianze dei gendarmi, che riportiamo di seguito.

Visto il solito andamento nell’odierna udienza durata quattro ore, utilizzate in buona parte – ascoltando pochissimi testimoni – a ricordare cose già presenti agli atti, il Presidente Pignatone ha letteralmente perso la pazienza con il Promotore di Giustizia e ha affermato: “Ho chiesto all’accusa di non ripetere in Aula con i testi quello che c’è già in informativa agli atti. Lo scopo delle udienze non è leggere le informative: sono già depositate, tutti siamo in grado di leggerle. Dalla prossima udienza non consentirò più questo modo di procedere: è una perdita di tempo per tutti e non corrisponde al Codice che applichiamo. Il processo è già complicato, ci sono tanti testimoni da sentire. Finora ho consentito, ma non si può più andare avanti così. Così arriviamo al 2070. Se non ci sono aspetti significativi da chiarire o cose nuove da aggiungere non si può pensare di far ripetere atti che già abbiamo. L’ho già precisato più volte, dall’inizio del processo. Ora abbiamo raggiunto il livello di saturazione. Saranno ammesse domande solo se contestano un fatto specifico, non presente agli atti. L’ho già detto prima di cominciare, con scarso successo: a questo punto non sono più disposto ad andare avanti così”.

Oggi è stata svolta la seconda parte dell’interrogatorio di Gianluigi Antonucci, gendarme che aveva partecipato alle perquisizioni nella Diocesi di Ozieri, in Sardegna, sentito nella 31ª Udienza di mercoledì scorso, durante la quale aveva ribadito argomenti e ipotesi già emersi in precedenti udienze.

Il controesame di parti civili e difese si è concentrato sui contributi da parte della Segreteria di Stato alla cooperativa Spes, gestita dal fratello del Cardinal Becciu, Antonino. I bonifici, ha spiegato Antonucci, “erano in uscita da un conto della Segreteria di Stato, in essere presso lo IOR”, intestato alla Sezione Affari generali della Segreteria di Stato, dove sono presenti altri “44 sottoconti” sui quali “transitano importantissime cifre destinate all’Obolo di San Pietro”.

«Dettaglio da non trascurare, perché si continua a dire che siano stati usati fondi dell’Obolo anche per l’immobile di Londra, e invece i fondi dell’Obolo potrebbero anche essere solo in transito nei conti coinvolti, oppure il tutto può essere nato dalla non conoscenza di un “Conto Obolo” aperto con questo nome dalla Segreteria di Stato già nel 1939» (Andrea Gagliarducci – ACI Stampa).

Tra i numerosi bonifici anche quello di 100 mila euro alla Caritas di Ozieri, di cui la Spes avrebbe beneficiato per progetti di solidarietà, richiesto dal Cardinal Becciu il 13 giugno 2013. Il Cardinal Becciu aveva chiesto anche che da Ozieri venisse inviato un rendiconto annuale per le iniziative sociali, ma secondo Antonucci “non c’è alcun riscontro, e non risulta neanche restituita”.

«Riguardo al bonifico di 100 mila euro effettuato il 13 giugno 2013 Antonucci ha detto che della destinazione di tale somma “non c’è alcun riscontro, e non risulta neanche restituita”, anche qui con evidente desiderio di ingenerare chi sa quali dubbi» (Sante Cavalleri – Faro di Roma).

«I fondi finivano al conto usato sia da Caritas che da SPES, definito dai gendarmi “conto promiscuo”. Ed è su quella promiscuità che si basa l’ipotesi che il denaro sia stato speso e che non si possa definire se i 100 mila euro rimasti in pancia siano proprio quelli della Segreteria di Stato. Eppure quei 100 mila euro ci sono, e non sono stati spesi perché destinati ad un uso specifico non ancora espletato» (Andrea Gagliarducci – ACI Stampa).

Nell’interrogatorio ci si è soffermato a lungo sulla natura dei finanziamenti riguardante la ristrutturazione di un panificio gestito dalla cooperativa Spes, acquisito nel 2004 poi rimesso in piedi, dopo un incendio, intorno al 2015. L’attività faceva parte del progetto “Con le mani degli ultimi”, per la produzione del pane, che ha dato lavoro a numerosi giovani altrimenti disoccupati. Antonucci ha ricostruito l’intera storia del panificio arrivando anche all’altro bonifico inviato dalla Segreteria di Stato su richiesta di Becciu: 24 mila euro. Servivano all’acquisto di un macchinario per il pane, dal costo totale di 98 mila euro più Iva. Gli importi finivano in quello che è stato ribattezzato “conto promiscuo”, usato sia da Caritas che da Spes.

L’Avv. Fabio Viglione, del collegio difensivo del Cardinal Becciu, ha chiesto a Antonucci se i Vescovi Sebastiano Sanguinetti e Corrado Melis, Vescovi di Ozieri, fossero a conoscenza di tale conto. “Non abbiamo parlato con i vescovi”, ha risposto il teste, spiegando che durante le perquisizioni a Ozieri, entrati una volta in cattedrale durante la Messa con la Guardia di finanza, parlarono solo col parroco che contattò telefonicamente il vescovo. Nelle perquisizioni nessun vescovo è stato convocato. La difesa del Cardinal Becciu ha chiesto per quale motivo “non si è ritenuto di ascoltare il vescovo”; Antonucci ha replicato dicendo che non era sua decisione come condurre le indagini.

«Altro momento che ha tradito la volontà di accreditare una tesi colpevolista è stato quello seguito alla domanda di Fabio Viglione, difensore di Becciu, che ha chiesto se i vescovi di Ozieri, Sanguinetti e Melis, fossero a conoscenza del cosiddetto “conto promiscuo” in cui confluivano i contributi della Segreteria di Stato e quelli della Cei. “Alle perquisizioni non si presentò nessun vescovo”, ha risposto Antonucci, andando evidentemente “fuori tema”, tradendosi ancora con l’intento di mettere in cattiva luce il Vescovo di Ozieri, considerato amico di Becciu in una logica insensata nella Chiesa Cattolica, ma che gli inquirenti vaticani sembrano aver adottato in pieno. Ma soprattutto in aula non è stato chiarito a che titolo, con quale autorità dunque, la Gendarmeria Pontificia abbia partecipato alla perquisizione di Ozieri affidata formalmente alla Guardia di Finanza dalla Magistratura Italiana (che non spica nemmeno lei in questo caso per serietà e autonomia). Infatti, evidentemente la giurisdizione della Gendarmeria come dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, è valida per il solo territorio vaticano e le zone extraterritoriali di Roma, oltre che per le Nunziature Apostoliche. Questo vulnus dovrebbe inficiare l’intera inchiesta e soprattutto aprire gli occhi sulla qualità dell’azione penale mossa a nome del Papa (che viene così trascinato nel discredito che ampiamente si meritano gli attuali inquirenti vaticani)» (Sante Cavalleri – Faro di Roma).

Ancora l’Avv. Viglione ha ricordato una dichiarazione pubblica di Mons. Melis del 13 febbraio 2021, il quale, a proposito dei 100 mila euro inviati su richiesta del Cardinal Becciu, scriveva che “in mano”, per il progetto da presentare al Comune di Ozieri, avevano 500 mila dall’8×1000 CEI, più i 100 mila della Segreteria di Stato “come contributo straordinario”, non utilizzati “in attesa del raggiungimento di un importo maggiore”. Secondo Antonucci, “dire che i soldi della Segreteria di Stato sono ancora lì è impossibile: quando entrano in un calderone si mischiano”.

Poi, un botta e risposta con risvolti – esilaranti me ma anche rivelanti – tra la difesa del Cardinal Becciu e Antonucci circa alcune spese effettuate sempre con il conto promiscuo, circa 109 euro (non è un refuso, stiamo parlando di centonove euro), per abbigliamento, pasti, carburante. L’avvocato ha chiesto al teste se avesse verificato che quelle spese magari erano destinate ai profughi assistiti dalla Caritas di Ozieri. “Non lo posso escludere, ma è strano che spese di questo tenore fossero per i profughi”, ha detto Antonucci.

«Colpisce poi il fatto che non siano stati sentiti dai gendarmi né il Vescovo Sebastiano Sanguinetti, né il Vescovo Corrado Melis. Non c’è stata, per i vescovi, alcuna convocazione. Eppure, la loro testimonianza sarebbe stata importante, perché entrambi si sono sempre dimostrati favorevoli al progetto e consapevoli del finanziamento, ed in fondo è il vescovo il responsabile ultimo di tutto. Ma Antonucci ha replicato che “non era sua decisione come condurre le indagini”.
E però, il gendarme fa anche le sue valutazioni. Perché Antonucci, per esempio, “non esclude” che alcune spese di 109 euro della Spes per abbigliamento, pasti, carburante siano state destinate ai profughi assistiti dalla Caritas di Ozieri, ma ha aggiunto che “è strano che certe spese riguardassero i migranti”. E lascia intendere di non comprendere la destinazione di 3000 euro prelevati dal conto, ma di non poter escludere che siano stati destinati a piccole elargizioni.
Se però il principio è che “non si può escludere”, resta da comprendere come siano state costruite le ipotesi accusatorie, che più che su deduzioni devono essere basate su fatti» (Andrea Gagliarducci – ACI Stampa).

«A testimoniare il pressapochismo degli inquirenti un buffo qui pro quo: dal “conto promiscuo” risultano essere usciti 109 euro per spese relative “a capi di abbigliamento di un certo tenore, anche presso i magazzini vaticani”, ma la cifra è stata pronunciata forse non in modo chiaro ingenerando la sensazione che si trattasse di 109mila euro e ad Antonucci, che non avrebbe dovuto cadere nello stesso fraintendimento avendo svolto personalmente le indagini, è stato chiesto se si sentisse di escludere la possibilità che tali spese fossero destinate ai profughi accolti dalla Caritas di Ozieri. Antonucci allora non ha escluso questa destinazione ma si è sentito in dovere di commentare: “È strano pensare che spese di questo tenore fossero per i profughi”. Ma di quale tenore parla il membro della Gendarmeria? 109 euro, forse un maglione o un paio di pantaloni, non certo un abito completo! Ma il gendarme voleva ingenerare sospetti contro Becciu e i suoi familiari e così si è tradito…» (Sante Cavalleri – Faro di Roma).

Comunicato stampa nell’interesse di Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, 21 ottobre 2022

«All’udienza odierna è stato ricostruito l’impiego del sussidio erogato dalla Segreteria di Stato nei confronti di Caritas Ozieri, di 25.000€ nel 2015 e di 100.000€ nel 2018.
È stato ulteriormente ribadito come il contributo del 2015 fu impiegato quale parziale sostegno per l’acquisto di un forno, da impiegare nel progetto del panificio a vocazione sociale, dal costo complessivo di 119.000€.
Quanto, invece, al contributo erogato nel 2018, è stato confermato che il Vescovo di Ozieri, Mons. Melis, mai ascoltato durante le indagini dagli inquirenti, aveva a più riprese pubblicamente annunciato che la somma era stata accantonata per la futura costruzione della  “Cittadella della Carità”, un centro polifunzionale a vocazione sociale, in attesa del raggiungimento della somma complessiva necessaria a finanziarla, pari ad oltre 1.300.000€. È stato confermato che i lavori hanno avuto inizio nel febbraio di quest’anno.
Si è quindi confermata la natura caritatevole dei contributi, perfettamente rispondenti alle finalità istituzionali dell’Obolo di San Pietro.
Si è poi ricostruita una serie di spese di modesta entità — inizialmente scambiate per l’inesistente cifra di «109.000€», risultate in realtà essere ammontanti a soli 109€ —, effettuate nell’interesse di Caritas e per il raggiungimento dei propri scopi istituzionali, quali l’assistenza ai profughi, oggetto di sospetto investigativo, poi confutato nel corso dell’udienza.
Riteniamo che, con l’udienza odierna, si sia completata la dimostrazione dell’assoluta correttezza del Cardinale anche in questa vicenda, e parimenti dimostrato l’ineccepibile impiego dei contributi benevolmente concessi dalla Segreteria di Stato, effettivamente impiegati per finalità caritatevoli.
Avvocati Fabio Viglione, Maria Concetta Marzo».

Domenico De Salvo, vice ispettore della Gendarmeria, è stato interrogato sui soggiorni in Svizzera – circa una ventina tra il 2016 e il 2019 – dell’imputato Fabrizio Tirabassi, ex funzionario dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Viaggi e pernottamenti sarebbero stati pagati dalla società Sogenel Capital Holding dell’imputato Enrico Crasso.

Con una dichiarazione spontanea, l’imputato Fabrizio Tirabassi ha precisato che tutti i viaggi avvenissero per ragione d’ufficio e erano stati autorizzati dal o comunicato al suo diretto superiore, l’allora Responsabile dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, Mons. Alberto Perlasca (non imputato), sebbene non ci fosse un metodo ufficiale per farlo, e Perlasca si limitasse in molti casi ad autorizzare il tutto solo verbalmente. Riguardo i pagamenti, era d’uso che pagasse il partner.

Stefano Calamelli, dirigente del Bambino Gesù, sentito per meno di un minuto, ha confermato la deposizione in fase istruttoria.

Angelo Martone, ausiliare della polizia giudiziaria, che si è occupato della analisi dei conti bancari, si è soffermato sulle attività dell’imputato Crasso, in particolare gli investimenti della Segreteria di Stato tramite società a lui facenti capo. L’avvocato di Crasso ha chiesto se si è mai considerato nelle indagini che comunque questi investimenti hanno fruttato plusvalenze di diversi milioni di euro, Martone ha detto di no.

Foto di copertina: Giuseppe Pignatone, Presidente del Tribunale vaticano (Foto di Vatican Media).

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