Il sacro non si può decretare, si riceve da Dio e si tramanda. La Santa Messa deve significare ciò che si fa e fare ciò che significa

Condividiamo due articoli sul tema della Messa pubblicati da OnePeterFive:

  • La rimozione dei tabernacoli e la de-sacrificalizzazione della Messa di Peter Kwasniewski
  • Il Cardinal Cupich è stato designato come sicario Anti-Trad di Timothy S. Flanders

Dr. Peter Kwasniewski si è laureato al Thomas Aquinas College e alla Catholic University of America, ha insegnato all’International Theological Institute in Austria, all’Austria Program della Franciscan University of Steubenville e al Wyoming Catholic College, che ha contribuito a fondare nel 2006. Oggi è uno scrittore e conferenciere a tempo pieno sul cattolicesimo tradizionale. Il suo lavoro appare online, tra gli altri, su OnePeterFive, New Liturgical Movement, LifeSiteNews, The Remnant e Catholic Family News. Ha pubblicato diciotto libri, tra cui Reclaiming Our Roman Catholic Birthright: The Genius and Timeliness of the Traditional Latin Mass (Angelico 2020), The Ecstasy of Love in the Thought of Thomas Aquinas (Emmaus 2021) e Are Canonizations Infallible? Revisiting a Disputed Question (Arouca 2021). Il suo lavoro è stato tradotto in almeno diciotto lingue. Il suo sito web QUI.

Timothy Flanders è il Direttore di OnePeterFive. È l’autore di City of God versus City of Man: The Battles of the Church from Antiquity to the Present e Introduction to the Holy Bible for Traditional Catholics. I suoi scritti sono apparsi su OnePeterFive e Crisis, nonché su Catholic Family News. Nel 2019 ha fondato The Meaning of Catholic, un apostolato laico dedicato a unire i cattolici contro i nemici della Santa Chiesa. Ha conseguito una laurea in lingue classiche presso la Grand Valley State University e ha lavorato presso l’Università Cattolica dell’Ucraina. Vive nel Michigan con la moglie e cinque figli.

La rimozione dei tabernacoli e la de-sacrificalizzazione della Messa)
di Peter Kwasniewski
OnePeterFive, 8 aprile 2022

(Traduzione italiana dall’inglese a cura di Vincenzo Fedele per Stilum Curiae)

Perché il tabernacolo è stato rimosso dall’altare maggiore o tenuto lontano dal centro di tante chiese negli ultimi cinquant’anni?

Ci sono molte ragioni che si possono addurre per questo decentramento di nostro Signore Gesù Cristo nel miracolo della sua costante Presenza Eucaristica in mezzo a noi, comprese le capziose ragioni accademiche che hanno spinto le devastazioni ampiamente lamentate del periodo postconciliare. Ma può darsi che sia stata all’opera anche una dinamica più sottile e, purtroppo, molte volte lo è ancora.

Come illustrato in questo mio articolo di un mese fa, La natura sacrificale della Messa nell’Usus Antiquior [QUI], il rito romano classico custodisce ed esprime nel modo più perfetto la realtà che la Messa è essenzialmente il Sacrificio del Calvario che si rende presente in mezzo a noi, l’immolazione del Figlio di Dio che ha operato la nostra salvezza con la sua morte d’amore sulla Croce e in essa non cessa mai di avvolgerci lungo i secoli.

L’espressione di questa dimensione sacrificale non è che nel Novus Ordo sia solo smorzata, in gran parte è proprio assente. Nella messa in volgare celebrata solitamente versus populum, con l’assenza della seconda Preghiera Eucaristica, si riesce ad esprimere, in modo forte e inequivocabile, con quanto c’è nel testo o nella cerimonia, il Sacrificio della Croce? Nel rito romano tradizionale, l’Offertorio prefigura luminosamente questo stesso sacrificio, stabilendo chiaramente la retta intenzione del sacerdote; il Canone Romano è permeato dal linguaggio dell’oblazione e del sacrificio; le consacrazioni alle quali l’offertorio ci prepara, con le loro doppie genuflessione e le elevazioni gloriose in mezzo a un oceano di silenzio, evocano acutamente l’innalzamento del Figlio dell’uomo sul Golgota (Gv 3,14; Gv 12,32). Al contrario, si potrebbe dire che il Novus Ordo (anche se celebrato al meglio) sottolinea la presenza di Cristo in mezzo a noi, ma non il suo sacrificio [1].

La differenza nella catechesi

Da questa diversità di fenomenologia consegue una differenza nella catechesi.

Quando si insegna ai bambini cosa succede a Messa, si dice qualcosa di simile a quanto segue, che viene fornito in confezioni diverse a seconda dei diversi livelli di età: “Gesù morendo sulla croce ha offerto la sua vita a Dio, affinché i nostri peccati potessero essere mondati nel suo prezioso Sangue. Gesù ha voluto darci la possibilità di essere proprio lì, in modo che i nostri peccati possano essere mondati e noi potremo essere uno con Lui. Così ci ha dato la Messa. Il sacerdote all’altare prende pane e vino, come fece Gesù nell’Ultima Cena, e, per la potenza di Dio, trasforma queste cose nel corpo e sangue di Gesù e le eleva in alto, come Gesù fu innalzato in alto sulla Croce. Dio gioisce di questo dono perfetto di suo Figlio e, nel suo amore per Lui e per noi che gli apparteniamo, ci fa accogliere in comunione il corpo e il sangue di Gesù. Questo ci rende completamente uno con Gesù per quanto possiamo esserlo in questa vita; il Padre si compiace di noi come si compiace del Figlio suo; e siamo preparati per il cielo, quando toccherà a noi offrire la nostra stessa vita a Dio, con Gesù, nel momento della nostra morte”.

Certo, si può trovare un modo migliore per dirlo, ma su questa linea, o qualcosa del genere, si avvierà una conversazione.

Eppure quello che mi ha davvero colpito anni fa nel lavorare con i miei figli è stata la poca catechesi, relativamente parlando, necessaria per poter percepire il significato dei gesti del sacerdote durante la Messa tradizionale, e la forza di quei gesti ci ricordano il significato che abbiamo appreso e lo rafforzano continuamente , imprimendolo nella memoria. Una volta che sai un po’ cosa fece Gesù durante l’Ultima Cena e il Venerdì Santo, le azioni e le preghiere ti colpiscono praticamente in testa con una catena di misteri: mediazione, redenzione, espiazione, soddisfazione, adorazione. Basta poco per essere attrezzati per percepire la Messa tradizionale come un sacrificio tremendo che unisce la terra al cielo, il peccatore al Salvatore, l’altare alla croce.

Al contrario, ho scoperto che i bambini non vedevano facilmente le stesse connessioni alle messe del Novus Ordo a cui partecipavamo. Le connessioni non erano così evidenti. Questa Messa sembrava un rituale vagamente correlato alla vecchia Messa ma piuttosto diverso nel suo scopo: più concentrato sulla gente, fra molte chiacchiere, che si concludeva con la ricezione della Comunione. Quello che più di tutto risultava nascosto ai sensi era che questa liturgia è un sacrificio. Sembra una manipolazione di pane e vino su una tavola, un pasto a imitazione dell’Ultima Cena. Quello che ho capito, con mio dispiacere, è che dovevo affermare, senza molti supporti in termini di prove a sostegno, che il Novus Ordo era davvero il Santo Sacrificio, anche se non sembrava tale e non avesse la meravigliosa serie di testi e cerimonie che sottolineano il carattere sacrificale dell’azione.

Mi dava fastidio allora, e mi dà fastidio ancora adesso.

È come se il rito fosse stato disegnato da qualcuno che ha voluto che non fosse facile percepire, per la forza combinata di un catechismo semplice e di una complessa liturgia, che la Messa è la riproposizione incruenta del sanguinoso sacrificio di Nostro Signore sul Calvario. Nell’ambito del Novus Ordo occorre un catechismo complesso da affiancare a una liturgia semplice, perché altrimenti la verità rimane sconosciuta.

Visto che la liturgia non la incarna e non la proclama allo stesso modo, dobbiamo dedicare più tempo a spiegare, affermare e incrociare le dita affinché il fragile fideismo non ceda il passo alle devastazioni dell’oblio, della noia o dell’eresia.

Allora perché i tabernacoli furono spostati?

Ora una teoria sullo spostamento del tabernacolo.

Il miracolo travolgente della presenza reale di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento conservato nel Tabernacolo pone, se ci pensate, una sfida alla Messa. Pur con le umane limitazioni si comprende che c’è un sola modalità con cui la Messa potrebbe essere, o fare, qualcosa di più grande di quel miracolo – l’unico modo in cui sarebbe eliminata qualsiasi confusione di diversi “ordini” di simbolismo: è se la liturgia avesse i mezzi per mostrare lo stesso Sacrificio che consente la presenza permanente della divina Vittima all’interno del tabernacolo. La Messa deve essere vista e sentita come superiore rispetto al Tabernacolo, affinché non ci sia confusione tra i due ordini: Sacrificio e Presenza.

Che questo sia il caso della Messa tradizionale davanti al Tabernacolo non ho dubbi; anche nelle chiese europee con enormi tabernacoli dorati ornati di eccessive decorazioni, l’antica Messa regge il confronto, attirando a sé tutti gli occhi e tutti i cuori mentre il miracolo accade, rimanendo la padrona totale dell’edificio, dell’altare e degli arredi. È chiaro che quella è la ragione di tutto il resto, e il suo sincero spirito di preghiera, con braccia invisibili distese e alzate, riunisce tutto in un’unica offerta di lode.

Al contrario, un Tabernacolo ha quello che è sufficiente per sopraffare il Novus Ordo, che è, per molti aspetti, sottile e fragile, a malapena in grado di reggere il confronto in una magnifica chiesa o su uno splendido altare maggiore. Il Sacrificio è fenomenologicamente oscurato dalla Presenza (sia quella conservata nel Tabernacolo sia quella che si renderà visibile sulla mensa).

Perciò, per una sorta di istinto di compensazione, “il Tabernacolo deve essere spostato!”: va rimosso, decentrato, nascosto, perché una liturgia timida possa mostrare una propria forza comunicativa. La liturgia non deve avere impedimenti, non deve essere messa in simbolica competizione o collocata in un contesto più ampio, altrimenti svanirà e rimarrà in secondo piano. Deve rivendicare quanto più spazio possibile per se stessa ed eliminare tutte le vestigia di un mondo massificato e pesante.

Questo ha ancora senso nell’epidemia postconciliare di devastazioni ecclesiastiche e mostruosità artistiche? (Foto di copertina).

Non solo il tabernacolo deve andare via, ma deve sparire anche l’altare maggiore, e forse il crocifisso o le vetrate o il pulpito sopraelevato o la balaustra della comunione, ecc. ecc. Forse è necessario demolire tutto e sostituirlo con una scatola grigia e vuota che non abbia curve simmetriche e sia senza alcun ornamento.

Alla fine, contro quella sterile sceneggiata, le linee pulite, efficienti e succinte del Novus Ordo risuoneranno con chiarezza metallica. E le persone che hanno ancora a cuore le “devozioni” antiquate potrebbero trovare il Sacramento appartato dietro o di lato da qualche parte, come se ci si trovasse in un normale Time-out.

La necessità di ripetere quello che non è evidente

Perché, fin dalla riforma liturgica, c’è stato un così grande bisogno che i pastori della Chiesa sottolineassero la verità – mai contestata dal Concilio di Trento – che la Messa è davvero e veramente un sacrificio?

Perché è necessario un tale flusso di documenti papali e curiali, la maggior parte dei quali vengono ignorati?

Perché le statistiche peggiorano sempre di più?

Se quanto accade nella Messa Novus Ordo avesse di più la sembianza di un sacrificio, se esprimesse la realtà sacrificale in modo sensato e comprensibile, non ci sarebbe bisogno di infinite riaffermazioni e chiarimenti.

La dottrina che la Messa è un vero e proprio sacrificio è stata insegnata de fide dal Concilio di Trento e ogni sua negazione è stata anatemizzata. La Messa di San Pio V incarna perfettamente quella dottrina tridentina. Finché la Messa rimane fedele al principio fondamentale della sacramentalità, cioè che qualcosa deve significare ciò che si fa e fare ciò che significa, si saprà fare ciò che realmente si fa con un significato manifesto e inequivocabile.

Ecco perché Ratzinger ha potuto osservare questo collegamento con Trento nelle battaglie liturgiche: “Solo su questo sfondo dell’effettiva negazione dell’autorità di Trento si può comprendere l’amarezza della lotta contro il permesso di celebrare la Messa secondo il Messale del 1962 a seguito della riforma liturgica. La possibilità di questa celebrazione costituisce la contraddizione più forte e quindi (per loro) più intollerabile secondo l’opinione di coloro che ritengono che la fede nell’Eucaristia formulata da Trento abbia perso validità” [2].

La battaglia in salita della catechesi

Abbiamo visto i sondaggi a riprova della perdita della fede tra i cattolici nella presenza reale e sostanziale di Nostro Signore in quello che un tempo veniva chiamato da tutti “il Santissimo Sacramento dell’Altare”. Quello che sarebbe estremamente interessante vedere è un sondaggio che, dopo aver identificato i cattolici alla moda e i cattolici tradizionali con alcune abili domande, procedesse a chiedere a ciascun gruppo: “Credi che la Messa sia un vero sacrificio – quello di Cristo sulla Croce?”.

Non è difficile immaginare i risultati: il primo gruppo direbbe per lo più di no (infatti non pochi potrebbero rimanere sorpresi o scioccati dalla domanda stessa, che potrebbe introdurre un concetto che non hanno mai sentito), mentre quelli del secondo gruppo direbbero per lo più di sì. Le loro risposte rispecchierebbero perfettamente la loro esperienza della liturgia.

Se qualcuno dice che la differenza è che i frequentatori della Messa tradizionale sono meglio catechizzati rispetto al gruppo progressista, ciò spinge solo la domanda più in profondità.

Perché coloro che sono più catechizzati frequentano così spesso l’usus antiquior ? Perché effettuano questa scelta (quando hanno la possibilità di una scelta)? Oppure perché i fedeli che la frequentano sono più inclini a perseguire la propria formazione e a offrire un’autentica formazione catechistica ai propri figli?

Non si può indicare una catechesi più o meno adeguata senza indicare un reale collegamento empirico tra il livello della catechesi e il tipo di liturgia frequentato.

La causalità scorre in entrambe le direzioni. L’assioma classico lex orandi, lex credendi ci dice non solo che il modo in cui preghiamo modella il modo in cui crediamo, ma anche che ciò in cui crediamo modellerà il modo in cui preghiamo e anche le scelte che facciamo su dove e come preghiamo come cattolici [3].

Sebbene la sua opera sia la glorificazione di Dio e la santificazione dell’uomo, la liturgia è sempre stata un potente catechizzatore.
Con la Messa riformata mancano le catechesi simboliche e testuali al cuore della vita cattolica.

Sebbene la ripetizione sia sempre necessaria per l’apprendimento umano, c’è una grande differenza tra la ripetizione che funziona, perché funziona mnemonicamente, e la ripetizione che indica il fallimento di qualcosa che effettivamente “rimane appiccicaticcio”. Catechisti, predicatori, genitori, devono continuare a ripetere che “la Messa è un sacrificio” proprio perché il Novus Ordo ha molto poco che lo suggerisca anche lontanamente. Cercare di convincere le persone di qualcosa che non riescono a intravedere con i propri sensi è, per non dire altro, una battaglia in salita.

Ci rallegriamo, ancora e ancora, di essere gli indegni eredi di un così straordinario tesoro liturgico come il tradizionale rito romano della Messa, che esprime, conferma ed esalta in modo bello, riverente e inequivocabile i santi misteri della fede cattolica.

[1] Gli artefici della riforma liturgica erano talmente innamorati dell’ecumenismo da ammettere che stavano cercando di riformulare il rito romano in un modo accettabile per i protestanti. I protestanti conservatori erano fin troppo felici di concedere una “presenza” di Cristo nella Messa, ma parlare di sacrificio era per loro un anatema (se così si può dire). Su questo, vedi Michael Davies, La nuova messa di Papa Paolo (Angelus Press 2009) [QUI].

[2] Joseph Ratzinger, Opere complete: Teologia della liturgia (Ignazio 2008), 544.

[3] È stato detto che una tale discrepanza sarebbe semplicemente il risultato di un’autoselezione: poiché i cattolici più colti, più devoti e più antiquati scelgono la Messa usus antiquior, le loro risposte saranno distorte a favore della dottrina tradizionale. Ma questa non è solo una riaffermazione del punto stesso di cui stiamo discutendo? Se coloro che credono a ciò che la Chiesa insegna e desiderano adorare secondo questo credo, cercano l’usus antiquior, spesso facendo grandi sacrifici per raggiungerlo, o se ne gioiscono quando lo scoprono inaspettatamente, questo non significa una massiccia mancanza nel culto principale della Chiesa e una possente perfezione nella forma classica? Né si può prendere sul serio l’idea che il problema sia la mancata attuazione delle “vere intenzioni” del Concilio o di Paolo VI. Per più di cinquant’anni, il 90% o più delle celebrazioni del Novus Ordo è stato fatto in uno spirito di rottura e discontinuità con il passato cattolico, ma quasi nulla è stato fatto per correggere lo status quo. Ciò indica una tacita accettazione del nesso tra la nuova liturgia e la rottura con la tradizione ecclesiastica, che ora è diventata una politica esplicita sotto la Traditionis custodes e l’Arcivescovo Roche. In ogni caso, basta leggere quanto dissero i membri del Consilium e lo stesso Paolo VI per sapere che non avevano alcuna intenzione di operare in continuità con l’eredità tridentina.

Peter Kwasniewski
OnePeterFive

Il Cardinal Cupich è stato designato come sicario Anti-Trad
di Timothy S. Flanders
One Peter Five, 1° giugno 2022
(Traduzione italiana dall’inglese a cura di Vincenzo fedele per Stilum Curiae)

La caduta del Cardinal Sarah

Il 5 luglio 2016, il Cardinal Sarah, allora Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha pronunciato un discorso [QUI] in cui ha sostenuto ufficialmente la cosiddetta “riforma della riforma” che era stata intrapresa da Ratzinger. Questo movimento aveva incluso la liberalità per la Messa in latino e la promozione della riverenza e del rispetto nella liturgia, che ha contribuito a ispirare i nostri amici del Nuovo Movimento Liturgico [QUI] a produrre il loro buon lavoro.

Ma nel giro di una settimana Papa Francesco ha contraddetto il Cardinal Sarah [QUI], dicendo che «parlare di ‘riforma della riforma’ è un errore!».

E così il progetto del Cardinal Sarah non durò a lungo sotto questo pontificato. La sua influenza è stata marginalizzata dai commenti inerti e aggressivi di Francesco e dalle sue nomine.

La lotta è giunta al culmine nel 2020 quando il Cardinale Sarah ha condannato i sacrilegi contro il Santissimo Sacramento durante l’emergenza Covid e ha confermato il diritto dei fedeli, dai tempi antichi, a ricevere il Santissimo sulla lingua. Ma questa posizione ufficiale è stata minata dopo che il Vescovo Statunitense Stika ha tentato di vietare la comunione sulla lingua che era stata confermata a nome di Sarah [QUI], senza la sua vidimazione. Pochi mesi dopo, all’inizio del 2021, Papa Francesco ha accettato le dimissioni di Sarah [QUI].

Arthur Roche è stato nominato come suo sostituto nel maggio 2021.

Due mesi più tardi, Papa Francesco ha pubblicato Traditionis custodes, che è stata condannata con termini molto duri [QUI] dal Cardinal Sarah: “Il sacro non si può decretare, si riceve da Dio e si tramanda…”. La posta in gioco è dunque molto più importante e grave di una semplice questione di disciplina. Se pretendesse un capovolgimento della sua fede o della sua liturgia, in nome di chi la Chiesa oserebbe rivolgersi al mondo? La sua unica legittimità è la sua coerenza nella sua continuità.

L’ascesa di Cupich

Nel frattempo, mentre il Cardinal Sarah stava perdendo potere e influenza sotto questo pontificato, qualcun altro stava accrescendo la propria influenza. Solo pochi mesi dopo che il Cardinal Sarah aveva approvato ufficialmente la “riforma della riforma” nel 2016, nel novembre dello stesso anno il Vescovo Cupich è stato elevato al cardinalato da Papa Francesco. Si era già fatto un nome come sicario Anti-Trad.

Come Vescovo di Rapid City, South Dakota, proibii a una comunità di Messa in latino di celebrare il Triduo chiudendo a chiave le porte, costringendoli a celebrarlo sul marciapiede [QUI].

Come reazione al Summorum Pontificum (2007), aveva scritto il manifesto The New Roman Missal: A Time of Renewal [QUI] (Il nuovo Messale Romano: un tempo di rinnovamento), che lodava il Novus Ordo contro il decreto di Papa Benedetto per la Messa in latino e per patrocinare una maggiore riverenza nella Messa del Novus Ordo.

Canonici Regolari di San Giovanni Cantius.

Nel settembre 2014, a meno di due anni dall’inizio del pontificato di Francesco, il Vescovo Cupich è stato trasferito nell’Arcidiocesi di Chicago, una delle sedi più influenti negli Stati Uniti e nel mondo. È qui che i Canonici Regolari di San Giovanni Cantius hanno promosso la loro opera di rinnovamento liturgico attraverso la loro parrocchia e le risorse della Messa in latino su Sanctamissa.org. Questa parrocchia è una delle poche parrocchie di Chicago [QUI] che ha visto una massiccia rinascita:

San Giovanni Cantius non ha un altare attorno al quale girare liberamente. Così, quando il Cardinal Cupich vi si recò per ordinare un diacono, eresse una mensa d’altare [QUI] per celebrare verso il popolo.

Mentre Sarah condannava Traditonis custodes, il Cardinal Cupich elogiava il crudele decreto [QUI] come un’opportunità per continuare la medesima distruzione liturgica. Così nel decreto di Cupich di attuazione del Traditonis custodes nella sua diocesi (una mossa coordinata con Vatican News), vietava del tutto la Messa in latino la prima domenica di ogni mese, e stabiliva che la Messa versus populum doveva essere celebrata “ordinariamente” per “dare evidenza manifesta dell’unità di questa Chiesa locale” e “l’accoglienza dell’insegnamento del Concilio Vaticano II e dei suoi libri liturgici” (Questo ha spinto i fedeli cattolici di Chicago [QUI] a organizzare raduni mensili per la recita del rosario fuori dalla cattedrale, il prossimo dei quali è questa domenica [QUI]).

Questo ovviamente mostra la sua ignoranza del Concilio Vaticano II e delle sue riforme. Per fortuna, questa ignoranza può essere risolta guardando il recente documentario:

L’inserimento del sicario Anti-Trad

Nell’ultimo annuncio della creazione di nuovi cardinali, Francesco ha annunciato che l’Arcivescovo Roche avrebbe ricevuto il cappello cardinalizio, e ora abbiamo la notizia che il Cardinal Cupich si unirà a lui come sicario Anti-Trad presso la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (che presto sarà ribattezzata “il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti” in vigore dalla domenica di Pentecoste).

In questa nuova mossa vediamo una continuazione dei nemici della Tradizione che si fanno strada sotto l’attuale pontificato. La Curia è pronta per eleggere Francesco II al prossimo Conclave, e gli uomini a Roma che odiano l’antico rito romano hanno conquistato praticamente tutti gli incarichi influenti. Aspettatevi nuovi decreti come il massacro di Natale di Roche con Cupich che esclude i piccoli dalla Messa del venerdì santo.

Alcuni dicono che la normale evoluzione biologica salverà la Chiesa, poiché i cattolici tradizionali e fedeli hanno più figli e producono più vocazioni. Questo è vero, ritengo, fino a un certo punto. Viviamo anche sotto la Terza Pornocrazia [QUI], dove una minuscola minoranza di uomini in Vaticano può usare la macchina della burocrazia romana per perpetuare la loro progenie del diavolo nella prossima generazione.

Come Mons. Gomulka osservava oggi [QUI], la mafia omosessuale si perpetua corrompendo i seminaristi più giovani per mezzo di peccati della carne contro natura. Lo stesso si può dire dell’ideologia generativa e iconoclastica che si arrende allo spirito dell’Anticristo presente nel mondo. Fino a quando questa pipeline di energia non sarà distrutta – visto che ha ottenuto con successo il controllo sulle ultime generazioni – la soluzione biologica è solo metà della battaglia.

Pertanto, che ogni uomo di Dio affronti di petto il sicario Anti-Trad che guadagna terreno in Vaticano. Lo perdoniamo per quello che sta per fare, perché combatteremo come Cristiani e ameremo i nostri nemici. Ma lo affronteremo con tutto lo zelo dei nostri antenati Crociati che hanno già combattuto e vinto questa battaglia:

Finché continueremo a combattere con questo stesso zelo [QUI], ne usciremo vincitori. Pertanto invitiamo Nostra Signora di Fatima e il Beato Imperatore Carlo a pregare per noi, formando le nostre linee di battaglia con il segno della croce mentre affrontiamo ogni nemico.

“Non temerò migliaia di persone che mi circondano: alzati, o Signore; salvami, o mio Dio” (Sal iii. 7).

Timothy S. Flanders
OnePeterFive

Traditionis custodes – Indice: QUI.

Foto di copertina: Chiesa di Saint-François de Molitor a Parigi.

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