Qual è il “momento giusto” per una visita di Papa Francesco in Russia e in Ucraina? Quali sarebbero le condizioni?

Condividiamo il corsivo di L.B. e R.C. sull’aggregatore para-vaticano Il sismografo del 4 giugno 2022 [QUI] sul “desiderio” del Papa regnante di andare a Mosca e a Kiev (ma che non parte, perché le porte sono chiuse). Non potrebbe provare a partire ciononostante e suonare il campanello all’arrivo? Al massimo, se non aprissero, tornerebbe indietro. Ma almeno sarebbe un segno forte. E se trovasse la porta spalancata, avrebbe la possibilità di dire quello che pensa, non quello vorrebbero sentirlo dire i bambini onnipotenti al potere a Mosca, a Kiev, a Washington e a Brussel. Quindi, quale sarebbe “il momento giusto”? Quando c’è la guerra o quando c’è la pace (quando non serve più), o almeno un cessato il fuoco?

«A Pentecoste il sogno di Dio sull’umanità diventa realtà; cinquanta giorni dopo la Pasqua, popoli che parlano lingue diverse si incontrano e si capiscono. Ma ora, a cento giorni dall’inizio dell’aggressione armata all’Ucraina, sull’umanità è calato nuovamente l’incubo della guerra, che è la negazione del sogno di Dio: popoli che si scontrano, popoli che si uccidono, gente che, anziché avvicinarsi, viene allontanata dalle proprie case. E mentre la furia della distruzione e della morte imperversa e le contrapposizioni divampano, alimentando un’escalation sempre più pericolosa per tutti, rinnovo l’appello ai responsabili delle Nazioni: non portate l’umanità alla rovina per favore! Non portate l’umanità alla rovina per favore! Si mettano in atto veri negoziati, concrete trattative per un cessate il fuoco e per una soluzione sostenibile. Si ascolti il grido disperato della gente che soffre – lo vediamo tutti i giorni sui media – si abbia rispetto della vita umana e si fermi la macabra distruzione di città e villaggi nell’est dell’Ucraina. Continuiamo, per favore, a pregare e a impegnarci per la pace, senza stancarci» (Papa Francesco, dopo il Regina Caeli, 5 giugno 2022).

Oggi pomeriggio [4 giugno 2022], la Sala Stampa della Sana Sede ha diffuso la trascrizione sull’incontro nel Cortile di San Damaso, in Vaticano, di Papa Francesco con numerosi bambini e ragazzi di tutta l’Europa partecipanti all’VIII edizione del “Treno dei bambini”, iniziativa del Pontificio Consiglio della Cultura nell’ambito del conosciuto programma “Cortile dei Gentili”. In questo testo si può leggere il dialogo tra Papa Francesco e un bambino ucraino. Ecco la trascrizione (della Sala Stampa della Santa Sede):

Bambino ucraino (traduzione): “Mi chiamo Sachar, vengo dall’Ucraina. Non ho una domanda ma piuttosto una richiesta: può venire in Ucraina per salvare tutti i bambini che adesso soffrono lì?”.

Papa Francesco: [saluto ucraino] Sono contento che tu sia qui: io penso tanto ai bambini in Ucraina, e per questo ho inviato alcuni Cardinali che aiutino lì e siano vicini a tutta la gente, ai bambini. Io avrei voglia di andare in Ucraina; soltanto, devo aspettare il momento per farlo, sai?, perché non è facile prendere una decisione che può fare più del male a tutto il mondo che del bene. Devo cercare il momento giusto per farlo. Questa settimana prossima io riceverò rappresentanti del governo dell’Ucraina, che verranno a parlare, a parlare anche di una eventuale visita mia lì. Vediamo cosa succede”.

Si tratta di una dichiarazione o, se si vuole, di una confessione fra le più importanti delle 50 che Francesco ha esternato in questi 100 giorni sulla guerra della Federazione Russa di Vladimir Putin contro l’Ucraina e nella quale sono morti almeno 450 bambini, vale a dire più di 4 al giorno.

Il desiderio ora manifestato dal Papa in modo univoco di voler visitare l’Ucraina, è una notizia rilevante che prima o dopo potrebbe influire positivamente nei diversi percorsi verso un cessate il fuoco, una tregua e una pace stabile e duratura [1].

Il punto centrale lo ha sottolineato lo stesso Pontefice: “il momento giusto”…

Ebbene, quale potrebbe essere “il momento giusto”?

Da cosa dipende? Da Putin? da Zelensky? dall’Unione Europea? dagli USA? [dalla NATO? V.v.B.] E quali sarebbero le condizioni e perché?

Ovviamente la visita eventuale del Papa è legata intrinsecamente a ciò che lui chiama “guerra in territorio ucraino” o “guerra in Ucraina”.

Non c’è ombra di dubbio che in Ucraina la stragrande maggioranza attende una visita del Pontefice.

Il problema è un altro: quanto grave sarebbe l’irritazione di Putin, e forse di Kirill, se Francesco parlasse di aggressione russa? Come e cosa potrebbe fare il Papa in Ucraina per evitare di dare un nome e cognome all’aggressore?

Il governo e il popolo dell’Ucraina, su questa questione, si sono rivelati inflessibili anche a rischio di incidente diplomatico. Al riguardo va ricordato la vicenda della Via Crucis 2022 presso il Colosseo quando era prevista una preghiera in comune fra due donne, una ucraina e l’altra russa.

[1] Lo scorso 3 maggio, Papa Francesco dichiarò al Corriere della Sera quanto la testata così ha raccontato: “Le parole di Francesco, nella conversazione, tornano sempre a ciò che è più giusto fare. Molti gli hanno chiesto il gesto simbolico di una visita in Ucraina. Ma la risposta è netta: «A Kiev per ora non vado — spiega —. Ho inviato il Cardinale Michael Czerny, (Prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale) e il Cardinale Konrad Krajewski, (Elemosiniere del Papa) che si è recato lì per la quarta volta. Ma io sento che non devo andare. Io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin. Ma anche io sono un prete, che cosa posso fare? Faccio quello che posso. Se Putin aprisse la porta…»”.

L.B. e R.C.
Il Sismografo