Gutta cavat lapidem non vi sed saepe cadendo. La Corte di Cassazione ha fatto cadere un’altra goccia

La Corte di Cassazione italiana ha reso noto la motivazione della sentenza del 12 ottobre scorso, con cui era stato disposto l’annullamento con rinvio dopo il ricorso presentato dai difensori di Gianluigi Torzi, gli avvocati Marco Franco e Ambra Giovene. Il ricorso riguardava l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato la misura cautelare emessa a carico del broker dal gip romano per le ipotesi di autoriciclaggio dei soldi ottenuti dalla Segreteria di Stato di Sua Santità per l’acquisizione della proprietà del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra.

Gianluigi Torzi ricevuto in Udienza da Papa Francesco il 26 dicembre 2018.

I giudici della Terza sezione penale della Corte Suprema italiana ha dato ragione ai difensori di Torzi, che i pubblici ministeri non avevano consegnato le sue prove difensive al giudice che aveva inizialmente autorizzato l’emissione del mandato di cattura a marzo 2021. In sostanza la Cassazione ha accusato i pubblici ministeri di aver nascosto le prove del principale imputato nel caso di frode e appropriazione indebita in Vaticano, in un procedimento parallelo dinanzi ai tribunali italiani e ha ordinato alla Corte del Riesame di prendere in considerazione tali prove, prima di decidere se sostenere un mandato di cattura internazionale per Torzi.

I giudici della Cassazione hanno scritto, che quando i legali di Gianluigi Torzi hanno impugnato la memoria al Tribunale del Riesame, i giudici avrebbero dovuto valutare se le prove difensivi (mancanti) di Torzi fornissero un peso “decisivo” a suo favore. Invece, il Tribunale del Riesame aveva confermato il mandato di cattura a giugno senza effettuare tale valutazione.

I giudici della Corte di Cassazione scrivono nelle motivazioni della sentenza: «Il Tribunale del Riesame non ha proceduto a verificare se l’omessa trasmissione delle memorie difensive alle quali erano allegati documenti e verbali delle dichiarazioni rese dall’indagato, memorie prodotte nel processo Vaticano e trasmesse all’autorità giudiziaria italiana in forza della rogatoria, avrebbero potuto assumere un peso e un significato probatorio di decisività, tale da rendere necessaria la loro piena valutazione già da parte del gip, in riferimento alla sussistenza di elementi indiziari del reato”.

Oggi abbiamo l’ennesima conferma, che sia i Promotori di Giustizia (i pubblici ministeri vaticani), sia i pubblici ministeri italiani, che hanno agito per loro conto, tendono a rappresentare ai giudici solo la propria versione. Ora, a quanto pare, se ne è accorta anche la Corte di Cassazione italiana, dopo il giudice inglese Tony Baumgartner della Corte della Corona di Southwark a Londra, che il 10 marzo 2021 in una sentenza di 42 pagine in 140 punti aveva stabilito, che i Promotori di Giustizia vaticani hanno fatto false dichiarazioni e omissioni “terribili” nella loro richiesta di sequestro dei beni di Torzi e aveva ordinato il rilascio dei fondi [Caso 60SA. I giudizi imminenti – prima di poi – arrivano. Giustizia inglese competente per territorio: Torzi non ingannò Segreteria di Stato. Sostituto Peña Parra e Segretario di Stato Parolin avallarono – 24 marzo 2021 e Caso 60SA. Sentenza tribunale londinese conferma: Becciu fu diffamato in modo “spaventoso”. Il Papa ingannato con il teorema accusatorio dell’Espresso depositato sulla sua scrivania – 26 marzo 2021].

L’abbiamo ricordato già a più riprese – l’ultima volta il 19 novembre 2021 [Il processo callejera e l’adagio di Perón: “Al amigo, todo; al nemigo, ni giusticia”. Il pontificato già in calo da anni, va verso la fine in uno spettacolo disfunzionale con ripercussioni seri per la Santa Sede]: «Quello che ha visto tutto in modo chirurgico molto giusto, era il Giudice Tony Baumgartner che ha criticato i Promotori di Giustizia vaticani per aver fornito false dichiarazioni alla corte di Londra, sulla loro indagine sull’investimento della Segreteria di Stato dell’affare immobiliare di Londra, determinando che hanno poco o niente in mano contro il loro principale sospettato di estorsione ai danni della Santa Sede (il broker Gianluigi Torzi). Un mito, lo Zio Tony, che ha fatto fare una figura di merda globale a questo specie di pubblico ministero vaticano, che pensa di nascondere le offese per un giudice inglese nel suo papiello di 500+19.000 carte (parlando di “aberranti conclusioni”, niente di meno, rivolto al un giudice della Corona britannico), pensando che non le avremmo sottolineate, evidenziate e fatte emergere. Questo Promotore di Giustizia lo devono radiare! E in questo caso – per la prima volta – saremo d’accordo senza riserva con una “cacciata”, o almeno un “non farti più vedere”, a cui l’Uomo che Veste di Bianco ha destinate una lunga fila di uomini e amici valorosi, nel trascorso della sua stagione callejera».

L’espressione «la goccia scava la pietra» aveva valore di proverbio già presso gli antichi Romani (in Lucrezio, Tibullo, Ovidio e Seneca), per indicare l’efficacia, soprattutto dannosa, di un’azione anche lieve quando sia ripetuta e continua. Poi fu completata con «non per la sua forza ma col cadere spesso». Così, con la motivazione della sentenza del 12 ottobre scorso, la Corte di Cassazione ha fatto cadere un’altra goccia sulla pietra della mala giustizia pontificia.

Quindi, la suprema corte ha disposto che la questione del mandato di cattura per Torzi torni nuovamente davanti al Tribunale della Libertà per procedere alle verifiche “al fine di stabilire le conseguenze della mancata trasmissione al gip della documentazione difensiva acquisita a seguito dell’assistenza giudiziaria ricevuta dallo Stato Vaticano”. “Infatti – scrivono i supremi giudici -, se le memorie, se contenenti mere prospettazioni difensive, non possono avere il connotato di una decisività sotto tale profilo, gli elementi di fatto contenuti anche negli allegati possono invece realizzarlo, non trattandosi di mere informazioni provenienti dalla difesa – scrivono i giudici – Avendo la persona sottoposta alle indagini già prodotto elementi di prova a discarico nel procedimento estero in cui è contestualmente indagata, il tribunale del Riesame avrebbe dovuto vagliare se la base cognitiva sottoposta al gip nella sede cautelare di adozione della misura fosse stata completa degli elementi documentali acquisiti attraverso la rogatoria, valutando innanzitutto se gli stessi (…) presentassero i caratteri della decisività e quindi ne fosse necessaria la trasmissione al gip per il suo completo esame”.

“La Cassazione ha stigmatizzato il fatto che il gip non ha avuto la possibilità di compiere una valutazione obiettiva e completa fondata anche su elementi difensivi, prodotti al giudice vaticano e che la Procura di Roma non ha inviato al gip”, ha detto all’Adnkronos l’avvocato Marco Franco, difensore del broker Gianluigi Torzi insieme alla collega Ambra Giovene: “La motivazione sembra lasciare spazio al Riesame per una nuova valutazione complessiva. Ci auguriamo che, essendo trascorso quasi un anno dall’emissione della misura cautelare, e non essendosi sottratto Torzi, partecipando alla procedura di estradizione in Inghilterra, a prescindere da quello che sarà l’esito del Riesame ci sia un atteggiamento da parte della Procura più sereno verso un accertamento della verità in assenza di privazione della libertà”.

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