Corriere della Sera dispone delle videoregistrazioni degli interrogatori di Mons. Perlasca. Leso il diritto degli imputati di cui si presume l’innocenza di difendersi nel processo e non fuori di esso

Nell’edizione online in inglese del Corriere della Sera di oggi, 3 dicembre 2021 (che rimanda all’edizione online in italiano) si legge: «Corriere della Sera obtained exclusive footage of Monsignor Perlasca’s testimony as a key witness in the Vatican trial. Monsignor Angelo Becciu, who was leading figure in the Vatican hierarchy, is among the defendants [Il Corriere della Sera ha ottenuto filmati esclusivi della testimonianza di Monsignor Perlasca come testimone chiave nel processo vaticano. Tra gli imputati c’è Monsignor Angelo Becciu (che sempre Cardinale è, quindi, non un “Monsignor”. V.v.B.), che fu figura di spicco nella gerarchia vaticana] [QUI]. Gli avvocati degli imputati in un comunicato stampa protestano e denunciano il metodo del processo per mezzo stampa.

Videoregistrazioni di interrogatori con Monsignor Alberto Perlasca, il testimone chiave nel processo finanziario vaticano in corso, sono fatte trapelare al Corriere della Sera. Due giornalisti del quotidiano hanno riportato oggi 3 dicembre 2021, in un articolo indicato come “esclusiva”, che hanno visto le videoregistrazioni di interrogatori del Promotore di Giustizia vaticano Alessandro Diddi e del Commissario della Gendarmeria Vaticana Stefano De Santis, a Monsignor Alberto Perlasca. Questo ex funzionario della Segreteria di Stato una volta era un sospettato nelle indagini finanziarie, ma non fu rinviato a giudizio dopo aver offerto volontariamente informazioni agli investigatori durante ampi interrogatori nel 2020 e nel 2021. Le videoregistrazioni di Perlasca sono state al centro delle discussioni nelle recenti udienze del processo sull’acquisto dalla Segreteria di Stato del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra.

Il Corriere della Sera ha pubblicato sul proprio sito uno spezzone video di 14 minuti e 50 secondo dal primo interrogatorio di Monsignor Alberto Perlasca del 29 aprile 2020: «ESCLUSIVO Vaticano, i video della deposizione di monsignor Perlasca: “Quel finanziere ci ha stregati” di Mario Gerevini e Fabrizio Massaro 03 dic 2021 – Un monsignore di alto rango, un tavolaccio da caserma, un armadio a vetro pieno di fucili. Siamo dentro la Città del Vaticano, in una stanza della Gendarmeria e il grande pentito si sta «confessando». Alberto Perlasca è la figura centrale dello scandalo che ha scosso la Chiesa Cattolica, quello sui soldi dell’Obolo di San Pietro. Il Corriere è riuscito a ottenere documenti esclusivi: i video delle deposizioni del monsignore davanti ai magistrati del Papa. Sono ore e ore di confronto, anche drammatico all’inizio» (Corriere della Sera, 3 dicembre 2021 [*]).

Nel video pubblicato dal Corriere della Sera Mons. Perlasca dichiara che Papa Francesco ha autorizzato la Segreteria di Stato a trattare con l’imprenditore Gianluigi Torzi, che ha mediato la fase finale dell’affare londinese ed è uno dei degli imputati nel processo. Si vede Perlasca seduto dietro un tavolo con alle spalle una serie di fucili, indicando verso l’alto, mentre dice, “perché l’indicazione dall’alto era di trattare… di trattare…” Si sente una voce che interviene: “L’indicazione [era] dal Santo Padre?” A cui Perlasca risponde: “Certo, certo”. Perlasca afferma di essere stato “allontanato” dall’accordo di Londra dall’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, perché “tutti sapevano che ero per la segnalazione di quegli uomini”.

Dal video dell’interrogatorio pubblicato dal Corriere della Sera emerge che Monsignor Perlasca aveva una posizione più intransigente del Papa, come ha rilevato il Faro di Roma oggi in un articolo dal titolo “Le domande di Diddi e le risposte di mons. Perlasca che sfiorano il Papa. E quei fucili ripresi per sbaglio”: «(…) Nella ripresa si vede Perlasca seduto dietro un tavolo con alle spalle una serie di fucili, indicando verso l’alto, mentre dice, “perché l’indicazione dall’alto era di trattare… di trattare…” Si sente una voce che interviene: “L’indicazione [era] dal Santo Padre?” A cui Perlasca risponde: “Certo, certo”. Domande e risposte improprie come veramente sgradevole è l’immagine di quei fucili in un ambiente comunque della Santa Sede [*]. Tra le sintesi pubblicate, spicca proprio il riferimento a Papa Francesco – già emerso in aula – che secondo Perlasca, sul punto rintuzzato dal magistrato che confuta la sua ricostruzione, avrebbe dato via libera alla trattativa con Gianluigi Torzi, il broker accusato dagli inquirenti vaticani, tra l’altro, di estorsione. “Io ero per la denuncia”, si difende Perlasca. E poi alza il braccio con l’indice puntato all’insù: “L’indicazione dall’alto era di trattare”. Il riferimento è al Papa (di cui circolò anche una foto con Torzi a Casa Santa Marta, mentre quest’ultimo partecipava a una seduta di trattativa il 26 dicembre 2018 proprio per negoziare la sua uscita dall’affare, ndr). Gli inquirenti insorgono, fanno scudo: “Non può dire queste cose, siamo andati dal Santo Padre e gli abbiamo chiesto che cosa è accaduto e di tutti posso dubitare fuorché del Santo Padre! Il Santo Padre è stato tirato in mezzo!”. Sono minuti drammatici, il magistrato alza la voce, Perlasca abbozza: “Io ero per denunciare, la mia posizione era più intransigente”. Anche più del Papa, sembra intendere. Nel video pubblicato dal Corriere della Sera Mons. Perlasca dichiara dunque che Papa Francesco ha autorizzato la Segreteria di Stato a trattare con l’imprenditore Gianluigi Torzi, che ha mediato la fase finale dell’affare londinese ed è uno dei degli imputati nel processo. Perlasca afferma di essere stato “allontanato” dall’accordo di Londra dall’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, perché “tutti sapevano che ero per la segnalazione di quegli uomini” (…)» [QUI].

[*] “Domande e risposte improprie”? Fuori luogo è l’osservazione del Faro di Roma, esprimendo un giudizio che spetta solo al Tribunale. Il vizio di svolgere i processi per mezzo stampa. “Veramente sgradevole l’immagine di quei fucili in un ambiente comunque della Santa Sede”? Uno sbaglio la ripresa? Voglia di censura? Voglia di nascondere che nello Stato della Città del Vaticano ci sono armi? Ma dai, mai visto le Guardie Svizzeri e i Gendarmi armati? Intanto, diventa sempre più chiaro l’inaffidabilità delle accuse su cui si regge (o, com’è palese, non si regge) il Procedimento penale n. 45/2019 RGP vaticano, “processo 60SA”, “processo 9+1 diventato 5+1”, comunemente detto “processo Becciu”. Avviato e mai iniziato, se inizierà.

Diciotto avvocati della difesa hanno firmato oggi una dichiarazione congiunta di condanna della pubblicazione delle videoregistrazioni.

Comunicato stampa del collegio difensivo nel Procedimento penale vaticano 45/19 R.G.P.
3 dicembre 2021


«Il collegio difensivo apprende con sconcerto della dichiarata disponibilità, da parte di un importante quotidiano nazionale, delle videoregistrazioni degli interrogatori resi da Monsignor Perlasca al Promotore di Giustizia, un estratto dei quali è stato già pubblicato e tuttora visibile.
I sottoscritti difensori deplorano e stigmatizzano pubblicamente tale accadimento.
Secondo le regole della giurisdizione vaticana, i documenti formati “nel procedimento” (ovvero nelle indagini) non possono essere pubblicati nemmeno in parte finché di essi non sia stata data lettura nel dibattimento. Tale evento, con riferimento alle videoregistrazioni, non si è ancora verificato; pertanto, tale diffusione appare illegittima e auspichiamo che i responsabili di essa vengano individuati.
Abbiamo invocato più volte, ottenendo ragione, il rispetto delle procedure, stabilite a garanzia di imputati di cui si presume l’innocenza, e che vogliamo far apprezzare al Tribunale difendendoci nel processo e non fuori di esso.
Riteniamo che il diritto di difesa debba essere rispettato ed attuato con ogni attenzione possibile, facendo appello a professionalità e responsabilità anche degli operatori dell’informazione. Siamo ancora in attesa di materiali, anche audiovideo, da parte dei Promotori, che vogliamo poter acquisire e studiare nella loro completezza per praticare il diritto di difesa. Queste anticipazioni di brandelli di materiali di indagine non rappresentano un riflesso del diritto di informare ma una impropria sede in cui si finisce per creare un processo parallelo, in spregio alle norme di legge.
Avvocati
Agnese Camilli Carissimi
Salvino Mondello
Luigi Antonio Paolo Panella
Roberto Borgogno
Ester Molinaro
Gianrico Ranaldi
Giandomenico Caiazza
Andrea Zappalà
Claudio Urciuoli
Domenico Aiello
Roberto Palombi
Massimo Bassi
Cataldo Intrieri
Ambra Giovene
Marco Franco
Filippo Dinacci
Maria Concetta Marzo
Fabio Viglione».

[*] ESCLUSIVO
Vaticano, i video della deposizione di monsignor Perlasca: «Quel finanziere ci ha stregati»
di Mario Gerevini e Fabrizio Massaro
Corriere.it, 3 dicembre 2021


Un monsignore di alto rango, un tavolaccio da caserma, un armadio a vetro pieno di fucili. Siamo dentro la Città del Vaticano, in una stanza della Gendarmeria e il grande pentito si sta «confessando». Alberto Perlasca è la figura centrale dello scandalo che ha scosso la Chiesa Cattolica, quello sui soldi dell’Obolo di San Pietro. Il Corriere è riuscito a ottenere documenti esclusivi: i video delle deposizioni del monsignore davanti ai magistrati del Papa.
Sono ore e ore di confronto, anche drammatico all’inizio.
Dieci anni di segreti sulle finanze vaticane
È il testimone chiave, l’accusatore numero uno nell’inchiesta sul palazzo di Londra e sulle spericolate operazioni della Segreteria di Stato. In gran riservatezza negli uffici della Gendarmeria tra la primavera 2020 e i primi mesi del 2021, Perlasca racconta la sua versione su anni di segreti della finanza vaticana. È stato per un decennio, fino al 2018, il capo dell’ufficio che gestiva, fuori da ogni controllo, i 600-700 milioni della cassa dell’Obolo. Di quei soldi sa tutto. Il monsignore è l’arma legale, insieme a una montagna di carte, che i promotori di giustizia utilizzeranno per chiedere il rinvio a giudizio di dieci tra laici ed ecclesiastici, compreso il cardinal Angelo Giovanni Becciu, che è stato suo diretto superiore e Sostituto alla Segreteria di Stato; ovvero, il numero tre del Vaticano. Nell’inchiesta si ipotizzano i reati di truffa, estorsione, appropriazione indebita, riciclaggio.
Processo accidentato
Il processo si è aperto a luglio. Ma le difese sono agguerrite e l’impianto accusatorio fatica a reggere l’urto. Lo snodo chiave è proprio la deposizione di Perlasca, di cui finora si conoscevano solo pochi stralci di verbalizzazione sintetica scritta. Gli avvocati hanno ottenuto dal presidente del tribunale, Giuseppe Pignatone, l’annullamento dei rinvii a giudizio, perché, tra l’altro, i video degli interrogatori non erano stati depositati. I promotori di giustizia Gian Piero Milano e Alessandro Diddi hanno cercato di resistere; poi hanno obbedito al giudice, depositando le registrazioni con alcuni minuti coperti da omissis. I legali hanno ribadito l’esigenza di avere gli atti integrali. Prossima udienza il 14 dicembre.
I filmati esclusivi
Il Corriere ha visto i filmati e una sintesi è da oggi disponibile su Corriere.it. Nei file c’è il disarmante racconto di come venivano gestiti gli affari in Segreteria di Stato: ingenuità, incapacità, ignoranza tecnica e forse (lo dirà il processo) malversazioni, tangenti, soldi rubati. Ma c’è anche altro. Per esempio la storia delle 12 mila medaglie d’oro, d’argento e di bronzo trasferite dai sotterranei dell’Apsa in armadi incustoditi della Segreteria di Stato.
«Tutti sapevano dov’erano le chiavi».
Ma ci sono anche passaggi estremamente delicati: il riferimento a Papa Francesco che secondo Perlasca, sul punto rintuzzato dal magistrato che confuta la sua ricostruzione, avrebbe dato via libera alla trattativa con Gianluigi Torzi, il broker accusato dagli inquirenti vaticani, tra l’altro, di estorsione. È andata davvero così? Torniamo dunque a poche decine di metri da San Pietro, nella stanza della Gendarmeria con le armi in vetrina che un po’ inquietano.
Gli affari con Raffaele Mincione
È il 29 aprile 2020. Per sette ore Perlasca, assistito da un legale, viene torchiato dagli inquirenti. Il suo racconto parte da lontano.
Il Vaticano nel 2013-2014 entra in affari con un finanziere spregiudicato, Raffaele Mincione.
Becciu e Perlasca gli affidano 200 milioni di dollari, metà dei quali usati per investire in un palazzo nel centro di Londra, al 60 di Sloane Avenue.
I magistrati sospettano un giro di tangenti: «Nella maniera più assoluta!», si difende Perlasca. «Mincione ci ha stregati, è un incantatore…».
La trattativa con il broker Gianluigi Torzi
L’affare del palazzo va male, la Santa Sede vuole rompere con Mincione. Siamo a novembre-dicembre 2018.
A chi si affida? Allo sconosciuto broker Gianluigi Torzi che con un contratto capestro — secondo l’accusa —, firmato da Perlasca, si impossessa di fatto dell’immobile.
Il monsignore, ritenuto responsabile del pasticcio, viene allontanato da Edgar Pena Parra, succeduto a Becciu. E con Torzi parte una trattativa che porterà a liquidare il broker con 15 milioni.
«Io ero per la denuncia», si difende Perlasca. E poi alza il braccio con l’indice puntato all’insù: «L’indicazione dall’alto era di trattare». Il riferimento è al Papa.
Gli inquirenti insorgono, fanno scudo: «Non può dire queste cose, siamo andati dal Santo Padre e gli abbiamo chiesto che cosa è accaduto e di tutti posso dubitare fuorché del Santo Padre! Il Santo Padre è stato tirato in mezzo!».
Sono minuti drammatici, il magistrato alza la voce, Perlasca abbozza: «Io ero per denunciare, la mia posizione era più intransigente». Anche più del Papa, sembra intendere.
Senza avvocato
Passano quattro mesi. A fine agosto Perlasca ricompare davanti agli inquirenti. Sceglie di deporre senza avvocato. È l’inizio della collaborazione. Racconta ogni dettaglio e respinge i dubbi sulla sua onestà: «I regali di Crasso? Eccoli, li ho portati». E dallo zaino tira fuori una penna Parker, un Ipad ,«una borsa per pc che il computer neanche ci entra», uno swatch «pronto a essere riciclato come regalo». E due biglietti per l’Arena di Verona. Come a dire: corrotto con così poco?
Il cardinale Becciu e i bonifici a Cecilia Marogna
E Becciu? Il potente cardinale, ex dominus della Segreteria, è l’imputato eccellente. Il Papa l’ha defenestrato a settembre 2020. Perlasca racconta dei soldi dati alla sedicente agente segreta Cecilia Marogna. «Io non sapevo neppure che fosse una donna, l’ho saputo qui. Per me quella persona era un numero di conto!». Il cardinale — racconta Perlasca — era molto prudente nelle comunicazioni. «Un giorno mi disse: scarica Signal». È una chat criptata, anti-intercettazioni.

Il video: QUI.

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Dando la notizia di questo ulteriore fatto gravissimo, che si aggiunge al lunghissimo elenco dei diritti della difesa proditoriamente lesi dall’inizio di questa assurda vicenda, seguono due pro memoria, da questo elenco che documenta le vergognose condizioni in cui versa la giustizia vaticana.

Foto di copertina: «Un’immagine del video di Monsignor Perlasca durante l’interrogatorio dentro la Gendarmeria del Vaticano» (Corriere della Sera, 3 dicembre 2021).

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