La tardiva rivendicazione di un sacerdote

Rivendicazione: la riaffermazione della legittimità di un diritto ingiustamente negato.

Un sacerdote di Boston di 91 anni è stato assolto dalla Santa Sede dalle accuse di abusi sessuali presentate contro di lui nel 2005. L’Arcidiocesi di Boston – l’Arcivescovo metropolita è il Cardinale Sean Patrick O’Malley, O.F.M.Cap., Presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori – ha annunciato che Padre John P. Carroll, che è stato in congedo amministrativo mentre le accuse erano in corso di indagini, “rimane escluso dal ministero”.

La Santa Sede ha stabilito che l’accusa contro Padre Carroll era “infondata”. Eppure l’Arcidiocesi di Boston riferisce che “rimarrà limitato dal ministero”. Perché? Perché all’età di 91 anni non è più in grado di svolgere le sue funzioni ministeriali? Se è così, l’Arcidiocesi dovrebbe avere la decenza di riferire che da quando è stato scagionato, ora ha un nuovo status. Dire che “rimane” limitato implica che nulla è cambiato; resta l’ombra sul suo ministero sacerdotale. L’Arcidiocesi di Boston deve a Padre Carroll più di questo minimo annuncio della decisione della Santa Sede, dopo aver languito per quindici anni in un limbo clericale. Il suo caso è un esempio tristemente vivido di come i gerarchi della Chiesa americana, che una volta ignoravano i diritti dei bambini innocenti, ora ignorano i diritti dei sacerdoti accusati.

Fonte: Phil Lawler – Catholic Culture, 14 ottobre 2020.

Ad oggi, 14 ottobre 2020, il caso di Padre John Carroll sul sito Bishopaccountability.org è fermo al 2015. Segue la nostra traduzione italiano del “Sommario del caso”:
«Ordinato per l’arcidiocesi di Boston nel 1953, John P. Carroll ha prestato assistenza nelle parrocchie di Arlington e Braintree fino all’inizio del 1963, quando è stato inviato nella Diocesi di Pittsburgh “dato in prestito”. Era stato rimosso da una parrocchia della zona di Boston e inviato a Pittsburgh a causa di una “vera accusa” di aver avuto una “cattiva condotta sessuale” con una donna. Ha lavorato in Pennsylvania fino al 1972 nelle città di Elizabeth, Elrama, Greentree, Penn Hills, Springdale e Versailles. Carroll è tornato nell’Arcidiocesi di Boston, lavorando nelle parrocchie di Lowell, Dedham, Newton e Quincy. Era anche cappellano dell’ospedale. Nel 1997 un uomo ha cercato Carroll nella sua parrocchia di Massachusetts per chiedere se Carroll ricordava di averlo violentato quando era un chierichetto nei primi anni ’60 in una parrocchia della diocesi di Pittsburgh. Carroll ha detto che l’uomo si era sbagliato e ha riferito della visita al Cardinal Law, l’allora Arcivescovo metropolita. Carroll rimase in ministero attivo fino al dicembre 2003. Officiali dell’Arcidiocesi di Boston dichiararono di aver prima notificato alla Diocesi di Pittsburgh nel dicembre 2003 le accuse contro Carroll. Officiali diocesani di Pittsburgh non hanno avvertito le parrocchie locali in cui Carroll aveva lavorato fino all’agosto 2014, quando Boston li ha informati che si stavano facendo dei passi verso la laicizzazione di Carroll. Carroll ha vissuto in una struttura di residenza assistita nell’area di Boston. Nel settembre 2015 il suo caso rimane “in corso”».

Il sito Bishopaccountability.org, sempre così solerte e veloce nel pubblicare accuse contro sacerdoti e mandarli alla pubblica gogna, dovrebbe avere la decenza di aggiornare la scheda di Padre Carroll.

E attendiamo anche che i siti che hanno condannato ingiustamente Padre Carroll come “prete pedofilo”, “credibilmente accusato di essere un violentatore di bambini” (un esempio QUI, dal sito Rape Victims of the Catholic Church) come minimo chiedono pubblicamente scusa e mettono in evidenza che è stato scagionato dalla Santa Sede.

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