La lettera di Gigino a Travaglio… che fa venire in mente “Totò, Peppino e la… malafemmina”

Leggiamo sul sito di Riccardo Pedrizzi un articolo con cui mette i bisturi nella lettera di Gigino Di Maio, pubblicata da Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano. Visto che fa ridere (quasi) come l’episodio della lettera in “Totò, Peppino e la… malafemmina” – il film diretto da Camillo Mastrocinque del 1956 (ma questi erano attori veri, con classe, non come quello di avanspettacolo incollato alla sedia della Farnesina per fare brutta figura all’Italia intera) – e visto che ritengo che in questi tempi ci sia poco da scherzare, la segnaliamo e la riportiamo per intera, preceduta dall’articolo di Pedrizzi.

La lettera di Di Maio a “Il Fatto” non è uno scherzo
di Riccardo Pedrizzi
Riccardopedrizzi.it

Sono stato tentato di scrivere al Direttore de “Il Fatto Quotidiano” Marco Travaglio per chiedergli conferma che la lettera pubblicata ieri sul suo giornale a firma del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, fosse autentica o se si trattasse di uno scherzo, di un brutto scherzo, visto che i rapporti trai due non sono più idilliaci come nel passato. Non era possibile – mi chiedevo – pur essendo ormai tutti noi abituati alle consuete, quotidiane, sciocchezze del ministro napoletano, ai suoi strafalcioni grammaticali, ai suoi errati riferimenti storici, che avesse scritto una lettera cosi zeppa di errori che qualsiasi maestra elementare avrebbe sottolineato con la matita blu. Mio nipote Riccardo che frequenta la terza elementare usa parole più appropriate, termini più precisi e sopratutto verbi meglio coniugati.

La lettera inizia “Gentile direttore, la seguente perché…. (la seguente cosa?), “con ricostruzioni fuorvianti che con dispiacere ho letto anche dalla sua penna (ho letto dalla sua penna? Sic! cioè la penna farebbe leggere cosa?). E poi prosegue… diceva qualcuno che il dovere dei giornalisti fosse quello di “girare la penna nella piaga” (fosse?! Congiuntivo passato… forse voleva dire “sia”) gli è sfuggita la consecutio temporum (qualcuno spieghi a Di Maio di cosa si tratti e cosa sia la consecutio). E poi “ognuna di queste persone si rivela preziosa per uno scambio di opinioni, sopratutto quando finiamo a discutere con forza perché non la pensiamo allo stesso modo”. Qui ha tradotto “finiamo a discutere” dal napoletano “finimm” oppure dal romanesco “finisce a schifio”. Ancora “il livello di retropensiero che in questi giorni si cela dietro ad ognuno dei miei incontri”. Come scritto significa che gli incontri celano un retropensiero, forse voleva dire che chi ha scritto degli e sugli incontri ha un retro pensiero, dunque non sono gli incontri ad avere un retropensiero come lui scrive.

Ma tant’è, ancora “smentisco categoricamente i contenuti riportati nel retroscena pubblicato su “La Stampa””. Forse voleva esprimere che smentisce “l’insieme di circostanze, condizioni e simili che hanno determinato in modo occulto, i fatti che appaiono pubblicamente, uguale a intrigo, macchinazione, trama” (cfr. Enciclopedia Traccani). E poi “il M5S è stato deriso e colpito solo per aver difeso un principio fondamentale che, dopo la tragica morte di 43 persone, a nostro avviso equivale al senso di giustizia”. Un principio non equivale al senso di giustizia semmai si difende per senso di giustizia.

Infine “Ho forse peccato per essermi palesato prima delle 21? Me ne dispiaccio…”. “Palesato cioè non si era rivelato, manifestato, svelato che si usa per intenzioni, sentimenti, desideri ecc. ecc. (cfr. sempre la Treccani). Per concludere in bellezza “al rientro ho effettuato un punto sull’incontro tenuto ieri pomeriggio con il presidente della Camera”. Capite? ha effettuato un punto!! Avrebbe voluto dire, il nostro Ministro, che ha relazionato, ma si è limitato a mettere un punto e basta. Qui deve intervenire chi sa tradurre dal vernacolese per capire cosa abbia voluto dire.

Se non si piange ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate, leggendo questa lunga lettera a “Il Fatto Quotidiano”.
Che l’ha pubblicato non per scherzo, ma forse solo per fargli ancora più danno.

Riccardo Pedrizzi

Di Maio risponde al “Fatto”
Lettera di Di Maio al Fatto Quotidiano: “Letta, Draghi, Mion: è lavoro, parlo con chi non la pensa come me”
di Luigi Di Maio
Il Fatto Quotidiano, 15 luglio 2020

Gentile Direttore, la seguente perché da qualche giorno ho notato che sta facendo notizia la mia agenda di appuntamenti, con ricostruzioni fuorvianti che con dispiacere ho letto – in parte – anche dalla sua penna.
Sia ben chiaro, la stampa fa il proprio mestiere. Diceva qualcuno che il dovere dei giornalisti fosse quello di “girare la penna nella piaga”. E quindi il mio non vuole essere un attacco a chi dà le notizie. Come prima cosa voglio dire che confermo gli incontri che ho avuto e personalmente da Ministro degli Esteri credo proprio che ne avrò tanti altri. Perché da quando sono Ministro ho sempre tenuto un contatto diretto con membri di maggioranza e opposizione, come ho sempre tenuto incontri con coloro che rappresentavano e rappresentano istituzioni internazionali e nazionali. Ognuna di queste persone si rivela preziosa per uno scambio di opinioni, soprattutto quando finiamo a discutere con forza perché non la pensiamo allo stesso modo.

Ciò che sta diventando insopportabile invece è il livello di retropensiero che in questi giorni si cela dietro ad ognuno dei miei incontri. Come ad esempio l’ipotesi che sarebbe stato il mio staff a far trapelare la notizia. I giornalisti che hanno firmato gli articoli e i loro direttori possono facilmente testimoniare il contrario.

Sia con l’ex presidente della Bce Mario Draghi, sia con Gianni Letta non ci eravamo mai incontrati prima e il tutto rientra in un sano e tradizionale spirito dialogante. Nella fattispecie, peraltro, come lei ben sa, l’Italia si appresta ad affrontare una delle più importanti partite mai giocate sui tavoli europei e la Farnesina lavora in prima linea sul negoziato Ue.

In questa cornice, e in virtù del particolare momento che stiamo attraversando, non trovo sconvolgente che io veda l’ex presidente della Banca Centrale Europea, visto anche il ruolo svolto dall’Eurotower negli ultimi anni a sostegno della zona euro. Per quanto riguarda il dottor Letta, invece, smentisco categoricamente i contenuti riportati nel retroscena pubblicato su La Stampa. D’altronde, Direttore, lei stesso nel suo editoriale ha parlato di numerose “chiacchiere politichesi dei retroscenisti”…

Riguardo ad Autostrade, colgo l’occasione per riferirle che corrisponde al vero anche il mio incontro con il manager Gianni Mion, al quale ho ribadito la posizione espressa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, secondo cui “le autostrade non possono più essere gestite dalla famiglia Benetton”. Posizione, questa, che non viene espressa o improvvisata oggi, ma che io per primo ho portato sui tavoli governativi e in Parlamento.

Nell’ambito dell’esperienza di governo, io per primo, infatti, ho combattuto contro la famiglia Benetton. Io per primo sono finito nel mirino della speculazione mediatica per portare avanti una battaglia che nessun altro aveva il coraggio di intraprendere. Sono stato accusato di aver fatto crollare il titolo in borsa di Atlantia, il M5S è stato deriso e colpito solo per aver difeso un principio fondamentale che, dopo la tragica morte di 43 persone, a nostro avviso equivale al senso di giustizia.

L’encefalogramma, mi permetta, non è stato piatto. E lo dimostra anche la mia uscita pubblica in serata sui miei profili social a supporto delle parole del Presidente Conte. Ho forse peccato per non essermi palesato prima delle 21? Me ne dispiaccio, ma ero a Trieste con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al rientro ho effettuato un punto sull’incontro tenuto ieri pomeriggio con il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, e il giorno prima ero a Bruxelles per un mini vertice a 4 con i colleghi Le Drian, Mass e l’Alto rappresentante Borrell sempre sulla Libia. Insomma, possiamo dire che non ci si annoia mai.

Infine, e concludo, lei ha anche scritto che io due anni fa mi giocai la premiership per non stringere la mano pubblicamente a Silvio Berlusconi. Devo ringraziarla, perché indirettamente mi riconosce lo sforzo di aver contribuito a costruire due governi. Le confesso tuttavia che la mia rinuncia fu motivata dalla convinzione che non sono i volti a cambiare un Paese, bensì i fatti e le idee (ed è per questo motivo che per ben due volte ho rinunciato al ruolo di premier e una terza a quello di vicepremier). Non le so dire se oggi ci stiamo riuscendo. Le posso dire però che stiamo facendo il massimo e qualche risultato, me lo conceda, a casa lo abbiamo portato.

Luigi Di Maio

Postilla

E visto che Gigino ricorda l’incontro che Mario Draghi ha avuto con lui, riporto il post sul fatto, dal mio diario Facebook del 13 luglio scorso:

«ESILARANTE DI MAIO AL FOGLIO. Draghi? “È stato un incontro cordiale e proficuo, mi ha fatto un’ottima impressione”. Ripeto: a Di Maio, Draghi ha fatto un’ottima impressione» (Michele Arnese).
Mario Draghi, economista, accademico, banchiere e dirigente pubblico, già Governatore della Banca d’Italia, già Presidente della Banca Centrale Europea, secondo la rivista Forbes nel 2018 considerato il 18̊ uomo più potente del mondo, il 10 luglio 2020 nominato da Papa Francesco membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali… ha fatto un’ottima impressione al Gigino Di Maio, già giornalista sportivo, tecnico informatico, assistente alla regia, agente di commercio, cameriere, steward nella tribuna dei VIP e delle autorità allo stadio San Paolo e manovale per l’azienda edile di famiglia (chiedo perdono se ho tralasciato qualcosa… Che ha fatto il Ministro dello sviluppo economico e Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonché Vicepresidente del Consiglio dei ministri nel Governo Conte I e attualmente fa il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale nel Governo Conte II… meglio coprire con un velo pietoso).

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