La Comunicazione

“Prima di raccontare, osserva. Prima di comunicare qualcosa agli altri con immagini e parole, fai in modo che quelle immagini e quelle parole ti suonino familiari. Prima di muovere la fantasia, afferra le cose che hai intorno” (Gianni Amelio).

Comunicazione è una parola che deriva dal latino “cum” (con) e “munire” (legare, costruire), e dal latino “communico” (che appartiene a tutti, mettere in comune, far partecipe): si intende il processo e le modalità di trasmissione di un’informazione da una persona a un’altra (o da un luogo a un altro), attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato codice. La comunicazione, evidentemente, non è semplicemente parlare, ma presuppone necessariamente una relazione e quindi uno scambio.

Diversi sono i tipi di comunicazione.

Ad esempio, nella dimensione umana, il processo comunicativo vede coinvolte le persone su due polarità: da un lato la comunicazione come atto di pura cooperazione, in cui due o più individui modellano la realtà e la verità condivisa; dall’altro la pura e semplice trasmissione, unidirezionale, senza possibilità di replica.
La Comunicazione risulta un fenomeno particolarmente complesso, poiché coinvolge e attiva molti processi; nel contempo è un processo dinamico, ovvero in continuo cambiamento, dove la persona e l’ambiente circostante sono elementi inseparabili, che si influenzano reciprocamente.

In ambito umano, la comunicazione si distingue in comunicazione sociale e comunicazione interpersonale.

La comunicazione sociale, meglio conosciuta come comunicazione di massa, viene realizzata da una o poche persone ed è rivolta a molte. L’aggettivo sociale è riferito alla diffusione di valori e di orientamenti contenuti nei messaggi che si veicolano.
Questo tipo di comunicazione assolve due funzioni:
– da una parte espleta la sua vocazione civile e sociale, infatti, esprime tematiche riguardanti il benessere collettivo, quindi, ha come finalità quella di sensibilizzare l’opinione pubblica;
– dall’ altra parte si riferisce a tutta l’attività promossa dal terzo settore, che agisce animato da logiche legate alla relazione tra le persone e alla condivisione di valori e scopi collettivi; dunque si tratta di una forma di comunicazione che varia, dove il carattere pedagogico e informativo gioca un ruolo importantissimo.

La comunicazione interpersonale, invece, coinvolge due o più persone e si basa sempre su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano sempre l’un l’altro, anche quando non ce ne rendono conto. Per spiegare la comunicazione interpersonale i teorici della pragmatica della comunicazione sono ricorsi a cinque assiomi fondamentali.
Cercherò – per ovvi motivi legati alla ”logistica” dell’articolo – di formulare una semplificata spiegazione di tali assiomi.
Il primo assioma parla di impossibilità di non comunicare, ovvero non si può non comunicare perché non si può non avere comportamenti. Ogni comportamento è un messaggio. Anche il non parlare, ignorarsi, isolarsi rappresentano forme di comunicazione, perché con ogni comportamento inviamo un messaggio.
Il secondo assioma dice che la comunicazione non solo trasmette un’informazione, allo stesso tempo determina un comportamento. Tutte le comunicazioni contengono un messaggio di contenuto, noto come report, e un messaggio di relazione, noto come command. Quello che rende il messaggio di relazione particolarmente significativo è la comunicazione non verbale. Tanto è, che spesso il messaggio di relazione prende il sopravvento su quello di contenuto e ne determina il vero senso. Difatti, la stessa frase, se espressa con toni e gestualità differenti, ha un significato differente.
Il terzo assioma riguarda il modo in cui scorre o si blocca la comunicazione tra due persone. Teniamo sempre presente, che nella relazione comunicativa entrambe le parti contribuiscono a dare continuità, a modulare o ampliare lo scambio.
Il quarto assioma pone la comunicazione su due polarità: quella digitale (verbale) e quella analogica (non verbale). Di conseguenza, non solo quello che si dice ha un peso, bensì anche il modo in cui viene detto, assume una connotazione significativa, ciò costituisce il messaggio completo.
Il quinto assioma afferma che la comunicazione può essere simmetrica o complementare. La comunicazione simmetrica si sviluppa tra due pari; quella complementare si sviluppa verticalmente, ovvero tra chi ha il potere e chi non ce l’ha.

Questi cinque assiomi hanno permesso di stabilire i parametri per definire un processo comunicativo di successo, che si verifica quando le parti coinvolte riescono a sintonizzare temi e toni. Toccando l‘aspetto più poetico della comunicazione interpersonale, devo citare Henri Bergson, il quale sosteneva che nella comunicazione oltre al messaggio deve passare anche un supplemento di anima. È evidente che questo valore aggiunto addolcisce le parti, così da poter effettuare una comunicazione efficace e funzionale.

Nello specifico possiamo parlare di comunicazione efficace quando vengono messi in atto in maniera rigorosa alcuni passaggi fondamentali.
Innanzitutto, il messaggio – per essere sostenuto – deve essere compreso e sentito come proprio, quindi il linguaggio vertirà sulle emozioni e i desideri dell’interlocutore.
Grande importanza la riserviamo all’ascolto attivo, ovvero il livello di capacità di ascolto rivela quanto siamo centrati su noi stessi o sugli altri. È evidente che quanto più siamo sintonizzati sugli altri, maggiore sarà la possibilità di cogliere i messaggi più profondi e nascosti, che sfuggono alla maggior parte delle persone che non ascoltano. Dunque l’ascolto attivo rappresenta le fondamenta per poter innalzare piani di rispetto e fiducia e dunque costruire edifici di comunicazione efficace.
Altro step importante riguarda la comunicazione non verbale. Il linguaggio del corpo guida moltissimo il messaggio che vogliamo trasmettere. Apriamoci, dunque, alle espressioni facciali, ai gesti, alla postura, al contatto oculare, e perfino al respiro, evitando qualsiasi forma di rigidità o tensione.
Il terzo step pone l’accento sulla comunicazione paraverbale, quindi non il contenuto espresso, ma il modo in cui viene espresso (il tono della voce, la velocità, il timbro, le pause che generano forti emozioni).
Il quarto punto riguarda la comunicazione assertiva. Chi sa comunicare, riesce a far valere le proprie opinioni, mantenendo al contempo il rispetto per quelle altrui.
Procedendo lungo la linea dei vari step dobbiamo necessariamente soffermarci sul linguaggio persuasivo, ovvero la capacità di far vibrare le corde emotive dell’interlocutore. Per giungere a tale abilità occorre essere: comprensivi, credibili, connessi e contagiosi (il messaggio deve contenere energia, innovazione, ed entusiasmo). I veri comunicatori producono messaggi spumeggianti! Comunicare in modo efficace si può, ed è come quando dobbiamo aprire una cassaforte, basta la combinazione giusta!

Oggi abbiamo trattato un argomento complesso e vasto nel contempo, tanto da cercare in maniera semplificata di evidenziare le parti salienti della tematica. Ci sarebbe da scrivere ancora fiumi di parole, ma lo spazio non mi consentirebbe di dilungarmi oltre, e la mia intenzione resta sempre di tenere alto il livello di attenzione, senza appesantire la buona volontà del lettore, che dedica il suo tempo a migliore se stesso.

Buona lettura e buon cammino.

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