Christian Day a Roma a difesa del Cristianesimo. Battaglia di Civiltà per iniziativa dei cristiani evangelici

Si terrà sabato 25 gennaio 2020 a Roma, alle ore 15.00 in Piazza Santi Apostoli il Christian Day – Per la difesa dell’identità cristiana, organizzato dai cristiani evangelici della rete dei Movimenti Cristiani Italiani formata da Movimento Rialzati Italia (Presidente Claudia Baldari), Cristiani per l’Italia (Presidente Sandro Oliveri) e A.C.E – Azione Cristiana Evangelica (Presidente Adriano Crepaldi).

Si tratta di un manifestazione pubblica non confessionale né di preghiera, per ribadire la necessità di difendere l’identità cristiana e per dire basta alla costante mancanza di rispetto nei confronti della religione cristiana e delle figure di Gesù Cristo e della Beata Vergine Maria.
La manifestazione intenderà ribadire la volontà dei cristiani di non tacere davanti ai molti casi di blasfemia e vilipendio della religione cristiana che ci sono stati, soprattutto in Italia e soprattutto negli ultimi mesi.
L’invito è rivolto a tutti coloro che ritengono che l’identità cristiana, del popolo italiano, sia caratterizzazione da difendere e preservare in maniera inequivocabile (pur mantenendo, l’Italia, la caratteristica di Stato laico e non confessionale) a prescindere dall’appartenenza al credo cattolico, evangelico, ortodosso, etc.
La manifestazione non è contro nessuno, tantomeno contro altre religioni – hanno dichiarato gli organizzatori -, ma reclama la necessità di difendere, nello spazio pubblico, diritti esistenti ed in particolare di esigere il rispetto per le figure che rappresentano il Cristianesimo, in particolare per nostro Signore Gesù Cristo, in ogni ambito, anche attraverso una più efficace tutela in ambito penale del sentimento religioso.
“Per coloro che sono cristiani, ricordo che per noi è obbligatoria l’imitazione di Cristo – ha dichiarato Silvana De Mari, medico chirurgo, psicologa cognitiva, scrittrice e blogger -. Quando la sacralità di Dio è offesa, Cristo rovesciò i tavoli e prese la gente a scudisciate. Il momento è venuto di rovesciare il tavolo del conformismo anticristiano e di tirare fuori gli scudisci dell’indignazione. Chi sono gli artisti che irridono Cristo? Chi può provare piacere a sporcare la sua figura? Persone con ferite profonde, ma non irrimediabili, del loro ego. Permettere lo scempio peggiora e aggrava tutto questo. La legge proibisce lo scempio. Uno stato decente applica la legge. O smette di essere una stato decente”.
Il pastore della Chiesa di Gallico, Demetrio Amadeo, unitamente agli altri pastori, rimarca “l’importanza di manifestarsi uniti e coesi per denunciare con forza gli ultimi fatti gravissimi accaduti nella nostra Nazione contro il nostro credo Cristiano, contro i valori e principi e soprattutto contro nostro Signore Gesù Cristo. Davvero inaccettabili e deprivanti della nostra identità cristiana nazionale gli ultimi episodi di cronaca”.
Il Manifesto esposto al Museo d’arte contemporanea di Roma – hanno affermato i Movimenti Cristiani Uniti – che ritrae uno scempio senza fine di un uomo con un bambino inginocchiato che demarca profili di depravazione e di pedofilia, lasciando intendere che quell’uomo rappresenti Gesù; Netflix che, superando ogni decenza, ha lanciato il film blasfemo “La prima tentazione di Cristo”, dove Gesù viene raffigurato in versione omosessuale, con un fidanzato e con nessuna voglia di diffondere il Vangelo, anzi frequentando i suoi discepoli che vengono descritti come un gruppo di alcolisti. Denunciamo a voce alta – proseguono i Movimenti Cristiani Uniti – queste azioni blasfeme e vergognose chiedendo con forza la rimozione del manifesto osceno dal Museo d’arte contemporanea di Roma e la sospensione della serie TV di Netflix [*], perché riteniamo che tali atti non solo offendano in modo ignobile il nostro credo e la persona del nostro Signore Gesù Cristo, ma siano identificabili come reato penale di vilipendio contro un credo religioso, il credo Cristiano.
“Il messaggio di salvezza predicato dal nostro Signore Gesù Cristo – ha affermato il pastore della Chiesa di Ionadi, Giovanni Perri – ha diviso la storia in avanti e dopo Cristo, e i cristiani dovrebbero contrastare ogni forma di oppressione o di discriminazione. La fede senza le opere è morta. Un cristiano che soggiace muto a tali provocazioni non fa onore a quel popolo che 2000 anni fa accettava di essere martirizzato nelle arene per difendere la propria identità e non rinnegava il proprio Signore e Salvatore”.
“L’obiettivo di realizzare il regno di Dio su questa terra – ha dichiarato il pastore della Chiesa di Condofuri, Carlo Livia – deve unire tutta la Chiesa per giungere ad un obiettivo unitario, il prevalere della cultura e della civiltà cristiana, la diffusione e la difesa di tutti quei valori che hanno da secoli permeato la nostra nazione”.
“Siamo diventati il Paese dove i bambini in classe devono rimuovere il Crocifisso – ha denunciato la rete di Chiese Cristiane Italiane – per non offendere altri credi religiosi, e nessuno si indigna o batte ciglio per difendere il nostro credo, la nostra cultura e la nostra identità cristiana. Siamo stanchi di queste continue offese, di questi continui attacchi e chiediamo leggi più severe per coloro i quali compiano tali blasfemie, e la punizione per i responsabili di tali atti. A tal fine depositeremo denuncia presso la Procura della Repubblica per l’affissione del manifesto osceno che demarca non solo il reato di vilipendio ma ha anche i connotati della pedofilia”.
Infine i pastori rivolgono un appello a tutti i cristiani di buona volontà, abbandonando le barriere denominazionali: “Partecipiamo numerosi per la difesa del nome di Gesù Cristo alla manifestazione di piazza Santi Apostoli a Roma, sabato 25 gennaio 2020 per difendere il nostro credo Cristiano, per chiedere leggi più severe, per difendere i nostri valori, i nostri principi e la nostra identità cristiana, e invitiamo tutti a unirsi a noi in questa battaglia di civiltà”.

[*] A Netflix, scrive La Repubblica in un tweet oggi, 23 gennaio 2020, a decidere che cosa si vedrà in tutto il mondo sono un pugno di persone. E molti algoritmi. Ormai, il mondo è in mano ai robot, sempre di più. E non è la trama di un romanzo di fantascienza.
“L’indirizzo è 5808 Sunset Boulevard, Los Angeles. È lì che si trova il quartier generale di Netflix, il luogo dove vengono decise le serie e i film che tutto il mondo guarda. Le porte della sede del colosso americano si sono aperte per l’inviato di Venerdì, Riccardo Staglianò che nella storia di copertina del Venerdì in edicola il 24 gennaio 2020 racconta l’incontro con alcuni manager dell’azienda che gli hanno parlato del loro metodo di lavoro. «Non giriamo più puntate pilota. Se diciamo sì a un progetto vale per tutta la stagione. È rischioso, ma si evitano sprechi e si velocizza il tutto». Snella è anche la catena di comando, che varia a seconda del budget produttivo previsto: «La nostra forza è che anche un manager meno senior può dare la “luce verde”, decidere di fare una serie senza chiedere il permesso ai massimi livelli». Ma quanto contano per decidere i titoli gli algoritmi che elaborano i dati degli abbonati raccolti dalla piattaforma di streaming? A questa domanda i responsabili di Netflix, che possiedono tutti i numeri delle nostre passioni televisive, diventano più vaghi e si trincerano in frasi tipo. «Vogliamo storie autentiche»” (da Repubblica.it/venerdì, 23 gennaio 2020
).
“Discriminatorio e blasfemo” è stato definito in dicembre 2029 dal Presidente di Pro Vita & Famiglia Toni Brandi e il Vice presidente Jacopo Coghe: “Questa volta Netflix ha superato il limite della decenza. In Brasile ha lanciato il film blasfemo A primeira tentação de Cristo (La prima tentazione di Cristo), dove Gesù viene raffigurato in versione omosessuale, con un fidanzato, e dove non ha nessuna intenzione di dedicarsi alla sua missione di diffondere la parola di Dio. Come se non bastasse, il film prodotto dal gruppo di comici-videomaker Porta dos Fundos mette in scena la Vergine Maria come una vera e propria disgraziata e i discepoli come un gruppo di alcolisti. È un attacco alla religione cristiana, mascherato da ‘arte cinematografica’, piuttosto intravediamo più un vilipendio alla religione. Poiché Netflix non è una nuova nel mettere online tematiche di dubbio gusto, appoggiando posizioni e politiche che discriminano i diritti più sacrosanti come accaduto nei mesi scorsi in Georgia, negli Stati Uniti, dove il colosso dello streaming video ha minacciato di non fare più affari dopo che lo Stato ha approvato la legge sul battito cardiaco, quella che vieta l’aborto dopo il primo battito del cuore del bambino nel grembo materno, riteniamo che il fatto sia ancora più grave. Già 126mila persone hanno eliminato i loro abbonamenti in Georgia e anche qui impediremo che Netflix faccia propaganda anti-cristiana senza opporci”.
Avvenire ha scritto: “Irride il Vangelo” e poi ha riportato la dichiarazione di Netflix al quotidiano O estado de Sao Paulo in cui difende la “libertà creativa degli artisti” con cui lavora e sottolinea la vasta possibilità di scelta offerta dalla piattaforma, che comprende anche storie bibliche. “Giustificazione assai debole”, ha commenta il quotidiano della Cei, “anche perché di artistico La prima tentazione di Cristo non ha proprio niente, ma piuttosto risulta una insulsa, quanto irritante, goliardata che prende di mira il vangelo. Comicità demenziale? Piuttosto una facile scorciatoia per cercare di ottenere più contatti video, un calcolo commerciale che se ne infischia allegramente della sensibilità dei tanti fedeli soprattutto se presentato come Speciale di Natale”.

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