Papa Francesco ai romani: raccontare la bellezza del Vangelo

“Per i milioni di bambini piegati dai morsi della fame che hanno perso il sorriso ma vogliono ancora amare. Per i milioni di giovani che, senza un motivo per credere o esistere, cercano invano un avvenire in questo mondo insensato. Noi ti preghiamo, Padre, manda operai per la Tua messe. Per i milioni di uomini, di donne, di bambini, con cuori che battono ancora forte forte per lottare, il cui spirito si rivolta contro la sorte ingiusta loro imposta, il cui coraggio esige il diritto all’inestimabile dignità.

Noi ti preghiamo, Padre, manda operai per la Tua messe. Per i milioni di bambini, di donne, di uomini che non vogliono maledire, ma amare e pregare, lavorare ed unissi, perché nasca una terra solidale. Una terra, la nostra terra, dove ogni uomo dia il meglio di sé stesso prima di morire. Noi ti preghiamo, padre, manda operai per la Tua messe. Perché tutti quelli che pregano trovino ascolto presso Dio e ricevano da Lui la forza di eliminare la miseria da un’umanità fatta a Sua immagine. Noi ti preghiamo, Padre, manda operai per la Tua messe”.

Con questa preghiera papa Francesco ha celebrato la messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano in occasione della festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, indirizzando al popolo romano un invito di incoraggiamento: “Che il Signore possa gioire nel vederci in movimento, pronti ad ascoltare con il cuore i suoi poveri che gridano a Lui. Che la Madre Chiesa di Roma possa sperimentare la consolazione di vedere ancora una volta l’obbedienza e il coraggio dei suoi figli, pieni di entusiasmo per questa nuova stagione di evangelizzazione.

Incontrare gli altri, entrare in dialogo con loro, ascoltarli con umiltà, gratuità e povertà di cuore… Vi invito a vivere tutto questo non come uno sforzo gravoso, ma con una leggerezza spirituale: invece di farsi prendere da ansie di prestazione, è più importante allargare la percezione per cogliere la presenza e l’azione di Dio nella città. E’ una contemplazione che nasce dall’amore”.

Poi ai sacerdoti ha chiesto di raccontare ai fedeli la Parola di Dio: “Questo è il vostro compito, il cuore del vostro ministero: aiutare la comunità a stare sempre ai piedi del Signore per ascoltarne la Parola; tenerla lontana da ogni mondanità, dai cattivi compromessi; custodire il fondamento e la radice santa dell’edificio spirituale; difenderla dai lupi rapaci, da chi vorrebbe farla deviare dalla via del Vangelo”.

Inoltre li ha invitati ad essere vicino alla gente: “Da quando sono Vescovo di Roma ho conosciuto più da vicino molti di voi, cari presbiteri: ho ammirato la fede e l’amore per il Signore, la vicinanza alle persone e la generosità nella cura dei poveri. Conoscete i quartieri della città come nessun altro e custodite nel cuore i volti, i sorrisi e le lacrime di tanta gente. Avete messo da parte contrapposizioni ideologiche e protagonismi personali per fare spazio a quello che Dio vi chiede. Il realismo di chi ha i piedi per terra e sa ‘come vanno le cose di questo mondo’ non vi ha impedito di volare in alto con il Signore e di sognare in grande”.

Infine ai membri delle equipe pastorali ha riservato la parola del Vangelo: “Ed è proprio questo il versetto che stasera voglio consegnare a voi, équipe pastorali. Vi è affidato il compito di aiutare le vostre comunità e gli operatori pastorali a raggiungere tutti gli abitanti della città, individuando vie nuove per incontrare chi è lontano dalla fede e dalla Chiesa. Ma, nel fare questo servizio, portate dentro questa consapevolezza, questa fiducia: non c’è cuore umano in cui il Cristo non voglia e non possa rinascere.

Nelle nostre esistenze di peccatori spesso ci capita di allontanarci dal Signore e di spegnere lo Spirito. Distruggiamo il tempio di Dio che è ciascuno di noi. Eppure questa non è mai una situazione definitiva: al Signore bastano tre giorni per ricostruire il suo tempio dentro di noi!”

Ha concluso l’omelia chiedendo di raccontare la bellezza del Vangelo: “Nessuno, per quanto sia ferito dal male, è condannato su questa terra ad essere per sempre separato da Dio. In maniera spesso misteriosa ma reale il Signore apre nei cuori nuovi spiragli, desideri di verità, di bene e di bellezza, che fanno spazio all’evangelizzazione. A volte si possono incontrare diffidenze e ostilità: non bisogna lasciarsi bloccare, ma custodire la convinzione che a Dio bastano tre giorni per risuscitare suo Figlio nel cuore dell’uomo”.

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