Padre Tosolini racconta le conversioni asiatiche

In ‘Dal silenzio una voce. Esperienze di conversione nell’Asia di oggi’ Tiziano Tosolini, in Giappone da oltre 20 anni e direttore del Centro Studi Asiatico a Osaka, ha voluto raccogliere 19 voci di neo-cattolici che hanno incontrato Gesù Cristo nel continente asiatico.

Come sottolinea nella sua prefazione al volume il cardinale di Manila e presidente di Caritas Internationalis, Luis Antonio Gokim Tagle: “Ogni cammino di adesione personale alla fede cristiana si snoda attraverso altri due elementi, come le vicende di vita raccolte da padre Tiziano Tosolini ci testimoniano: da un lato, la comunità è il luogo in cui il mistero di Dio si manifesta. Dall’altro, l’approdo al battesimo non significa il rifiuto sprezzante né l’abiura violenta del pro­prio passato religioso”.

19 storie di conversione, che p. Tosolini definisce “un irrompere di Dio nella vita della persona, è un incontro con Qualcuno che scuote e destabilizza le proprie visioni e convinzioni di fede, è un riconoscimento della propria radicale passività nei confronti della libera iniziativa di Dio”, accumunate dalla gioia della scoperta e dell’incontro con il messaggio cristiano, e che non hanno dovuto rinunciare alle proprie radici o alla propria storia.

Sono uomini e donne di diversa estrazione sociale (banchieri, diplomatici, insegnanti, e persino ‘scapestrati’), provenienti da 5 paesi dell’Asia, tra i quali Thailandia e Giappone, destinazioni del prossimo viaggio pastorale di papa Francesco a novembre, e dalle più importanti tradizioni religiose dell’Oriente: buddhismo, shintoismo, induismo, islam.

Persone che raccontano nelle loro stesse parole come hanno incontrato la fede: quasi sempre per caso, grazie all’ingresso in una chiesa, a un’amicizia con un cristiano, all’incontro con un missionario, oppure dalla lettura della Bibbia o dalla frequentazione di una scuola cattolica:

“Da quel momento sono diventato una nuova persona. Mi sono allontanato dalle mascalzonate e dalla cattiveria. Rifiutavo ormai le vecchie abitudini. Vedere gli amici di prima per giocare non mi interessava più. Alla fine, hanno capi­to che era stata la mano di Gesù a cambiarmi e a farmi diventare un altro. Sì, veramente ero diventato un uomo nuovo”.

Fedeli che, come in Bangladesh, provengono dai fuoricasta dei Dalit, e che nel messaggio di Gesù hanno trovato vera ‘libertà’, oppure giapponesi, che spesso hanno trovato conforto nella lettura del Vangelo e nella preghiera durante la malattia, esperienza che li ha spinti a chiedere il battesimo:

“Nel cristianesimo ho trovato principalmente una religione di libertà. La Bibbia ci chiede di annunciare la buona novella ai poveri, e ci invita a servirli. Questo è ciò che ritengo davvero incredibile e meraviglioso: servire i poveri è servire Dio! E questo è ciò che mi rende libero”.

Alcuni di loro hanno dovuto affrontare le resistenze delle famiglie, se non di interi villaggi, in contesti dove i cristiani sono una esigua minoranza. Ma è anche questa difficoltà quotidiana a rendere queste storie ancor più significative, simbolo di una fede resa ancor più salda e feconda dall’incontro con Dio:

“Gesù è stato rispettoso delle donne, ci ha dato quella dignità e quei diritti che ci competono in quanto esseri umani. Io non ho mai visto né sentito nessun’altra religione in cui un uomo offra la sua vita per il perdono dei peccati – e non tanto per i propri, ma quelli altrui!”.

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