Papa all’Ordine dei Servi di Maria: siate nunzi della speranza evangelica

“Il buon esito di un Capitolo generale dipende molto anche dalla sua preparazione spirituale. Perciò, secondo un’antica e preziosa consuetudine dell’Ordine, tutte le comunità, in prossimità della celebrazione del Capitolo, rivolgono suppliche al Signore perché assista con la sua luce e la sua grazia i frati capitolari nei loro lavori. Tali suppliche si rivolgeranno al Signore: in occasione di una Messa per il Capitolo o della preghiera dei fedeli nell’Eucaristia quotidiana o delle intercessioni nella Liturgia delle Ore o della preghiera mariana conclusiva nella Vigilia de Domina”.

Partendo dalle ammonizioni per il Capitolo generale papa Francesco ha incontrato i partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei Servi di Maria, che si svolge dal 7 al 27 ottobre 2019 presso la Casa Divin Maestro ad Ariccia. Il papa nel discorso preparato per l’occasione e consegnato ai presenti ha ripercorso la storia e le origini dell’Ordine dei Servi di Maria: “L’Ordine dei Servi di Maria ha avuto le sue origini e il primo sviluppo nella Firenze del secolo XIII, una città vivace quanto bellicosa.

Nacque da un gruppo di uomini: i Sette Santi Fondatori, dediti al commercio e al volontariato. Tuttavia, la vostra famiglia religiosa colloca il nucleo germinale del proprio carisma nella consacrazione speciale alla Vergine Maria, riconosciuta come la vera ‘fondatrice’.
Voi vivete la consacrazione personale a Maria come impegno quotidiano nell’assimilarne lo stile, così come è tramandato dalla Sacra Scrittura”.

Poi ha ricordato la loro testimonianza riguardante l’apostolato: “Qui vi sforzate di imitare Maria ispirandovi in particolare a quattro suoi atteggiamenti. Quando dopo l’Annunciazione va ad aiutare Elisabetta; quando a Cana di Galilea ottiene da Gesù il segno dell’acqua cambiata in vino per la gioia dei novelli sposi; quando rimane piena di fede e di dolore ai piedi della croce di Gesù; e infine quando prega nel cenacolo con gli Apostoli in attesa dello Spirito Santo.

Partendo da questi quattro ‘momenti’ mariani, siete sempre chiamati ad approfondire il carisma di fondazione per attualizzarlo, così che possa rispondere con speranza alle sfide che il mondo contemporaneo lancia alla Chiesa e anche al vostro Ordine. Il tema che ha guidato il vostro Capitolo generale: ‘Servi della Speranza in un mondo che cambia’ esprime proprio questo proposito, che diventa traccia di cammino e di missione per i prossimi anni”.

Ed ha ricordato lo ‘spirito’ dei fondatori dell’ordine: “I Sette Santi Fondatori hanno saputo vivere il monte e la città. Infatti, da Firenze sono saliti sul monte Senario, dove hanno fatto l’esperienza profonda dell’incontro con Colui che è la Speranza, Gesù Cristo. Successivamente sono ridiscesi dal monte, stabilendo la loro dimora a Cafaggio, immediatamente fuori dalle mura di Firenze, nella periferia della città, per impegnarsi nella vita quotidiana, nella testimonianza e nel servizio alla società e alla Chiesa”.

Quindi ha invitato a rileggere il cammino dell’Ordine alla luce della Trasfigurazione: “Essi, forti della esperienza di Dio, scendono più a fondo nella storia rinnovati interiormente. E così possono vivere il Vangelo rispondendo ai bisogni della gente, di fratelli e sorelle che chiedono di essere accolti, sostenuti, accompagnati, aiutati nel percorso della loro vita. Ripercorrendo quella loro singolare esperienza umana e vocazionale, anche voi diventate sempre più uomini di speranza, capaci di dissipare le paure che talvolta assillano il cuore, anche in una comunità religiosa”.

E li ha esortati ad essere nunzi del Vangelo: “Penso, ad esempio, alla scarsità di vocazioni in certe zone del mondo; come pure alla fatica di essere fedeli a Gesù e al Vangelo in alcuni contesti comunitari o sociali. Il Signore, Lui solo, vi permette di portare ovunque, mediante la santità della vita, una presenza di speranza e uno sguardo di fiducia, individuando e valorizzando i tanti germogli di positività che emergono.

Pensiamo alle vocazioni nei nuovi territori in cui siete inseriti. Vi esorto a godere della bellezza e della novità culturale e spirituale di tanti popoli ai quali siete stati inviati ad annunciare il Vangelo”.

Ed infine ha ricordato loro il coraggio della speranza: “Essere uomini di speranza vuol dire trovare il coraggio di affrontare alcune sfide odierne. Penso ad esempio a quella di usare in modo responsabile i mezzi di comunicazione, che veicolano notizie positive, ma che possono anche distruggere la dignità delle persone, affievolire lo slancio spirituale, ferire la vita fraterna.

Si tratta di educarsi ad un uso evangelico di questi strumenti. Un’altra sfida da raccogliere e gestire è quella della multiculturalità, che infatti avete affrontato in questo Capitolo. Non c’è dubbio che le comunità religiose cattoliche sono diventate dei ‘laboratori’ in questo senso, certo non senza problemi e tuttavia offrendo a tutti un segno chiaro del Regno di Dio, a cui sono invitate tutte le genti, attraverso l’unico Vangelo di salvezza”.

Ha concluso l’incontro affidando l’Ordine alla Madonna: “Il mondo cambia le forme, ma le schiavitù, le guerre, le crudeltà di quel tempo sono quelle di oggi. Ma seminare speranza, guardare oltre. Anche la Madonna ci insegna a seminare speranza. Pensate al Calvario, pensate alla Pentecoste, pregando con i discepoli.

E’ la Madonna dei dolori. E nel dolore, nella povertà, nella spogliazione viene la speranza, si vede chiara? Quando uno sta bene non è tanto facile esprimere la speranza, ma quando ci sono le difficoltà viene la speranza. E Lei è una maestra; ci ha insegnato tanto. Ci ha insegnato tanto”.

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