Luigi Maria Monti e la passione per gli ultimi

Luigi Maria Monti nacque a Bovisio il 24 luglio 1825. Da giovane si impegnò nel lavoro in qualità di apprendista e artigiano del legno. Pieno di fede, nel santuario di Rho decise di dare alla sua vita una più radicale forma cristiana e, per questo, a 21 anni si consacrò a Dio pronunciando privatamente i voti di castità, obbedienza e povertà nelle mani di don Luigi Dossi, suo padre spirituale, decidendo così di essere nel mondo un laico consacrato.

Nel suo laboratorio diede inizio ad un’esperienza di tipo oratoriano, alla quale aderirono ben presto diversi giovani, affascinati dal suo esempio e da lui guidati e sostenuti. Quest’esperienza fatta di lavoro e di fede vissuta colpì la gente tanto che si cominciò a chiamarli ‘compagni di frati’. Con i suoi compagni dovette affrontare molte false denunce.

Nel 1851 il gruppo fu imprigionato, dopo un’ennesima denuncia all’autorità austro-ungarica per settanta giorni, in attesa del processo che li rilasciò per infondatezza delle accuse. Nel frattempo sotto la guida spirituale di don Dossi, Monti giunse alla netta consapevolezza di quella che, d’ora in poi, avrebbe sempre avvertito come la propria vocazione: dar vita a una famiglia religiosa di laici totalmente votati all’assistenza dei sofferenti e degli orfani.

Trasferitosi a Brescia, nel 1852 si unì perciò a una congregazione religiosa di analogo carisma, i Figli di Maria Immacolata, da poco fondata da Lodovico Pavoni. Nella nuova comunità vennero ben presto valorizzate le doti di Monti che incominciò a formarsi come infermiere. Ebbe così modo di sperimentare l’urgenza e la modernità del progetto, fino ad allora solo abbozzato, volto a sostituire nell’assistenza ai malati gli infermieri laici, in quell’epoca pressoché dei mestieranti, con dei religiosi.

Spronato dall’esempio di Maria Crocifissa Di Rosa e dalla frequentazione di Cipriano Pezzini, un giovane infermiere cremonese, Monti maturò il proposito di dar vita insieme a quest’ultimo a una congregazione autonoma, che avrebbe assunto il nome di Figli dell’Immacolata Concezione, che fondò a Roma nel 1858, una volta lì trasferitosi, presso l’Ospedale dello Spirito Santo.

Tale la Congregazione, nata con il carisma di servire gli infermi, diede vita ad una comunità innovativa tanto per l’epoca quanto oggi di ‘fratelli’, sia sacerdoti che laici, con parità di diritti e di doveri. Instancabile operatore della carità, a sessantuno anni aprì una casa per orfani a Saronno, dove vi morì il 1° ottobre 1900 e dove sono ancora oggi conservate le sue spoglie mortali. Fu beatificato dal papa Giovanni Paolo II il 9 novembre 2003.

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