Papa Francesco invita i giovani mozambicani ad essere la ‘mano tesa’

Nella prima giornata, dopo la celebrazione della santa Messa anche per i cardinali Roger Etchegaray e José de Jesus Pimiento nella Nunziatura Apostolica di Maputo, prima di recarsi al Palazzo Ponta Vermelha per la visita di cortesia al presidente della repubblica del Mozambico, papa Francesco ha incontrato alcuni responsabili e un gruppo di partecipanti della Fondazione ‘Scholas Occurrentes’ in diverse città del Mozambico, accompagnati dal direttore, Enrique Adolfo Palmeyro, in cui sono state illustrate le attività della Fondazione nel campo dello sport e della formazione.

Quindi, lasciato il palazzo presidenziale, papa Francesco si è recato in papamobile all’incontro interreligioso con i giovani. Per le strade di Maputo un autentico trionfo con centinaia di migliaia di persone che lo hanno salutato. E grande è stato l’entusiasmo anche nel Pavilion Maxaquene, dove ad attenderlo c’erano 15.000 giovani (ed altri 4.000 all’esterno), non solo cattolici, ma anche musulmani, indù e fedeli di altre religioni.

Per questo entusiasmo il papa li ha ringraziati dopo aver ascoltato attentamente le testimonianze, affermando che sono importanti: “Voi siete importanti! Avete bisogno di saperlo, avete bisogno di crederci: voi siete importanti! Però con umiltà. Perché non siete solo il futuro del Mozambico, o della Chiesa e dell’umanità; voi siete il presente, siete il presente del Mozambico, con tutto ciò che siete e fate, state già contribuendo al presente con il meglio che oggi potete dare.

Senza il vostro entusiasmo, le vostre canzoni, la vostra gioia di vivere, che sarebbe di questa terra? Senza i giovani, cosa sarebbe di questa terra? Vedervi cantare, sorridere, ballare, in mezzo a tutte le difficoltà che attraversate è il miglior segno del fatto che voi giovani siete la gioia di questa terra, la gioia di oggi, di oggi. La speranza del domani”.

Ed ha ringraziato anche i giovani delle altre religioni: “Grazie perché vi incoraggiate a vivere la sfida della pace e a celebrarla oggi insieme come famiglia, compresi coloro che, pur non appartenendo ad alcuna tradizione religiosa, sono venuti per partecipare…

Così sperimentate che tutti siamo necessari: con le nostre differenze, ma necessari. Le nostre differenze sono necessarie. Insieme, come vi trovate adesso, voi siete il palpito di questo popolo, dove ognuno svolge un ruolo fondamentale, in un unico progetto creativo, per scrivere una nuova pagina di storia, una pagina piena di speranza, piena di pace, piena di riconciliazione”.

Poi ha sottolineato che i ‘sogni’ possono diventare realtà attraverso le espressioni artistiche con l’invito a non lasciarsi ‘rubare’ la gioia: “Non smettete di cantare e di esprimervi secondo tutto il bene che avete imparato dalle vostre tradizioni. Che non vi rubino la gioia! Come vi ho detto, ci sono molti modi di guardare l’orizzonte, il mondo, di guardare il presente e il futuro, ci sono molti modi. Ma bisogna stare attenti a due atteggiamenti che uccidono i sogni e la speranza”.

Ed ha indicato la rassegnazione e l’ansia: “Due atteggiamenti che uccidono i sogni e la speranza. Sono grandi nemiche della vita, perché di solito ci spingono su un percorso facile ma di sconfitta; e il pedaggio che chiedono per passare è molto caro! E’ molto caro. Si paga con la propria felicità e persino con la propria vita. Rassegnazione e ansia: due atteggiamenti che rubano la speranza. Quante promesse vuote di felicità, che finiscono per mutilare delle vite!.. Non è buono darsi per vinti!”

Ed ha ricordato loro un ‘eroe’ calcistico locale, il famoso Eusebio da Silva, definito la ‘pantera nera’: “Il suo sogno e la sua voglia di giocare lo hanno spinto avanti, ma è stato altrettanto importante trovare con chi giocare. Sapete bene che, in una squadra, non sono tutti uguali, non fanno tutti le stesse cose né pensano tutti allo stesso modo. No. Ogni giocatore ha le sue caratteristiche, come possiamo scoprire e godere in questo incontro: veniamo da tradizioni diverse e possiamo persino parlare lingue diverse, ma questo non ci ha impedito di incontrarci.

Già molto si è sofferto e si continua a soffrire, perché alcuni si credono in diritto di decidere chi può ‘giocare’ e chi invece deve restare ‘fuori dal campo’; alcuni passano la vita a creare divisione e contrapposizione, e a fare la guerra. Oggi voi, cari amici, siete un esempio, siete una testimonianza di come dobbiamo agire. Testimoni di unità, di riconciliazione, di speranza. Come una squadra di calcio”.

Ricordando anche la ‘medaglia d’oro’ alle olimpiadi di Sydney 2012, Maria Mutola li ha esortati a perseverare nei propri sogni, chiedendo consiglio agli anziani: “Anche i vostri anziani possono aiutare affinché i vostri sogni e le vostre aspirazioni non inaridiscano, non siano spazzati via dal primo vento di difficoltà o di impotenza. Gli anziani sono le nostre radici…

Voi invece dovrete fare la vostra sintesi, ma ascoltando, valorizzando quelli che vi hanno preceduto. Non avete fatto così con la vostra musica? Al ritmo tradizionale del Mozambico, la ‘marrabenta’, ne avete mescolati altri moderni e così è nato il ‘pandza’. Quello che avete ascoltato, che avete visto cantare e ballare dai vostri genitori e dai vostri nonni, lo avete assunto come proprio”.

Infine il papa ha spronato i giovani del Mozambico a preservare la pace: “Com’è importante imparare ad essere una mano amica e tesa!.. Cercate di crescere nell’amicizia anche con coloro che la pensano diversamente, in modo che la solidarietà cresca tra di voi e diventi l’arma migliore per trasformare la storia.

La solidarietà è la migliore arma per trasformare la storia. Una mano tesa, che ci ricorda anche la necessità di impegnarci nella cura della nostra Casa Comune. Indubbiamente siete stati benedetti con stupende bellezze naturali: foreste e fiumi, vallate e montagne e tante belle spiagge”.