Papa Francesco: Pietro e Paolo testimoni di perdono

‘I #SantiPietroePaolo sono stati trasparenti davanti a Dio. Nella vita hanno mantenuto questa umiltà, fino alla fine: hanno compreso che la santità non sta nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi’: il tweet di papa Francesco scandisce questa festività, invitando a seguire l’ esempio dei patroni di Roma, su cui Gesù ha fondato la Chiesa.

Infatti durante l’Angelus il papa ha sottolineato: “E’ la prima volta che Gesù pronuncia la parola ‘Chiesa’, ma più che sul sostantivo vorrei invitarvi a pensare all’aggettivo, che è un possessivo, ‘mia’: la mia Chiesa. Gesù non parla della Chiesa come di una realtà esterna, ma esprime il grande amore che nutre per lei: la mia Chiesa. E’ affezionato alla Chiesa, a noi”.

Ed ha sottolineato la fraternità tra i due apostoli, pur nella differenza: “Fra loro erano molto diversi: un pescatore e un fariseo con esperienze di vita, caratteri, modi di fare e sensibilità alquanto differenti. Non mancarono tra loro opinioni contrastanti e dibattiti franchi. Ma quello che li univa era infinitamente più grande: Gesù era il Signore di entrambi, insieme dicevano ‘mio Signore’ a Colui che dice ‘mia Chiesa’. Fratelli nella fede, ci invitano a riscoprire la gioia di essere fratelli e sorelle nella Chiesa”.

Ed ha invitato a non escludere chi pensa diversamente: “In questa festa, che unisce due Apostoli tanto diversi, sarebbe bello che anche ognuno di noi dica: ‘Grazie, Signore, per quella persona diversa da me: è un dono per la mia Chiesa’. Siamo diversi ma questo ci arricchisce, è la fratellanza. Fa bene apprezzare le qualità altrui, riconoscere i doni degli altri senza malignità e senza invidie. L’invidia! L’invidia provoca amarezza dentro, è aceto sul cuore. Gli invidiosi hanno uno sguardo amaro.

Tante volte, quando uno trova un invidioso, viene voglia di domandare: ma con che ha fatto colazione oggi, col caffelatte o con l’aceto? Perché l’invidia è amara. Rende amara la vita. Quant’è bello invece sapere che ci apparteniamo a vicenda, perché condividiamo la stessa fede, lo stesso amore, la stessa speranza, lo stesso Signore. Ci apparteniamo gli uni gli altri e questo è splendido, dire: la nostra Chiesa! Fratellanza”.

Espressioni risuonate nell’omelia della festività: “Testimoni di vita. Eppure le loro vite non sono state pulite e lineari. Entrambi erano di indole molto religiosa: Pietro discepolo della prima ora, Paolo persino ‘accanito nel sostenere le tradizioni dei padri’. Ma fecero sbagli enormi: Pietro arrivò a rinnegare il Signore, Paolo a perseguitare la Chiesa di Dio”.

Ma da entrambi giunge un insegnamento: “Quando ci riteniamo migliori degli altri è l’inizio della fine. Il Signore non compie prodigi con chi si crede giusto, ma con chi sa di essere bisognoso. Non è attratto dalla nostra bravura, non è per questo che ci ama. Egli ci ama così come siamo e cerca gente che non basta a sé stessa, ma è disposta ad aprirgli il cuore…

Nella vita hanno mantenuto questa umiltà, fino alla fine: Pietro crocifisso a testa in giù, perché non si credeva degno di imitare il suo Signore; Paolo sempre affezionato al suo nome, che significa ‘piccolo’, e dimentico di quello ricevuto alla nascita, Saulo, nome del primo re del suo popolo.

Hanno compreso che la santità non sta nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi: non è una scalata in classifica, ma l’affidare ogni giorno la propria povertà al Signore, che compie grandi cose con gli umili. Qual è stato il segreto che li ha fatti andare avanti nelle debolezze? Il perdono del Signore”.

Quindi il papa ha invitato i fedeli a riscoprirli come ‘testimoni di perdono’: “Nelle loro cadute hanno scoperto la potenza della misericordia del Signore, che li ha rigenerati. Nel suo perdono hanno trovato una pace e una gioia insopprimibili. Con quello che avevano combinato avrebbero potuto vivere di sensi di colpa: quante volte Pietro avrà ripensato al suo rinnegamento! Quanti scrupoli per Paolo, che aveva fatto del male a tanti innocenti! Umanamente avevano fallito.

Ma hanno incontrato un amore più grande dei loro fallimenti, un perdono così forte da guarire anche i loro sensi di colpa. Solo quando sperimentiamo il perdono di Dio rinasciamo davvero. Da lì si riparte, dal perdono; lì ritroviamo noi stessi: nella confessione dei nostri peccati”.

Testimoni di perdono vuol dire testimoni di vita nuova: “Incontrato Gesù, sperimentato il suo perdono, gli Apostoli hanno testimoniato una vita nuova: non si sono più risparmiati, hanno donato sé stessi. Non si sono accontentati di mezze misure, ma hanno assunto l’unica misura possibile per chi segue Gesù: quella di un amore senza misura.

Si sono ‘versati in offerta’. Chiediamo la grazia di non essere cristiani tiepidi, che vivono di mezze misure, che lasciano raffreddare l’amore… Lasciamo che queste parole ci entrino dentro e accendano il desiderio di non accontentarci del minimo, ma di puntare al massimo, per essere anche noi testimoni viventi di Gesù”.

Al termine della messa il papa è sceso sotto l’altare della Confessione insieme all’arcivescovo ortodosso Job per sostare alcuni istanti in preghiera davanti alla Tomba di san Pietro.

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