La Chiesa ricorda i martiri dello Sri Lanka

La Commissione nazionale per la giustizia e la pace (NCJP) della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan ha condannato fermamente gli attacchi orribili e mortali dello Sri Lanka la domenica di Pasqua, ed ha espresso tristezza per la perdita di vite preziose e innocenti. Il presidente della Conferenza episcopale cattolica pakistana e presidente del NCJP, mons. Joseph Arshad, ha condannato l’atto compiuto a Pasqua e ha pregato per le anime dei defunti e delle loro famiglie, presentando le sue condoglianze a coloro che sono stati colpiti:

“Tutta la comunità cristiana e la Chiesa in Pakistan sono profondamente rattristate da questo orribile atto. Mentre preghiamo per le anime dei defunti, chiediamo al Signore di dare forza alle famiglie ferite e afflitte. E i perpetratori di questo atto atroce siano consegnati alla giustizia”.

Subito dopo gli attentati papa Francesco aveva chiesto agi Stati una dura condanna dell’attentato: “Vorrei esprimere nuovamente la mia vicinanza spirituale e paterna al popolo dello Sri Lanka. Sono molto vicino al mio caro fratello, il cardinale Malcolm Ranjith Patabendige Don, e a tutta la Chiesa arcidiocesana di Colombo. Prego per le numerosissime vittime e feriti, e chiedo a tutti di non esitare a offrire a questa cara nazione tutto l’aiuto necessario. Auspico, altrettanto, che tutti condannino questi atti terroristici, atti disumani, mai giustificabili”.

A tali parole non sono seguite condanne ‘ufficiali’ da parte degli Stati; però in tutte le diocesi italiane sono state celebrate messe in suffragio delle vittime, come nella diocesi di Milano, dove mons. Mario Delpini ha presieduto una messa, in cui ha rivolto un appello alla comunità internazionale: “Noi vogliamo che tutte le religioni costruiscano la pace, che i fedeli di tutte le religioni siano operatori di pace per essere riconosciuti come figli di Dio…

Siamo qui radunati anche per dire la nostra protesta perché, mentre il terrorismo si organizza a livello internazionale, le forze della giustizia, le Istituzioni preposte al bene comune non sono capaci di organizzarsi allo stesso livello per proteggere i loro cittadini, per difendere persone che sono inermi, che vivono la loro vita costruendo il bene per sé e le loro famiglie. Dobbiamo fare appello alle Istituzioni perché siano forti, intelligenti, alleate per il bene”.

Nell’omelia l’arcivescovo ha rivolto un invito a non perpetrare l’odio: “Guardate le ferite. Guardate le ferite per riconoscere che sono proprio io. Ho carne e ossa: sono uomo, con un corpo che può essere maltrattato, torturato, trafitto, con un’anima che può essere umiliata, angosciata, abitata dalla tristezza. Ho carne e ossa: sono un uomo e porto con me tutta la fragilità e la bellezza dell’essere figlio dell’uomo. Guardate le mie mani e i miei piedi! Guardate le ferite.

Guardate le ferite per riconoscere che ho ricevuto male da coloro ai quali ho fatto del bene, sono stato umiliato da coloro ai quali ho rivelato la dignità di essere figli di Dio, ho subito il tormento della sete da parte di coloro ai quali ho voluto offrire acqua viva. Guardate le mie mani e i miei piedi! Guardate le ferite: il male subito non mi ha indotto al risentimento e alla vendetta, ma al perdono, perché il mio soffrire ha rivelato la gloria di Dio, l’amore che giunge fino alla fine, l’amore che non si stanca mai di amare, l’amore che offre tutto e quando non ha più niente da offrire offre se stesso.

Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi. Guardate le mie mani e i miei piedi! Guardate le ferite e lasciate che lo sguardo si elevi dall’orrore per quello che la crudeltà dell’uomo può compiere alla luce che viene da Dio e che avvolge l’uomo di compassione e di pazienza, che invita i figli a ritornare al Padre per ricevere l’abbraccio del perdono”.

Anche a Torino mons. Cesare Nosiglia ha detto che il ‘male’ è sconfitto dal ‘bene’: “Noi siamo certi che il bene alla fine vincerà il male, anche se sembra che questo sia più organizzato e capace di colpire pesantemente chi opera per il bene di tutti. Fin dall’inizio del cristianesimo, una scia di sangue dei martiri ha segnato il cammino delle comunità ma questo non è servito a fermare l’ondata positiva di conversione da parte di tanti che, proprio di fronte a questi fatti distruttivi, hanno aderito alla fede in Cristo”.

Ricordando Tertulliano l’arcivescovo di Torino ha sottolineato che la ‘barbaria’ non può arrestare il messaggio cristiano: “Del resto questo capita anche sul piano civile: mai le barbare uccisioni di persone innocenti hanno potuto fermare il messaggio di pace, di giustizia e di libertà proposto e diffuso nel cuore del popolo fino a pagare di persona il prezzo più alto della morte violenta e omicida.

Niente e nessuno può combattere infatti contro Dio e illudersi di vincerlo. Se una fede o un valore civile viene da Lui, principio e fonte primo della giustizia e dell’amore, non sarà mai sconfitto e risorgerà come è risorto Cristo dalla morte e ora vive per sempre nella gloria del Padre”.

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