Assisi in festa per la traslazione del corpo del Venerabile Carlo Acutis

‘Non io, ma Dio’, ‘Una cosa soltanto dobbiamo chiedere in preghiera: la voglia di diventare santi’, ‘La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio’. Nel soleggiato pomeriggio di sabato 6 aprile, queste ed altre frasi attribuite al venerabile Carlo Acutis, sono riecheggiate per i vicoli di Assisi, mentre un corteo raccolto in preghiera accompagnava la sua salma dalla Basilica di San Rufino a quella di Santa Maria Maggiore, dove il giovane sarebbe stato collocato permanentemente.

A prima vista sarebbe potuto sembrare un corteo funebre. Di fatto, vi era una bara, con dentro un giovane, morto prematuramente nel milanese, nel 2006. Eppure, di funebre c’era poco o nulla. Per Assisi e per centinaia di devoti del ‘giovane appassionato dell’Eucaristia’, giunti da ogni luogo in occasione della traslazione del suo corpo, è stato un giorno di gioia e le campane suonavano a festa.

Suonavano a festa perché in Carlo a morire è stata la morte, come recita un famoso canto pasquale che a breve intoneremo nelle nostre chiese per celebrare il trionfo di Gesù. ‘L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo’, era solito dire. E guardando alla vita di Carlo, che è riuscito a pregustare l’eternità già in questo mondo e che negli ultimi istanti di vita è andato incontro a Dio con una serenità disarmante, quel Cielo diventa così vicino che la morte è costretta ad arrossire.

Carlo è stato dichiarato ‘Venerabile’ da Papa Francesco per la sua vita esemplare e ora è in corso la fase di accertamento di un presunto miracolo, che potrebbe portarlo ad essere dichiarato beato. Intanto, il suo corpo, che giaceva nel cimitero di Assisi, è stato trovato incorrotto a distanza di quasi 13 anni. Ora, riposerà in una delle basiliche più antiche della cittadina conosciuta per aver dato i natali a san Francesco, figura che Carlo ammirava profondamente.

Assisi, che non è nuova nell’ospitare santi o beati, è stata ancora una volta protagonista di un evento storico significativo per la Chiesa intera, la quale, seppure in questo stadio del processo di canonizzazione non può ancora dare ‘pubblico culto’ a Carlo, riconosce in questo ragazzo un modello autentico e genuino di vita cristiana da presentare ai giovani.

Figlio ubbidiente, amico generoso, ragazzo dedito agli altri, specialmente ai più soli, ai poveri, agli anziani, Carlo ha passato la sua breve esistenza a ‘servire’, a consumarsi per chi aveva accanto, trovando in questo il senso della sua vita. Tuttavia, in molti aspetti, Carlo era un ragazzo comunissimo. Come tanti, ad esempio, amava lo sport e la tecnologia.

Durante l’omelia della celebrazione della traslazione del 6 aprile, il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, che presiedeva la liturgia, ha definito Carlo Acutis un ragazzo perfettamente integrato nel suo tempo, un nativo digitale che ha saputo sfruttare positivamente le potenzialità del Web. Carlo era, infatti, conosciuto per le sue rare abilità nel campo dell’informatica, che usava per portare Cristo.

Emblema di ciò è un’opera grandiosa realizzata interamente da lui solo: la mostra completa dei miracoli eucaristici avvenuti lungo la storia nei cinque continenti, mostra che ancora si può visitare sul web (www.miracolieucarustici.org) e che spesso viene ospitata nelle parrocchie di ogni parte del mondo.

‘Tutti nasciamo originali, molti muoiono come fotocopie’, era solito dire Carlo, pensando con tristezza a quanti non mettevano a frutto i propri talenti per cadere nella pigrizia o finire inghiottiti dalle logiche del consumismo, pensando a quanti avevano paura di scoprire a cosa Dio li chiamava. Carlo, invece, che ha messo Dio al centro della sua vita, ha saputo andare controcorrente, amando di vero cuore, andando fino in fondo nelle scelte che faceva, difendo principi spesso derisi dai suoi coetanei.

E allora, ecco perché in quel tiepido e soleggiato pomeriggio di aprile, Assisi era in festa: la storia era testimone ancora una volta di quali ‘originali meraviglie’ può operare lo Spirito Santo quando incontra un cuore aperto come quello di Carlo. In quel clima di gioia e di speranza, a due settimane dalla Pasqua, noi presenti alla cerimonia della traslazione del corpo del Venerabile abbiamo ‘veduto morire la morte’, incontrando un Carlo più vivo che mai, un Carlo che continua a richiamare tanti verso una meta alta: la meta del Paradiso.

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