Dal Marocco l’invito del papa a costruire ponti

Poco prima delle ore 22.00 il boeing 737 della Royal Air Maroc che riportava dal viaggio in Marocco papa Francesco è atterrato a Roma, e nel consueto incontro con i giornalisti ha risposto alle domande sul dialogo con i musulmani, sulla dichiarazione su Gerusalemme, sui migranti e l’Europa, sul caso del card. Barbarin, sulla libertà di coscienza a rischio nei Paesi di tradizione cristiana e il riferimento al diavolo.

La prima domanda è stata posta da Siham Toufiki, agenzia Map sulle conseguenze della visita per la coesistenza nel dialogo tra culture, alla quale papa Francesco ha affermato che i frutti arriveranno più tardi: “Ma i fiori sono promettenti. Sono contento, perché in questi due viaggi ho potuto parlare di questo che mi tocca tanto nel cuore, tanto: la pace, l’unità, la fraternità.

Con i fratelli musulmani e musulmane abbiamo sigillato questa fraternità nel documento di Abu Dhabi e qui in Marocco tutti abbiamo visto una libertà, una fraternità, un’accoglienza di tutti i fratelli con un rispetto tanto grande. Questo è un bel fiore di coesistenza che promette di dare frutti.

Non dobbiamo mollare! E’ vero che ci saranno ancora difficoltà, tante difficoltà perché purtroppo, ci sono gruppi intransigenti. Ma questo vorrei dirlo chiaramente: in ogni religione c’è sempre un gruppo integralista che non vuole andare avanti e vive dei ricordi amari, delle lotte del passato, cerca di più la guerra e anche semina la paura. Noi abbiamo visto che è più bello seminare la speranza, andare per mano, sempre avanti. Abbiamo visto, anche nel dialogo con voi qui in Marocco, che ci vogliono dei ponti e sentiamo dolore quando vediamo le persone che preferiscono costruire dei muri”.

A Nicolas Seneze, inviato del giornale francese ‘La Croix’, che chiedeva della situazione dei mussulmani convertiti al cristianesimo il papa ha risposto: “Io posso dire che in Marocco c’è libertà di culto, c’è libertà religiosa, c’è libertà di appartenenza religiosa; poi la libertà sempre si sviluppa, cresce. Tu pensa a noi cristiani di 300 anni fa, se c’era questa libertà che abbiamo oggi. La fede cresce nella consapevolezza, nella capacità di capire se stessa.

Un monaco francese Vincenzo di Lerins, del V secolo, ha coniato un’espressione bellissima per spiegare come si può crescere nella fede, spiegare meglio le cose, crescere nella morale ma sempre restando fedeli alle radici. Lui ha detto tre parole ma che marcano proprio la strada: dice che crescere nell’esplicitazione e nella coscienza della fede e della morale deve essere consolidata negli anni, allargata nel tempo, ma è la stessa fede che è sublimata con gli anni.

Così si capisce per esempio che oggi noi abbiamo tolto dal Catechismo della Chiesa cattolica la pena di morte. 300 anni fa bruciavano vivi gli eretici. Perché la Chiesa si è accresciuta nella coscienza morale. Cresce anche il rispetto della persona e della libertà di culto. Anche noi dobbiamo continuare a crescere. Ci sono cattolici che non accettano quello che il Concilio Vaticano II ha detto sulla libertà di culto, la libertà di coscienza. Ci sono cattolici che non accettano. Anche noi abbiamo questo problema ma anche i fratelli musulmani crescono nella coscienza e alcuni Paesi non capiscono bene o non crescono così come altri”.

Poi sono state fatte alcune domande sul fenomeno migratorio e sul muro costruito dalla Spagna: “Ho pianto perché non entra nella mia testa e nel mio cuore tanta crudeltà. Non entra nella mia testa e nel mio cuore vedere affogare nel Mediterraneo e fare un ponte ai porti, non mi entra. Questo non è il modo di risolvere il grave problema dell’immigrazione. Io capisco: un governo, con questo problema ha la patata bollente nelle mani, ma deve risolverlo altrimenti, umanamente.

Quando io ho visto quel filo, con i coltelli, sembrava di non poter credere. Poi una volta ho avuto la possibilità di vedere un filmato nel carcere, dei rifugiati che tornano, che sono mandati indietro. Carceri non ufficiali, carceri di trafficanti… Ecco io non lascio entrare: è vero perché non ho posto, ma ci sono altri Paesi, c’è l’umanità dell’unione europea. deve parlare l’Unione Europea intera. Non lascio entrare, o li lascio affogare lì, o li mando via sapendo che tanti di loro cadranno nelle mani di questi trafficanti che venderanno le donne e i bambini, uccideranno o tortureranno per fare schiavi gli uomini? Questo filmato, è a vostra disposizione”.

E sempre sulle migrazioni ha chiesto all’Europa di non perdere la memoria: “Pensate alla mancanza di memoria storica: l’Europa è stata fatta da migrazioni e questa è la sua ricchezza. Pensiamo alla generosità di tanti paesi, che oggi bussano alla porta dell’Europa, con i migranti europei dall’84 in su, i due dopoguerra, in massa, America del Nord, America Centrale, America del Sud.

Mio papà è andato lì nel dopoguerra in accoglienza. Un po’ di gratitudine … E’ vero, per essere comprensivi, che il primo lavoro che dobbiamo fare è cercare che le persone che migrano per la guerra o per la fame non abbiano questa necessità. Se l’Europa così generosa vende le armi allo Yemen per ammazzare dei bambini, come fa l’Europa a essere coerente? E dico: questo è un esempio, ma l’Europa vende delle armi”.

In precedenza nella celebrazione eucaristica, svoltasi nel complesso sportivo ‘Principe Moulay Abdellah’ papa Francesco ha sottolineato il cuore ‘aperto’ del Padre nell’accoglienza: “Ci minaccia sempre la tentazione di credere nell’odio e nella vendetta come forme legittime per ottenere giustizia in modo rapido ed efficace. Però l’esperienza ci dice che l’odio, la divisione e la vendetta non fanno che uccidere l’anima della nostra gente, avvelenare la speranza dei nostri figli, distruggere e portare via tutto quello che amiamo. Perciò Gesù ci invita a guardare e contemplare il cuore del Padre.

Solo da qui potremo riscoprirci ogni giorno come fratelli. Solo a partire da questo orizzonte ampio, capace di aiutarci a superare le nostre miopi logiche di divisione, saremo capaci di raggiungere uno sguardo che non pretenda di oscurare o smentire le nostre differenze cercando forse un’unità forzata o l’emarginazione silenziosa… La parabola evangelica presenta un finale aperto. Vediamo il padre pregare il figlio maggiore di entrare a partecipare alla festa della misericordia. L’Evangelista non dice nulla su quale sia stata la decisione che egli prese. Si sarà aggiunto alla festa?

Possiamo pensare che questo finale aperto abbia lo scopo che ogni comunità, ciascuno di noi, possa scriverlo con la sua vita, col suo sguardo e il suo atteggiamento verso gli altri. Il cristiano sa che nella casa del Padre ci sono molte dimore, e rimangono fuori solo quelli che non vogliono partecipare alla sua gioia”.

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