Conclusi gli esercizi spirituali tra La Pira e Luzi

Ad Ariccia gli esercizi spirituali, predicati da p. Bernardo Francesco Maria Gianni, abate dell’abbazia di San Miniato al Monte a Firenze, si sono conclusi con un ringraziamento di papa Francesco:

“Voglio ringraziarti, fratello Bernardo, per il tuo aiuto in questi giorni. Mi ha colpito il tuo lavoro per farci entrare, come ha fatto il Verbo, nell’umano; e capire che Dio si fa sempre presente nell’umano. Lo ha fatto la prima volta nell’incarnazione del Verbo, totale, ma Lui è presente anche nelle tracce che lascia nell’umano. Uguale all’incarnazione del Verbo, indivisa et inconfusa, è lì. E il nostro lavoro è forse di andare avanti…

Ti ringrazio tanto di questo lavoro. Ti ringrazio di averci parlato di memoria: questa dimensione ‘deuteronomica’ che dimentichiamo; di averci parlato di speranza, di lavoro, di pazienza, come indicandoci la strada per avere quella ‘memoria del futuro’ che ci porta sempre avanti. Grazie!..

Ho pensato tanto a un documento conciliare, la ‘Gaudium et spes’, forse è il documento che ha trovato più resistenze, anche oggi. E in qualche momento ti ho visto così: come con il coraggio dei Padri conciliari quando hanno firmato quel documento. Ti ringrazio tanto. Prega per noi che siamo tutti peccatori, tutti, ma vogliamo andare avanti così, servendo il Signore. Grazie tante e saluta i monaci da parte mia e da parte nostra. Grazie!”

Nelle ultime meditazioni l’abate, dopo la strage avvenuta in Nuova Zelanda, ha esortato a vivere in mezzo alle città e stare dalla parte dei più deboli, senza paura dei ‘poteri forti’, per costruire ‘la città di Dio’, nonostante la storia proponga sanguinarie violenze. Per entrare nella quotidianità della città degli uomini, come ha descritto il poeta Mario Luzi fatta di ‘infamia, di sangue, di indifferenza’, il predicatore ha ricordato questo giorno di terrore vissuto in Nuova Zelanda, con uno sguardo alla speranza:

“Ma, nonostante le tragedie di una storia sovente sanguinaria, l’umanità intera è invitata a salire verso la città di Dio, a desiderarla e di fatto anche ad anticiparla. Sognando e pregustando la piena e definitiva comunione di Dio con l’umanità intera”.

Richiamando la visione descritta dal papa al n^ 71 dell’esortazione ‘Evangelii Gaudium’, ha descritto il ‘sogno’ di Giorgio La Pira: “La nuova Gerusalemme, la Città santa, è la meta verso cui è incamminata l’intera umanità. E’ interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città…

Il vero mistero e la vera vocazione di una città, ebbe a dire La Pira inaugurando il quartiere fiorentino dell’Isolotto, sono quella comunione di relazione che fa diventare una città famiglia di famiglie. Esiste un solo metro, una sola misura, ce lo dice con grande passione La Pira, attraverso i quali devono essere filtrati tutti i problemi umani, personali, collettivi, storici: è la parola viva di Dio”.

Eppoi, citando sempre il sindaco di Firenze, ha invitato ad avere una nuova visione del futuro: “La nostra vocazione viene dal futuro… Anche la realtà che dobbiamo costruire viene ispirata dal futuro che il Signore pone, grazie alla parola di Dio, come epifania promettente ai nostri momenti di fatica, di disperazione e di rassegnazione”.

Gli insegnamenti dell’enciclica ‘Gaudium et spes’ sono sempre attuali: “Il nostro guardare verso l’alto in sostanza non deve significare tradire la terra sulla quale devono collocarsi i nostri piedi… La prospettiva della Chiesa coesa intorno al Papa, le singole Chiese coese ai vescovi, in una dimensione itinerante, pellegrinante, dove andiamo in cerca del Regno con fedeltà, tenacia e pazienza, ma anche con lealtà filiale e fraterna”.

Ricordando il pensiero di papa Benedetto XVI, il predicatore ha fatto presente che “l’azione dell’uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana”.

Occorre misurare il presente col metro della parola di Dio, quindi con speranza per ‘allargare’ lo sguardo verso la Gerusalemme che il Signore ci dà ‘la possibilità di attuare qui e ora’: “Questo sguardo sul futuro è uno sguardo escatologico che nella urbanistica di Firenze si adempie proprio con la presenza silenziosa e davvero colma di luminosa bellezza della nostra basilica perché chiunque alzando lo sguardo veda ad oriente della città scendere dal cielo la Gerusalemme celeste posta oltre le mura trecentesche con le quali Firenze si è difesa a dire che c’è una città ulteriore, non costruita da mani d’uomo le cui fondamenta sono invisibili tutte nel mistero dell’amore di Dio. E questo futuro deve ispirarci”.

La Chiesa non può mai sottrarsi da “una testimonianza di questa esperienza di amore che accade nelle città, se le sappiamo guardare con l’occhio contemplativo generato dalla carità, per propiziare, riconoscere e coltivare gesti, anche se minoritari, di carità nel cuore e nel ventre complesso delle nostre megalopoli”.

Ed ha invitato anche la Chiesa a contribuire alla costruzione della città di Dio, secondo la visione di Giorgio La Pira, che parla di carità, misericordia e comunione: “Da questa consapevolezza La Pira ha assunto una dimensione del servizio politico come sindaco senza paura, con grande coraggio, senza temere quelli che oggi diciamo comunemente ‘i poteri forti’. Tanto da affermare che un sindaco non può mai, per paura dei ricchi e dei potenti, abbandonare poveri, sfrattati, licenziati e disoccupati”.

Quindi ha invitato a vivere la Pasqua, come descritta dal poeta Mario Luzi: le stelle che ‘gioiscono’ evocate dal profeta Baruc, il firmamento mostrato ad Abramo al momento della promessa, la stella che nella notte di Natale guidò i magi. Da qui un suggerimento pastorale:

“Avere l’umile coraggio di portare nel cuore del silenzio, nel cuore della notte, i nostri giovani, le persone che ci sembrano lontane, esporle ed esporci al rischio del vuoto, perché solo così finalmente la realtà può tornare ad avere un respiro di mistero e il senso di una potenziale comunione con Dio, creatore di tutte le cose, e con tutti i fratelli che solo l’amore pasquale del Signore Gesù può donarci”.

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