I vescovi: la vita ed il futuro sono nella famiglia

Domenica 3 febbraio la Chiesa italiana celebra la 41^ Giornata per la vita attraverso un messaggio, intitolato ‘E’ vita. E’ futuro’, sottolineando che la vita ed il futuro sono nella famiglia. Nel messaggio i vescovi prendono spunto dal profeta Isaia, in cui Dio annuncia di fare nuove tutte le cose: “L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia”.

Quindi, riprendendo l’esortazione di san Paolo a compiere il bene, i vescovi ribadiscono che la vita è l’eredità che gli adulti devono consegnare ai giovani: “L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni”.

Sottolineano il prezioso ‘compito’ affidato agli anziani nel tramandare la vita: “Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, ‘ringiovanendosi’ anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo.

Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti, geologici e dell’anima, che il nostro Paese attraversa”.

Il messaggio, riprendendo le sollecitazioni di papa Francesco, invita a costruire generazioni solidali: “Costruiamo oggi, pertanto, una solidale ‘alleanza tra le generazioni’, come ci ricorda con insistenza papa Francesco. Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza…

La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista che, ‘non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire’.

Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese”.

Quindi i vescovi hanno invitato ad accogliere la vita ‘fragile’: “Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale.

Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della ‘casa comune’, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti”.

Inoltre ribadiscono che occorre un abbraccio per non far morire la vita: “La vita fragile si genera in un abbraccio: ‘La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo’. Alla ‘piaga dell’aborto’ (che ‘non è un male minore, è un crimine’) si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di ‘respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze’”.

I vescovi concludono il messaggio con l’invito alla promozione della vita: “Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene», per noi e per i nostri figli. Per tutti. E’ un bene desiderabile e conseguibile”.

E per questa giornata la presidente del Movimento per la Vita, prof.ssa Marina Casini Bandini, ha commentato la relazione sull’applicazione della legge 194: “E’ proprio vero che gli aborti sono diminuiti? Come la mettiamo con l’assunzione della pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo? Dalla relazione risulta che nel 2017 sono state vendute 224.432 confezioni di EllaOne (pillola dei cinque giorni dopo) e 339.648 confezioni di Norlevo (pillola del giorno dopo).

Dai pareri del Comitato nazionale per la Bioetica e dell’Istituto superiore di sanità, confermati da studi internazionali, risulta che questi prodotti sono idonei ad alterare la mucosa uterina così da impedire all’embrione di annidarsi causandone perciò la morte. Il concepito è un essere umano? Questo interrogativo è quello che più mette in crisi l’affermazione del funzionamento della legge a causa della diminuzione degli aborti.

Alcuni pareri del Comitato nazionale per la Bioetica e diverse decisioni della Corte Costituzionale vanno chiaramente nella direzione del riconoscimento del concepito come un essere umano a tutti gli effetti. In ogni caso, il principio di precauzione vale solo nel campo ecologico o riguarda in primo luogo la vita umana?..

Perché la relazione ministeriale tace circa l’applicazione della legge riguardo alla nascita dei bambini e nulla dice sul sostegno al volontariato che in 40 anni ha salvato oltre 200.000 bambini? E’ vero o non è vero che il massimo fattore di prevenzione dell’aborto è il riconoscimento del figlio come uno di noi ed è questo che restituisce alla donna l’istinto di maternità e il coraggio di affrontare le difficoltà?

E lo Stato che cosa ha fatto a livello culturale ed educativo in questo senso? Affidare la prevenzione alla sola contraccezione, come fa la relazione, non solo è riduttivo ma non tiene conto del fatto che negli Stati in cui la contraccezione è più diffusa, il tasso e il rapporto di abortività sono più alti”.

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