Pakistan: Asia Bibi libera resta in carcere

La Corte Suprema del Pakistan ha assolto in appello Asia Bibi (per ora ancora in carcere), condannata a morte per blasfemia nel 2010, con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto, come ha detto il giudice Saqib Nisar leggendo il verdetto della Corte emesso mercoledì 31 ottobre: “La pena di morte viene annullata. Asia Bibi è assolta da tutte le accuse”.

Ora è minacciato, perché nella sentenza ha scritto: ‘La tolleranza è il principio fondamentale dell’Islam”. Inoltre nella sentenza è affermato che l’insulto ad altra fede è blasfemia: “Chi porta avanti un’accusa deve anche provarla. Un imputato è innocente fino a quando non è stata dimostrata la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.

E nel caso di Asia Bibi le prove fornite dall’accusa sulla presunta blasfemia commessa hanno categoricamente fallito nel provare la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio… La blasfemia è un’offesa grave ma anche insultare la religione dell’imputata e mischiare la verità e la falsità come fatto dall’accusa nel nome del profeta Maometto non è meno blasfemo”.

La sentenza però aveva fatto salire la tensione, perché il partito politico radicale Tehreek-e-Pakistan Labbaik (Tlp) aveva minacciato ‘conseguenze pericolose’ se i giudici avessero dichiarato innocente Asia Bisi. Però dopo tre giorni di proteste il governo ha raggiunto un accordo con il Tlp in 5 punti, in cui si prevede da parte del governo una non opposizione al deposito di una richiesta di revisione del giudizio presso la Corte suprema e che lancerà una procedura per impedire ad Asia Bibi di lasciare il Paese; nel frattempo il suo avvocato è stato costretto a lasciarlo ‘per continuare la battaglia giudiziaria di Asia Bibi’, che ancora è in carcere.

E nei giorni immediati alla sentenza il mussulmano Farooq Tarik, segretario generale del Labour Party, aveva messo in luce il coraggio dei due avvocati che hanno difeso Asia Bibi, di cui uno è musulmano: “Tutti dobbiamo denunciare in modo inequivocabile i tentativi di creare anarchia e la mancanza di rispetto per la legge. Non possiamo evitare i nostri doveri e lo Stato non deve agire come un imbecille. Tutti noi amiamo il Pakistan”.

E mentre la situazione politica ancora è incerta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre la figlia minore di Asia Bibi, Eisham Ashiq, ha espresso la sua gioia: “Non vedo l’ora di riabbracciare mia madre. Finalmente le nostre preghiere sono state ascoltate!”.

Omar Waraich, vicedirettore di Amnesty International per l’Asia meridionale, ha parlato di ‘verdetto storico’: “Siamo di fronte a un verdetto storico e a un’importante vittoria per la tolleranza religiosa. Per quasi 8 anni, Asia Bibi, una povera contadina cristiana e madre di cinque figli, ha vissuto in un limbo, rischiando l’esecuzione sulla base di prove infondate.

Coloro che in questi anni si sono espressi in suo favore hanno ricevuto minacce di morte o sono stati addirittura uccisi… La vicenda di Asia Bibi è stata usata per aizzare folle violente di facinorosi, per giustificare l’assassinio di due alti rappresentanti delle istituzioni nel 2011 e per intimidire fino alla sottomissione lo stato pachistano. Ora deve essere lanciato un messaggio forte e chiaro: le leggi sulla blasfemia non saranno più utilizzate per perseguitare le minoranze religiose, da tempo sofferenti”.

Però la gioia per la liberazione di Asia Bibi non cancella la preoccupazione per la condizione delle minoranze religiose in Pakistan, ha sostenuto il segretario generale del World Council of Churches (Wcc) Olav Fykse Tveit; la sentenza “non elimina le molte sfide poste dalle leggi sulla blasfemia a tutte le minoranze religiose emarginate del Pakistan”.

Pertanto, il WCC ha rinnovato l’appello al governo pakistano “per rivedere le sue leggi sulla blasfemia, per frenare gli abusi e per eliminare pregiudizi discriminatori nei confronti delle minoranze religiose… Chiediamo la parità di cittadinanza e diritti per tutti i pakistani a prescindere dall’appartenenza religiosa. E preghiamo affinché la pace e l’armonia prevalgano tra tutte le comunità pakistane”.

Nel frattempo Aiuto alla Chiesa che soffre ha reso noto che ad Asia Bibi e ai cristiani perseguitati nel mondo sarà dedicata la manifestazione promossa a Venezia per martedì 20 novembre: il Canal Grande sarà illuminato di rosso come già in passato è avvenuto per il Colosseo e altri celebri monumenti.

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