La Chiesa veneta riflette sulla Lettera al Popolo di Dio

Anche nel Veneto la lettera di papa Francesco al ‘Popolo di Dio’ ha trovato echi interessanti come nella lettera ai propri diocesani di mons. Renato Marangoni, vescovo di Belluno Feltre, definendola ‘inaspettata’: “E’ giunta inaspettata, ma immediata, entrando nel cuore di ciascuno. E penso a noi presbiteri in particolare.

A me ha colpito tantissimo e ha suscitato pensieri e sentimenti di turbamento e di commozione: ‘turbamento’ perché sembra impossibile, nell’arco di 70 anni, che mille persone siano state ‘vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza’ in alcune diocesi di uno stato americano, per mano di preti e consacrati che invece avrebbero dovuto ‘difendere i piccoli’;

‘commozione’ per il coraggio di papa Francesco ad affermare che tutta la Chiesa è coinvolta, poiché la Parola, da cui essa ogni giorno attinge la propria testimonianza, dice che ‘Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme’… Papa Francesco tratteggia anche il cammino che la Chiesa è chiamata a percorrere ora, puntando su un futuro di testimonianza più evangelica”.

Ed ha invitato innanzitutto i sacerdoti a seguire la strada tracciata dal papa: “La via sulla quale il Papa chiede di immetterci è innanzitutto l’impegno a non ‘soppiantare, mettere a tacere, ignorare, ridurre a piccole élites il Popolo di Dio’. Si tratta cioè di ‘costruire comunità vive’ che abbiano ‘radici, memoria, volto, corpo’.

A riguardo papa Francesco fa riferimento all’esercizio dell’autorità a cui siamo chiamati. Comprendiamo, di conseguenza, che ogni abuso di potere, in qualsiasi ambito della vita e, per noi, del ministero, è rottura di comunione, in quanto frantuma le persone e infrange il loro rapportarsi agli altri e a Dio, specie nell’ambito affettivo quando si abusa della dinamica sessuale”.

E riprendendo le ‘contestazioni’ papali al clericarismo mons. Marangoni invita a riscoprire il ‘popolo di Dio’: “Dal contesto della Lettera al popolo di Dio si coglie un convinto e insistente invito a riscoprire il dono di essere Popolo di Dio. Giunge a noi come un forte incoraggiamento a intensificare l’esercizio della sinodalità all’interno delle stesse nostre comunità e a crescere nella fraternità presbiterale.

Sembriamo, a volte, convinti che sinodalità e fraternità siano un ‘di più facoltativo’ e forse anche un ostacolo alla nostra individuale libertà. Ma come mai, nel Vangelo, Gesù dice che si gioca lì la credibilità del nostro essere suoi discepoli? Forse oggi la comunità cristiana, con tutta la fragilità della propria testimonianza, ha proprio questa profezia della fraternità da portare al complesso mondo di oggi, preso dentro il vortice di diritti individuali esibiti in ogni contesto, ma che faticano a diventare progetti da condividere insieme e attorno cui impegnare con passione e fedeltà la propria vita. Il Vangelo ci illumina su qualcosa da perseguire con la nostra umile testimonianza di vita e da annunciare come promessa di futuro alla società ed all’umanità”.

Allo stesso modo con una lettera il vescovo della diocesi di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, si domanda cosa succede nella Chiesa: “Molti si sono fatti questa domanda reagendo alle notizie di questi ultimi giorni. Non si era mai visto che un arcivescovo, già stretto collaboratore di vari Pontefici, chiedesse le dimissioni del Papa, accusandolo di non essere intervenuto tempestivamente a sanzionare un cardinale resosi colpevole di gravi comportamenti omosessuali contrari alla morale e agli obblighi del suo stato.

Contemporaneamente la pubblicazione delle conclusioni di un’inchiesta giudiziaria negli Stati Uniti d’America richiamava l’attenzione dell’opinione pubblica sulle dimensioni dello scandalo degli abusi sui minori da parte di membri del clero e persone consacrate”.

Dopo un primo momento di ‘sconforto’ per le accuse mons. Pavanello ha chiesto preghiere per il papa: “Per quanto riguarda gli abusi, poi, credo sia utile per tutti noi meditare attentamente la Lettera al Santo Popolo di Dio, pubblicata da Papa Francesco lo scorso 20 agosto. E’ un testo che ci suggerisce gli atteggiamenti spirituali con i quali affrontare questo scandalo, che mette duramente alla prova la nostra fede e il nostro rapporto con la chiesa e i suoi ministri.

E’ significativo che papa Francesco si sia rivolto al Popolo di Dio, cioè a tutti i membri della Chiesa, e non solo ai chierici e ai consacrati”.

Ed ha sottolineato il passaggio del ‘farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito’: “Questa solidarietà deve coinvolgerci tutti e deve portarci ad un rinnovato impegno di conversione: ‘La dimensione penitenziale di digiuno e preghiera ci aiuterà come Popolo di Dio a metterci davanti al Signore e ai nostri fratelli feriti, come peccatori che implorano il perdono e la grazia della vergogna e della conversione, e così a elaborare azioni che producano dinamismi in sintonia col Vangelo’”.

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