A Bose l’arte del discernimento

Al monastero di Bose si è conclusa la XXVI edizione del Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità Ortodossa sul tema del discernimento e vita cristiana, in collaborazione con le Chiese ortodosse. Nel saluto finale ai partecipanti il fondatore del monastero, fratel Enzo Bianchi, ha sottolineato che il discernimento è un ‘elemento proprio’ della vita della Chiesa:

“Se l’esercizio del discernimento tocca anzitutto la vita personale del cristiano, questa operazione, spesso difficile e faticosa, deve oggi soprattutto estendersi anche alla vita ecclesiale, alle relazioni tra le chiese, e al tempo in cui viviamo. Per questo abbiamo voluto interrogare le vie del discernimento nelle Sante Scritture, nella tradizione dell’oriente cristiano e dei padri monastici, nella costante interrelazione tra queste due dimensioni, personale e comunitaria, verso l’interiorità e verso lo spazio pubblico nel confronto con le scienze umane e gli eventi della storia”.

Poi ha ribadito il significato del discernimento: “La condizione umana essenziale è quella di scegliere. Il discernimento è precisamente l’arte della scelta, per discernere il tempo presente, il kairós nel quale Dio opera e parla, per discernere i segni tempi, ma anche i segni dei luoghi e giungere quindi al tempo della decisione.

Discernere il tempo è soprattutto scommettere sulla vita e non sulla morte: significa aprire un futuro, non condannarsi al passato. Apprendere l’arte del discernimento è imparare a sperare e ad avere fiducia, in Dio e nell’uomo.

Questa esigenza del discernimento si fa sempre più urgente e se la Chiesa nel suo passato ha soprattutto meditato ed esperito il discernimento personale, da Origene fino ai nostri giorni, oggi è venuto il tempo soprattutto di ricercare ed esperire il discernimento comunitario, ecclesiale, e di conseguenza sinodale”.

Quindi i tre giorni dedicati al discernimento sono serviti per rilevare la situazione ecclesiale sul tema, come ha rilevato John Chryssavgis nel delicato ricamo di citazioni dalle Lettere di Barsanufio e Giovanni di Gaza, presentando alcuni elementi chiave del discernimento e della direzione spirituale. Essa non dovrebbe mai fondarsi sulla’autorità di chi la esercita, ma sulla sua crescita nell’umiltà, sul rispetto dell’altro, sulla delicatezza che spesso si esprime più con il silenzio che con le parole.

Infatti Barsanufio il Grande e Giovanni il Profeta (VI secolo), erano famosi tra i loro stessi contemporanei e acquisirono una reputazione senza pari nei secoli per la loro straordinaria capacità di guida e per il ministero del discernimento spirituale. Barsanufio e Giovanni non si limitarono a elaborare e enfatizzare il dono preminente del discernimento nelle loro relazioni e nella loro corrispondenza; essi incarnarono letteralmente ed esemplificarono questa facoltà particolarissima nelle loro esperienze e scambi personali.

E prima dei saluti finali di fratel Bianchi, John Behr (Istituto teologico ‘St. Vladimir’, Crestwood NY) ha concluso i lavori del convegno con una relazione che ha ripreso temi e parole degli altri relatori, in quanto il discernimento si acquisisce solo in un contesto, la Chiesa; solo con un fine, la vita in Cristo; solo al prezzo di una crescita che richiede sforzo e pazienza.

Ed allora, ha concluso il prof. Behr, “è la libertà l’essenza del discernimento, non la libertà di fare quel che si vuole, ma la libertà nell’amore che ci libera”. La giornata centrale del convegno si è concentrata sul discernimento come pratica interiore, introdotta dalla lettura dei messaggi inviati dal Patriarca di Antiochia Youhanna X, dall’arcivescovo di Canterbury Justin Welby e di don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI.

Le relazioni hanno approfondito il discernimento spirituale nella tradizione monastica. Paul Gavrilyuk lo ha fatto a partire dalla figura di Giovanni Climaco, che ha fatto sintesi della tradizione monastica greca precedente; Sebastian Brock ha invece proposto un mosaico di citazioni di padri siriaci dal IV all’VIII secolo; infine, Alexej Fokin ha parlato di Giovanni Cassiano e dell’eredita da lui consegnata alla cristianità d’Occidente.

Numerosi sono i punti di contatto tra le tre tradizioni, ancora più numerose le sfumature e le articolazioni, ma unico l’orizzonte: il fine del discernimento è l’amore. Inoltre è stato ricordato il martire anba Epiphanius, che era stato invitato, con la lettura di un estratto della relazione sulla direzione spirituale nei padri del deserto.

Gli interventi successivi hanno portato l’attenzione su qualche aspetto contemporaneo della direzione spirituale. La psicanalista Kyriaki Fitzgerald ha offerto qualche linea guida per una psicoterapia cristiana; la storica Irina Paert ha illustrato il dramma vissuto dalla Chiesa russa del ‘900 dei giovani stareč, figure carismatiche che approfittavano della loro autorità per plagiare i loro discepoli anziché educarli al discernimento; il parroco Theodosios Martzouchos ha portato la sua esperienza pastorale di direzione spirituale e confessione.

Il convegno era stato aperto dalle relazioni di Patriciu Vlaicu e Vassiliki Stathokosta con alcune declinazioni pratiche per questo discernimento della Chiesa.

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