Trento: San Vigilio esempio di gratuità per la città

Nel giorno della festa in onore del patrono di Trento, san Vigilio, mons. Lauro Tisi, fuori programma, ha commentato i rintocchi della ‘Renga’, la campana della Torre Civica (restituita alla città, dopo l’incendio di tre anni fa),e della campana della cattedrale: “E’ il segno che società civile e religiosa sono chiamate a dialogare tra loro”.

Un’alleanza, in nome dell’umano, sulla quale mons. Tisi si era soffermato con entusiasmo poco prima, in cattedrale, durante l’omelia della Santa Messa, presieduta con altri tre vescovi: l’emerito mons. Luigi Bressan e i due vescovi missionari trentini, mons. Guido Zendron (diocesi di Paulo Afonso, Brasile) e mons. Giuseppe Filippi (Kotido, Uganda).

Durante l’omelia mons. Tisi ha lanciato una provocazione sul senso della vita: “Le cosiddette fake news, tradotte con ‘notizie false’, portano a improbabili ricostruzioni dei fatti, alimentano rancori e indignate prese di posizione, dando vita spesso ad accesi dibattiti che non raramente sconfinano nell’insulto, infangando il buon nome delle persone. Il problema è serio e desta, giustamente, un vero e proprio allarme sociale. Azzardo, però, una provocazione: la nostra vita personale è, spesso, una fake news”.

Prendendo spunto dalla lettera dell’apostolo Giovanni il vescovo di Trento ha incentrato la riflessione sugli elementi positivi per costruire la vita sociale: “Questo non è tanto un dato religioso legato alla fede, quanto piuttosto un dato di realtà da cui partire se vogliamo costruire un futuro per tutti noi, Chiesa e società.

L’illusione di avere la verità in tasca è la nemica dichiarata del gusto per il dialogo. La convinzione di sapere e di argomentare su tutto, toglie la gioia di imparare. Semplificazioni imbarazzanti, che si muovono solo tra bianco e nero, ci tolgono la capacità del discernimento del dato di realtà”.

Questo era lo stile di evangelizzazione di san Vigilio e dei martiri, che non era proselitismo ma testimonianza: “Il tipo di evangelizzazione a cui egli fa riferimento parlando dei tre martiri d’Anaunia nelle sue lettere a san Simpliciano e a san Giovanni Crisostomo, rifugge (per dirla con un’espressione cara a papa Francesco) dal proselitismo, per abbracciare la via della testimonianza.
Vigilio definisce, infatti, quella di Sisinio, Martirio ed Alessandro ‘operazione di accostamento fatto con ordine e tranquillità’. Nessun trionfalismo, nessuna baldanza: posizione tutt’altro che scontata alla fine del IV secolo, in epoca ormai d’impero cristiano”.

Per il vescovo la testimonianza cristiana non ammette ‘deroghe’: “Quella del pastore che dà la vita per le pecore, come ci ricorda oggi Giovanni. L’offerta della vita, infatti ci fa sperimentare la pace di Gesù e ci mette in condizione di passare in rassegna la storia e gli eventi con occhi pieni di amore. Rivelando la gioiosa scoperta di un Dio che prende sulle spalle la storia di ciascuno di noi. Non rivendico per la nostra Chiesa altro privilegio che il poter testimoniare Gesù di Nazareth. Non con la presunzione dei primi della classe, ma con la coscienza di chi ha bisogno, continuamente, che gli venga usata misericordia”.

Ed ha concluso l’omelia con un invito all’assunzione di responsabilità come gioia: “Assumiamoci la responsabilità in prima persona (comincio da me) del venir meno della gioia cristiana, provocato dalla scarsa frequentazione del Vangelo di Dio che è Gesù di Nazareth. Spesso anche noi, come Pietro, ci ritroviamo a rimproverare il Maestro per la sua radicalità: il vostro parlare sia sì sì, no no; chi ama la vita la perde; chi vuol essere il primo sia il servo di tutti. San Vigilio, maestro di responsabilità e cantore della speranza cristiana, prenda per mano questa nostra Chiesa, e la accompagni sulla strada del Vangelo”.

Al tema della gratuità e della responsabilità è dedicata anche la Lettera che mons. Tisi ha scritto alla comunità, ‘Il dodicesimo cammello’, consegnata personalmente alle autorità civili e militari presenti in Duomo e poi distribuita a tutti i fedeli: “Un piccolo segno per dialogare anche con i non credenti alla ricerca di quell’umano che tutti ci unisce”.

Infatti l’incipit della lettera parte proprio da un lascito, che è causa di conflitto: “Un cammelliere, proprietario di undici cammelli, dispone nel testamento la divisione dei suoi beni: la metà al primo figlio, un quarto al secondo e un sesto al terzogenito. Alla sua morte, nel momento di dividere l’eredità, iniziano i problemi. La metà di undici cammelli è, infatti, un valore indivisibile: cinque cammelli e mezzo. Il primogenito pretende allora di ‘arrotondare’ il lascito paterno, esigendo un sesto cammello.

Gli altri fratelli si oppongono, sostenendo che era già stato fin troppo privilegiato dalla volontà del padre. Di qui un insanabile conflitto. Un giorno, un cammelliere molto meno ricco si trova a passare da quelle parti. Vedendo i tre figli litigare, decide di donare il suo unico cammello per aggiungerlo al totale, rendendo così divisibile la proprietà.

E così al primo vanno sei cammelli (la metà di dodici), al secondo tre cammelli (un quarto di dodici) e al terzo due cammelli (un sesto). Tutti si ritrovano concordi: nessuno di loro, infatti, nella nuova situazione, pretende più del dovuto. Ma il totale rimane esattamente di undici cammelli. E il donatore di passaggio può così risalire sul proprio cammello e riprendere il cammino”.

Nella lettera pastorale il vescovo ha delineato gli atteggiamenti degli attori che compongono la città, chiedendo a tutti di operare per il bene comune: “Il bene comune, pur richiedendo condizioni politiche ed economiche favorevoli, non si realizza se pensato come un obiettivo estrinseco. Si attua, infatti, solo nel momento in cui matura una consapevolezza: se il bene è di tutti è anche mio; se è solo mio, in verità non è di nessuno. Perché non ci può essere alcun bene per me, se non nel bene comune. Il bene non condiviso non è bene nemmeno per me”.

Dalla gratuità e dalla condivisione avviene la conversione al Vangelo: Da qui passa anche la conversione al Vangelo. Non è mai frutto di ricerca e sforzo personali, ma della disponibilità a lasciar operare lo Spirito Santo che si dona a noi nella gratuità. Agisce, instillando quella nostalgia di Dio che è portatrice di pace interiore, ansia di riconciliazione, desiderio di relazione autentica”. La lettera si chiude con l’augurio di essere il ‘dodicesimo cammello’.

Al termine della processione per tutti la gioia della condivisione del pane di san Vigilio, benedetto dal vescovo e affidato dall’Associazione panificatori anche ai volontari di Trentino Solidale: un gesto, non scontato, sulla strada della gratuità.

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