Papa Francesco: la misericordia di Dio entra ‘a porte chiuse’

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Nella domenica dedicata alla Divina Misericordia papa Francesco ha presieduto la celebrazione eucaristica insieme ai 550 Missionari della Misericordia, organizzata dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, provenienti dai 5 continenti: “Questa porta, però, è serrata solo da una parte, la nostra; per Dio non è mai invalicabile”.

Nell’omelia il papa ha sottolineato l’incredulità dei discepoli: “Sembra volerci dire che i discepoli hanno riconosciuto Gesù così: attraverso le sue piaghe. La stessa cosa è accaduta a Tommaso: anch’egli voleva vedere ‘nelle sue mani il segno dei chiodi’ e dopo aver veduto credette”. Però anche l’incredulità è servita a Tommaso a rafforzare la fede:

“Nonostante la sua incredulità, dobbiamo ringraziare Tommaso, perché non si è accontentato di sentir dire dagli altri che Gesù era vivo, e nemmeno di vederlo in carne e ossa, ma ha voluto vedere dentro, toccare con mano le sue piaghe, i segni del suo amore. Il Vangelo chiama Tommaso ‘Didimo’, cioè gemello, e in questo è veramente nostro fratello gemello. Perché anche a noi non basta sapere che Dio c’è: non ci riempie la vita un Dio risorto ma lontano; non ci attrae un Dio distante, per quanto giusto e santo. No, abbiamo anche noi bisogno di ‘vedere Dio’, di toccare con mano che è risorto per noi”.

Ed il papa ha consigliato ai fedeli di vederlo come hanno fatto gli apostoli: “Come i discepoli: attraverso le sue piaghe. Guardando lì, essi hanno compreso che non li amava per scherzo e che li perdonava, nonostante tra loro ci fosse chi l’aveva rinnegato e chi l’aveva abbandonato. Entrare nelle sue piaghe è contemplare l’amore smisurato che sgorga dal suo cuore.

E’ capire che il suo cuore batte per me, per te, per ciascuno di noi. Cari fratelli e sorelle, possiamo ritenerci e dirci cristiani, e parlare di tanti bei valori della fede, ma, come i discepoli, abbiamo bisogno di vedere Gesù toccando il suo amore. Solo così andiamo al cuore della fede e, come i discepoli, troviamo una pace e una gioia più forti di ogni dubbio”.

Ecco Dio ci appartiene attraverso la misericordia, ha sottolineato il papa: “Vorrei attirare l’attenzione su quell’aggettivo che Tommaso ripete: mio. E’ un aggettivo possessivo e, se ci riflettiamo, potrebbe sembrare fuori luogo riferirlo a Dio: come può Dio essere mio?.. In realtà, dicendo mio non profaniamo Dio, ma onoriamo la sua misericordia, perché è Lui che ha voluto ‘farsi nostro’…

Dio non si offende a essere ‘nostro’, perché l’amore chiede confidenza, la misericordia domanda fiducia. Già al principio dei dieci comandamenti Dio diceva: ‘Io sono il Signore, tuo Dio’ e ribadiva: ‘Io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso’. Ecco la proposta di Dio, amante geloso che si presenta come tuo Dio.

E dal cuore commosso di Tommaso sgorga la risposta: ‘Mio Signore e mio Dio!’ Entrando oggi, attraverso le piaghe, nel mistero di Dio, capiamo che la misericordia non è una sua qualità tra le altre, ma il palpito del suo stesso cuore. E allora, come Tommaso, non viviamo più da discepoli incerti, devoti ma titubanti; diventiamo anche noi veri innamorati del Signore!”

A questo punto il papa ha invitato i fedeli ad un passo ulteriore, quello del perdono: “Per sperimentare l’amore bisogna passare da lì: lasciarsi perdonare. Ma andare a confessarsi sembra difficile. Di fronte a Dio, siamo tentati di fare come i discepoli nel Vangelo: barricarci a porte chiuse.

Essi lo facevano per timore e noi pure abbiamo timore, vergogna di aprirci e dire i peccati. Che il Signore ci dia la grazia di comprendere la vergogna, di vederla non come una porta chiusa, ma come il primo passo dell’incontro. Quando proviamo vergogna, dobbiamo essere grati: vuol dire che non accettiamo il male, e questo è buono.

La vergogna è un invito segreto dell’anima che ha bisogno del Signore per vincere il male. Il dramma è quando non ci si vergogna più di niente. Non abbiamo paura di provare vergogna! E passiamo dalla vergogna al perdono! Non abbiate paura di vergognarvi, non abbiate paura…”

La misericordia di Dio è più grande del peccato: “E poi, chi conosce il Sacramento del perdono lo sa, non è vero che tutto rimane come prima. Ad ogni perdono siamo rinfrancati, incoraggiati, perché ci sentiamo ogni volta più amati. E quando, da amati e abbracciata dal Padre, ricadiamo, proviamo più dolore rispetto a prima. E’ un dolore benefico, che lentamente ci distacca dal peccato.

Scopriamo allora che la forza della vita è ricevere il perdono di Dio, e andare avanti, di perdono in perdono. Così è la vita … da vergogna a vergogna, da perdono a perdono”.

Infatti il peccato è sconfitto dalla misericordia di Dio, che entra ‘a porte chiuse’: “Egli, come insegna il Vangelo, ama entrare proprio ‘a porte chiuse’, quando ogni varco sembra sbarrato. Lì Dio opera meraviglie. Egli non decide mai di separarsi da noi, siamo noi che lo lasciamo fuori.

Ma quando ci confessiamo accade l’inaudito: scopriamo che proprio quel peccato, che ci teneva distanti dal Signore, diventa il luogo dell’incontro con Lui. Lì il Dio ferito d’amore viene incontro alle nostre ferite. E rende le nostre misere piaghe simili alle sue piaghe gloriose. Perché Egli è misericordia e opera meraviglie nelle nostre miserie”.

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