Gregorio di Narek: un ponte tra Oriente ed Occidente

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Nella mattinata di giovedì 5 aprile, il presidente della Repubblica dell’Armenia, Serzh Sargsyan, è stato ricevuto in udienza da papa Francesco; successivamente ha incontrato il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher.

Durante i colloqui è stata espressa soddisfazione per le buone relazioni esistenti fra la Santa Sede e l’Armenia, sottolineando che l’inaugurazione della statua di San Gregorio di Narek, Dottore della Chiesa, nei giardini vaticani è stata un’ulteriore occasione per promuovere relazioni, come anche quelle tra la Chiesa armena apostolica e la Chiesa cattolica.

Nel prosieguo dell’incontro, si è fatto riferimento al contesto politico regionale, auspicando la soluzione delle situazioni di conflitto, e sono stati toccati altri temi di attualità internazionale, nonché la condizione dei cristiani e delle minoranze religiose, specialmente nei teatri di guerra.

Subito dopo l’udienza papa Francesco ha inaugurato, alla presenza del presidente della Repubblica di Armenia, Serzh Sargsyan, e di Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni e Sua Santità Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia, una statua di bronzo, che raffigura l’eroe della cultura armena, san Gregorio di Narek, Dottore della Chiesa, autentico ponte tra Oriente e Occidente, simbolo dell’ecumenismo.

L’artista che ha realizzato l’opera si chiama David Erevantsi. Ne sono state prodotte due copie, una per i Giardini Vaticani e l’altra destinata ai giardini del Catolicossato di Etchmiadzin. L’arte diventa così un messaggio di fratellanza capace di unire Chiese sorelle. L’idea di offrire alla Città del Vaticano la statua bronzea di Gregorio di Narek è affiorata durante il viaggio in Armenia del Pontefice, quando il Presidente Sargsyan ha donato al papa Padre una piccola statua bronzea di san Gregorio di Narek con l’auspicio di poterla vedere un giorno nei Giardini Vaticani molto più in grande.

Gregorio di Narek è stato un poeta, un monaco, un teologo, un filosofo, un mistico e un santo (951- 1010). E’ considerato una figura centrale, quasi eroica, della storia dell’Armenia per avere modellato il pensiero orientale cristiano e per questo dagli studiosi è considerato un ponte eccezionale tra Oriente e Occidente.

Papa Francesco lo ha elevato alla dignità di Dottore della Chiesa Universale il 12 aprile 2015 con apposita lettera apostolica, annunciata il giorno stesso durante la messa speciale celebrata a San Pietro alla presenza di Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, di Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa Armena Apostolica di Cilicia, nonché del Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici S.B. Nerses Bedros XIX.

Gregorio entrò in monastero da piccolo dove ricevette una ricchissima formazione dall’igumeno Anania, che gli permise di leggere tutte le grandi opere patristiche, sia greche che orientali, e di nutrire la sua meditazione quotidiana con un immenso tesoro di letture spirituali. Trascorre la sua vita nel raccoglimento, pregando, insegnando, contemplando la natura circostante. I suoi studi lo portarono a rielaborare la tradizione ricevuta in un linguaggio poetico fra i più alti della storia cristiana.

Alla sua morte, il corpo di Gregorio fu deposto nella chiesa del Monastero di Narek nel quale aveva vissuto e divenne subito oggetto di venerazione per la santità di vita e la profonda spiritualità riconosciuta unanimemente. L’opera più nota di Gregorio di Narek è il Libro della Lamentazione, una raccolta di 95 preghiere in forma poetica, uno dei maggiori capolavori in assoluto della poesia e della mistica di tutti i tempi.

Si tratta di un libro che narra un’avventura spirituale, è il racconto dell’anima di un uomo, con le sue paure, le sue aspirazioni altissime, e la vertigine di una fame di Dio. E’ una poesia altissima che ha il potere di un lamento ma capace di strappare il perdono divino. Infatti nel 1003 Gregorio di Narek terminò la sua opera più famosa: il Libro delle Lamentazioni. Era il frutto di non poche fatiche durante una dolorosa malattia, come rivela in una delle sue preghiere:

“Abbattuto dai miei crimini, sul letto delle mie malattie e il letamaio dei miei peccati, non sono niente più che un cadavere vivente, un morto che ancora parla… Allora, come al giovane chiamato alla vita per lenire il dolore di sua madre, Tu ridammi la mia anima peccatrice rinnovata come la sua”.

Libro unico nel suo genere, è composto in forma di invocazioni, soliloqui, colloqui con Dio che evocano, raccontano, piangono il dramma dell’itinerario spirituale, la tragedia dell’esistenza, dell’esserci in questo mondo proteso verso qualcosa che non è di questo mondo. Gregorio considerava questo suo capolavoro come un vero e proprio testamento spirituale ed espresse il desiderio che le preghiere in esso contenute facessero sentire la sua presenza dopo la morte.

Nel Libro colpisce questo suo sentimento di universale solidarietà ed è facile sentirsi piccoli di fronte alla grandezza delle sue invocazioni: “Ricordati, [Signore,] … di quelli che nella stirpe umana sono nostri nemici, ma per il loro bene: compi in loro perdono e misericordia… Non sterminare coloro che mi mordono: trasformali! Estirpa la viziosa condotta terrena e radica quella buona in me e in loro”.

L’amore alla Madre di Dio è una caratteristica dominante della sua spiritualità: ‘Questa Madre, che mi ama come un figlio, è spirituale, celeste e luminosa’. Una così grande devozione fu manifestata in modo particolare nell’orazione 80, intitolata Alla Madre di Dio, nella quale presenta importanti aspetti di mariologia, tra cui il preannuncio del dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato oltre 800 anni dopo:

“Ecco che Ti supplico, Santa Madre di Dio, Angelo e figlia degli uomini, Cherubino apparso in forma corporea, Sovrana celeste, sincera come l’aria, pura come la luce, senza macchia che si alza come la stella del mattino, più santa della dimora inviolabile del Tempio, luogo di beate promesse, Eden dotato del soffio divino, albero della vita eterna, custodita da una spada di fuoco! Il sublime potere del Padre Ti ha ricoperto con la sua ombra e lo Spirito Santo, riposando in Te, Ti ha ornato con la sua santità; il Figlio, facendo in Te la sua dimora, Ti ha preparato come un tabernacolo; l’Unigenito del Padre è il tuo Primogenito, tuo Figlio per nascita, tuo Signore, poiché Ti ha creato. Niente macchia la tua purezza, niente macchia la tua bontà; Tu sei la santa immacolata, la cui intercessione ci protegge”.

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