Foibe: Lucia Bellaspiga racconta il valore della memoria

Il Giorno del Ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che, istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, vuole conservare ‘la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale’.

L’espressione ‘massacri delle foibe’, avvenuti tra il 1943 ed il 1946, indica gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, avvenuti durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra, ad opera dei Comitati popolari di liberazione jugoslavi, con il conseguente abbandono delle proprie terre di circa 350.000 italiani. Il nome deriva dai grandi inghiottitoi carsici dove furono gettati molti dei corpi delle vittime, che nella Venezia Giulia sono chiamati, appunto, ‘foibe’.

E dopo più di 70 anni il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha insignito Giuseppe Comand dell’onorificenza di commendatore al merito: a 97 anni è l’ultimo testimone oculare, da Vigile del fuoco ausiliario, al recupero dei corpi degli italiani infoibati. A Lucia Bellaspiga, figlia di esuli e consigliere del Libero Comune di Pola in Esilio, giornalista di Avvenire che lo ha intervistato, abbiamo chiesto di spiegare il valore di questa onorificenza a Giuseppe Comand:

“Ha un valore molto grande e lo confermano i fatti che avvengono questi giorni vicini al Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, istituito per legge per ricordare le foibe e l’esodo dei Giuliano-Dalmati. Eppure proprio per quel giorno si stanno organizzando da alcune persone negazioniste celebrazioni, che dicono che le foibe non esistono oppure sono state una giusta reazione al periodo fascista precedente, contro il Giorno del Ricordo.

Naturalmente questo non è vero, perché in foiba sono finiti civili innocenti italiani a guerra finita; quindi si tratta di una vendetta e non certo di un’azione di giustizia. Di fronte ad un negazionismo delle foibe o le giustifica il gesto del Presidente della Repubblica di dare l’onorificenza a Giuseppe Comand, che è l’ultimo testimone vivente della squadra dei pompieri che tirarono fuori dalle foibe i corpi delle vittime, è un’azione di giustizia enorme.

E’ chiaro che con questa scelta il Presidente della Repubblica non sta solamente onorando questo testimone, che ha 98 anni, ma onora l’intera storia dei Giuliano-Dalmati e la memoria di una tragedia fino a pochi anni fa dimenticata. E’ una tragedia che è tornata finalmente alla luce con grande fatica solo negli ultimi 20 anni. E dal 2004 esiste il Giorno del Ricordo, istituito per legge alla quasi unanimità, cioè 60 anni dopo la tragedia; quindi l’azione del presidente Mattarella sottolinea con molta forza l’importanza di fare emergere la verità sulla tragedia”.

Nell’orazione pronunciato a Montecitorio il 10 febbraio 2015 lei ha affermato: ‘la storia dimostra che il passato si supera solo facendo i conti con esso e da esso imparando’. In Italia è mai avvenuto?
“In questo senso siamo molto indietro, perché in Italia la ‘grande storia’ ha fatto i conti con il periodo nazi fascista. Le persone colte sanno benissimo che è stato un periodo buio per l’Italia, perché abbiamo aderito, tra l’altro, alle leggi razziali, quindi al volto più oscuro del ‘900; ci siamo alleati con Hitler e quindi siamo colpevoli insieme ai tedeschi di aver scatenato anche la guerra mondiale.

Tutti lo sanno e nessuno nega l’orrore della Shoah, a meno che non siano naziskin. Tutto questo non è mai avvenuto, se non in minima parte, per quanto riguarda l’altra faccia del ‘900, cioè l’altro orrore, oltre il nazifascismo il comunismo, per cui abbiamo un occhio di riguardo, spesso benevolo, nei confronti di un’altra ferocissima dittatura, che è stato il comunismo, che ha causato morti attraverso le frange più estreme dei partigiani rossi.

Per inciso ricordo che una parte della Resistenza ha combattuto con estremo coraggio per la democrazia e gli siamo tutti grati. Però sappiamo bene che sono avvenuti eccidi nel ‘triangolo rosso’ dell’Emilia Romagna oppure a Porzus, in Friuli, dove la Brigata Garibaldi ha ucciso i partigiani bianchi della Brigata Osoppo.

Quindi ci sono pagine oscure e terribili di matrice comunista, che sono sconosciute od accolte con indifferenza. Direi che all’interno di questa memoria molto corta, la pagina del genocidio italiano nell’alto mar Adriatico è in assoluto la pagina più grave, con cui ancora non si sono fatti i conti in modo giusto.

Solo quando avremo l’obiettività di riconoscere quello che è avvenuto, allora finalmente potremo voltare pagina, che non significa mai dimenticare, ma guardare a quei fatti come a qualcosa di definitivamente finito e sulle macerie del quale ripartire verso un futuro di pace e di collaborazione tra i popoli nella volontà che questo non si ripeta mai più”.

Quale rischio si corre se non si riconosce quello che è avvenuto?
“Il rischio non è solo non dare onore alle vittime, che è già grave; il rischio vero è che se non riconosciamo come orrore ciò che è avvenuto, saremo condannati a rifarlo. E’ importantissimo, quindi, fare i conti con il passato per la pacificazione. Ora la Jugoslavia non esiste più, anche se alcuni negazionisti stanno parlando di un ‘coordinamento jugoslavo’ (sembrano soldati giapponesi della Seconda Guerra Mondiale che rimasero per anni nella giungla credendo che la guerra fosse ancora in corso).

Tito è conosciuto ormai come un sanguinario dittatore anche in Slovenia, tanto è vero che le statue vengono smantellate; Croazia e Slovenia sono due Paesi civilissimi, amici dell’Italia, che fanno parte dell’Europa. Quindi le giovani generazioni ormai conoscono la verità e vogliono guardare ad un futuro di pace, fratellanza e civiltà. Anche in Italia dobbiamo riuscire a superare questo ‘gap’ morale.

Pensa che in alcune scuole nel Giorno del Ricordo ancora non accettano di ascoltare questi martiri, che sono gli ultimi anziani scampati alle foibe e magari hanno avuto parenti infoibati. Non li vogliono ascoltare, perché li tacciano di essere fascisti. Perché fascisti? Nelle foibe sono morte persone normalissime, italiani come altri ed addirittura, tanti, antifascisti. Questo è il colmo!”

89.31.72.207