Papa Francesco: la vita è intangibile

E’ stato un fine settimana intenso per papa Francesco che, incontrando i partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per la dottrina della fede, ha affermato che l’uomo di oggi non sa più chi è e, quindi, fatica a riconoscere come agire bene:

“In questo senso, appare decisivo il compito della vostra Congregazione nel richiamare la vocazione trascendente dell’uomo e l’inscindibile connessione della sua ragione con la verità e il bene, a cui introduce la fede in Gesù Cristo. Nulla come l’aprirsi della ragione alla luce che viene da Dio aiuta l’uomo a conoscere sé stesso e il disegno di Dio sul mondo”.

Il papa ha elogiato gli aderenti per gli studi intrapresi riguardo le questioni etiche della vita in correlazione alla salvezza cristiana: “Apprezzo dunque lo studio da voi intrapreso circa alcuni aspetti della salvezza cristiana, allo scopo di riaffermare il significato della redenzione, in riferimento alle odierne tendenze neo-pelagiane e neo-gnostiche.

Tali tendenze sono espressioni di un individualismo che si affida alle proprie forze per salvarsi. Noi, invece, crediamo che la salvezza consista nella comunione con Cristo risorto che, grazie al dono del suo Spirito, ci ha introdotto in un nuovo ordine di relazioni con il Padre e tra gli uomini…

Come non menzionare, poi, gli studi che state portando a compimento circa le implicazioni etiche di un’adeguata antropologia anche nel campo economico-finanziario. Solo una visione dell’uomo come persona, vale a dire come soggetto essenzialmente relazionale e connotato da una peculiare ed ampia razionalità, è in grado di agire in conformità con l’ordine oggettivo della morale”.

Inoltre ha ribadito che l’interruzione della vita non è una scelta di civiltà: “E’ chiaro che laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile. In questo scenario occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile.

Il dolore, la sofferenza, il senso della vita e della morte sono realtà che la mentalità contemporanea fatica ad affrontare con uno sguardo pieno di speranza. Eppure, senza una speranza affidabile che lo aiuti ad affrontare anche il dolore e la morte, l’uomo non riesce a vivere bene e a conservare una prospettiva fiduciosa davanti al suo futuro. E’ questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo”.

Però il compito di far comprendere il valore della vita è ‘compito’ della Chiesa: “Autenticamente pastorale è dunque ogni azione tesa a prendere per mano l’uomo, quando questi ha smarrito il senso della sua dignità e del suo destino, per condurlo con fiducia a riscoprire la paternità amorevole di Dio, il suo destino buono e le vie per costruire un mondo più umano. Questo è il grande compito che attende la vostra Congregazione ed ogni altra istituzione pastorale nella Chiesa”.

Ed anche nel discorso ai membri della Pontificia Accademia di Teologia papa Francesco ha sottolineato il valore della vita umana: “Al di là dei vari mutamenti, c’è però un elemento costante che caratterizza l’Accademia: essere a servizio della Chiesa con l’intento di promuovere, sollecitare e sostenere nella sue varie forme l’intelligenza della fede nel Dio rivelatosi in Cristo;

fedele al magistero della Chiesa e aperta alle istanze e alle sfide della cultura, essa si pone come luogo di confronto e dialogo per la comunicazione del Vangelo in contesti sempre nuovi, lasciandosi sollecitare dalle urgenze che giungono dall’umanità sofferente per offrire il contributo di un pensiero credente, incarnato e solidale: anche il Forum sulla creazione che state attualmente tenendo vi spinge proprio in questa direzione”.

Mentre, ricevendo i membri della Croce Rossa, ha usato la parola ‘profeta’: “Per questo, la vostra presenza a fianco degli immigrati rappresenta un segno profetico, così necessario al nostro tempo. Ho detto la parola ‘segno profetico’: il profeta (per dirlo in una lingua che tutti capiamo) è quello che ‘schiaffa’; con il suo modo di vivere, con il servizio che fa e le parole… ‘schiaffa’: sveglia, dà veri schiaffi all’egoismo sociale, all’egoismo delle società. E fa risvegliare il meglio che c’è nel cuore! Ma date lo schiaffo con la parola e con la testimonianza, non con la mano!”

Ed ha paragonato l’azione del volontario al buon Samaritano: “Agisce con imparzialità il Samaritano del Vangelo: egli non interroga l’uomo steso a terra, prima di aiutarlo, per sapere quali siano la sua provenienza e la sua fede, o per capire se sia stato colpito a torto o a ragione. No.

Il Buon Samaritano non sottopone l’uomo ferito ad alcun esame preventivo, non lo giudica e non subordina il suo soccorso a prerogative morali, né tantomeno religiose. Semplicemente, lenisce le sue ferite e poi lo affida a una locanda, prendendosi cura anzitutto dei suoi bisogni materiali, che non possono essere rimandati.

Il Samaritano agisce, paga di persona, il Samaritano ama. Dietro alla sua figura si staglia quella di Gesù stesso, che si è chinato sull’umanità e su ognuno di coloro che ha voluto chiamare fratelli, senza fare distinzione alcuna, ma offrendo la sua salvezza ad ogni essere umano”.

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