Penultimo giorno della visita del Papa in Cile e Perù

Giungono a migliaia per incontrare Papa Francesco, dai diversi luoghi del nord peruviano. Huanchaco, città storica del Perù, una delle località balneari più rinomate del Paese, si colora di festa, in attesa della Celebrazione Eucaristica e del Papa argentino. «Queste terre hanno sapore di Vangelo – dichiara il Pontefice durante la sua omelia –. Tutto l’ambiente che ci circonda e questo immenso mare sullo sfondo ci aiutano a comprendere meglio l’esperienza che gli apostoli hanno vissuto con Gesù e che oggi anche noi siamo chiamati a vivere».
Papa Francesco, unisce al ricordo evangelico dei pescatori il lavoro di quanti, oggi, si guadagnano da vivere con la pesca, ma anche le fatiche di una tempesta; «a voi – ricorda il Papa – è toccato affrontare il duro colpo del “Niño costiero”, le cui conseguenze dolorose sono tuttora presenti in tante famiglie, specialmente quelle che non hanno ancora potuto ricostruire le loro case».
Di fronte alla sofferenza la fede, spesso, viene messa alla prova. Il Pontefice incoraggia gli oltre 200 mila fedeli presenti a Huanchaco, ricordando che «Gesù sulla croce vuole essere vicino ad ogni situazione dolorosa per darci la mano e aiutarci ad alzarci. Perché Egli è entrato nella nostra storia, ha voluto condividere il nostro cammino e toccare le nostre ferite». D fronte a questi scossoni «ci rendiamo conto di quanto sia importante non essere soli ma uniti, pieni di quella unità che è frutto dello Spirito Santo».

Papa Francesco sottolinea la solidarietà e l’unità che nel paradosso della tragedia ha contraddistinto il popolo peruviano, «so che, nel momento di oscurità, quando avete sentito il colpo del Niño, queste terre hanno saputo mettersi in movimento e avevano l’olio per correre e aiutarsi come veri fratelli. C’era l’olio della solidarietà, della generosità che vi ha messi in movimento e siete andati incontro al Signore con innumerevoli gesti concreti di aiuto. In mezzo all’oscurità, insieme a tanti altri, siete stati torce vive e avete illuminato la strada con mani aperte e disponibili per alleviare il dolore e condividere quello che avevate nella vostra povertà».

Tuttavia, il Papa argentino ricorda che vi sono altre tempeste che possono metter alla prova, come la violenza organizzata, la mancanza di un alloggio, del lavoro e di risorse educative. Di fronte a questi e ad altri interrogativi – ricorda il Papa – «voglio dirvi: non c’è altra via d’uscita migliore di quella del Vangelo, e si chiama Gesù Cristo. Riempite sempre la vostra vita di Vangelo. Voglio esortarvi ad essere una comunità che si lasci ungere dal suo Signore con l’olio dello Spirito. Lui trasforma tutto, rinnova tutto, consola tutto».

Nel primo pomeriggio Papa Francesco si reca presso il “Colegio Seminario SS. Carlos y Marcelo” per incontrare sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi delle circoscrizioni ecclesiastiche del Nord Perú.
È necessario – dichiara Francesco all’inizio del suo discorso – «guardare alle nostre radici, a quello che ci sostiene nel corso del tempo e della storia per crescere verso l’alto e portare frutto. Le nostre vocazioni avranno sempre quella duplice dimensione: radici nella terra e cuore nel cielo. Quando manca una di queste due, qualcosa comincia ad andare male e la nostra vita a poco a poco marcisce (cfr Lc 13,6-9)».

Il Papa, poi, in tre passaggi, ricorda quanto la nostra fede sia ricca di memoria. Giovanni Battista, per esempio, «sa che non è e non sarà mai il Messia, ma solo uno chiamato a indicare il passaggio del Signore nella vita della sua gente. Noi consacrati non siamo chiamati a soppiantare il Signore, né con le nostre opere, né con le nostre missioni, né con le innumerevoli attività che abbiamo da fare. Semplicemente ci viene chiesto di lavorare con il Signore, fianco a fianco, ma senza mai dimenticare che non occupiamo il suo posto».

Come Giovanni l’Evangelista bisogna ricordare sempre l’ora della chiamata vocazionale, per non dimenticare le nostre origini e le nostre radici, e soprattutto – spiega il Papa – per non mettere da parte «la cosa più preziosa che una persona consacrata può avere: lo sguardo del Signore. Forse non sei contento del luogo dove ti ha incontrato il Signore, forse non si adegua a una situazione ideale o che ti “sarebbe piaciuta di più”. Eppure è stato lì che ti ha incontrato e ha curato le tue ferite».

Infine, Papa Francesco, parlando del primo discepolo incontrato da Gesù, ricorda che la fede in Gesù è contagiosa, e non può essere confinata né rinchiusa. «La gioia è una costante nel cuore degli Apostoli, e la vediamo nella forza con cui Andrea confida a suo fratello: “Lo abbiamo incontrato!”. Dunque «la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù».

Il Pontefice, al termine della sua riflessione, sottolinea un rischio ricorrente nell’esperienza di vita ecclesiale: «Occorre guardarsi dalla tentazione del “figlio unico” che vuole tutto per sé, perché non ha con chi condividere. A coloro che devono esercitare incarichi nel servizio dell’autorità chiedo, per favore, di non diventare autoreferenziali; cercate di prendervi cura dei vostri fratelli, fate in modo che stiano bene, perché il bene è contagioso. Non cadiamo nella trappola di un’autorità che si trasforma in autoritarismo dimenticando che, prima di tutto, è una missione di servizio».

Il penultimo giorno della visita del Papa in Cile e Perù si conclude con una Celebrazione Mariana, “Virgen de la Puerta”, nella Plaza de Armas, il fulcro storico della città di Trujillo. Le parole del Papa entrano subito nel cuore dei numerosissimi fedeli presenti: «questa piazza si trasforma così in un santuario a cielo aperto in cui tutti vogliamo lasciarci guardare dalla Madre, dal suo materno e tenero sguardo. Madre che conosce il cuore dei peruviani del nord e di tante altre parti; ha visto le loro lacrime, le loro risa, le loro aspirazioni. In questa piazza si vuole custodire la memoria di un popolo che sa che Maria è Madre e non abbandona i suoi figli».

Il Pontefice, durante la celebrazione proclama l’Immacolata Vergine della Porta di Otuzco “Madre della Misericordia e della Speranza”. Vergine molto cara ai peruviani per la protezione e il sostegno ricevuti attraverso i secoli. «Ella – ricorda il Papa – continua a difenderci e a indicarci la Porta che ci apre la via verso la vita autentica, la Vita che non marcisce. Ella è colei che sa accompagnare ad uno ad uno i suoi figli perché tornino a casa. Ci accompagna e ci conduce fino alla Porta che dà Vita perché Gesù vuole che nessuno rimanga fuori, alle intemperie». Inoltre, «Maria sarà sempre una Madre meticcia, perché nel suo cuore trovano posto tutte le razze, perché l’amore cerca tutti i mezzi per amare ed essere amato».

Il Papa invita poi a ricordare le mamme e le nonne della nazione peruviana, la vera forza motrice della vita e delle famiglie del Perù. «Che cosa sarebbe il Perù senza le madri e le nonne? Che cosa sarebbe la nostra vita senza di loro? L’amore per Maria ci deve aiutare a generare atteggiamenti di riconoscimento e gratitudine nei riguardi della donna, nei riguardi delle nostre madri e nonne che sono un baluardo nella vita delle nostre città». Papa Francesco rivolge, infine, un importante appello, invitando tutti a lottare contro la piaga del “femminicidio”. «Sono molte – afferma Francesco – le situazioni di violenza che sono tenute sotto silenzio al di là di tante pareti. Vi invito a lottare contro questa fonte di sofferenza chiedendo che si promuova una legislazione e una cultura di ripudio di ogni forma di violenza».

Foto: http://www.vaticannews.va

 

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