La Siria tra disperazione e speranza

Share on Facebook11Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn1Email this to someone

Nelle settimane scorse la fondazione ‘Novae Terrae’ ha ricevuto una lettera dell’arcivescovo dei Greco Cattolici di Aleppo Mons.Youhanna Jean Jeanbart, per la ricostruzione della Cattedrale della Vergine della Dormizione di Aleppo: “Si potrebbe chiamare ‘Provvidenza’ oppure ‘Divina Misericordia’.

E’ un dato di fatto: ci troviamo in una situazione particolarmente difficile e dolorosa che provoca grande miseria e talvolta ci conduce quasi alla disperazione; tuttavia, allo stesso tempo e sempre di più ogni giorno che passa, sentiamo il calore della gentilezza di Dio che ci circonda, ci consola e ci sostiene attraverso la misericordia della sua ineffabile Provvidenza!

Sfidando le bufere e le tempeste, andiamo avanti, sacerdoti e fedeli, determinati a continuare a vivere qui in questa terra dove siamo nati, dove i nostri antenati hanno vissuto per secoli e dove i primi cristiani erano in grado, di fronte a molte difficoltà, vivere, resistere e prosperare! Questa mano della Provvidenza, che sperimentiamo ogni giorno, ci viene attraverso i nostri benefattori, scelti misteriosamente per rendere visibile la bontà di Dio! In tutto questo ringraziamo il Signore e non possiamo dimenticare di esprimere il nostro ringraziamento a ciascuno di questi individui scelti misteriosamente da Lui e che ci hanno generosamente dato una mano”.

E la lettera si conclude con un appello al sostegno che la Fondazione fa proprio: “Questo sostegno consente alla Chiesa di rimanere al fianco del suo popolo; la Chiesa che il Signore ci ha dato è viva e pronta a servire i fedeli con la Parola e i Sacramenti; confermando la fede del popolo attraverso la potenza dello Spirito Santo; e pronta ad alleviare la loro sofferenza attraverso atti di misericordia e di carità. E’ la nostra fervida preghiera che la presenza profetica dei cristiani possa continuare in questa terra benedetta; che ha visto i primi giorni del cristianesimo”.

Per offrire il sostegno è sufficiente un’offerta di € 30 annui, intestato alla Fondazione ‘Terrae Novae’, Banca Popolare del Commercio e dell’Industria IBAN IT15P0311101626000000011821 SWIFT/BIC BLOPIT22.

Ed in un nuovo rapporto sulla Siria Amnesty International ha denunciato che, a seguito dei cosiddetti accordi di ‘riconciliazione’ tra il governo e i gruppi armati di opposizione, intere popolazioni, dopo aver subito terribili assedi e intensi bombardamenti, non hanno avuto altra scelta che lasciare le loro zone o morire.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato ‘O andiamo via o moriamo: sfollamenti forzati a seguito degli accordi di riconciliazione in Siria’, analizza quattro accordi e le violazioni dei diritti umani che ne sono derivate. Raggiunti tra agosto 2016 e marzo 2017, questi accordi hanno causato lo sfollamento forzato di migliaia di abitanti di sei zone sotto assedio: Daraya, Aleppo Est, al-Waer, Madaya, Kefraya e Foua.

Il governo siriano e in misura minore gruppi armati di opposizione quali il Movimento islamico Ahrar al-Sham [Uomini liberi del Levante] e Hay’at Tahrir al-Sham [Organizzazione per la liberazione del Levante] hanno illegalmente assediato popolazioni civili, privandole di cibo, medicinali e altri beni di prima necessità e hanno portato a termine attacchi illegali contro centri densamente abitati.

Per questo Philip Luther, direttore delle ricerche e dell’advocacy sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International, ha dichiarato: “Mentre l’obiettivo dichiarato del governo siriano era quello di sconfiggere i combattenti armati, il suo cinico uso della strategia ‘o resa o fame’ ha dato luogo a una devastante combinazione di assedi e bombardamenti che in quanto parte di un attacco sistematico e diffuso contro i civili costituiscono crimini contro l’umanità.

Tutti gli stati dovrebbero cooperare per porre fine alla sporca macchia sulla coscienza del mondo rappresentata dall’impunità in corso per questi crimini. Non c’è modo più semplice per farlo che fornire sostegno e risorse al Meccanismo internazionale, imparziale e indipendente istituito dalle Nazioni Unite per contribuire a indagare e a processare i responsabili”.

Le persone sottoposte alle violazioni dei diritti umani non hanno avuto altra scelta che lasciare in massa le loro abitazioni. Di conseguenza, migliaia di persone vivono in campi improvvisati con scarso accesso agli aiuti e ad altri beni di prima necessità e in lotta per la sopravvivenza.

Il rapporto di Amnesty International si basa su 134 interviste condotte tra aprile e settembre 2017 a sfollati che hanno subito assedi e attacchi, operatori umanitari, esperti, giornalisti e funzionari delle Nazioni Unite. Oltre all’immensa sofferenza causata dagli assedi, i deliberati attacchi contro le popolazioni civili e gli obiettivi civili hanno causato tormenti inimmaginabili.

Secondo gli sfollati incontrati da Amnesty International, le forze governative hanno intensificato gli attacchi nel periodo precedente lo sfollamento, per velocizzare la resa delle aree sotto assedio. Il governo siriano ha raddoppiato gli attacchi contro al-Waer dal 7 febbraio 2017, spingendo la città alla resa un mese dopo. L’unico ospedale di Daraya è stato attaccato e dato alle fiamme più volte e reso inutilizzabile poco prima dell’esodo della popolazione civile.

Per gli abitanti di Aleppo est le peggiori sofferenze sono arrivate dalla brutale e calcolata campagna di attacchi aerei illegali delle forze siriane e russe: civili, abitazioni e ospedali sono stati presi deliberatamente di mira e interi quartieri sono stati colpiti da bombe, colpi d’artiglieria e persino da armamenti vietati dal diritto internazionale, come le bombe a grappolo, i ‘barili bomba’ e le armi incendiarie:

“Mentre la comunità internazionale sposta l’attenzione sugli sforzi per la ricostruzione, Amnesty International chiede a tutti i soggetti che possono esercitare influenza, in particolare Russia e Cina, di assicurare che ogni forma di assistenza finanziaria destinata alle aree dove sono avvenuti sfollamenti forzati rispetti il diritto delle vittime alla restituzione delle loro abitazioni, dei loro terreni e delle loro proprietà così come quello al ritorno volontario e in condizioni di sicurezza e dignità”.

89.31.72.207