Mons. Delpini: san Carlo Borromeo faro della Chiesa

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Nella Solennità in cui si ricorda il copatrono della Diocesi, san Carlo Borromeo, l’arcivescovo riformatore della Chiesa ambrosiana, mons. Delpini ha presieduto il Pontificale e conferito l’ordinazione ai cinque candidati al Diaconato Permanente, concelebrante il card. Scola. Cinque uomini, tutti sposati e padri di famiglia, che, nella Cattedrale gremita, sono accompagnati da mogli e figli.

Dal Vangelo di Giovanni nel brano del ‘Buon Pastore’, è sorta la riflessione di mons. Delpini: “Il lupo, l’avidità, assale il corpo sociale e insinua che l’interesse privato prevarica sul bene comune e così la convivenza si frantuma in gruppi di interesse; il lupo, lo spavento, assale le persone miti e le induce a cercare protezione nella solitudine e così il convivere si frantuma in celle da eremiti con le porte corazzate;

il lupo, l’arroganza individualistica alimenta l’orgoglio e l’egoismo e costruisce persone che vivono pensando di essere il centro del mondo e così la solidarietà si spezza in una giungla di arrivisti; il lupo, lo spregio per i diritti e le leggi, persegue progetti di potere e di guadagno aggredendo le regole della società e così la legalità si riduce a una complicazione procedurale in cui cercare la scappatoia per i propri scopi; il lupo, il branco selvaggio, che si aggira e si appropria di spazi che diventano infrequentabili e così la città si frammenta in territori dominati da questa o da quella banda”.

Anche la biografia di san Carlo parla di una storia di unità, quella che il santo Vescovo volle preservare, operando contro le divisioni nascenti, con tre indicazioni: “In primo luogo c’è una visione di fondo, una intenzione generale: chi ha ricevuto la grazia è chiamato con una vocazione santa a fare della sua vita un dono, un servizio, fino al sacrificio… Confermo che la vita che merita d’essere vissuta è la vita donata: non c’è altra possibilità di avere stima di sé, di vivere con la fierezza di non vivere invano”.

In secondo luogo la coerenza del comportamento: “In secondo luogo la coerenza con la grazia ricevuta richiede la cura per rendersi amabili: con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità. Coloro che si fanno avanti per mettere in pratica il comandamento dell’amore devono fare di tutto per rendersi amabili.

Spesso si deve constatare che le difficoltà delle comunità, le divisioni che si creano, l’inconcludenza che genera frustrazione e disaffezione alla vita comune non nascono da posizioni ideologiche contrapposte, non nascono dallo scontro tra eresie e ortodossia, ma dalla reazione aspra e istintiva, dalla ostinazione che vuole ammettere i propri torti, dal risentimento che medita una rivincita, piuttosto che la riconciliazione, dalla volubilità che rende imprevedibili e inaffidabili. E’ necessario chiedere la grazia di arrivare fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo”.

Il terzo atteggiamento è quello della docilità all’opera di Dio: “In terzo luogo la docilità all’opera di Dio, che è al di sopra di tutti ed è presente in tutti. La vita cristiana e la dedizione all’edificazione della comunità e dell’unità non sono un proposito velleitario, né una ricetta che si impara una volta per tutte.

Il segreto è consegnarsi docili all’opera di Dio, lasciarsi condurre con disponibilità e semplicità. Ci aiuta e possono aiutare questi diaconi la famiglia, con le sue vicende talora complicate e imprevedibili, ci aiutano le circostanze che costringono a scelte e a modificare progetti e aspettative, ci aiuta la comunità con le sue attese e le sue pretese”.

Ed a conclusione del rito mons. Delpini ha invocato la protezione e l’intercessione di san Carlo: “Ci affidiamo sempre alla potenza dello Spirito Santo, siamo pieni di gratitudine per cinque uomini che si fanno avanti per collaborare con il Vescovo e riconosciamo in tutto questo la potenza di Dio che ci chiama a vivere nella comunione, a edificare una Chiesa unita, a resistere alle potenze del male che vogliono disperdere il popolo di Dio. Siamo convinti che solo in comunione, solo uniti possiamo essere segno del Regno che viene”.

Infine, ha manifestato gratitudine “per questi cinque uomini. Riconosciamo in tutto questo la potenza di Dio che ci chiama a vivere nella comunione, a edificare una Chiesa unita, a resistere alle potenze del male che vogliono disperdere il popolo di Dio. Siamo convinti che solo in comunione, solo uniti possiamo essere segno del Regno che viene”.

A conclusione della Messa, prima di salire con i diaconi permanenti e le loro famiglie mons. Delpini ha ringraziato il card. Scola, con l’auspicio di rivederlo spesso in Duomo ‘che è la sua casa’.

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