Papa Francesco: il disabile è persona

Nell’udienza concessa ai partecipanti al convegno ‘Catechesi e persone con disabilità’, promosso dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, in occasione del 25° anniversario di promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, papa Francesco ha sottolineato l’importanza della catechesi per le persone con disabilità. Infatti al n^ 2258 la Chiesa ha sottolineato la dignità delle persone disabili:

“La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente”.

Ed anche in questo incontro papa Francesco ha denunciato la ‘falsa concezione della vita’. In apertura mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio, ha sottolineato la necessità di non escludere nessuno: “La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria”.

Papa Francesco, nel discorso, ha denunciato il ricorso all’eugenetica come forma di soppressione letale: “E’ ancora troppo forte nella mentalità comune un atteggiamento di rifiuto di questa condizione, come se essa impedisse di essere felici e di realizzare sé stessi. Lo prova la tendenza eugenetica a sopprimere i nascituri che presentano qualche forma di imperfezione. In realtà, tutti conosciamo tante persone che, con le loro fragilità, anche gravi, hanno trovato, pur con fatica, la strada di una vita buona e ricca di significato.

Come d’altra parte conosciamo persone apparentemente perfette e disperate! D’altronde, è un pericoloso inganno pensare di essere invulnerabili. Come diceva una ragazza che ho incontrato nel mio recente viaggio in Colombia, la vulnerabilità appartiene all’essenza dell’uomo”.

Quindi ha chiesto ai partecipanti di usare l’ ‘arma’ dell’amore: “La risposta è l’amore: non quello falso, sdolcinato e pietistico, ma quello vero, concreto e rispettoso. Nella misura in cui si è accolti e amati, inclusi nella comunità e accompagnati a guardare al futuro con fiducia, si sviluppa il vero percorso della vita e si fa esperienza della felicità duratura…

La Chiesa non può essere ‘afona’ o ‘stonata’ nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi per mancanza di attenzione e di sostegno. Questo vale ancora di più per la responsabilità che possiede nella generazione e nella formazione alla vita cristiana.

Non possono mancare nella comunità le parole e soprattutto i gesti per incontrare e accogliere le persone con disabilità. Specialmente la Liturgia domenicale dovrà saperle includere, perché l’incontro con il Signore Risorto e con la stessa comunità possa essere sorgente di speranza e di coraggio nel cammino non facile della vita”.

L’ultima parte della riflessione di Francesco è dedicata alla catechesi che ‘è chiamata a scoprire e sperimentare forme coerenti perché ogni persona, con i suoi doni, i suoi limiti e le sue disabilità, anche gravi, possa incontrare nel suo cammino Gesù’: “Nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento a questo incontro, perché il volto di Cristo risplende nell’intimo di ogni persona.

Inoltre stiamo attenti, specialmente noi ministri della grazia di Cristo, a non cadere nell’errore neo-pelagiano di non riconoscere l’esigenza della forza della grazia che viene dai Sacramenti dell’iniziazione cristiana”.

Ed ha chiesto a chi fa catechesi di superare la paura del ‘disabile’: “Impariamo a cercare e anche a ‘inventare’ con intelligenza strumenti adeguati perché a nessuno manchi il sostegno della grazia. Formiamo catechisti sempre più capaci di accompagnare queste persone perché crescano nella fede e diano il loro apporto genuino e originale alla vita della Chiesa”.

Infine papa Francesco ha sollecitato che le persone con disabilità possano diventare catechiste: “Da ultimo, mi auguro che sempre più nella comunità le persone con disabilità possano essere loro stesse catechisti, anche con la loro testimonianza, per trasmettere la fede in modo più efficace”.

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