Palermo ha ricordato il XXIV anniversario del martirio padre Puglisi

“La vita di don Pino è stata quella di un pastore che si prende cura degli altri e che ha tanto amato da donare la sua vita. Una storia di riscatto dal male, che incarna la sua pastorale nella vita concreta delle gente, da Godrano a Brancaccio, attraverso tutta la sua poliedrica attività”:

così ha affermato l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nella celebrazione eucaristica del XXIV anniversario del martirio del heato Pino Puglisi, parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993 nel giorno del suo 56 compleanno. Durante l’omelia l’arcivescovo di Palermo ha sottolineato: “E’ una grande gioia essere qui, sapere che lo Spirito continua a suscitare testimoni gioiosi del Vangelo, come il nostro beato don Pino Puglisi. Abbiamo bisogno di una conversione profonda, chiediamo che il suo esempio ci guidi nel nostro territorio”.

Era presente anche il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, che ha ringraziato la città di ricordare don Puglisi: “Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun deprecabile inchino. Don Pino ci lascia anche una preziosa eredità civile.

Il beato Pino Puglisi è stato un padre e lo è ancora adesso per la sua testimonianza limpida e coraggiosa del Signore risorto e per il suo esempio di prete e di uomo che ha dato la vita perché si affermasse la giustizia oltre ogni forma di sopruso e ricatto. Sono certo che sarebbe piaciuto a papa Francesco”.

Al termine della celebrazione l’arcivescovo ha annunciato che sarà messo in scena un musical ispirato alla figura del Beato Pino Puglisi, ideato da don Giuseppe Calderone, che ne ha curato anche la trama, l’ambientazione e le sfumature con le quali sarà rappresentato il personaggio di padre Pino Puglisi e quelli della sua comunità parrocchiale, con le musiche di Michele Paulicelli ed i testi di Piero Castellacci.

Per l’occasione mons. Lorefice ha consegnato la sua prima lettera pastorale ‘Scrivo a voi padri, scrivo a voi giovani’, in cui li invita a ‘prendersi cura’: “Prendersi cura vuol dire per i cristiani donare una relazione, perché da una relazione siamo stati generati; abbracciare e custodire un corpo, perché nella carne di Gesù siamo stati salvati; essere aperti alla parola di tutti, alle idee e alle culture di ognuno, perché di dialogo e di ascolto siamo nutriti giorno per giorno.

Alla sequela di Gesù di Nazareth, il Re Messia, il Figlio dell’Uomo salito sul trono glorioso della croce per riportare all’abbraccio benedicente di Dio ogni creatura, e in primo luogo tutti noi che conosciamo nella diaspora della vita la dispersione del peccato. Lui dobbiamo annunziare: l’inviato del Padre, il compagno di viaggio invisibile ma immancabile, la parola che illumina il nostro amore, consola il nostro dolore, ci apre alla speranza e riscalda il nostro cuore”.

Per ‘prendersi cura’ dell’altro il vescovo ha invitato a riscoprire il significato del battesimo: “E’ la rinascita battesimale, che ci costituisce dimora dello Spirito, casa del Soffio vivificante presente nelle acque della prima creazione e preposto alla nuova creazione. Il battesimo ha infatti un rilievo fondativo, poiché definisce la nostra identità…

Dall’incarnazione al Giordano, dal Getsemani al Golgota, è tutta un’unica immersione, un’unica ‘kenosi’, un unico ‘battesimo’ nella realtà vivente: un movimento di abbassamento, di totale condivisione, che ‘battezza’, immerge cioè la vita degli uomini nelle acque grandi dell’amore di Dio. La fede battesimale presuppone l’esperienza di questa immersione.

La Chiesa esiste per essere segno di queste grandi acque, in quanto volta a raggiungere e ad accogliere; per essere anzi lei stessa il mare di vita in cui tutti possono immergersi: il mare dell’amore di Dio, che con le onde dello Spirito bagna le esistenze umane in assoluta libertà, diffondendo dove e come vuole i semi della parola di salvezza”.

Quindi l’invito a riscoprire l’Eucarestia come annuncio di un ‘mondo nuovo’: “L’appuntamento con il Risorto non è per noi in uno spazio sacro, ma nella terra degli uomini, in quella Galilea da cui Gesù di Nazareth cominciò la sua missione messianica, annunciando nella sua stessa persona il compimento del tempo in cui gli ammalati sarebbero stati guariti, i ciechi avrebbero riacquistato la vista, gli storpi avrebbero cominciato a camminare e ai poveri sarebbe stata annunziata la Buona Novella del Regno”.

Quindi ha invitato i giovani ad essere ‘artisti’ di una vita bella: “Nel cuore di ognuno, e dunque di ogni giovane donna o di ogni giovane uomo, c’è una domanda abissale di felicità, di pienezza. Ad essa si risponde offrendo una relazione, uno stare assieme, un progetto. Ad essa ci si consegna comunicando con parresia e sobrietà la speranza del Regno, la vita bella nel rischio della fede”.

Ed ha chiesto ai giovani di ‘reclamare’ spazio nella Chiesa: “E poi battetevi perché la Chiesa e tutti gli adulti di questa Città sappiano fare un passo indietro. Dobbiamo lasciarvi spazio. Essere quel che siamo e poi lasciarvi liberi di fare la vostra strada, di costruire un futuro, per voi e per tutti. So che avete molto da dare e molto da dire al mondo.

E una società e una Chiesa fondate sul potere dei grandi non vogliono liberarvi la strada. Sgombratela voi! Insegnateci la condivisione e non l’autoritarismo o lo sterile paternalismo… Posso solo dirvi che la Chiesa si impegnerà, già nella mia persona, ad esservi compagna e alleata”.

Ed in conclusione ha invitato i giovani a prendere come esempio la ‘Casa di Nazareth’: “In questo impegno ci è di aiuto, ancora una volta, la famiglia di Nazareth. Essa ha molto da dirci, con il suo contesto di vita laboriosa e onesta, con il suo ascolto privilegiato della Legge e con la sua sintonia con la Profezia, alimentati da un culto del Tempio condiviso con i fratelli e le sorelle, nella testimonianza di una premura che sa percorrere le montagne della Giudea per farsi prossimità solidale…

Il Signore conceda a tutti gli educatori cristiani e ai tanti giovani delle nostre comunità cristiane e delle aggregazioni laicali – dalla famiglia alla parrocchia, dalla scuola agli ambienti sportivi, dagli ambiti della cultura all’informazione – l’entusiasmo e la creatività della testimonianza feriale della fede che hanno segnato il ministero pastorale del beato Giuseppe Puglisi, e che tanto hanno inciso nella coscienza ecclesiale e civile della nostra amata Arcidiocesi e in particolare nella vita di tanti giovani”.

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