Caritas-Migrantes: generazioni a confronto

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Con il tema immigrazione sempre sotto i riflettori Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno presentato a Roma il Rapporto Immigrazione 2016 dal titolo ‘Nuove generazioni a confronto’.

Riprendendo la scelta di papa Francesco di dedicare il prossimo Sinodo dei Vescovi su ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’, e in continuità con il tema dello scorso anno, la cultura dell’incontro, le due realtà della Chiesa italiana hanno dedicato la XXVI edizione del Rapporto Immigrazione al confronto tra giovani generazioni: gli italiani e i giovani di nazionalità non italiana, nati o meno in Italia, che però vivono nelle città italiane, frequentano le scuole, del nostro Paese, lavorano, cercano un’occupazione o vivono la disoccupazione al pari dei loro coetanei di cittadinanza italiana.

L’edizione del 2016 ricalca nella sua struttura quella dell’anno precedente con una prima parte dedicata all’analisi dei principali dati statistici, di livello internazionale e nazionale, sui flussi e sulla presenza di immigrati nel Mondo, in Europa e in Italia, concentrandosi sulla disaggregazione del dato a livello nazionale, regionale e provinciale.

L’attenzione per le tematiche principali (dal motivo della presenza, al lavoro, alla famiglia, ai matrimoni, alle nuove nascite, alla scuola e alla Università) introduce a una parte specifica in cui il tema conduttore scelto in questa edizione, giovani e immigrati, è sviluppato da diversi autori in base alle proprie specificità disciplinari.

A ognuno dei vari temi approfonditi del Rapporto è associato o un approfondimento o un box in cui le realtà diocesane delle Caritas e delle Migrantes raccontano il loro operato attraverso progetti da loro realizzati o in corso di realizzazione. Completano lo studio: l’annuario commentato delle principali notizie del 2016 (e le tendenze rintracciate all’inizio del 2017) specificatamente dedicato al mondo giovanile e l’appendice giuridica in cui si descrive la legislazione italiana con particolare riferimento alle generazioni più giovani e al tema caldo della cittadinanza.

Secondo il rapporto al 1° gennaio 2016, con un aumento di sole 1.217 unità (+0,03%) rispetto alla stessa data del 2015, sono stati concessi 3.931.133 permessi di soggiorno, di cui il 48,7% riguarda le donne. Rispetto alla durata, il totale dei permessi si ripartisce tra 1.681.169 ‘con scadenza’ (40,5%) e 2.338.435 ‘di lungo periodo’ (59,5%). Distinguendo i permessi nella loro totalità per paesi di cittadinanza, il Marocco (13,0%), peraltro una delle comunità di più antica immigrazione in Italia e tra le più numerose, è la nazione più numerosa, seguito dall’Albania (12,3%), dalla Cina (8,5%) e dall’Ucraina (6,1%).

Queste nazionalità nell’insieme arrivano a quasi il 40% del totale dei permessi di soggiorno rilasciati. Nella disaggregazione per classi di età il dato più evidente è determinato dalla maggiore incidenza dei minori fino ai 17 anni nei permessi di lungo periodo rispetto a quelli con scadenza (28,5% contro 17,9%).

Per quanto riguarda i permessi di soggiorno a termine è possibile distinguerli per motivo della richiesta. In questo caso, si conferma la prevalenza dei motivi di lavoro (42,0%) e di famiglia (41,5%). Il terzo motivo per importanza è quello legato alla richiesta di asilo (9,7%) che, rispetto agli anni precedenti, ha sopravanzato il motivo dello studio.

Inoltre a fine 2015, i matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera sono circa 24.018, pari al 14,1% delle nozze celebrate nel 2015. In un generale calo, tra il 2014 e il 2015, dei matrimoni del 2,4%, e di uno scarsamente significativo calo dei matrimoni con almeno un componente straniero (-0,9%), colpiscono due altre tendenze di segno opposto.

La prima riguarda l’aumento dei matrimoni di uno sposo straniero con una sposa italiana (+5,9%), la seconda è il calo dei matrimoni tra stranieri (-5,9%). Quasi il 50% delle nozze celebrate con almeno uno straniero è distribuito tra la Lombardia (17,4%), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,6%) e il Lazio (9,0%).

I matrimoni celebrati in Italia tra cittadini entrambi stranieri sono oltre 6.000 (il 3,3% dei matrimoni totali) e si riducono di molto quando si considerano solo quelli in cui almeno uno dei due è residente (4.831 nozze in totale nel 2015). I matrimoni tra rumeni sono i più diffusi in valore assoluto (926 matrimoni nel 2015, pari al 19% del totale dei matrimoni tra sposi stranieri residenti), seguiti da quelli tra nigeriani (355 nozze, il 7,3%) e tra ucraini (313 matrimoni, il 6,5%).

Nel 2015, i matrimoni misti (in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero) ammontano a 17.692. Il tipo prevalente è quello in cui è la sposa ad essere straniera: 13.642 nozze (il 77,1% di tutti i matrimoni misti). Gli uomini italiani che nel 2015 hanno sposato una cittadina straniera hanno nel 20% dei casi una moglie rumena, nel 12% un’ucraina e nel 6% una russa.

Nel complesso, oltre una sposa straniera su due è cittadina di un paese dell’Est Europa. Le donne italiane che hanno sposato un cittadino straniero, invece, hanno scelto più spesso uomini provenienti dal Marocco (13%), dall’Albania (11%) e dalla Romania (6%). Complessivamente, in questo tipo di coppia, il 32% degli sposi è cittadino di un paese dell’Est Europa, il 27% di un paese africano.

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