Charlie Gard: la mobilitazione per la dignità della vita

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“Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”: è il tweet lanciato da Papa Francesco sul proprio account @Pontifex_it. Inoltre il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha riportato il pensiero di papa Francesco a riguardo della situazione del piccolo Charlie Gard:

“Il Santo Padre segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo”.

Infatti dopo la mobilitazione il Great Hormond Street Hospital di Londra ha annunciato che rivaluterà il caso del piccolo Charlie Gard, il bimbo di 10 mesi affetto da una rarissima malattia genetica degenerativa letale (sindrome di deplezione mitocondriale), dopo l’intervento di papa Francesco e del presidente Usa, Donald Trump.

‘Ci sono evidenze’ in laboratorio che il protocollo dell’ospedale Bambino Gesù di Roma per la cura di Charlie Gard può funzionare. Lo si afferma in una lettera indirizzata al Great Ormond Street Hospital che chiede ufficialmente ai medici inglesi di poterla somministrare al bimbo.

Il testo del documento, su carta intentata dell’Ospedale romano, dove sono state omesse le firme dei medici, e’ stato postato dalla zia del bambino sul profilo Facebook di sostegno, Charlie’s Army: ‘Alla luce delle richieste relative a possibili altri trattamenti’, il Great Ormond Street Hospital di Londra si è rivolto all’Alta Corte per una nuova udienza sul caso e dopo la lettera dell’ospedale romano.

Infatti l’Ospedale Bambino Gesù, attraverso la presidente, Mariella Enoc, aveva auspicato il trasferimento del piccolo Charlie nella struttura pediatrica romana: “Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo… Chiediamo al direttore sanitario di verificare con il Great Ormond Street Hospital di Londra, dove è ricoverato il neonato, se vi siano le condizioni sanitarie per un eventuale trasferimento di Charlie presso il nostro ospedale. Sappiamo che il caso è disperato e che, a quanto risulta, non vi sono terapie efficaci.

Siamo vicini ai genitori nella preghiera e, se questo è il loro desiderio, disponibili ad accogliere il loro bambino presso di noi, per il tempo che gli resterà da vivere”. Ed anche la comunità Papa Giovanni XXIII aveva offerto ospitalità per la famiglia: “Ho appreso che l’Ospedale Bambin Gesù ed il Policlinico Gemelli di Roma hanno offerto la loro disponibilità a curare il piccolo Charlie. Come Comunità Papa Giovanni XXIII offriamo la disponibilità ad ospitare la famiglia Gard nella nostra casa di Roma per permettere di accudire il loro bimbo…

Ci sentiamo particolarmente vicini a questa drammatica vicenda, in quanto nelle nostre case famiglia accogliamo tanti bambini gravemente malati, come il piccolo Charlie… In questi giorni stiamo pregando per il piccolo Charlie, la sua famiglia e soprattutto per la società europea, impregnata di una cultura eutanasica. Adesso offriamo la nostra risposta concreta”.

Dopo avere tentato diverse terapie, i medici hanno appurato che per Charlie Gard non c’era nessuna possibilità di migliorare le sue condizioni e che ci sarebbero solo stati ulteriori e dolorosi peggioramenti. Da tempo Gard è mantenuto in vita artificialmente, con macchinari che lo aiutano a respirare e ad assorbire le sostanze nutritive: non vede, non sente, non può emettere rumori, non riesce a muoversi e senza le macchine morirebbe.

Sul caso (nonostante critiche inconsistenti contro la Chiesa per la sua tiepidezza) anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Gualtiero Bassetti, ha ribadito la posizione della Chiesa sul fine-vita: “Quante volte, dunque, ci siamo resi disponibili a generare la vita? Quante volte abbiamo accolto e ospitato la vita a casa nostra, nelle nostre città, nelle nostre comunità? E infine: quante volte abbiamo difeso la vita dalle mille insidie che la cultura dello scarto ci mette davanti spesso come soluzioni giuste a problemi drammatici?

Penso per esempio alla vita fragilissima del piccolo Charlie Gard, a cui va tutta la nostra attenzione, riflessione e preghiera. Come ha detto papa Francesco ‘la vita si difende sempre anche quando è ferita dalla malattia’. Non esiste una vita non degna di essere vissuta. Altrimenti è la ‘cultura della scarto’: ovvero ciò che non è utile si butta via. La vita, in realtà, è sempre dono e relazione, perché viene da Dio ed anche le leggi degli uomini hanno i loro limiti”.

E dal blog ‘Il dono della vita’, il card. Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia Accademia della vita, ha parlato di ambivalenza delle decisioni: “Nella trasparenza delle posture schizofreniche implicate da questi nuovi paradigmi culturali, si può cogliere l’ambivalenza di chi, nel rivendicare la libertà di accesso totale ed indiscriminata all’eutanasia, basandola sull’esclusivo predominio dell’autonomia individuale, nega allo stesso tempo quell’autonomia decisionale in altri casi, come quello in esame, dove si ritiene che siano legittimati a decidere i soli medici, senza coinvolgimento alcuno dei genitori.

L’ambivalenza di chi pensa sia giusto che i medici versino nella condizione di poter elargire ancora un margine di tempo ai genitori per consentire loro di elaborare il distacco dal figlio, permettendogli così di permanere in sua compagnia, e non pensa invece a quanto lo necessiterebbero le madri surrogate che vengono deprivate dei loro feti, subito dopo la nascita, per assecondare i desideri dei relativi ‘locatori di ventre’”.

Infine l’Azione Cattolica Italiana ha rimarcato che non si può morire per ‘sentenza’: “Oltre il dolore e l’angoscia dei genitori inascoltati, resta la tragica percezione che un limite è stato superato. Comunque la si pensi, questa vicenda ci dice che è stato (sarà?) un giudice molto terreno a decidere chi deve vivere e chi deve morire. Noi invece crediamo che tutte le vite, specie le vite troppo fragili per essere guarite, siano troppo preziose per essere scartate”.

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