A Torino si è inaugurato il nuovo anno del Tribunale Ecclesiastico

La cerimonia inaugurale del 78° anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico regionale piemontese si è tenuta sabato 18 marzo 2017 a Villa Lascaris di Pianezza. Essa si è aperta con il saluto di mons. Cesare Nosiglia, presidente della Conferenza Episcopale piemontese, e moderatore del Tribunale, che ha sottolineato la grande ‘rivoluzione’ dell’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’:

“Credo sia questo l’ambito nel quale si colloca il desiderio di felicità degli sposi cristiani, siano essi felicemente sposati o anche in grave difficoltà per un’avvenuta separazione o divorzio, cioè ben lontani dall’essere l’uno per l’altro ‘Grazia di Dio’ e in una situazione di vita non più tale da presupporre un cammino di perfezionamento del bene dei coniugi.

Il contesto giudiziale nel quale si deve accertare l’esistenza o meno del vincolo coniugale, ben lungi dall’essere un vulnus all’indissolubilità del matrimonio, è in realtà una procedura che ne esalta l’imprescindibile ed intangibile valore”.

In questo senso l’arcivescovo chiede maggiore attenzione alle coppie in difficoltà: “L’attenzione alle coppie in difficoltà non si deve e non si può limitare al discernimento del Tribunale Ecclesiastico, perché l’operato di questa realtà ecclesiastica non esime la comunità cristiana, della quale il Vescovo è pastore, dall’attuare un serio e approfondito accompagnamento sia prima sia dopo la celebrazione del patto coniugale. In questa direzione dobbiamo leggere e cogliere sia l’Esortazione apostolica sia il Motu proprio”.

Quindi il presidente della Conferenza Episcopale piemontese ha chiesto una vicinanza alle coppie, specialmente quelle giovani: “L’avvicinare con amicizia e serenità di dialogo le coppie, il sostenere chi si rende conto che il proprio matrimonio sacramentale è nullo e il farsi ‘prossimi’ ai giovani che preferiscono convivere senza sposarsi, è un segnale di attenzione e di disponibilità, molto apprezzato da parte della comunità cristiana.

Alle coppie e famiglie in difficoltà, infatti, occorre riservare una cura del tutto speciale, per poter testimoniare la presenza di Dio e del suo Amore anche nelle situazioni umanamente difficili. Questi orientamenti della Chiesa vanno prospettati e motivati con spirito di verità e carità pastorale, facendo sempre salvo l’atteggiamento di accoglienza delle persone coinvolte, perché non si scoraggino e sentano vicino l’affetto della comunità, che li considera parte integrante di sé”.

Perciò il Tribunale deve aiutare le coppie a non sentirsi emarginati dalla propria comunità: “Il Tribunale può e deve aiutare le persone che si rivolgono a questa istituzione a sentirsi accolte e partecipi della vita della comunità: protagoniste di un percorso di discernimento personale che va accompagnato.

L’importante è che nessuno si senta escluso, rifiutato o peggio giudicato, ma sia invitato, con spirito di verità e carità insieme, a riflettere sulla propria vita di coppia, per ritrovare con coraggio la via che conduce a compiere quelle scelte di fede e di coerenza morale, necessarie a dare una svolta alla propria esistenza e stabilità, e la luce della grazia alla nuova unione, con un rinnovato impegno nell’educazione cristiana dei figli. Questo perché dopo la verifica della validità si deve poi giungere alla cura della fruttuosità del nuovo matrimonio”.

Di seguito l’avv. Elena Gavrilakos, presidente del Collegio degli avvocati del Foro ecclesiastico piemontese, ha ricordato l’esperienza di consulenza gratuita con il Tribunale ecclesiastico regionale:

“L’esperienza sin qui svolta ha contribuito a valorizzare la dimensione ecclesiale della professione canonico-forense: l’avvocato rappresenta una risorsa altamente qualificata cui possono attingere non solo i fedeli, ma anche i Vicari Giudiziali e tutti gli operatori che desiderano essere supportati nello svolgimento del loro ruolo, sia a livello pastorale sia all’interno del processo matrimoniale che il Santo Padre Francesco ha voluto mantenere attuato attraverso un processo giudiziale, scelta dettata dalla necessità di ‘tutelare in massimo grado la verità del sacro vincolo’”.

I lavori della giornata sono proseguiti con la relazione del Vicario giudiziale, don Ettore Signorile, che ha fatto il punto sullo stato della giustizia nello scorso anno: “Nel 2016 il Tribunale regionale ha deciso 156 cause: 111 di primo grado e 45 di secondo, provenienti dalla Liguria. Rispetto al primo anno del mio mandato, cioè il 2008, sembrerebbe che si sia lavorato di meno, ma ciò è dovuto al fatto che abbiamo dimezzato il numero delle pendenti; queste ultime tendono ad equipararsi con le cause in entrata nell’anno.

Ritengo questi numeri davvero significativi del sostanziale buon lavoro del nostro Tribunale e per questo ringrazio tutti gli operatori della cancelleria. Un tempo in CEI ci dicevano che un Tribunale lavora adeguatamente quando le cause pendenti non superano del doppio quelle in entrata.

Le oscillazioni delle cause concluse nell’ultimo quinquennio sono fisiologiche, in quanto rappresentano, anche se indirettamente, il numero di cause particolarmente laboriose e difficili anche per il contenzioso delle parti che in realtà si trascinano per due anni e più. Abbiamo assistito in questi anni ad un acuirsi del fenomeno di cause particolarmente delicate e complesse, soprattutto quelle di incapacità consensuale”.

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