Aleppo: i cristiani in trincea per la rinascita nazionale

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Una guerra lunga, straziante e seminata di luoghi oscuri. Questo è il resoconto di un quinquennio siriano falcidiato dalla violenza e dalla distruzione. Non solo architettonica; il conflitto armato ha generato dissapori all’interno della società locale.

È per tale motivo che i cristiani di Aleppo provano a voltare pagina, spendendo il proprio tempo per la riconciliazione nazionale. Come? Con le armi del Vangelo, della solidarietà e della condivisione. Dopo la devastazione di scuole, fabbriche, mercati, ospedali e case, si cerca la rinascita. Con una tregua raggiunta, la speranza adesso investe i colloqui di pace a Ginevra, previsti per il 20 febbraio.

Mons. Jean-Clement Jeanbart, arcivescovo greco-melkita di Aleppo è ottimista ma non si nasconde le difficoltà: “Non si sentono più tanti razzi e bombe. La vita in città resta difficile, mancano acqua, elettricità e lavoro. Le scuole stanno riaprendo. Come comunità cristiana aiutiamo tante famiglie a fare fronte ai bisogni primari come il cibo e elettricità che acquistiamo dai generatori sulle strade.

Abbiamo dei furgoncini che portano cisterne di acqua in giro. Fino ad oggi abbiamo risistemato 300 case colpite dalla guerra e aiutato 80 giovani ad avviare una attività commerciale con dei prestiti a fondo perduto. Si sta lavorando per riattivare strade e comunicazioni ferroviarie. Sono riprese anche le partite di calcio e di basket”.

Il padre gesuita Sami Hallak, responsabile del centro del Jesuit Refugee Service di Al-Azizieh, ad Aleppo, è costantemente impegnato per aiutare chi è in difficoltà, qualsiasi sia la fede professata. La sua testimonianza è priva di fronzoli: “La situazione è peggiore ad Aleppo Est teatro di gravi scontri e bombardamenti.

I quartieri sono distrutti e molti dei loro abitanti in questi anni hanno trovato rifugio nelle parti occidentali. Il loro rientro nelle rispettive zone di provenienza è cominciato solo dopo che le forze governative hanno ripreso il controllo della parte Est. Ma tutto si muove lentamente perché non ci sono più servizi di base, oltre a cibo, luce e acqua. Manca anche la polizia, la sicurezza non è garantita”.

L’attesa per una positiva risoluzione diplomatica non intacca l’altruismo che i cristiani siriani dimostrano. Come afferma lo stesso gesuita:

“Stiamo allestendo dei piccoli centri di aiuto vicino ai check point dove ci sono militari armati. Questo scoraggia i malintenzionati che vogliono rubare cibo e acqua destinati ai più bisognosi. Lo stesso stiamo cercando di fare ad Aleppo Est, con dei punti di distribuzione di pasti caldi perché la popolazione non ha nulla in casa”.