Ancora un rinvio per Asia Bibi

A metà ottobre il tribunale pakistano ha deciso ancora un rinvio per la scarcerazione di Asia Bibi, in carcere dal 2009, perché un giudice ha rifiutato di presentarsi: da sette anni la donna si trova nel braccio della morte con l’accusa di aver insultato il profeta Maometto.

La corte, composta da tre giudici e guidata da Mian Saqib Nisar, ha deciso di rinviare l’udienza finale dopo che uno dei magistrati, Iqbal Hameed-ur-Rehman, si è ritirato dal caso, sostenendo che era stato membro anche della corte che ha deciso sulla vicenda giudiziaria di Salmaan Taseer, il defunto governatore della provincia del Punjab, che era stato ucciso a colpi di pistola da Mumtaz Qadri, la sua guardia del corpo, perché aveva criticato come ignobile la legge sulla blasfemia.

Padre Emmanuel Yousaf Mani, direttore nazionale della Commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale pakistana, era all’udienza finale per Asia Bibi ad Islamabad, dove sono state schierate migliaia di guardie di sicurezza, ed ad AsiaNews ha inviato alla preghiera: “Io invito tutti a pregare per lei. Preghiamo affinché il verdetto sia favorevole alla donna innocente. In pratica non hanno fatto nulla.

Non capisco perchè essi abbiano collegato questo caso a quello del defunto governatore. L’avvocato che difende Asia Bibi voleva esporre le sue motivazioni, ma non gliel’hanno permesso”. Nel frattempo gli integralisti islamici stanno facendo pressioni perchè il governo punisca la donna cristiana per la presunta blasfemia.

In una dichiarazione, la ‘Shuhada (martiri) Foundation’ della Lal Masjid (Moschea Rossa) della capitale ha detto che i suoi seguaci sono pronti a scendere in strada e non consentiranno il regolare funzionamento del governo se Asia Bibi dovesse essere rilasciata. E per timore di violenti scontri Khalil Tahir Sandhu, ministro per i Diritti umani e per gli Affari delle minoranze nel governo provinciale del Punjab e, come avvocato, parte del collegio di difesa di Asia Bibi, ha raccontato che

“il caso è aggiornato per un tempo indefinito, tuttavia cercherò di fare del mio meglio per attenere una nuova udienza entro fine ottobre, inizio novembre. Infatti per ragioni di sicurezza, Asia Bibi, in carcere da 2.690 giorni e in attesa da luglio dello scorso anno di un giudizio definitivo sulla sua sorte da parte della Corte Suprema dopo la sospensione dell’esecuzione, non era presente all’udienza, ma la tensione attorno alla sede della Corte a Islamabad è stata comunque fortissima.

Intanto alcuni parlamentari europei hanno avviato una petizione affinché l’Unione Europea si attivi per chiedere la liberazione di Asia Bibi, con l’obiettivo di raccogliere le firme della metà più uno degli eurodeputati, soglia oltre la quale la dichiarazione diverrà, dal punto di vista giuridico, una vera e propria petizione che sarà inviata all’Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini:

“L’Europa non può restare in silenzio davanti all’ingiusta prigionia di Asia Bibi, simbolo della persecuzione di cui sono vittime i cristiani in tutto il mondo. Impedire che sia portata a compimento la condanna a morte per un reato inaccettabile e inesistente è un dovere di tutti, cristiani e non cristiani”.

Inoltre si chiede di “considerare la possibilità di inserire una clausola vincolante sul rispetto della libertà religiosa negli accordi con Paesi terzi e a opporsi attivamente alle severe leggi sulla blasfemia”. E due mesi fa la Commissione Onu per l’eliminazione della discriminazione razziale aveva chiesto al Pakistan di abrogare la legge sulla blasfemia, prendendo “atto degli sforzi dello stato per prevenire l’abuso delle leggi sulla blasfemia”,

ma esprimendo sopratutto preoccupazione “per la definizione ampia e vaga di reati contro la religione previsti dagli articoli di quella legge”, che consiste in alcuni articoli del Codice penale del Pakistan, avendo notato “l’uso sproporzionato di quelle leggi contro individui appartenenti a minoranze etniche e religiose”.

Infine la Commissione ha raccomandato al Pakistan “di prendere in considerazione l’abrogazione della legge sulla blasfemia, che va contro la libertà di espressione e di religione, stabilita dalla Costituzione e di prendere tutte le misure necessarie per perseguire e punire quanti presentano false accuse e per proteggere i giudici”.

Tra le altre raccomandazioni per fermare la discriminazione e tutelare le minoranze etniche e religiose, ha chiesto di rafforzare l’indipendenza e l’efficacia della Commissione diritti umani del Pakistan, istituita nel 2015, anche stanziando risorse sufficienti e ampliandone competenze e poteri, come di indagare tutti i casi di violazione dei diritti umani.

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