Colombia: Nobel per la pace nonostante il referendum

Il Premio Nobel per la Pace 2016 è andato al presidente colombiano Juan Manuel Santos per i suoi ‘sforzi tenaci’ allo scopo di portare la pace nel suo Paese dopo 52 anni di guerra civile con le Farc, che ha causato 220.000 morti e 6.000.000 sfollati. Il premio rappresenta un incoraggiamento a non gettare la spugna, in quanto l’accordo con le Farc è stato bocciato dal referendum popolare, ma il comitato per il Nobel norvegese ha voluto ugualmente premiare il presidente del Paese sudamericano.

I negoziati con la guerriglia delle Farc erano iniziati 4 anni fa e l’accordo siglato il 26 settembre. Il Comitato del Nobel ha voluto sottolineare che il candidato colombiano: “nonostante l’accordo fosse molto controverso, abbia voluto ugualmente sottoporlo al voto. Il fatto che una grande maggioranza di votanti abbia detto ‘no’ all’accordo di pace non significa necessariamente che il processo di pace sia morto… Il referendum non è stato un voto a favore o contro la pace. Quello che il ‘no’ ha rifiutato è stato l’accordo specifico, ma non il desiderio di pace”.

Quindi un premio, che incoraggia “un processo più che riconoscere un risultato; un riconoscimento al lavoro del presidente e anche un forte incoraggiamento a tutte le forze implicate perchè vadano avanti”. Un premio che vuole essere anche “un omaggio al popolo colombiano che nonostante le grandi difficoltà non ha mai rinunciato alla speranza di una pace giusta e a tutte le parti che hanno partecipato”.

A tale proposito la Comunità di Sant’Egidio ha visto ‘con gioia’ questo conferimento del premio Nobel per la Pace: “Si tratta di un forte sostegno al dialogo e al negoziato come uniche vie praticabili per giungere alla fine dei conflitti. Un segnale importante per un mondo in cui si è allargata in modo preoccupante, negli ultimi mesi, la terza guerra mondiale a pezzi di cui parla papa Francesco.

Ma al tempo stesso un grande impulso a continuare, in Colombia, il processo di pace tra il governo e le Farc, suggellato dagli accordi di Cartagena del 26 settembre scorso, al di là della battuta d’arresto costituita dalla vittoria dei no al referendum… Per il bene di questo grande Paese dell’America Latina non è possibile tornare a una guerra che è durata 52 anni e che ha provocato oltre 200.000 morti e 6.000.000 di sfollati”.

Secondo il prof. Gianni La Bella, docente di storia all’Università di Modena e Reggio Emilia, che per la Comunità di Sant’Egidio ha seguito le varie fasi della trattativa, il risultato referendario è clamoroso: “Però non vuol dire che i colombiani che hanno votato no siano contro la pace. Ma resta in molti settori del paese un clima di sfiducia, in tanti non si fidano delle Farc. Su questo sentimento ha giocato la campagna di Uribe, che in modo demagogico ha stravolto la realtà dell’accordo, ma in modo efficace e martellante.

Dalle urne emerge un Paese radicalmente polarizzato. Se avesse vinto il sì per 50.000 voti, la situazione sarebbe stata comunque difficile… Sembra prevalere il desiderio di vendetta, non quello di perdono. L’accordo raggiunto non era solo di tipo politico, aveva indicato la strada del perdono, della misericordia anche come metodologia diplomatica. Invece il dato inquietante è che la pace non è più di moda. La guerra torna al centro del vissuto collettivo dell’umanità. Prevale la via giustizialista, la mano dura, anche in altri contesti”.

L’arcivescovo di Bogotà, card. Rubén Salazar Gómez, presidente del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), ospite nella settimana scorsa a Montecarlo del CCEE, non perde la speranza che: “Questo premio Nobel contribuisca a trovare la soluzione più conveniente per tutti alle difficoltà… Dopo sei anni di sforzi di dialogo tra il governo e la Farc per cui è stato conferito il Premio Nobel al nostro presidente, si è raggiunto un accordo ma c’è stato un referendum e per una sparuta minoranza di voti ha vinto il no, e cioè il rifiuto di quell’accordo.

In questo momento la situazione non è chiara, c’è confusione: da una parte la comunità internazionale e il premio Nobel ne è una prova, approva il processo di negoziati e la immensa maggioranza dei colombiani vuole la pace. Dall’altra, ci sono dei problemi nell’accordo. Uno dei temi più discussi è quello della giustizia perché molti di domandano come si possa fare giustizia e quindi raggiungere la pace, quando la guerriglia e anche lo Stato hanno commesso crimini terribili contro l’umanità?..

Il Papa verrà senz’altro l’anno prossimo e spero che possa venire nel primo semestre. Per noi quella visita sarà molto importante perché l’accordo tra il governo e la guerriglia è un accordo politico ma bisogna adesso costruire la pace e la pace si costruisce con il perdono, la riconciliazione, la fraternità, e tutte queste cose non vengono da un accordo politico ma bisogna costruirle tutti i giorni. In questo senso la visita del Santo Padre è importante, perché ci darà luce e forza per andare avanti”.

Anche secondo Amnesty International l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2016 sottolinea l’aspettativa che i colombiani proseguano nella loro ricerca della pace e della giustizia: “Milioni di colombiani chiedono ancora pace e giustizia. L’annuncio del Nobel per la pace onora non solo l’iniziativa intrapresa dal presidente Santos e dal suo governo ma anche i molti altri che, dentro e fuori la Colombia, cercano la via della pace e della giustizia.

Le violazioni dei diritti umani continuano a segnare la vita quotidiana dei colombiani e hanno un impatto pesante sui gruppi marginalizzati, in particolare sui nativi, sulle comunità contadine e sulle persone di discendenza africana, così come sui difensori dei diritti umani, come i sindacalisti e gli attivisti per il diritto alla terra. Un accordo di pace sarà efficace nel lungo termine solo se sarà attuato in stretta consultazione con i gruppi maggiormente colpiti da un conflitto sanguinoso durato decenni…

Il Nobel per la pace dovrà rafforzare i tentativi di porre fine alle violazioni dei diritti umani nel contesto del conflitto armato e spingere le autorità colombiane a prendere misure più incisive per porre fine a quelle commesse dai gruppi paramilitari”. Nel frattempo si è avviato il processo di pace anche con l’Esercito di liberazione nazionale, grazie anche all’interessamento della Comunità di Sant’Egidio e della Conferenza Episcopale Colombiana. Nel dare l’annuncio il presidente colombiano, Juan Manuel Santos ha detto che l’Eln ha liberato i prigionieri che deteneva, gesto necessario per dare corso ai colloqui.

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